Un autentico scossone politico-istituzionale attraversa il Ministero della Giustizia subito dopo il referendum: nel giro di poche ore hanno lasciato l’incarico il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e il capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. La scelta si è definita dopo un confronto prolungato con il Guardasigilli Carlo Nordio nella sede di via Arenula, aprendo un passaggio delicato per l’esecutivo.
Il doppio addio arriva al termine di giorni segnati da tensioni interne e polemiche pubbliche, oltre a pressioni politiche crescenti, esplose con l’esito referendario che ha indebolito la linea del governo sulla riforma della giustizia.
Delmastro fa un passo indietro: uscita irrevocabile e motivazioni “per il Paese”
Nel rendere nota la decisione, Delmastro ha definito le dimissioni irrevocabili: ha ribadito il proprio impegno sul fronte della lotta alla criminalità, ma ha ammesso anche una “leggerezza”. Nella sua ricostruzione, si tratta di un atto di responsabilità compiuto nell’interesse della Nazione e per rispetto verso il governo e la presidente del Consiglio.
L’ex sottosegretario ha insistito sul fatto di non aver commesso irregolarità, spiegando però di aver gestito con superficialità una vicenda che ha alimentato dubbi e scontro politico; proprio per questo, sostiene, il passo indietro è diventato inevitabile.
La vicenda societaria: quote, ristorante e collegamenti indiretti al clan Senese
Al centro della bufera figura la partecipazione di Delmastro a una società – collegata anche a un ristorante romano – nella quale compariva Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa e ritenuto vicino al gruppo guidato da Michele Senese.
Delmastro ha chiarito di aver ceduto le proprie quote non appena appresa la situazione; tuttavia il caso ha sollevato interrogativi politici e istituzionali, anche in relazione al ruolo ricoperto. Le opposizioni hanno chiesto subito le dimissioni e la questione è finita nel radar della Commissione parlamentare Antimafia, che potrebbe approfondire ulteriormente il dossier.
Bartolozzi si dimette: polemiche televisive e scontro con la magistratura
In parallelo si è consumata la crisi su Giusi Bartolozzi, finita nel mirino dopo alcune frasi pronunciate durante un confronto in TV. L’espressione con cui definiva la magistratura come “plotoni di esecuzione” ha generato una reazione politica e istituzionale, irrigidendo un clima già teso alla vigilia del referendum.
A pesare sulla sua tenuta, inoltre, sono state anche vicende giudiziarie personali, inclusa un’indagine per presunte false dichiarazioni ai pubblici ministeri, elementi che hanno contribuito a rendere più fragile la sua permanenza al vertice amministrativo del dicastero.
Dopo il referendum: effetti sulla riforma e mossa del governo per recuperare credibilità
Le dimissioni maturano in un quadro politico condizionato dal risultato referendario, letto da molti come un segnale di sfiducia verso la riforma della giustizia sostenuta dall’esecutivo. Dopo giorni in cui la maggioranza aveva difeso entrambi, accettarne l’uscita appare come un tentativo di ricomporre equilibri e rafforzare l’immagine istituzionale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha escluso una crisi di governo, ma il doppio addio resta un passaggio politicamente significativo e potrebbe incidere sugli assetti interni e sui tempi dell’agenda riformatrice.
Risposte dei partiti: “Scelta dovuta, ma arrivata in ritardo”
Le opposizioni hanno commentato parlando di dimissioni “necessarie” ma tardive. Da più gruppi parlamentari è arrivata la richiesta che il ministro Nordio riferisca in Aula per chiarire i fatti e indicare quali saranno i prossimi passaggi.
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha denunciato un danno all’immagine delle istituzioni; esponenti di Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno chiesto piena trasparenza sulla vicenda. Dal fronte centrista, anche Carlo Calenda ha giudicato le dimissioni ormai inevitabili.
Prospettive e incognite: Parlamento, possibili approfondimenti e nuove pressioni
Il caso potrebbe non esaurirsi qui. Nel confronto politico resta sullo sfondo anche la posizione della ministra del Turismo Daniela Santanchè, già coinvolta in inchieste e oggetto di richieste di dimissioni da parte dell’opposizione.
Nel frattempo, il ministro Nordio dovrà intervenire in Parlamento in un passaggio che si annuncia decisivo per chiarire responsabilità politiche e sviluppi futuri. Il terremoto in via Arenula, infatti, rischia di essere solo l’avvio di una fase turbolenta per il governo.

