Gli inquirenti della Procura di Milano stanno costruendo una ricostruzione cronologica al millisecondo per chiarire la dinamica del tragico deragliamento del tram avvenuto il 27 febbraio tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto. Il lavoro punta a collocare con precisione ogni passaggio: dalla chiamata del conducente fino agli ultimi metri del convoglio prima dell’impatto contro un edificio. Una timeline “secondo per secondo” è ritenuta centrale per l’indagine e per l’eventuale attribuzione di responsabilità.
Chiamata e impatto: i 12 secondi al centro delle verifiche
Il punto più delicato dell’inchiesta riguarda una telefonata tra il tranviere e un collega, lunga in totale 3 minuti e 40 secondi. In base agli accertamenti tecnici eseguiti sul telefono sequestrato, la conversazione sarebbe terminata alle 16:11 e 13 secondi, cioè solo 12 secondi prima dello schianto, registrato alle 16:11 e 25. Un margine temporale minimo che gli investigatori stanno esaminando con attenzione per valutare se possa aver inciso sul controllo del mezzo negli istanti finali.
Linea difensiva: “La telefonata era già chiusa prima dello schianto”
I legali del conducente, gli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali, sostengono una ricostruzione differente. Secondo la difesa, il contatto telefonico si sarebbe interrotto almeno un minuto e mezzo prima dell’impatto, ridimensionando quindi il possibile ruolo della chiamata nella perdita di controllo del tram. “Al momento dell’impatto posso escludere che fosse al telefono”, ha ribadito Mazzali, evidenziando come i dati tecnici, a loro avviso, non avallerebbero la versione più accusatoria circolata nelle ultime ore.
Gli ultimi istanti: nessuna risposta e ipotesi di svenimento
Un passaggio considerato rilevante arriva dalla testimonianza del collega con cui il tranviere stava parlando: avrebbe detto agli investigatori di aver salutato senza ottenere risposta. Questo particolare apre uno scenario alternativo, cioè che il conducente possa aver perso conoscenza durante la telefonata, lasciando la linea attiva fino a pochi secondi dall’impatto. Se confermata, tale ipotesi potrebbe rafforzare la tesi del malore improvviso.
Malore improvviso: sincope vasovagale legata a un trauma al piede
Il conducente, fin dall’inizio, ha dichiarato di aver perso il controllo del mezzo per una sincope vasovagale, scatenata da un trauma all’alluce del piede sinistro. Secondo la sua versione, l’infortunio sarebbe avvenuto poco prima dell’incidente mentre stava aiutando un passeggero disabile. Il dolore improvviso avrebbe provocato il malore, determinando la perdita di sensi e rendendo impossibile qualsiasi manovra d’emergenza.
Nessun allarme alla centrale: un vuoto informativo sotto esame
Un ulteriore elemento valutato dagli investigatori è che, dai primi riscontri, non risulterebbero comunicazioni del conducente alla centrale operativa nei minuti immediatamente precedenti l’incidente. Non sarebbe stata segnalata alcuna anomalia, problema tecnico o malessere. Questo aspetto viene analizzato insieme a procedure interne e regole sull’uso dei dispositivi mobili in cabina.
Velocità, scambio e schianto: impatto a circa 50 km/h contro l’edificio
Le prime ricostruzioni indicano che il tram procedesse a circa 50 km/h quando avrebbe superato una fermata, imboccato lo scambio dei binari e finito contro il palazzo. La collisione, particolarmente violenta, ha provocato il deragliamento del convoglio e un bilancio pesante: due vittime e circa cinquanta feriti. Un video da dashcam ha offerto un primo riferimento temporale, ma sarà la scatola nera a definire in modo definitivo velocità, frenate ed effettiva traiettoria.
Dati della scatola nera e perizie: l’atteso chiarimento tecnico
Gli investigatori attendono ora l’esito dell’analisi della scatola nera, considerata determinante per ricostruire la sequenza degli eventi. Le informazioni telemetriche potranno confermare o escludere frenate, accelerazioni e possibili anomalie. In parallelo è prevista una consulenza cinematica per descrivere con precisione il comportamento del tram negli ultimissimi secondi prima dello schianto.
Telefono, malore o problema tecnico: scenari ancora aperti
L’indagine coordinata dalla Procura rimane aperta a più ipotesi. Restano al vaglio la possibile distrazione legata all’uso del telefono, il malore improvviso e l’eventualità di un guasto tecnico. Non viene escluso che si tratti di una combinazione di fattori, che gli inquirenti stanno cercando di chiarire incrociando dati tecnici, testimonianze e documentazione aziendale.
Indagini e reati contestati: il perimetro dell’inchiesta giudiziaria
Il conducente risulta indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni plurime colpose. Nel frattempo sono stati acquisiti atti sulla manutenzione del mezzo e sulle regole interne relative ai telefoni mobili in cabina. L’obiettivo degli investigatori è verificare eventuali violazioni e arrivare a una definizione certa delle responsabilità per quanto accaduto.

