Un percorso visivo che si estende per oltre trentacinque anni, capace di sfiorare porti, foreste, villaggi, metropoli, lotte politiche e tradizioni ancestrali. È stata presentata nella Sala Nathan del Magazzino 26, nel comprensorio di Porto Vecchio – Porto Vivo a Trieste, la mostra “Africa 1970-2005. Disegni di Edoardo Di Muro. Trieste-Dakar”, retrospettiva dedicata all’artista e illustratore scomparso nel 2022.
L’esposizione riunisce 100 opere originali, litografie e preziosi taccuini di viaggio, restituendo al pubblico un lungo legame tra l’artista e il continente africano. Non solo un’esperienza artistica, ma un legame personale, culturale e professionale durato quasi quattro decenni, documentato attraverso centinaia di disegni eseguiti direttamente nei luoghi attraversati.
La presentazione nella Sala Nathan di Porto Vecchio
All’anteprima riservata alla stampa hanno preso parte Mimina Di Muro, figlia dell’artista e co-curatrice della mostra, Alessandro De Ioannon, responsabile del progetto grafico e dell’editing delle immagini, e l’architetto Giulia Sgrò, progettista dell’allestimento.
La co-curatrice Paola Bristot ha contribuito con un videomessaggio, evidenziando il valore artistico e documentario di una produzione capace di offrire una prospettiva originale sull’Africa, lontana dalle rappresentazioni superficiali o stereotipate spesso presenti nel racconto occidentale del continente.
Un progetto culturale tra Trieste e Dakar
La mostra è promossa dall’Associazione Viva Comix, in coorganizzazione con la Comune di Trieste, tramite l’Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, e sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
La curatela è affidata alla docente Paola Bristot e all’antropologa Mimina Di Muro. Il progetto nasce con una forte dimensione internazionale e l’obiettivo di collegare idealmente Trieste e Dakar, due città portuali che hanno segnato momenti fondamentali nella vita e nella produzione di Edoardo Di Muro.
Dopo la prima tappa triestina, l’esposizione proseguirà in Senegal, approdando a Dakar, città dove l’artista espose numerose volte e ottenne riconoscimenti culturali e istituzionali importanti.
L’inaugurazione con Viterbini, Baldini e Toffolo
L’apertura ufficiale è prevista domenica 2 agosto alle ore 11. Seguiranno interventi musicali dal vivo che accompagneranno i visitatori nell’universo delle opere di Di Muro.
Tra i protagonisti della giornata figura Adriano Viterbini, chitarrista, cantante e compositore, fondatore dei Bud Spencer Blues Explosion e degli I Hate My Village, nonché collaboratore di artisti del calibro di Jovanotti e Joachim Cooder.
Interverrà anche Paolo Baldini, produttore discografico e bassista degli Almamegretta, già componente degli Africa Unite e fondatore dei B.R. Stylers. A completare il programma sarà Davide Toffolo, fumettista e membro dei Tre Allegri Ragazzi Morti.
La selezione degli artisti sottolinea l’approccio multidisciplinare dell’iniziativa, dove disegno, musica, antropologia, design e memoria biografica si intrecciano per offrire un’esperienza culturale immersiva.
Orari e modalità di visita
L’esposizione è accessibile gratuitamente fino al 27 settembre 2026 nella Sala Nathan del Magazzino 26.
Ogni giovedì l’apertura va dalle 16 alle 20. Il venerdì, sabato, domenica e i giorni festivi gli spazi espostivi sono aperti dalle 11 alle 20.
La collocazione nel Porto Vecchio di Trieste conferisce un significato simbolico: il porto segna partenze e arrivi di viaggi, merci, persone e culture, offrendo un contesto ideale per raccontare la storia di un artista che, imbarcandosi come marinaio, scoprì l’Africa e modificò radicalmente la propria esistenza.
L’infanzia segnata dalla guerra e la fuga nel disegno
Edoardo Di Muro nacque a Cuneo nel 1944, in un’Italia ancora segnata dalle guerre e dalla carenza economica. Fin da bambino trovò nel disegno uno spazio di libertà e protezione dalle privazioni quotidiane.
Senza strumenti adeguati, iniziò a disegnare su tavoli di marmo o su fogli recuperati, usando pezzi di carboncino. Questa necessità espressiva, nata in condizioni semplici, divenne poi il perno della sua intera esistenza artistica.
Prima di dedicarsi completamente all’arte, svolse vari mestieri per sopravvivere. Lavorò anche come guardiacaccia nei parchi delle Alpi Marittime, zone che amava profondamente e che stimolarono una sensibilità particolare verso animali, vegetazione e ambienti naturali.
Il viaggio del 1973 e l’incontro decisivo con l’Africa
La svolta arrivò nel 1973, quando Di Muro salì a bordo come marinaio su una nave cargo. Dopo il viaggio, approdò sulla terra africana, dando inizio a un episodio che trasformò radicalmente la sua vita e la sua arte.
A differenza di molti viaggiatori occidentali, l’artista scelse di vivere dentro la realtà sociale africana, condividendo la quotidianità delle popolazioni incontrate e integrandosi in esse.
Questa immersione gli permise di sviluppare uno sguardo profondo e non superficiale. Nei suoi disegni non troverete solo paesaggi o figure esotiche, ma mercati affollati, attività domestiche, scene di lavoro, danze, riti, porti, foreste e momenti di vita comunitaria.
Oltre 700 disegni realizzati direttamente sul posto
Nel corso della sua lunga attività Di Muro realizzò oltre 700 disegni, molti realizzati direttamente sul campo con china e rapidograph.
Il tratto minuzioso gli permetteva di catturare rapidamente dettagli, movimenti e atmosfere. Alberi, animali, architetture, vie e volti diventavano parte di un grande archivio visivo dove osservazione artistica e documentazione antropologica procedevano insieme.
Il disegno non era una semplice ricostruzione a distanza, ma un gesto immediato eseguito sul posto, conferendo alle opere una forte intensità e diventando testimonianze dirette dei luoghi e delle comunità visitate.
I taccuini come mappe geografiche e umane
Una sezione centrale della mostra è dedicata ai taccuini dell’artista, strumenti di viaggio dove Di Muro annotava immagini, note e osservazioni.
I suoi quaderni si collegano alla tradizione degli artisti di viaggio che documentavano luoghi, reperti e monumenti prima della diffusione della fotografia. Le opere diventavano repertori visivi usati anche da scenografi e decoratori.
La vicenda di Di Muro presenta però tratti particolari: non attraversò l’Africa per un breve periodo, ma la trascorse per quasi quattro decenni, disegnandola costantemente e studiandola.
La sua conoscenza del continente divenne talmente profonda che in diversi contesti fu riconosciuto come “Edo”, un artista africano a tutti gli effetti. Ancora oggi alcune sue opere sono citate come esempi di arte africana.
Lo sguardo sulla natura, villaggi e città
Le opere di Di Muro mostrano una notevole varietà di soggetti. La natura emerge spesso nella sua potenza primaria, con foreste, alberi monumentali, animali e paesaggi integri.
Accanto al lato naturalistico, spicca anche l’aspetto urbano e sociale. L’artista ritrae le vie delle metropoli attraversate da flussi costanti di persone, villaggi, mercati, lavoro domestico e riti collettivi.
Ogni disegno diventa parte di una narrazione più ampia: la bellezza non cancella contraddizioni, difficoltà e tensioni presenti nei territori osservati. Al contrario, Di Muro utilizza l’arte per documentare disuguaglianze, ingiustizie e trasformazioni politiche.
I disegni contro apartheid e colonialismo
La produzione di Di Muro assume occasionalmente una forte spinta politica. Negli anni Settanta, durante il soggiorno in Angola, entrò in contatto con l’
In parallelo sostenne i guerriglieri della SWAPO, movimento per l’indipendenza della Namibia. Per loro realizzò manifesti propagandistici usati dalla popolazione per denunciare disuguaglianze e ingiustizie del colonialismo e dell’apartheid.
Queste opere mostrano che il lavoro dell’artista non era solo contemplativo: Di Muro partecipava agli eventi del tempo, trasformando il disegno in strumento di denuncia, informazione e solidarietà.
I Paesi toccati in quarant’anni
La mappa geografica e artistica di Edoardo Di Muro comprende numerosi paesi africani. Nei viaggi ha soggiornato tra gli altri in Angola, Benin, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Etiopia, Gabon, Gambia, Gibuti, Guinea Conakry, Kenya, Mali, Mauritania, Namibia, Niger, Nigeria, Tanzania, Togo, Repubblica Democratica del Congo, Senegal e Sudafrica.
In Costa d’Ivori ha lavorato come guida nel Parco Nazionale della Comoé, mentre i suoi percorsi lo hanno portato fino agli altipiani etiopi.
Ogni spostamento ha arricchito l’archivio visivo: disegni e quaderni seguono coordinate geografiche, storiche e antropologiche precise, costruendo nel tempo una mappa illustrata del continente.
La prima mostra a Dakar e l’incontro con Senghor
Una tappa cruciale fu la prima esposizione organizzata nel dicembre 1979 presso la Gallerie 39 di Dakar.
La rassegna attirò l’attenzione del presidente senegalese, il poeta Léopold Sédar Senghor, figura di spicco della cultura africana del XX secolo e primo presidente del paese dopo l’indipendenza.
Senghor ricevette Di Muro nel palazzo presidenziale e acquistò un’intera serie delle sue litografie. Questo incontro rappresentò un importante riconoscimento per un autore europeo che aveva scelto di raccontare l’Africa dall’interno, grazie a una lunga esperienza di condivisione e osservazione diretta.
Collaborazioni con Charlie Hebdo e Pilote
Negli anni Ottanta la traiettoria artistica di Di Muro si è intrecciata con Parigi, dove collaborò con importanti riviste di fumetto e satira come Charlie Hebdo e Pilote.
Nell’ambiente francese consolidò rapporti con figure come Georges Wolinski e François Cavanna, protagonisti della scena fumettistica e satirica europea.
L’esperienza parigina amplificò ulteriormente il suo percorso professionale, senza spezzare però il legame con l’Africa, che rimase il fulcro della sua produzione.
I batik, i manuali medici e le antologie
L’estetica poliedrica di Di Muro si espanse anche attraverso tecniche diverse. In Senegal realizzò raffinati batik, operando con tessuti, tinture e metodi artigianali tipici della tradizione locale.
Illustrò inoltre manuali medici destinati ai villaggi remoti, offrendo il proprio talento per promuovere la salute pubblica e la divulgazione sanitaria.
Pubblicò anche importanti antologie introdotte da personalità della cultura africana come il regista Ousmane Sembène e il musicista Francis Bebey. Queste collaborazioni testimoniano l’elevato livello di integrazione raggiunto dall’artista nelle realtà culturali del continente.
Paola Bristot: “Una porta segreta sull’Africa”
Secondo la co-curatrice Paola Bristot, una delle caratteristiche più significative della produzione di Di Muro è l’originalità della sua prospettiva, capace di cogliere aspetti dell’Africa poco noti al pubblico europeo.
«Entriamo attraverso la porta segreta che l’artista ci spalanca verso un’Africa atavica, da cui tutti proveniamo e siamo nati nell’oscurità dei tempi», ha spiegato Bristot, sottolineando la capacità delle opere di trasmettere non solo immagini ma anche energia, suoni e sensazioni.
La natura, le osservazioni paesaggistiche e la dimensione antropologica confluiscono in una rappresentazione che avvicina lo spettatore al continente, generando quel sentimento profondo e significativamente detto “Mal d’Africa”.
Mimina Di Muro e l’eredità artistica del padre
Mimina Di Muro ha raccontato la complessità dell’impegno necessario per raccogliere, ordinare e interpretare l’immensa produzione lasciata dal padre.
«Mio padre era pieno di vita, animato da una fame inesauribile di autenticità. Viveva immerso nella realtà africana, condividendone ogni istante con la gente», ha spiegato la figlia dell’artista.
In un primo momento, la gestione dell’eredità artistica appariva un compito arduo. Con il tempo, però, ha riconosciuto all’interno del apparente disordine della vita paterna una struttura precisa e rigorosa.
Secondo Mimina Di Muro, l’artista aveva costruito consapevolmente il progetto di una vita intera per consegnarlo alle generazioni future. Disegni, viaggi e spostamenti familiari sono collegati da un filo invisibile e ordinati secondo coordinate geografiche, storiche e antropologiche ben definite.
La prima sezione: dialogo tra porti di Trieste e Dakar
Il percorso espositivo della Sala Nathan si articola in tre grandi sezioni che dialogano con gli spazi del Magazzino 26.
La prima parte esplora il tema del porto, creando un ponte tra Mediterraneo e Atlantico, mettendo in relazione l’attività portuale di Dakar con quella di Trieste.
Le rotte commerciali diventano dunque rotte culturali e simboliche. Il porto è raccontato non solo come infrastruttura economica, ma come luogo di incontro, partenza, trasformazione e scambio tra popoli.
La sezione utilizza materiale fotografico d’archivio e gigantografie fornite dal Museo del Mare del Comune di Trieste e dal Museo nazionale Collezione Salce di Treviso – Direzione regionale Musei nazionali Veneto, con concessione del Ministero della Cultura.
La natura e i grandi alberi africani
La seconda sezione si concentra su flora, fauna e paesaggi incontaminati, centrali nella produzione di Edoardo Di Muro.
Particolare attenzione ai grandi alberi, resi con notevole livello di dettaglio: la vegetazione non è sfondo, ma protagonista, viva e monumentale.
Queste opere richiamano l’osservazione naturalistica maturata dall’artista in passato come guardiacaccia, rinnovando la sua visione nelle foreste africane e nei paesaggi selvaggi.
La dimensione antropologica e la vita quotidiana
La terza sezione concentra l’attenzione sull’aspetto antropologico e sull’umana complessità del continente.
Il pubblico osserva scene nei villaggi e nelle strade cittadine, con momenti di lavoro domestico, danze, incontri, mercati e spostamenti.
Di Muro non isola personaggi singoli ma li colloca nel contesto sociale. La folla, i gesti e le relazioni restituiscono il ritmo della vita collettiva epermangono nel tempo i cambiamenti delle comunità.
Moroso design incontra l’arte africana
Un elemento chiave dell’allestimento, ideato dall’architetto Giulia Sgrò, è la collaborazione con Moroso.
Gli spazi espositivi accolgono arredi e fotografie della collezione M’Afrique, tra cui le sedute Banjooli, Baobab, Modou e Shadowy. Colori e forme richiamano la terra africana, dialogando con i disegni e i taccuini di Di Muro.
La mostra include anche immagini storiche dedicate agli arredi artigianali prodotti nel quartier generale senegalese dell’azienda. Il progetto mette in luce un legame tangibile tra design contemporaneo, abilità artigianale e cultura africana.
La presenza di piante esotiche intensifica l’impatto sensoriale del percorso, trasformando la Sala Nathan in un ambiente immersivo in cui opere, oggetti, fotografie e vegetazione convivono.
Da Trieste al Senegal, prosegue il viaggio
La mostra non è solo una retrospettiva: rappresenta una nuova tappa del percorso intrapreso da Edoardo Di Muro nel 1973.
Da Trieste, città portuale dove l’esposizione è presentata al pubblico italiano, le opere raggiungeranno Dakar, tornando in uno dei luoghi chiave della vita e della carriera dell’artista.
Il passaggio dalla Sala Nathan al Senegal chiude idealmente un cerchio. I disegni nati lungo strade, mercati, parchi e villaggi africani tornano al pubblico come un patrimonio artistico, storico e antropologico.
“Africa 1970-2005. Disegni di Edoardo Di Muro. Trieste-Dakar” propone così l’opportunità di scoprire un artista difficile da etichettare, capace di oltrepassare i confini tra illustrazione, reportage, fumetto, impegno politico e documentazione etnografica.

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