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Pietracatella, ricina: madre e figlia avvelenate, padre e figlia sentiti dagli inquirenti

Pietracatella, ricina: madre e figlia avvelenate, padre e figlia sentiti dagli inquirenti

Casa sequestrata Pietracatella indagini ricina

La vicenda legata alle morti di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvenute a fine dicembre a Pietracatella, appare ogni giorno più oscura. Ciò che in un primo momento era stato ricondotto a una semplice intossicazione alimentare è confluito in un’indagine su un possibile duplice omicidio premeditato, alimentato dalla scoperta di tracce di ricina nel sangue delle vittime. La presenza di un veleno così letale ha reso il quadro investigativo più complesso e ha spinto gli inquirenti verso nuove piste inquietanti.

Dalla prima ipotesi al sospetto di delitto organizzato

L’indagine era partita come procedimento per omicidio colposo, con accertamenti anche su alcune condotte sanitarie, ma la svolta è arrivata dopo l’emersione della ricina. Da quel momento la Procura di Larino ha orientato l’inchiesta verso l’ipotesi di duplice omicidio premeditato. Per fare chiarezza sono stati nuovamente sentiti i familiari, concentrandosi in particolare su Gianni Di Vita, marito e padre nonché ex sindaco, e sulla figlia Alice: entrambi sono stati richiamati in questura e ascoltati separatamente come testimoni, nel tentativo di ricostruire con precisione le circostanze che hanno portato alla morte delle due donne.

Le nuove audizioni: cosa hanno riferito Gianni e Alice

Nel corso degli interrogatori, durati complessivamente oltre dieci ore, Gianni Di Vita ha ribadito di aver avvertito per primo i sintomi riconducibili alla presunta intossicazione. Le sue condizioni, stando a quanto dichiarato, furono tanto serie da richiedere il trasferimento e il ricovero allo Spallanzani di Roma; a differenza di Antonella e Sara, però, Gianni è sopravvissuto. Gli investigatori hanno passato al vaglio le sue parole, valutandone la coerenza con le precedenti versioni e verificando eventuali punti deboli o incongruenze. Anche Alice, che non avrebbe partecipato alla cena di Natale in cui si sarebbe originato l’episodio, ha ricostruito la propria versione degli eventi e i contatti avuti in quei giorni, offrendo elementi utili al contesto familiare.

Accertamenti rafforzati e nuovi riscontri sul luogo

Nelle ultime settimane le attività investigative hanno subito un’accelerazione: la polizia ha raccolto testimonianze da diverse persone vicine alla famiglia Di Vita, tra cui parenti e conoscenti. Nel frattempo è atteso a breve un ulteriore sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella, che resta sottoposta a sequestro. L’obiettivo è individuare ulteriori tracce e consolidare la ricostruzione dell’accaduto, con particolare attenzione a possibili segni della sostanza tossica e a ogni elemento utile a definire tempi e modalità di esposizione.

Il nodo centrale: origine e reperibilità della ricina

Un punto decisivo riguarda la provenienza della ricina, una sostanza rara e non facilmente reperibile. Gli investigatori stanno quindi verificando la presenza di eventuali acquisti sospetti o ricerche online riconducibili al veleno, analizzando anche tracce digitali che possano collegare persone o ambienti alla sua disponibilità. Il caso ha generato un forte interesse mediatico e il costante seguito dei giornalisti ha reso necessario, secondo quanto emerso, un intervento delle forze dell’ordine per tutelare la privacy dei familiari e garantire la regolarità delle indagini.

Perché la ricina è così pericolosa: effetti e sintomi

La ricina è un veleno estremamente potente, capace di provocare danni gravissimi all’organismo: possono bastare quantità minime per risultare fatali, e senza test specifici di laboratorio la diagnosi può essere molto difficile. I sintomi dipendono dal modo in cui avviene l’esposizione: se inalata, può causare tosse, febbre e difficoltà respiratorie; se ingerita, può determinare vomito, diarrea e una marcata debolezza. In molti casi la progressione è rapida e può evolvere verso insufficienza respiratoria fino al decesso. Inoltre la ricina è priva di odore e sapore, un dettaglio che ne rende ancora più complesso l’individuazione tempestiva.

Cosa aspettarsi ora: relazione finale e prossimi passaggi

Al momento la Procura di Larino procede con l’ipotesi di duplice omicidio premeditato, mentre continuano in parallelo gli accertamenti su eventuali responsabilità mediche. Gli investigatori stanno completando gli ultimi riscontri in attesa della relazione conclusiva del Centro Nazionale Antiveleni di Pavia, dove sono stati effettuati gli esami sul sangue delle vittime: un documento ritenuto determinante per chiarire il quadro e orientare le prossime mosse dell’inchiesta.

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