Nella mattina del 28 marzo i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Parma hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare personale firmata dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Parma, su richiesta della Procura. Il provvedimento riguarda Brenda Alesandrina Fumagalli, nata nel 2005, originaria di Cuba, ritenuta gravemente indiziata dell’omicidio del compagno convivente Cristopher Gaston Ogando, 28enne di origini dominicane. La giovane è stata individuata in provincia di Milano e posta agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
Parma, l’episodio del 4 marzo: intervento a Borgo Riccio
La vicenda risale al pomeriggio del 4 marzo 2026: i Carabinieri entrarono in un appartamento di Borgo Riccio, in pieno centro a Parma, dopo una chiamata al 118 per un presunto accoltellamento. Quando arrivarono i soccorsi, l’uomo era in condizioni critiche, raggiunto da una profonda ferita da arma da taglio nella parte sinistra del torace, mentre la compagna era nei pressi dell’ambulanza.
Stando a quanto riportato dagli operatori sanitari, la vittima avrebbe pronunciato frasi di disperazione chiedendo aiuto; la donna, invece, avrebbe riconosciuto di aver sferrato il colpo, sostenendo però che fosse avvenuto durante una presunta dinamica accidentale.
Morte del 28enne e apertura dell’indagine della Procura
Nonostante il trasferimento urgente in codice rosso e un complesso intervento chirurgico, il 28enne è morto il 5 marzo per uno shock emorragico causato dalla ferita. Già nelle ore immediatamente successive, la Procura di Parma ha avviato un’inchiesta articolata, prima seguita dalla Sezione Operativa dei Carabinieri e poi passata al Nucleo Investigativo per ulteriori approfondimenti.
Durante gli accertamenti, l’indagata ha continuato a sostenere l’ipotesi dell’incidente domestico: secondo la sua versione, il colpo sarebbe partito involontariamente mentre era in cucina con un coltello in mano e il compagno si sarebbe avvicinato da dietro per scherzare.
Il racconto della 21enne e le incongruenze rilevate
La ricostruzione riferita da Fumagalli è rimasta, a suo dire, sempre la stessa e senza apparenti variazioni. La giovane ha spiegato di essersi voltata all’improvviso, colpendo il compagno in modo non intenzionale, e che lui, nel tentativo di abbracciarla, si sarebbe di fatto auto-procurato la ferita.
Eppure, fin dalle primissime attività investigative, gli inquirenti hanno espresso dubbi sulla reale compatibilità tra quanto raccontato e i riscontri oggettivi raccolti sul luogo dell’evento.
Accertamenti scientifici e riscontri dell’autopsia
Decisivi sono risultati gli esami tecnici e i primi risultati medico-legali emersi dall’autopsia, che avrebbero consentito una ricostruzione più accurata della dinamica. Come riportato dal GIP, la traiettoria del fendente – dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra – suggerirebbe che la vittima fosse davanti all’indagata al momento del colpo, elemento che smentirebbe l’ipotesi dell’urto alle spalle.
Tra i punti ritenuti centrali viene indicata anche la lesione riscontrata sulla mano della donna: inizialmente spiegata come conseguenza del recupero del coltello, sarebbe stata letta come una tipica ferita da scivolamento, compatibile con un’azione energica, nella quale la mano avrebbe ceduto lungo l’impugnatura durante l’affondo.
Rapporto di coppia e testimonianze su un clima conflittuale
Le dichiarazioni rese da familiari e persone vicine alla vittima avrebbero delineato un contesto relazionale difficile e segnato da frequenti contrasti. La giovane sarebbe stata descritta come dal carattere deciso, incline a scatti d’ira e a comportamenti aggressivi verso il compagno, sia sul piano verbale sia su quello fisico, secondo quanto riferito.
Questo scenario, secondo gli investigatori, contribuirebbe a rafforzare la prospettazione accusatoria, in cui il gesto maturerebbe all’interno di una tensione emotiva e di una reazione impulsiva.
Valutazione del GIP: contestato l’omicidio volontario con aggravante
Sulla base degli elementi acquisiti, il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto presenti gravi indizi di colpevolezza per l’ipotesi di omicidio volontario, con l’aggravante della convivenza. Il fatto viene inquadrato come possibile esito di una reazione violenta improvvisa attribuita all’indagata.
Il GIP ha inoltre richiamato un concreto pericolo di reiterazione, collegato al profilo della donna, ritenuta non in grado di gestire impulsi aggressivi. Per tali ragioni è stata disposta la misura degli arresti domiciliari con dispositivo elettronico di controllo.
Passaggi successivi: interrogatorio di garanzia e iter giudiziario
La 21enne rimane agli arresti domiciliari in attesa dell’interrogatorio di garanzia, occasione nella quale potrà aggiungere dettagli, chiarire aspetti contestati e ribadire la propria versione. Nel frattempo l’inchiesta prosegue per consolidare il quadro probatorio e definire in modo completo ogni profilo della vicenda.

