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Vaticano: scomunica ai lefebvriani per consacrazioni senza mandato papale

Vaticano: scomunica ai lefebvriani per consacrazioni senza mandato papale

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La Santa Sede ha disposto la scomunica latae sententiae nei confronti di alcuni vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X coinvolti nelle consacrazioni episcopali celebrate il 1° luglio a Écône, in Svizzera, svolte senza il mandato del Papa. L’atto, sottoscritto dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, definisce la cerimonia un gesto di carattere scismatico, realizzato contro la volontà del Sommo Pontefice e in palese contrasto con la comunione ecclesiale con Roma.

Chi è stato colpito dal provvedimento: l’elenco dei prelati

La misura canonica riguarda Alfonso de Galarreta, indicato come consacrante principale, Bernard Fellay, presente come co-consacrante, e i quattro presbiteri ordinati vescovi: Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. In base al decreto, de Galarreta e i quattro nuovi vescovi sono incorsi automaticamente nella scomunica riservata alla Sede Apostolica; Fellay, invece, riceve la medesima pena per avere aderito in modo pubblico all’atto ritenuto scismatico durante la celebrazione liturgica.

Che cosa comporta la “latae sententiae”: pena che scatta da sé

L’espressione latae sententiae indica una sanzione che si produce nel momento stesso in cui si compie l’azione prevista dal diritto canonico, senza necessità di attendere un ulteriore giudizio o un nuovo procedimento. Nel testo, il Dicastero richiama i canoni 1387 e 1364 del Codice di diritto canonico del 2021, collegando la consacrazione episcopale priva di mandato pontificio al delitto di scisma. L’uso della formula ipso facto nel documento vaticano ribadisce proprio questo: la pena è maturata per il solo fatto di aver compiuto e sostenuto pubblicamente l’atto.

Avviso del Dicastero a clero e laici: niente adesione allo scisma

Il Dicastero per la Dottrina della Fede rivolge inoltre un richiamo a chierici e fedeli laici affinché non prendano parte né sostengano lo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, avvertendo che anche l’adesione può determinare la scomunica automatica. La nota chiarisce che, per i laici, la sanzione riguarda chi aderisce formalmente alla Fraternità secondo i criteri indicati dalla Nota del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996. Viene così distinta la semplice partecipazione occasionale dalle scelte di adesione formale e consapevole allo scisma.

Sacramenti nella Fraternità: liceità assente e invalidità per alcuni riti

Uno dei punti più incisivi della nota riguarda la vita sacramentale. La Santa Sede afferma che i ministri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e precisa che la penitenza da loro celebrata e il matrimonio da loro assistito devono considerarsi invalidi. Il chiarimento è rivolto direttamente ai fedeli perché incide su aspetti concreti: confessioni e nozze celebrate nell’ambiente della Fraternità non sono riconosciute valide dalla Chiesa cattolica.

Roma ricostruisce il dialogo: molti tentativi, nessuna ricomposizione

Nella spiegazione allegata, il Dicastero ripercorre anni di tentativi di ricucitura, dai tempi di San Paolo VI fino ai più recenti colloqui avvenuti presso la stessa istituzione vaticana. Per la Santa Sede, gli sforzi ripetuti per riportare alla piena comunione gli aderenti al movimento legato a monsignor Marcel Lefebvre non hanno raggiunto l’obiettivo. La situazione, si legge, si è poi ulteriormente deteriorata con le consacrazioni episcopali svolte senza mandato pontificio e in contrasto con la volontà del Papa.

Il richiamo al 1988: una frattura che torna ad aprirsi

L’episodio rimanda direttamente allo scisma del 1988, quando Marcel Lefebvre ordinò quattro vescovi senza mandato pontificio, causando una rottura profonda con Roma. Nel 2009 Benedetto XVI aveva revocato la scomunica ai vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta nel tentativo di sostenere un cammino verso la piena comunione con la Chiesa cattolica. Quell’iniziativa, presentata come segno di promozione dell’unità, non ha però condotto a una soluzione definitiva della questione lefebvriana.

L’ultimo richiamo di Leone XIV rimasto senza seguito

La scelta della Fraternità Sacerdotale San Pio X è maturata nonostante i ripetuti avvertimenti della Santa Sede e l’appello conclusivo di Papa Leone XIV, che aveva chiesto di evitare le consacrazioni per scongiurare una nuova lacerazione ecclesiale. Vatican News presenta il decreto come la conseguenza della decisione assunta dai lefebvriani contro la volontà del Pontefice, evidenziando che la sanzione riguarda tanto i consacranti quanto i consacrati e colloca i ministri della Fraternità in una condizione di separazione dalla comunione con Roma.

La replica della Fraternità: motivazioni e linea dottrinale

Nei mesi precedenti, la Fraternità aveva ribadito l’intenzione di procedere con le consacrazioni dopo il confronto con il Dicastero per la Dottrina della Fede. Don Davide Pagliarani, superiore generale, aveva respinto l’ipotesi di un dialogo teologico nei termini proposti dalla Santa Sede, sostenendo che non fosse possibile raggiungere un accordo sul quadro dottrinale connesso al Concilio Vaticano II e alla riforma liturgica. Le nuove ordinazioni sono state quindi presentate come una necessità interna per assicurare la continuità della Fraternità.

Invito conclusivo del Vaticano: restare uniti a Roma e rientrare nella piena comunione

Nel finale, il Vaticano esorta i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i vescovi in unione con lui e con tutta la Chiesa, chiedendo di astenersi dalla partecipazione a celebrazioni e attività promosse dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Al contempo, la nota ribadisce che la porta del ritorno resta aperta: la Chiesa, afferma il Dicastero, accoglierà con sollecitudine chi desidera rientrare nella piena comunione, mentre i nunzi apostolici indicheranno le procedure da adottare nei singoli casi.

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