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Stragi del 1993: archiviata l’inchiesta Berlusconi-Dell’Utri, “assenza di prove”

Stragi del 1993: archiviata l’inchiesta Berlusconi-Dell’Utri, "assenza di prove"

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La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, ha disposto l’archiviazione delle contestazioni a carico di Marcello Dell’Utri nel procedimento sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993. Nel decreto, firmato il 15 gennaio, la gip rileva che non emergono elementi concreti idonei a sostenere l’esistenza di contatti o relazioni dirette tra Cosa Nostra, Silvio Berlusconi e lo stesso Dell’Utri, storico collaboratore dell’ex presidente del Consiglio.

Mandanti esterni: un altro stop alle indagini del filone fiorentino

Il provvedimento costituisce la sesta archiviazione maturata in circa trent’anni nell’ambito del filone fiorentino collegato alle stragi di mafia del 1993 e del 1994. L’indagine prendeva le mosse dalle ricostruzioni relative agli attentati di Firenze, Milano e Roma, oltre al fallito attacco allo stadio Olimpico del 23 gennaio 1994. Silvio Berlusconi, deceduto il 12 giugno 2023, era rimasto iscritto nel procedimento fino alla morte, insieme a Marcello Dell’Utri.

La frase chiave nel decreto della gip di Firenze

Nel provvedimento di archiviazione, la giudice evidenzia che “mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi”. Con questa motivazione si chiude, sul piano giudiziario, l’ultimo segmento di un’inchiesta riattivata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Firenze il 9 dicembre 2022 e registrata con il numero 16249/2022 R.G.N.R., senza che le ipotesi accusatorie trovassero riscontri sufficienti.

La ricostruzione iniziale: stragi e presunto obiettivo politico

Nell’impostazione investigativa originaria, la strategia stragista di Cosa Nostra sarebbe stata orientata anche a favorire un diverso assetto politico nazionale e l’ascesa di Forza Italia. In tale cornice, Dell’Utri era stato indagato con l’ipotesi di aver istigato o sollecitato il boss Giuseppe Graviano a promuovere la campagna di attentati, attribuendogli inoltre un presunto ruolo di “indicatore dei luoghi” da colpire per alimentare un clima di terrore.

Gli episodi inseriti nel fascicolo della Procura di Firenze

Nel fascicolo erano confluiti gli attentati del 27 maggio 1993 a Firenze, del 27 luglio 1993 a Milano, del 28 luglio 1993 a Roma e il mancato attentato allo stadio Olimpico del 23 gennaio 1994. Le ipotesi di reato considerate includevano il concorso in strage e fattispecie connesse alla criminalità organizzata. L’indagine era stata seguita dai pubblici ministeri Luca Turco (poi andato in pensione nel 2024), Lorenzo Gestri e Luca Tescaroli, oggi procuratore di Prato.

Linea difensiva e assenza di riscontri: perché si è arrivati all’archiviazione

La difesa di Marcello Dell’Utri aveva da tempo respinto l’intero impianto accusatorio, bollando le ricostruzioni come “fantasiose” e contestando l’attendibilità dei collaboratori di giustizia. Nel luglio 2023 era stata eseguita anche una perquisizione nell’abitazione milanese dell’ex senatore. La gip, richiamando l’insufficienza degli elementi e la mancanza di riscontri, ha quindi disposto l’archiviazione del procedimento.

Intercettazioni in carcere: l’innesco che aveva riaperto il filone

Tra i fattori che avevano contribuito alla riattivazione delle verifiche figuravano anche i colloqui intercettati nel 2017 in carcere tra il boss Giuseppe Graviano e il compagno di detenzione Adinolfi. Da quei dialoghi era ripartita l’attenzione degli inquirenti sui presunti mandanti esterni delle stragi. Tuttavia, l’istruttoria non ha permesso di rafforzare le ipotesi iniziali con prove solide.

Marina Berlusconi: “Un teorema nel fango, non nelle prove”

Netta la posizione di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, che ha definito l’inchiesta “assurda” e conclusa “nel nulla” per la sesta volta. A suo avviso, il procedimento sarebbe stato costruito “non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico”. Marina Berlusconi ha inoltre criticato il fatto che il decreto, datato gennaio, sia emerso pubblicamente solo diversi mesi dopo.

Sospetti per decenni e accuse mediatiche: la lettura della famiglia

Nella nota diffusa, Marina Berlusconi ha sostenuto che la tesi secondo cui le stragi del 1993-94 avrebbero agevolato la nascita di Forza Italia avrebbe alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Secondo la presidente di Fininvest, tale narrazione avrebbe prodotto soltanto “una montagna di carta straccia” sia sul piano giudiziario sia in alcune redazioni giornalistiche.

Il richiamo alle misure antimafia dei governi Berlusconi

Marina Berlusconi ha inoltre rivendicato il ruolo del padre nel contrasto alla criminalità organizzata, indicando Silvio Berlusconi come “uno dei principali protagonisti” dell’azione antimafia in Italia. Ha ricordato, tra l’altro, che i governi da lui guidati resero stabile il carcere duro per i boss, introdussero il primo Codice antimafia e istituirono l’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali.

Giustizia, garantismo e responsabilità civile: il messaggio politico

Collegando la vicenda al dibattito sulla giustizia italiana, Marina Berlusconi ha parlato di “emergenza” e ha invitato la politica a non mettere da parte il tema. Ha richiamato anche la questione della responsabilità civile dei magistrati e ha affermato che “la bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata”. Nella sua lettura, il caso di Firenze sarebbe l’ennesima conferma di una lunga stagione di errori e sofferenze sul fronte giudiziario.

Barbara Berlusconi: “Estraneità totale, la verità pesa sugli accusatori”

Dopo l’archiviazione è intervenuta anche Barbara Berlusconi, componente del consiglio di amministrazione di Fininvest, sostenendo che la decisione del Tribunale di Firenze ribadisca la “totale estraneità” del padre alle stragi del 1993. “Oggi la verità crolla addosso agli accusatori di mio padre”, ha dichiarato, richiamando anni di accuse, insinuazioni e “fango” sulla memoria dell’ex leader di Forza Italia.

Rispetto per le vittime e critica alle ricostruzioni giudiziarie

Barbara Berlusconi ha precisato che verso le vittime della mafia nutre “rispetto assoluto”, ma ha aggiunto che verità e giustizia richiedono rigore e non costruzioni mediatiche o giudiziarie. A suo giudizio, l’inchiesta avrebbe impegnato risorse pubbliche rilevanti per sostenere accuse definite “assurde e inverosimili”.

Tajani: “Trent’anni e sei archiviazioni, segno di accanimento”

Sulla decisione è intervenuto anche Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia, affermando che “trent’anni e sei archiviazioni” sarebbero serviti a certificare l’estraneità di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri rispetto alle stragi di mafia del 1993. Tajani ha definito “disgustoso” l’accanimento contro il fondatore di Forza Italia e ha contestato i tempi lunghi con cui si è arrivati alla conclusione del procedimento.

Archiviazione a Firenze: chiuso l’ultimo fronte giudiziario su Berlusconi e Dell’Utri

Con l’archiviazione disposta dal Tribunale di Firenze si chiude l’ultimo filone dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993 che aveva coinvolto Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. La gip ha ritenuto insufficienti gli elementi raccolti per sostenere l’accusa, sancendo l’assenza di riscontri concreti sui presunti rapporti diretti tra Cosa Nostra, l’ex presidente del Consiglio e il suo storico collaboratore.

Una chiusura giudiziaria che alimenta ancora il confronto pubblico

La conclusione in tribunale, pur definendo il procedimento, riaccende la discussione sul rapporto tra giustizia, politica e memoria storica. Le reazioni della famiglia Berlusconi e dei vertici di Forza Italia confermano che la vicenda continua a essere interpretata non solo come un passaggio giudiziario, ma anche come una ferita politica e personale. Al centro resta il decreto della gip di Firenze, che ha archiviato le accuse per mancanza di elementi concreti.

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