Gli Stati Uniti hanno effettuato nuovi raid nel sud dell’Iran, colpendo siti legati al lancio di missili e alcune imbarcazioni iraniane che, secondo il Comando Centrale USA, stavano cercando di sistemare mine nelle acque vicine allo Stretto di Hormuz. Per Washington si tratta di un intervento di difesa preventiva, con l’obiettivo dichiarato di tutelare il personale americano dalle minacce attribuite alle forze iraniane.
Hormuz: il passaggio chiave per energia e sicurezza
La nuova impennata di tensione ruota ancora attorno a Hormuz, una delle rotte marittime più delicate al mondo per il trasporto di petrolio e gas. Il segretario di Stato Marco Rubio, durante una visita ufficiale in India, ha ribadito che lo stretto “verrà aperto, in un modo o nell’altro”, definendo lo scenario attuale inaccettabile per la comunità internazionale e privo di legittimità.
Spazio ai colloqui nonostante l’escalation
Pur nel pieno della pressione militare, Rubio ha indicato che la via diplomatica resta percorribile e che un’intesa con Teheran è “ancora possibile”, anche dopo gli ultimi attacchi statunitensi. I contatti proseguono anche tramite la mediazione del Qatar, dove nelle ultime ore si sono tenuti nuovi confronti sui punti del testo base dell’accordo, nel tentativo di ridurre il rischio di ulteriore escalation.
Uranio iraniano: la linea dura di Trump sul nucleare
Nel confronto resta centrale anche il dossier nucleare. Donald Trump ha scritto su Truth che l’uranio arricchito iraniano, da lui definito “polvere nucleare”, dovrà essere consegnato “immediatamente” agli Stati Uniti per essere distrutto. Il presidente americano ha comunque citato un’alternativa: la distruzione del materiale direttamente in Iran o in un luogo concordato, con la Commissione per l’Energia Atomica statunitense presente come garante e testimone.
L’avvertimento di Teheran: risposta più ampia e più dura
Da Teheran arriva un messaggio di fermezza. Il portavoce delle Forze Armate iraniane Abolfazl Shekarchi ha dichiarato che qualsiasi ulteriore aggressione riceverà una reazione “molto più severa” e potenzialmente capace di estendersi oltre l’area regionale. L’Iran sostiene di essere pronto a una nuova fase del confronto e rivendica il controllo dello Stretto di Hormuz come leva strategica economica e militare.
Iran: torna la connessione dopo il blackout
Intanto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ordinato il ripristino di internet, sospeso nel dicembre 2025 durante le proteste legate alla forte svalutazione della valuta nazionale. La scelta arriva in un momento sensibile, tra tensioni interne, pressioni economiche e negoziati internazionali ancora incerti, con l’obiettivo di normalizzare le comunicazioni nel Paese.
Libano sotto pressione: cresce l’instabilità regionale
La situazione resta tesa anche in Libano. Stando ai media locali, almeno dodici persone sarebbero morte in seguito a un attacco israeliano nel sud del Paese. I raid evidenziano l’allargamento del quadro di instabilità, mentre Israele prosegue le operazioni contro obiettivi collegati a Hezbollah e l’intero Medio Oriente rimane sospeso tra trattative diplomatiche e il rischio di una nuova escalation.
Diplomazia in bilico tra raid, minacce e negoziati
Gli attacchi statunitensi vicino a Hormuz, le minacce iraniane e la partita sull’uranio arricchito rendono più tortuoso il percorso verso un accordo. Washington continua a richiamare la necessità di proteggere le proprie forze e garantire la libertà di navigazione, mentre Teheran prova a trattare da una posizione di forza. La possibilità di un’intesa resta sul tavolo, ma lo spazio diplomatico appare sempre più ristretto.

