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Referendum Giustizia 2026: seggi aperti, 51 milioni di italiani al voto

Referendum Giustizia 2026: seggi aperti, 51 milioni di italiani al voto

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Oggi, domenica 22 marzo 2026, si è aperta la consultazione per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia. I seggi rimarranno operativi fino alle 23 di questa sera e riapriranno domani, lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15; lo spoglio prenderà il via immediatamente dopo la chiusura delle urne. In base ai dati del Ministero dell’Interno, gli elettori aventi diritto sono 51.424.729, di cui 5.477.619 residenti all’estero.

Un passaggio decisivo per la riforma dell’ordine giudiziario

Il quesito posto agli elettori riguarda la legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025 dopo l’approvazione parlamentare in seconda lettura con maggioranza assoluta, ma non pari ai due terzi. Proprio per questa ragione, secondo quanto stabilito dall’articolo 138 della Costituzione, il testo è stato sottoposto a referendum confermativo.

Referendum confermativo senza soglia minima: conta solo la maggioranza

Tra gli aspetti più significativi di questa tornata c’è l’assenza del quorum. Diversamente dai referendum abrogativi, il referendum costituzionale confermativo è valido a prescindere dal numero dei votanti: l’esito dipenderà quindi esclusivamente dalla maggioranza dei voti validi. Il Viminale ha programmato la pubblicazione dei dati sull’affluenza oggi alle 12, alle 19 e alle 23, e domani alle 15, subito prima dell’inizio dello scrutinio.

Scheda verde, documenti necessari e come esprimere la scelta

La scheda consegnata agli elettori è di colore verde e contiene il testo completo del quesito referendario, che domanda se approvare la revisione di vari articoli della Costituzione relativi all’ordinamento giurisdizionale. Per votare bisogna recarsi al seggio con un documento di identità valido e con la tessera elettorale. Sulla scheda è sufficiente segnare una croce sul “Sì”, per confermare la riforma, oppure sul “No”, per respingerla.

Riforma della giustizia: i punti chiave del testo in votazione

Il fulcro della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri. Il testo prevede due distinti Consigli superiori della magistratura, uno dedicato ai giudici e uno ai pm, oltre alla creazione di un’Alta Corte disciplinare chiamata a giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati. La riforma modifica gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione e mira a ridefinire in modo profondo l’assetto dell’ordine giudiziario italiano.

Due percorsi in magistratura e nuovi Csm: anche l’ipotesi del sorteggio

In caso di approvazione, chi entrerà in magistratura dovrà scegliere fin dall’inizio se intraprendere la carriera di giudice oppure quella di pubblico ministero. I due cammini sarebbero separati e accompagnati da due organi di autogoverno distinti, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Tra le novità più controverse compare anche il meccanismo del sorteggio per una parte dei componenti dei nuovi Csm, pensato con l’obiettivo dichiarato di contenere il peso delle correnti interne alla magistratura.

Oltre gli aspetti tecnici: il voto come banco di prova politico

Pur non essendo formalmente collegato alla tenuta del governo, il referendum è un passaggio politicamente sensibile sia per la maggioranza sia per le opposizioni. Nelle prime ore di voto sono arrivate immagini e dichiarazioni dal fronte istituzionale: il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha votato a Verona, mentre il ministro Adolfo Urso si è recato al seggio a Roma. Sul piano del confronto pubblico, Riccardo Magi ha rilanciato l’idea di rivedere o ridurre il quorum nei referendum abrogativi, mentre nelle ore precedenti Matteo Salvini aveva ribadito il proprio sostegno al “Sì”.

Argomenti a favore e critiche: perché votare Sì o No

Per i sostenitori del “Sì”, la riforma può rafforzare l’imparzialità del giudice, rendere più netta la distinzione rispetto al pubblico ministero e alleggerire il peso delle correnti nell’autogoverno della magistratura. Chi propende per il “No”, al contrario, teme un indebolimento dell’unità della giurisdizione e un possibile incremento dell’influenza politica sui pm, contestando inoltre il sorteggio e la presenza di due Csm separati. È qui che si concentra lo scontro principale di una consultazione che, pur con formulazione tecnica, ha assunto un forte valore istituzionale.

La giornata odierna sarà segnata soprattutto dai dati sulla partecipazione, letti come primo indicatore del clima attorno al referendum. Lunedì 23 marzo, subito dopo la chiusura dei seggi alle 15, partirà lo spoglio e inizierà la lettura politica del voto, con l’attenzione puntata sull’esito finale.

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