Si è spento a 86 anni Paolo Cirino Pomicino, tra i volti più riconoscibili della politica italiana della Prima Repubblica. Nato a Napoli il 3 settembre 1939, è morto a Roma dopo alcuni giorni di degenza. Storico esponente della Democrazia Cristiana, sedette in Parlamento per oltre vent’anni e ricoprì più volte incarichi ministeriali nei governi di Ciriaco De Mita e Giulio Andreotti. La scomparsa è stata confermata da Gianfranco Rotondi, che ha ricordato la sua lunga lotta contro la malattia definendola “un inno alla vita”.
Dal Comune di Napoli ai ministeri: un percorso istituzionale di primo piano
L’attività politica di Pomicino prende forma negli anni Settanta con l’ingresso nel Consiglio comunale di Napoli, prima del salto alla Camera dei deputati nel 1976. Da allora diventa una presenza stabile nella politica nazionale, conservando il seggio fino al 1994. Nel decennio successivo si impone tra i dirigenti più ascoltati della Dc, ottenendo ruoli di grande rilievo: fu ministro della Funzione Pubblica nel governo De Mita (1988-1989) e poi ministro del Bilancio e della Programmazione Economica nei governi Andreotti (1989-1992), anni determinanti per gli equilibri della politica italiana.
Studi e professione medica prima dell’impegno pubblico
Prima dell’ingresso a tempo pieno nelle istituzioni, Pomicino aveva scelto la strada della medicina: laurea in Medicina e Chirurgia e specializzazione in Neurologia. Lavorò all’ospedale Cardarelli di Napoli, esperienza che rafforzò un profilo pragmatico e orientato all’analisi. La svolta politica arrivò anche grazie al rapporto con Giulio Andreotti, di cui divenne uno dei riferimenti principali nel Mezzogiorno, consolidando progressivamente il proprio peso nelle correnti democristiane.
Nella Dc degli anni Ottanta: l’etichetta “O’ ministro” e l’influenza nei palazzi
Nel pieno della stagione democristiana degli anni Ottanta, Pomicino si guadagnò il soprannome “O’ ministro”, segno della sua capacità di incidere nelle scelte di governo. Abile tessitore e stratega, fu parte attiva delle trattative e dei compromessi che caratterizzavano il sistema politico dell’epoca. La sua figura è rimasta emblematica di quel periodo, fatto di equilibri delicati, dinamiche interne e relazioni istituzionali complesse.
Mani Pulite e processi: l’impatto di Tangentopoli sulla sua parabola
Nel 1993 il suo nome finì nell’inchiesta Mani Pulite, che travolse ampi settori della classe dirigente della Prima Repubblica. Pomicino affrontò una lunga serie di procedimenti giudiziari, arrivando a sostenere di essere stato coinvolto in oltre quaranta processi. Alcuni terminarono con condanne, altri con assoluzioni: una fase che segnò profondamente la sua immagine pubblica e accompagnò il declino della Dc.
Dopo la fine della Dc: Europa, ritorni a Montecitorio e incarichi istituzionali
Conclusa l’esperienza della Democrazia Cristiana, Pomicino rimase comunque presente nel dibattito politico. Fu europarlamentare tra il 2004 e il 2006 e rientrò per un breve periodo alla Camera dal 2006 al 2008. In seguito svolse anche incarichi istituzionali, tra cui la presidenza del Comitato tecnico-scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato. Nel frattempo si affermò come opinionista e analista politico, continuando a intervenire sullo scenario nazionale.
Tra critiche e riconoscimenti: un personaggio che ha diviso l’opinione pubblica
Nel corso degli anni Pomicino è stato spesso al centro di polemiche e contestazioni, ma anche apprezzato per la lucidità e l’intelligenza politica. Il suo profilo è entrato persino nella cultura popolare: nel film Il Divo di Paolo Sorrentino, la sua rappresentazione contribuisce a restituire un’immagine carismatica e sfaccettata, legata ai meccanismi di potere di quella stagione.
Cordoglio e ricordi: le parole della politica italiana dopo la morte
Alla notizia della sua morte, molti esponenti politici hanno espresso messaggi di cordoglio. Matteo Renzi lo ha descritto come “una delle personalità più raffinate della Prima Repubblica”, mentre Pier Ferdinando Casini ne ha evidenziato la passione politica e la tenuta di fronte alle difficoltà personali. Maurizio Gasparri ha ricordato un “protagonista indomito”, capace di offrire letture acute delle dinamiche di Palazzo. Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha manifestato la vicinanza istituzionale alla famiglia, richiamando il lungo impegno parlamentare e di governo.
L’eredità di Paolo Cirino Pomicino nella storia della Prima Repubblica
Con la scomparsa di Paolo Cirino Pomicino si chiude una pagina rilevante della storia politica italiana. Considerato tra gli ultimi interpreti della Democrazia Cristiana, lascia un lascito complesso, tra luci e ombre, ma anche segnato da un ruolo decisivo nella costruzione degli equilibri del Paese tra anni Settanta e Novanta. La sua figura resta legata a un’epoca conclusa, ma ancora utile per leggere molte dinamiche della politica italiana contemporanea.

