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Iran: Khamenei, “Creare instabilità per i nemici”, Hormuz al centro della crisi globale

Iran: Khamenei, "Creare instabilità per i nemici", Hormuz al centro della crisi globale

Tensioni Stretto di Hormuz navi

Nelle ultime ore lo scontro tra Iran, Stati Uniti e Israele ha registrato un’ulteriore impennata, rendendo il Golfo uno dei teatri più fragili e imprevedibili al mondo. Alla componente militare si affiancano ora pressione psicologica e propaganda, minacce legate allo Stretto di Hormuz e il timore di ricadute a catena su energia, mercati e inflazione. In questo contesto Teheran irrigidisce il confronto sul piano politico e simbolico, mentre l’Europa tenta di ritagliarsi un margine diplomatico per scongiurare che la crisi sfoci in una guerra regionale ancora più ampia.

Mojtaba Khamenei: messaggio di forza e svolta operativa

A imprimere il segno alla giornata è stato soprattutto il messaggio attribuito alla nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, che avrebbe esortato il ministero dell’Intelligence a “generare insicurezza per i nemici” e, in parallelo, garantire protezione ai cittadini iraniani. Le dichiarazioni, rilanciate dall’agenzia semi-ufficiale Mehr, sono arrivate nel quadro delle condoglianze per la morte del ministro dell’Intelligence Esmaeil Khatib e hanno prodotto un effetto politico rilevante, perché rafforzano l’immagine di una leadership dalla postura apertamente offensiva. Il peso del messaggio cresce ulteriormente in una fase in cui su Mojtaba Khamenei continuano a circolare dubbi e speculazioni pubbliche sulle sue condizioni di salute e sul grado reale della sua presenza mediatica.

Nuovo colpo ai Pasdaran: morto Ali Mohammad Naini

Sul terreno, nel frattempo, l’Iran subisce un’ulteriore perdita di peso. Le Guardie Rivoluzionarie hanno comunicato che il loro portavoce Ali Mohammad Naini è stato ucciso in un attacco attribuito a Stati Uniti e Israele. L’annuncio evidenzia la portata dei raid che colpiscono la struttura politico-militare iraniana e alimenta tensioni e nervosismo interni al regime, che nelle stesse ore insiste però nel dichiarare di non avere carenze di scorte missilistiche e di poter mantenere la produzione anche in un contesto bellico. Ne emerge una comunicazione su due binari: riconoscere le perdite subite, ma al tempo stesso proiettare coesione e capacità di risposta.

Stretto di Hormuz: il passaggio chiave diventa la posta in gioco

Il punto strategico centrale resta comunque lo Stretto di Hormuz, snodo indispensabile per il traffico energetico globale. Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone hanno diffuso una dichiarazione congiunta affermando di essere pronti a contribuire agli sforzi per assicurare il transito delle navi commerciali e per ridurre l’instabilità dei mercati energetici. Il testo condanna gli attacchi contro la navigazione e le infrastrutture civili nel Golfo, ribadisce il principio della libertà di navigazione e collega la sicurezza marittima alla tenuta dell’economia mondiale. La mossa segnala una preoccupazione internazionale crescente per gli impatti sistemici della crisi, senza tradursi però, almeno per ora, in una scelta di intervento armato immediato.

Roma prende le distanze: stop all’idea di forzare Hormuz

L’Italia, pur sostenendo l’iniziativa diplomatica sulla sicurezza della rotta marittima, ha chiarito fin da subito i limiti della propria linea politica. Giorgia Meloni ha escluso “qualsiasi missione militare per forzare il blocco di Hormuz”, precisando che un eventuale contributo potrà essere valutato soltanto in una fase successiva al conflitto e con l’obiettivo di tutelare la libertà di navigazione. Sulla stessa posizione Antonio Tajani, che ha ribadito come Roma non abbia cercato questa guerra e non intenda parteciparvi, lasciando semmai aperta la possibilità di iniziative più ampie sotto egida Onu quando i combattimenti saranno conclusi. Il segnale politico è chiaro: sostegno alla de-escalation e nessun coinvolgimento in un’azione di guerra.

Avvertimento di Teheran all’Occidente: aiuti agli Usa = corresponsabilità

Da Teheran, però, la lettura è più dura. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avvisato i governi europei che qualunque forma di assistenza agli Stati Uniti o a Israele verrebbe interpretata come complicità nell’aggressione. È una formula pensata per scoraggiare il supporto operativo e isolare Washington sul piano logistico, soprattutto rispetto a eventuali misure di sicurezza marittima. L’avvertimento rientra in una strategia più ampia con cui l’Iran prova a trasformare Hormuz in una leva geopolitica, facendo intendere che ogni iniziativa volta a ripristinare pienamente il corridoio commerciale potrebbe generare conseguenze militari e diplomatiche.

Droni e infrastrutture: l’escalation tocca raffinerie e teatri vicini

Mentre la diplomazia fatica a tenere il passo, il conflitto colpisce direttamente anche il sistema energetico dell’area. Nelle ultime ore la raffineria kuwaitiana di Mina Al-Ahmadi è stata nuovamente centrata da attacchi con droni, con incendi in alcune unità operative e stop parziali delle attività. Israele ha inoltre annunciato raid contro obiettivi militari nel sud della Siria, presentandoli come risposta agli attacchi contro civili drusi. Gli sviluppi confermano che la crisi non è più limitata al solo asse Iran-Israele: coinvolge sempre più apertamente snodi energetici e fronti regionali, aumentando il rischio di una destabilizzazione prolungata dell’intero Medio Oriente.

Shock su petrolio e gas: l’Europa teme un ritorno dell’inflazione

L’impatto più immediato si vede sui mercati. Il prezzo del petrolio è balzato verso l’alto, mentre il gas europeo ha mostrato nuove forti oscillazioni. La Banca centrale europea ha segnalato che la guerra in Iran rende lo scenario macroeconomico più instabile e incerto e aumenta i rischi di una nuova fiammata inflazionistica legata all’energia. In altre parole, la crisi mediorientale non mette in discussione soltanto la sicurezza internazionale, ma può riaprire in Europa una stagione di rincari su carburanti, trasporti e bollette, proprio mentre molte economie cercavano di consolidare il rallentamento dei prezzi. Per questo la partita di Hormuz non è soltanto geopolitica: è anche un passaggio economico decisivo per famiglie, imprese e governi.

Ue tra cautela e pragmatismo: cercare unità senza farsi trascinare

Al Consiglio europeo di Bruxelles, i Ventisette hanno chiesto una moratoria sugli attacchi contro infrastrutture energetiche e idriche in Medio Oriente, indicando come priorità la tutela dei nodi civili essenziali e il contenimento dell’escalation. È una posizione che unisce realismo e prudenza: da un lato evitare di essere risucchiati direttamente nel conflitto, dall’altro impedire che la guerra comprometta in modo irreversibile forniture, commerci e stabilità dei prezzi. In questo equilibrio delicato, l’Europa prova a mostrarsi un attore politico, ma il margine resta minimo, perché ogni nuovo raid o minaccia su Hormuz può ribaltare lo scenario nel giro di poche ore.

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