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Baby Gang arrestato con 6 complici: rapine, armi e violenze nel Lecchese

Baby Gang arrestato con 6 complici: rapine, armi e violenze nel Lecchese

Arresto Baby Gang Carabinieri Lecco

Blitz su larga scala dei Carabinieri tra Lecco, Milano e Como: arrestato il rapper Mouhib Zaccaria e fermati altri componenti del suo entourage. Contestazioni gravissime che vanno da traffico di armi ad aggressioni fino ai maltrattamenti.

All’alba del 17 marzo 2026, i Carabinieri del Comando Provinciale di Lecco hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del rapper Mouhib Zaccaria, conosciuto come Baby Gang, e di altre sei persone. L’operazione, disposta e coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecco, è l’esito più recente di un’inchiesta ampia che avrebbe messo in luce un quadro criminale stabile e operativo tra le province di Lecco, Milano e Como.

Per altri due indagati è stato invece applicato il divieto di dimora nella provincia di Lecco.

Contestazioni principali: armi, rapine e violenze con aggravanti

Le persone coinvolte, con ruoli differenti e anche in concorso, rispondono di diversi reati di particolare allarme sociale, tra cui:

  • Detenzione, porto e cessione illegale di armi da fuoco, incluse armi da guerra
  • Ricettazione di armi
  • Rapina e lesioni aggravate

In base a quanto ricostruito dagli investigatori, le armi sarebbero state impiegate anche come strumento di pressione per intimidire e mantenere il controllo dell’area, arrivando a organizzare vere e proprie “ronde punitive” contro soggetti considerati rivali nelle attività illecite.

Calolziocorte, 15 giugno 2025: aggressione brutale ai danni di tre rumeni

Tra i fatti più pesanti contestati figura il pestaggio del 15 giugno 2025 a Calolziocorte, quando tre cittadini rumeni sarebbero stati colpiti con estrema violenza.

Secondo l’impianto investigativo, i tre sarebbero stati circondati e trascinati in una zona privata soltanto per essersi fermati a parlare nelle vicinanze dell’abitazione del cantante. L’azione violenta, sempre secondo gli atti, sarebbe stata messa in atto dallo stesso Mouhib insieme ad altri cinque soggetti, oggi tutti raggiunti dal provvedimento restrittivo.

Accuse a carico del rapper: violenze domestiche e lesioni alla convivente

Oltre ai capi d’imputazione connessi a armi e rapina, al rapper vengono contestati anche maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti della compagna convivente, una 22enne italiana.

Le attività d’indagine descriverebbero un contesto di violenza continuativa, con condotte fisiche e psicologiche ripetute nel tempo. In uno degli episodi ritenuti più gravi, la giovane sarebbe stata colpita più volte al volto, riportando la frattura del setto nasale, e successivamente sarebbe stata allontanata da casa.

Indagine avviata nel 2025: il filo tra Lecco e Milano

L’intervento odierno nasce da un percorso investigativo iniziato nel febbraio 2025, a seguito dell’arresto di un macedone con precedenti, trovato in possesso di due pistole rubate.

Secondo quanto emerso, quelle armi sarebbero state già utilizzate in precedenti episodi delittuosi, tra cui:

  • una sparatoria in corso Como a Milano (3 luglio 2022)
  • un altro fatto in via Baroni a Milano (7 aprile 2023)

Per gli investigatori, entrambe le vicende sarebbero collegate a Mouhib, che avrebbe consegnato le armi all’uomo poi arrestato.

Pregressi, controlli e violazioni: ignorate le prescrizioni

L’attuale procedimento si inserisce inoltre nel solco di un’attività già avviata, che l’11 settembre 2025 aveva portato all’arresto di sei persone — incluso il rapper — sorprese in flagranza per il possesso di una pistola clandestina.

Gli inquirenti evidenziano anche una presunta costante inosservanza delle misure imposte a Mouhib, già sottoposto a sorveglianza speciale, delineando un comportamento ritenuto “spregiudicato” e ripetuto nel tempo.

Un sodalizio organizzato: gestione di armi e intimidazioni sul territorio

Gli accertamenti avrebbero permesso di riscontrare l’esistenza di un sodalizio criminale strutturato, attivo nella disponibilità, movimentazione e diffusione di armi, alcune delle quali sarebbero già state individuate e sequestrate.

Il gruppo, sempre secondo gli investigatori, avrebbe agito con modalità organizzate e con una marcata capacità intimidatoria, contribuendo ad alimentare un clima di violenza nell’area interessata.

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