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Milano-Bicocca avvia “FOCA NON FOCA”: crowdfunding per il DNA della foca monaca nel Mediterraneo

Milano-Bicocca avvia "FOCA NON FOCA": crowdfunding per il DNA della foca monaca nel Mediterraneo

ricercatrici foca monaca DNA ambientale

Ricerca sul campo, traghetti di linea, campioni di acqua e genetica avanzata: l’Università di Milano-Bicocca mira a intercettare la presenza della rarissima foca monaca del Mediterraneo grazie al DNA ambientale (eDNA) raccolto lungo le rotte del Mediterraneo centro-occidentale.

FOCA NON FOCA: l’iniziativa di Milano-Bicocca per individuare la foca monaca

Un percorso di ricerca tra mare aperto, analisi genetiche e tutela della biodiversità per ricostruire i possibili spostamenti di uno degli animali più elusivi del Mare Nostrum. L’Università di Milano-Bicocca avvia FOCA NON FOCA, progetto nato nel programma di crowdfunding BiUniCrowd, con l’obiettivo di verificare la presenza della foca monaca del Mediterraneo, unico pinnipede del bacino e oggi considerato una specie vulnerabile.

A promuovere l’iniziativa è un team di ricercatrici interamente femminile, che applicherà un approccio innovativo basato sul DNA ambientale marino per individuare tracce genetiche lasciate dagli animali lungo le tratte percorse ogni giorno dai traghetti commerciali.

Il traguardo è impegnativo: esaminare quasi 400 campioni d’acqua prelevati in alto mare, raccolti durante il progetto europeo LIFE-CONCEPTU MARIS, per mappare la possibile presenza e i movimenti del raro mammifero nel Mediterraneo centro-occidentale.

Foca monaca del Mediterraneo: una presenza storica, oggi sempre più difficile da osservare

La vicenda della foca monaca del Mediterraneo racconta una specie la cui distribuzione si è ridotta in modo drastico nel corso degli ultimi decenni.

Fino alla seconda metà del Novecento, era frequente incontrarla tra spiagge, litorali e grotte marine. In seguito, la perdita di habitat, l’espansione urbana lungo le coste e soprattutto il bycatch (cattura accidentale legata alla pesca) hanno contribuito al forte calo della popolazione.

Negli ultimi trent’anni, grazie a programmi internazionali di protezione e conservazione, si sono visti segnali più positivi, in particolare nel Mar Egeo, dove gli avvistamenti e il numero di esemplari sono aumentati lentamente.

Nonostante ciò, la minaccia rimane concreta.

Come sottolinea Elena Valsecchi, ricercatrice del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca e coordinatrice del progetto:

«La foca monaca del Mediterraneo resta una specie vulnerabile, da proteggere e conoscere sempre meglio; in quest’ottica è importante ampliare l’area geografica di screening.»

Una grande biobanca di eDNA marino a Milano: il patrimonio di campioni di Bicocca

banca DNA marino Milano Bicocca
Silvia Raimondo – Celeste Scalera – Elena Valsecchi

 

La ricerca parte da una base già molto solida.

Negli ultimi quattro anni, nel contesto del progetto europeo LIFE-CONCEPTU MARIS, il gruppo ha ottenuto oltre 600 campioni; a questi si affiancano quasi 400 campioni ancora da analizzare, provenienti da traghetti che hanno attraversato rotte tra Adriatico e Gibilterra.

Oggi il materiale è conservato nella prima e più grande banca di DNA ambientale marino del Mediterraneo, sviluppata dall’ateneo milanese per supportare studi su biodiversità e monitoraggio delle specie.

Secondo Elena Valsecchi:

«Abbiamo già analizzato oltre 600 campioni ma ne restano quasi 400 ancora da processare. FOCA NON FOCA vuole analizzarli tutti».

Dal campione d’acqua all’eDNA: la tecnica per rilevare la foca monaca senza vederla

L’approccio scelto dal team rappresenta una delle applicazioni più evolute della genetica ambientale in mare.

Il prelievo avviene direttamente sui traghetti di linea che attraversano il Mediterraneo. Dalla sala macchine vengono raccolti campioni di acqua marina in corrispondenza di coordinate geografiche definite in anticipo.

Successivamente l’acqua viene filtrata con un sistema dedicato, capace di trattenere micro-tracce biologiche.

Conclusa la raccolta in mare, i campioni arrivano nei laboratori del MaRHE Center dell’Università di Milano-Bicocca, dove prende avvio l’estrazione e l’analisi del materiale genetico.

Il concetto è semplice e, allo stesso tempo, rivoluzionario: ogni organismo rilascia in continuazione materiale biologico nell’ambiente tramite:

  • cellule della pelle;
  • peli;
  • secrezioni;
  • feci;
  • respirazione.

Questi frammenti restano nell’acqua e diventano una traccia invisibile, utilizzabile per il monitoraggio delle specie.

La ricercatrice spiega:

«Abbiamo messo a punto uno specifico set di primer che funziona come un faro: riconosce un punto preciso del DNA e si accende soltanto se trova la sequenza della specie target.»

Il team descrive questa tecnologia come una squadra di “segugi molecolari”, in grado di segnalare il passaggio della foca monaca anche quando l’animale non è osservabile direttamente.

Raccolta fondi e obiettivo economico: come funziona il crowdfunding che raddoppia

Per completare le analisi e processare tutti i campioni disponibili, il progetto ha avviato una campagna di finanziamento sulla piattaforma Ideaginger.

Il primo target è di 7.900 euro, necessari a coprire i costi legati alle analisi genetiche e alla lavorazione dei campioni.

La campagna prevede un meccanismo specifico: ogni donazione può valere doppio.

Una volta raggiunto il 50% della raccolta, infatti, la parte restante verrà coperta dall’Università di Milano-Bicocca, che ha deciso di cofinanziare il progetto scientifico.

“Aperifoca”: incontro con i sostenitori e restituzione dei risultati

Dopo la conclusione delle analisi genetiche, chi ha sostenuto il progetto sarà invitato a un evento dedicato, chiamato “Aperifoca”.

L’incontro, previsto in area Bicocca, sarà l’occasione per condividere i risultati della ricerca, ringraziare i finanziatori e consegnare gadget e premi tematici.

Tra le attività previste, anche la possibilità di visitare i laboratori e vedere da vicino il lavoro svolto dal gruppo di ricerca.

Il team FOCA NON FOCA: competenze diverse, una squadra tutta al femminile

team femminile ricerca foca monaca
Silvia Raimondo – Celeste Scalera – Elena Valsecchi

 

Uno degli elementi più riconoscibili di FOCA NON FOCA è la composizione del gruppo di lavoro: una squadra esclusivamente femminile, attiva tra ricerca, gestione operativa e comunicazione scientifica.

La responsabile del progetto è Elena Valsecchi, ecologa molecolare, docente e ricercatrice dell’Università di Milano-Bicocca.

Con lei lavorano:

  • Graziella Pupillo, dottoranda in Marine Sciences, Technologies and Management, responsabile operativa;
  • Silvia Raimondo, Alice Massi e Gaia Cavallaro, laureate in Marine Sciences, coinvolte nella progettazione e nella divulgazione dei contenuti;
  • Celeste Scalera, referente grafica del gruppo e studentessa di Communication Design presso IED Milano.

Una squadra multidisciplinare che integra competenze scientifiche e comunicazione per produrre nuove evidenze su uno degli animali più misteriosi e affascinanti del Mediterraneo.

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