Un approfondimento su “Homme assis” al Museo del Novecento
Dal 3 giugno al 27 settembre, il Museo del Novecento di Milano propone al piano terra il focus “Il primo Picasso di Milano. Un Moschettiere tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale”, curato da Roberto Pini e centrato sulla storia di “Homme assis”. Dipinto da Pablo Picasso nel 1967, l’opera divenne nel 1972 il primo lavoro dell’artista a entrare nelle collezioni civiche milanesi. L’allestimento offre una nuova lettura storico-critica del quadro, ripercorrendone il percorso internazionale dal 1967 al 1972.
Quando l’opera dialoga con politica e musei
Il focus mette in evidenza le connessioni tra arte, militanza politica e istituzioni culturali nel secondo Novecento. “Homme assis” fa parte della serie dei Moschettieri, tra i gruppi più rilevanti della produzione tarda di Picasso, spesso interpretata dalla critica come proiezione immaginaria e autobiografica dell’artista. La mostra, tuttavia, la rilegge anche attraverso i contesti civili, culturali e politici che ne orientarono circolazione e ricezione pubblica tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, rafforzandone la dimensione storica oltre quella formale.
Il viaggio internazionale: da Parigi a L’Avana prima di Milano
Prima dell’arrivo a Milano nel 1972, “Homme assis” fu presentato in scenari internazionali, dal Salon de Mai di Parigi al Salón de Mayo dell’Avana, dove lo stesso Picasso lo inviò come segno del proprio impegno politico. In una stagione di intensa mobilitazione civile, culturale e politica, l’opera acquisì una forza che andava oltre il suo valore strettamente artistico. Attraverso fotografie, documenti d’archivio e materiali audiovisivi, il percorso ripercorre la vicenda pubblica del dipinto tra Parigi, L’Avana e Milano.
La scelta del Comune: l’ingresso nelle collezioni civiche
Nel marzo 1972, Milano accolse nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale la grande esposizione “Amnistia. Que trata de España”, promossa da CGIL, CISL e UIL per sostenere i lavoratori spagnoli e la richiesta di amnistia per i prigionieri politici del regime franchista. L’iniziativa riunì opere di Joan Miró, Alexander Calder, Antoni Tàpies, Franco Angeli, Renato Guttuso, Carlo Levi, Emilio Vedova, Giulio Turcato e Toti Scialoja. Tra i lavori presentati, “Homme assis” fu l’unico acquistato dal Comune di Milano, per volontà del sindaco Aldo Aniasi.
Memoria civica, identità urbana e valorizzazione del patrimonio
L’acquisizione contribuì ad ampliare le collezioni civiche, rendendo espliciti i valori di solidarietà internazionale e l’impegno antifranchista che la città rivendicava. L’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi evidenzia come la mostra racconti il lavoro di ricerca, studio e valorizzazione svolto dai musei sul patrimonio civico, oltre al ruolo di Milano come città aperta e democratica profondamente legata alla cultura. Il progetto nasce dalla ricognizione e catalogazione avviata dal Museo del Novecento, che nel 2026 porterà alla pubblicazione online del catalogo delle collezioni, facendo riemergere opere e vicende storiche, conservative ed espositive e rafforzando il legame tra memoria collettiva e identità civica milanese.




