A Leopoli si sono svolte le Giornate della Cultura, della Lingua e del Design Italiano in Ucraina — un grande progetto internazionale che da quattro anni unisce artisti, educatori, designer, giornalisti e rappresentanti istituzionali italiani e ucraini. Quest’anno la delegazione italiana ha iniziato la propria missione culturale a Leopoli per poi proseguire verso Kharkiv, Dnipro e Zaporizhzhia — città che oggi vivono in modi diversi la realtà della guerra, ma che continuano a vivere, creare e costruire il futuro.

Per diversi giorni partecipanti ucraini e italiani hanno lavorato insieme a iniziative educative, artistiche e culturali, prendendo parte a mostre, concorsi, workshop e dibattiti pubblici. Ma il risultato più importante del progetto non sono stati soltanto gli eventi, bensì gli incontri umani, le nuove collaborazioni e il senso di una presenza autentica e concreta dell’Italia accanto all’Ucraina.

La cultura come linguaggio di solidarietà
«Non è stato un semplice viaggio istituzionale. È stato un incontro profondo tra persone che ci ha cambiati», racconta Diana De Marchi, rappresentante del Comune di Milano e della Città Metropolitana di Milano, al termine delle Giornate della Cultura, della Lingua e del Design Italiano in Ucraina.

In un momento in cui l’Ucraina continua a vivere tra sirene, perdite e la lotta quotidiana per il futuro, a Leopoli è arrivata una speciale delegazione italiana. Ha portato non solo un programma culturale, ma anche una sincera presenza umana, solidarietà verso l’Ucraina e la volontà non semplicemente di osservare da lontano, ma di essere presenti, ascoltare, comprendere e costruire nuovi legami tra Italia e Ucraina.
Le “Giornate della Cultura, della Lingua e del Design Italiano in Ucraina”, nate nel 2023 presso il Politecnico di Leopoli, sono realizzate dalle associazioni VITAWORLD e VITAUKR in collaborazione con Terre des Hommes Italia. Oggi rappresentano uno spazio di dialogo internazionale in cui la cultura diventa linguaggio di sostegno, educazione, arte e solidarietà.
Quest’anno sono arrivati in Ucraina 13 partecipanti provenienti da Milano e da altre città italiane — rappresentanti istituzionali, educatori, artisti, giornalisti, esperti di cooperazione internazionale e attivisti.
«Quello che stiamo costruendo va ben oltre un progetto: è una comunità che cresce anno dopo anno anche nei momenti più difficili. Vedere studenti che scelgono di studiare la lingua italiana oggi, in un Paese in guerra, è estremamente importante. Significa che i giovani continuano non solo a credere nel futuro, ma anche a costruirlo già ora attraverso l’educazione, la cultura, il dialogo internazionale e nuove collaborazioni», afferma Natalia Siassina, presidente dell’associazione VITAWORLD.

La delegazione comprendeva Diana De Marchi, direttrice dell’Istituto IIS Galilei-Luxembourg Annamaria Borano, gli artisti italiani contemporanei Luca Dall’Olio e Gianfilippo, il restauratore Alessandro Cini, l’esperto di cooperazione internazionale Edoardo Pagnini, la giornalista Cristina Giudici, l’ex deputata venezuelana in esilio Mariela Magallanes, la psicologa dei processi migratori Nur Gül Kökgezidji insieme alla giovane designer Melissa Nur, oltre ai coordinatori del progetto Bruno Neri, Natalia Siassina ed Olena Zadyraka.
Moda, arte e nuove generazioni
Il programma a Leopoli ha unito arte, educazione, moda e dialogo internazionale. Uno degli eventi centrali è stata la finale del concorso “Battle of Designers”, che ha riunito giovani designer ucraini. Per gli studenti è stata non solo un’occasione per presentare le proprie collezioni, ma anche la possibilità di farsi conoscere a livello internazionale e creare contatti professionali con il mondo della moda italiana.
Grande attenzione ha suscitato anche la sfilata Fashion For Freedom presso il Politecnico di Leopoli — un progetto ormai diventato simbolo della diplomazia culturale tra Ucraina e Italia. I giovani designer hanno presentato opere in cui la moda si trasformava in linguaggio di libertà, identità e resilienza interiore.
«Vedere studenti scegliere di studiare l’italiano oggi, in un Paese in guerra, è straordinariamente importante», sottolinea Natalia Siassina.
Secondo lei, quest’anno le iscrizioni ai corsi di lingua italiana presso il dipartimento di lingue straniere sono aumentate di oltre il 400%.
«È un segnale fortissimo: la cultura unisce, dà speranza e apre nuove opportunità. Questo viaggio ci ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande — una rete umana che resiste, vive e continua a immaginare il futuro», aggiunge.
Un altro momento significativo è stata la mostra italo-ucraina “Athlètes of Art”, che ha unito arte contemporanea, ricerca creativa e dialogo culturale tra Ucraina e Italia. Alla mostra hanno partecipato gli artisti italiani Luca Dall’Olio e Gianfilippo, insieme agli artisti ucraini Stanislav Topolskyi di Kyiv e Olga Mykytenko di Kharkiv.
Il progetto “Athlètes of Art” si era già fatto notare durante gli eventi culturali collegati alle Olimpiadi invernali di Torino e Milano-Cortina 2026, diventando un esempio di come l’arte contemporanea possa unire Paesi diversi e parlare di libertà, dignità umana e forza della cultura anche in tempo di guerra.

Lo spazio espositivo a Leopoli è diventato luogo di incontro tra artisti italiani e ucraini, dove l’arte parlava di memoria, resilienza e forza interiore delle persone che continuano a creare nonostante le difficoltà.
Durante le Giornate della Cultura si sono inoltre svolti una tavola rotonda sulla cooperazione internazionale con il Centro per l’Imprenditorialità di Leopoli, cinque workshop paralleli per studenti e il dibattito “World With Women” presso l’Amministrazione Regionale di Leopoli, organizzato dall’Unione delle Donne della Regione di Leopoli.
Da Leopoli alle città vicine al fronte
Dopo Leopoli la delegazione italiana ha proseguito la propria missione culturale a Kharkiv, Dnipro e Zaporizhzhia — città che vivono a stretto contatto con la guerra ma che rimangono importanti centri di educazione, cultura e resilienza civile.
Questo itinerario è diventato un gesto simbolico di presenza e sostegno all’Ucraina non solo nell’ovest del Paese, ma anche nelle regioni che ogni giorno subiscono le conseguenze della guerra. Se a Leopoli l’accento principale era posto sul dialogo culturale, sull’arte e sui progetti educativi, le città successive hanno mostrato alla delegazione un’altra Ucraina — un Paese che continua a vivere, insegnare, creare e aiutare anche vicino al fronte.

«Per noi era importante vedere non solo l’Ucraina ufficiale, ma la vera vita delle persone nelle diverse città. Abbiamo capito quanto oggi la cultura sia parte della forza interiore dell’Ucraina», racconta la giornalista Cristina Giudici.
A Kharkiv ha colpito profondamente la delegazione l’incontro con artisti e rappresentanti della comunità culturale della città, che continua a lavorare e creare nonostante i continui bombardamenti. L’artista Olga Mykytenko ha sottolineato quanto la presenza internazionale sia oggi importante per gli artisti di Kharkiv.
«Quando delegazioni internazionali arrivano a Kharkiv non si tratta solo di scambio culturale. È la sensazione di non essere soli. Per gli artisti è molto importante che il mondo veda non solo le distruzioni, ma anche le persone che continuano a creare e vivere», ha dichiarato.
A Dnipro e Zaporizhzhia la delegazione ha incontrato rappresentanti di iniziative educative, umanitarie e civiche, discutendo future collaborazioni internazionali, scambi culturali e progetti comuni a sostegno dei giovani.
«Abbiamo capito che oggi stare accanto all’Ucraina significa non soltanto parlare di sostegno, ma costruire concretamente legami umani e culturali duraturi», ha affermato Bruno Neri di Terre des Hommes Italia.
Le Giornate della Cultura Italiana in Ucraina sono diventate non solo un evento culturale, ma anche una forma di presenza internazionale: una delegazione straniera che sceglie consapevolmente di venire in un Paese in guerra non per un protocollo politico, ma per vedere con i propri occhi la realtà dell’Ucraina.

Storie umane che restano per sempre
Ma per molti partecipanti la parte più importante non è stata il programma ufficiale, bensì gli incontri umani che hanno lasciato un segno profondo.
Particolarmente toccante è stata la visita al Cimitero degli Eroi. I volti giovanissimi dei difensori ucraini caduti hanno ricordato agli ospiti italiani il vero prezzo della guerra. Proprio lì la delegazione ha incontrato Roman Dadak, direttore del Collegio Tecnologico dell’Università Nazionale Forestale dell’Ucraina e padre di Yurii Ruf — poeta, designer ed eroe ucraino morto al fronte.
Questo incontro è stato uno dei momenti più forti dell’intero viaggio. Roman Dadak non solo ha raccontato del figlio, delle sue idee e della sua creatività, ma ha anche accompagnato gli ospiti alla sua tomba.
«Abbiamo incontrato persone, ascoltato storie, condiviso silenzi. Abbiamo visto la guerra, ma anche la straordinaria capacità delle persone di restare vive, creative e solidali», racconta Bruno Neri.
Successivamente la delegazione ha visitato la presentazione del brand Gwear — il progetto fashion di Yurii Ruf, che oggi continua a vivere come simbolo di resilienza e resistenza culturale.
Accanto al dolore della guerra ci sono stati anche momenti di luce: la scoperta dell’architettura di Leopoli, dell’arte ucraina, dei dipinti originali di Taras Shevchenko, le conversazioni condivise, il caffè e l’atmosfera di una città che, nonostante la guerra, continua a essere uno dei principali centri culturali d’Europa.
«Essere lì oggi significa non voltarsi dall’altra parte. Significa essere presenti davvero: con rispetto, attenzione e responsabilità», sottolinea Diana De Marchi.
Secondo Bruno Neri, in quei giorni tra le persone si sono creati legami autentici che si trasformano in responsabilità condivisa.
«Ora sappiamo che non basta osservare: bisogna stare accanto e agire insieme», conclude.
Da Leopoli a Zaporizhzhia questo viaggio è diventato non solo una serie di eventi culturali, ma un percorso di fiducia, memoria e solidarietà umana.
«Torniamo con storie che resteranno per sempre nei nostri occhi e nei nostri cuori», dice Diana De Marchi.
E forse proprio queste parole descrivono meglio ciò che le Giornate della Cultura Italiana in Ucraina sono realmente diventate: non semplicemente una serie di eventi, ma una vera esperienza umana capace di cambiare chiunque ne faccia parte.
