L’Europa sta affrontando una nuova fase di caldo anomalo, arrivata già nella parte conclusiva della primavera e in grado di spingere condizioni tipicamente estive su vaste zone del continente. L’episodio colpisce soprattutto l’Europa occidentale, con valori sopra le medie del periodo in Spagna, Francia, Regno Unito e Portogallo; anche l’Italia registra un rialzo marcato delle temperature, più evidente al Nord e nelle aree interne del Centro-Sud.
Maggio che sembra estate: caldo in anticipo
La fiammata in atto rafforza una tendenza ormai chiara: le ondate di calore in Europa si presentano sempre più spesso con largo anticipo rispetto al passato. Fenomeni che un tempo erano più tipici dei mesi centrali dell’estate compaiono oggi già a fine maggio, rendendo la primavera più vulnerabile a picchi termici intensi e duraturi.
Il 2003 come riferimento delle estati estreme
Il caso storico più emblematico rimane il 2003, considerato un anno-simbolo per le estati estreme in Europa. Già a metà maggio si osservarono temperature fuori norma, con punte oltre i 30 gradi, anticipo di una stagione dominata da record e da massime rimaste per settimane intorno ai 40 gradi in Italia. Da allora si sono ripetuti diversi episodi di caldo precoce, tra cui quelli del 2007, del 2022 e del 2025.
Perché succede: blocco anticiclonico e aria africana
Alla base dell’attuale ondata c’è un assetto meteorologico tipico dell’estate: un’alta pressione persistente che ostacola l’arrivo delle perturbazioni e consente l’accumulo di aria molto calda. La massa d’aria responsabile di questa fase proviene dal Nord Africa, in particolare dall’area del Marocco, e ha interessato con maggiore forza Spagna, Portogallo, Francia e Regno Unito. L’Italia è stata raggiunta in modo meno diretto, ma il caldo si è comunque imposto su molte regioni.
Scarti termici notevoli: fino a +12/+14 °C sulle medie
In alcune aree europee le massime risultano superiori alle medie stagionali anche di 12-14 gradi. Diverse stazioni, soprattutto in Francia, in Cornovaglia e nell’Inghilterra meridionale, hanno superato i rispettivi record mensili. L’anomalia riguarda anche le minime: già a maggio si registrano notti tropicali con valori oltre i 20 gradi, una condizione considerata eccezionale per il periodo.
Europa occidentale: massime elevate tra Francia, Spagna e UK
La Francia sta sperimentando temperature tra 30 e 35 gradi su gran parte del territorio, con punte che possono toccare i 38 gradi in alcune zone. In Spagna si superano diffusamente i 34 gradi, con possibili picchi attorno ai 37; in Portogallo le massime possono arrivare a 38 gradi e cresce il rischio incendi. Nel Regno Unito, dopo valori da record, è prevista una temporanea attenuazione, anche se il caldo potrebbe tornare oltre i 30 gradi.
Italia e ondata di calore: scattano i primi bollini rossi
Anche l’Italia rientra nella fase di caldo anomalo. Giovedì 28 maggio il ministero della Salute indica quattro città con bollino rosso: Bologna, Firenze, Roma e Torino. Il livello 3 segnala possibili effetti negativi sulla salute anche per persone sane e attive, oltre che per anziani, bambini piccoli e soggetti fragili. Pescara è in arancione, mentre numerose città, tra cui Milano, Napoli, Palermo, Venezia, Verona e Genova, risultano in bollino giallo.
Impatto sanitario: quando il caldo diventa un pericolo
Le ondate di calore diventano critiche quando temperature molto alte si protraggono per più giorni, spesso insieme a umidità elevata, forte irraggiamento e ventilazione scarsa. In questo scenario aumentano i rischi di disidratazione, colpi di calore e peggioramento di patologie preesistenti. Le allerte sanitarie servono a prevenire e informare in anticipo sugli effetti possibili sulla popolazione.
In arrivo instabilità: temporali e lenta normalizzazione
Nei prossimi giorni l’anticiclone dovrebbe perdere gradualmente forza. L’ingresso di aria più fresca da Nord-Est potrà favorire temporali localizzati, soprattutto dove la nuova massa d’aria incontrerà quella calda già presente. In Italia le temperature dovrebbero rimanere sopra la media, ma con valori più vicini alla norma rispetto ai picchi della fase più intensa.
Riscaldamento globale: un contesto che amplifica gli estremi
Gli esperti ricordano che attribuire un singolo episodio al cambiamento climatico richiede analisi mirate, soprattutto mentre l’evento è ancora in corso. Tuttavia, partire da un clima mediamente più caldo rende più probabili e più intensi gli eventi estremi legati alle alte temperature. La crescita delle ondate precoci in Europa si colloca in un quadro globale di record termici e anomalie sempre più evidenti.
Scenario futuro: anni vicini o oltre la soglia di 1,5 °C
Secondo gli specialisti dell’agenzia meteorologica e climatica dell’Onu, le temperature medie globali resteranno su livelli record o quasi nei prossimi anni. Per il periodo 2026-2030 viene indicata un’alta probabilità che la media quinquennale superi la soglia di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. È inoltre molto probabile che almeno un anno del quinquennio oltrepassi temporaneamente tale limite, confermando una traiettoria climatica sempre più preoccupante.
Possibile ritorno di El Niño e ulteriore spinta ai record
Le proiezioni suggeriscono anche una possibile evoluzione verso condizioni di El Niño tra il 2027 e il 2028. Il fenomeno, legato al riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, può influenzare il clima globale per diversi mesi. L’ultimo episodio, tra 2023 e 2024, ha contribuito a collocare quegli anni tra i più caldi mai misurati. Un nuovo evento potrebbe aumentare la probabilità di un altro anno da record prima del 2031.
Un segnale che pesa: primavera ed estate sempre più vicine
Il caldo anomalo di fine maggio non va letto come un semplice episodio isolato, ma come un indicatore di cambiamento più ampio. L’Europa si misura con estati anticipate, valori sopra media, notti tropicali precoci e rischi crescenti per salute, ambiente e territorio. Il confine tra primavera ed estate appare sempre più sottile, mentre le ondate di calore diventano tra le manifestazioni più riconoscibili della crisi climatica.

