Il cessate il fuoco unilaterale proclamato dall’Ucraina è scattato alla mezzanotte tra il 5 e il 6 maggio, ma sul terreno la situazione resta dominata da allarmi aerei, incursioni e accuse incrociate. Kiev sostiene che Mosca abbia messo alla prova la tregua fin dalle prime ore, con l’impiego di droni e missili contro obiettivi in territorio ucraino. La Russia, invece, afferma di aver fermato numerosi droni ucraini diretti verso regioni russe, la Crimea e l’area del Mar Nero. In questo contesto di elevata tensione, un presunto attacco con droni ucraini nella Crimea sotto controllo russo avrebbe causato cinque morti nella città di Dzhankoi, stando a quanto riferito dal capo delle autorità locali Sergey Aksyonov.
Dzhankoi: bilancio di cinque vittime nella Crimea amministrata dalla Russia
L’episodio di Dzhankoi, centro della Crimea controllata da Mosca, è stato comunicato da Sergey Aksyonov, che ha indicato droni ucraini come responsabili. Per le autorità locali filorusse, il raid avrebbe provocato la morte di cinque persone. La segnalazione arriva mentre si registra un rafforzamento degli attacchi aerei e dei bombardamenti su entrambi i fronti, alla vigilia delle celebrazioni russe del 9 maggio dedicate alla vittoria sulla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale. Proprio in vista di quella data, la Russia aveva sollecitato una pausa temporanea delle ostilità, mentre Kiev ha risposto anticipando la mossa con un cessate il fuoco unilaterale.
La tregua annunciata da Kiev e le prime denunce di attacchi russi
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva presentato il cessate il fuoco a tempo indeterminato come risposta politica e militare alla proposta russa di stop limitato ai giorni delle celebrazioni del 9 maggio. Zelensky ha però precisato che l’Ucraina avrebbe reagito in modo “simmetrico” a ogni violazione. A poche ore dall’avvio della tregua, Kiev ha segnalato nuovi attacchi attribuiti alla Russia, con allarmi in varie regioni e un raid che avrebbe colpito attrezzature industriali nell’area di Zaporizhzhia.
Zaporizhzhia sotto tiro nelle ore iniziali del cessate il fuoco
Secondo Ivan Fedorov, a capo dell’amministrazione militare regionale di Zaporizhzhia, un impianto industriale sarebbe stato centrato da un attacco russo nelle prime ore del 6 maggio. Le autorità locali hanno indicato l’assenza di feriti in questo caso, ma Kiev lo ha citato come un segnale che Mosca non sarebbe davvero intenzionata a rispettare una pausa nei combattimenti. Zaporizhzhia, peraltro, era già stata colpita il giorno precedente da uno dei raid più pesanti delle ultime settimane, con un bilancio particolarmente serio tra i civili.
Sybiha: “108 droni e tre missili”, la nuova accusa contro la Russia
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha accusato direttamente la Russia di aver infranto il cessate il fuoco dichiarato da Kiev. A suo dire, nella notte Mosca avrebbe lanciato 108 droni e tre missili contro città ucraine, con attacchi proseguiti anche in mattinata su Kharkiv e Zaporizhzhia. Sybiha ha descritto queste azioni come una prova del rifiuto della pace, sostenendo che le richieste del Cremlino per una tregua legata al 9 maggio non avrebbero finalità diplomatiche, ma mirerebbero soprattutto a tutelare l’immagine e la cornice propagandistica delle celebrazioni militari.
Il giorno più letale alla vigilia della tregua: i dati diffusi da Kiev
L’annuncio della tregua ucraina è arrivato dopo una giornata che le autorità locali hanno definito tra le più sanguinose. In base ai bilanci divulgati da Kiev, il 5 maggio almeno 28 persone sarebbero state uccise in Ucraina a causa dei raid russi. Tra gli eventi più gravi viene indicato l’attacco su Zaporizhzhia, dove il numero delle vittime sarebbe salito ad almeno 12 morti. Altri decessi sono stati segnalati a Dnipro, Kramatorsk, Poltava e nella regione di Kharkiv. Zelensky ha denunciato colpi contro infrastrutture civili e zone urbane, ribadendo che una tregua di poche ore non ha valore se non accompagnata da una concreta volontà russa di fermare la guerra.
Zelensky richiama il fronte: “la nostra linea è dove stanno i soldati”
Nel mezzo della nuova escalation, Zelensky ha riaffermato il ruolo decisivo delle forze ucraine impegnate sul terreno. In un messaggio su X, il presidente ha sottolineato che, qualunque sia l’evoluzione, “la linea del fronte” e le posizioni dell’Ucraina restano dove si trovano i suoi soldati. Il passaggio ha assunto il tono di un invito alla tenuta militare e, allo stesso tempo, di una risposta indiretta alle incertezze sulla durata della tregua e alle accuse russe sugli attacchi in profondità.
Difesa russa: 53 droni ucraini distrutti durante la notte
Il ministero della Difesa russo ha comunicato che i sistemi di difesa aerea avrebbero intercettato e abbattuto 53 droni ucraini ad ala fissa nella notte. Secondo Mosca, i velivoli sarebbero stati neutralizzati sulle regioni di Belgorod, Bryansk e Kursk, sulla regione di Mosca, sulla Repubblica di Crimea e sulle acque del Mar Nero. La versione russa evidenzia l’intensità dello scontro nei cieli e il ricorso crescente ai droni come leva militare, sia lungo la linea di contatto sia nelle retrovie.
Crimea, punto nevralgico del conflitto: il caso Dzhankoi
L’attacco segnalato a Dzhankoi riporta in primo piano la Crimea, annessa dalla Russia nel 2014 e considerata da Kiev un territorio ucraino occupato. La penisola mantiene un peso militare e simbolico decisivo per Mosca, ma resta anche un obiettivo centrale per l’Ucraina, che negli ultimi anni ha più volte colpito snodi logistici, strutture militari e infrastrutture dell’area. Dzhankoi, in particolare, è ritenuta strategica per i collegamenti e per la presenza di infrastrutture utilizzate dalle forze russe. L’annuncio di cinque vittime si inserisce quindi in un quadro già segnato da forte nervosismo sulla sicurezza delle retrovie russe.
Il 9 maggio e la “tregua” di Mosca: scontro politico con Kiev
La Russia ha chiesto una sospensione dei combattimenti in coincidenza con il Giorno della Vittoria, una ricorrenza chiave per il calendario politico e simbolico del Cremlino. Kiev ha però respinto l’ipotesi di una pausa breve e funzionale alla parata, sostenendo che una vera cessazione del fuoco debba essere immediata e verificabile, non legata a esigenze celebrative. Per Zelensky, invocare una tregua per organizzare eventi mentre continuano attacchi con missili e droni equivale a un atto di “cinismo”. Mosca, al contrario, ha accusato l’Ucraina di minacciare la sicurezza delle commemorazioni e ha avvertito che reagirà con durezza se dovessero verificarsi attacchi contro gli eventi del 9 maggio.
Mosca sotto massima sicurezza: timori di droni e restrizioni in città
La capitale russa si avvicina alla parata della Vittoria in un clima di allerta elevata. Secondo le ricostruzioni delle ultime ore, Mosca avrebbe intensificato le misure di sicurezza con limiti agli spostamenti, controlli e blocchi dell’internet mobile in varie aree. Le autorità russe giustificano le restrizioni con l’esigenza di prevenire possibili attacchi con droni, ma i provvedimenti hanno generato disagi per cittadini, pagamenti digitali, servizi bancari, trasporti e comunicazioni. La protezione della parata diventa così un ulteriore elemento di pressione politica e militare nello scontro tra Russia e Ucraina.
Attacchi a lungo raggio e rischio di escalation tra le parti
Per Mosca, i raid ucraini su aree russe sempre più lontane dal confine segnalerebbero un ampliamento della capacità di colpire infrastrutture e obiettivi sensibili nelle retrovie. Kiev rivendica la legittimità di azioni contro strutture militari o industriali legate allo sforzo bellico russo, definendole risposte agli attacchi quotidiani subiti dalle città ucraine. La Russia, invece, descrive questi episodi come una minaccia diretta alla sicurezza interna e alle celebrazioni nazionali. Ne deriva un equilibrio instabile, nel quale persino una tregua dichiarata formalmente rischia di diventare un nuovo terreno di scontro diplomatico e militare.
Cessate il fuoco sotto stress: diplomazia assente e guerra dei droni
L’avvio del cessate il fuoco unilaterale annunciato da Kiev non ha portato, almeno nelle prime ore, a un calo tangibile della tensione. Le denunce ucraine sui raid russi, le dichiarazioni di Mosca sui droni abbattuti e l’attacco mortale in Crimea confermano che la guerra continua su più piani: fronte terrestre, attacchi aerei, colpi alle infrastrutture industriali, pressione sulle capitali e comunicazione politica. Con l’avvicinarsi del 9 maggio, la tregua sembra più un test che una reale sospensione delle ostilità. Resta aperta la questione decisiva: se le parti siano pronte a trasformare annunci unilaterali e accuse reciproche in un percorso concreto per ridurre i combattimenti.

