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Trump alla Casa Bianca dichiara: “Gli USA hanno battuto l’Iran militarmente”

Trump alla Casa Bianca dichiara: "Gli USA hanno battuto l'Iran militarmente"

Trump cena di Stato Casa Bianca

Durante la cena di Stato alla Casa Bianca della serata di ieri, Donald Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti avrebbero ottenuto una vittoria “militare” contro l’Iran. Le parole sono arrivate nel corso dell’incontro con Re Carlo III, in visita ufficiale a Washington. Per Trump, Teheran sarebbe uscita sconfitta dal confronto che ha visto il coinvolgimento diretto di Stati Uniti e Israele contro il regime iraniano. “Abbiamo sconfitto militarmente l’avversario”, ha dichiarato, ribadendo poi un messaggio di deterrenza: “non permetteremo mai” che l’Iran possa acquisire un’arma nucleare. L’uscita del presidente ha generato reazioni immediate, soprattutto a Buckingham Palace, costretto a precisare che il sovrano britannico non formula posizioni ufficiali su questioni di politica estera.

Iran dopo il conflitto: esecuzioni e ondata di arresti

Secondo quanto riferito dall’Onu, dall’avvio della guerra legata all’Iran sarebbero state eseguite almeno 21 condanne a morte e più di 4.000 persone sarebbero finite in arresto, spesso con l’accusa di minaccia alla sicurezza nazionale. Tra i capi d’imputazione figurano pene connesse alle proteste di gennaio 2026, presunti legami con gruppi di opposizione e accuse di spionaggio. Il quadro interno appare critico: il Paese è sotto forte pressione internazionale e la repressione domestica risulta in peggioramento. A Teheran, il conflitto ha coinciso con un aumento delle violazioni dei diritti umani, mentre l’apparato statale tenta di rafforzare il controllo e consolidare il potere.

Teheran, chi decide: peso crescente dei Pasdaran

Nel frattempo, le Guardie Rivoluzionarie (Pasdaran) avrebbero assunto una centralità sempre maggiore nella gestione della linea politica e militare iraniana. A due mesi dall’inizio del conflitto, l’Iran non avrebbe più una singola figura clericale riconosciuta come leadership indiscussa, e le leve del potere si sarebbero concentrate in un gruppo ristretto di decisori. Questa evoluzione, secondo diverse valutazioni, rende la catena decisionale più frammentata e meno lineare; una lettura condivisa anche da funzionari pakistani coinvolti nei colloqui di pace con gli Stati Uniti. In ogni caso, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi rimane il principale riferimento pubblico sul piano diplomatico nei tavoli internazionali, mantenendo il ruolo di volto dei negoziati.

Stretto di Hormuz: Washington valuta un blocco di lunga durata

Un ulteriore passaggio rilevante riguarda la scelta attribuita a Trump di prepararsi a un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz. In base a fonti statunitensi, la Casa Bianca avrebbe incaricato i collaboratori di predisporre un embargo esteso sul commercio iraniano, con l’obiettivo di spingere Teheran a concessioni sul programma nucleare. Un simile scenario produrrebbe effetti globali immediati, considerando che l’Iran è già colpito duramente dalle sanzioni e da una crisi economica persistente. Le esportazioni di petrolio iraniano risulterebbero ulteriormente compresse, aggravando una crisi energetica interna e aumentando la pressione sul sistema Paese.

“Charles è d’accordo”: la smentita di Buckingham Palace

La frase di Trump secondo cui “Charles è d’accordo con me” ha innescato una risposta rapida da Buckingham Palace, che ha ribadito come Re Carlo non esprima mai valutazioni ufficiali su dossier di politica estera. Il tema è particolarmente delicato in questa fase, con l’Iran e i suoi alleati regionali contrapposti agli Stati Uniti e a Israele in un confronto che resta altamente sensibile. In quanto monarca costituzionale, Carlo è tenuto alla neutralità istituzionale, e l’affermazione attribuita a Trump ha creato imbarazzo, soprattutto mentre crescono le tensioni tra Londra e Washington. L’episodio evidenzia quanto sia complesso mantenere equilibri diplomatici in un contesto di escalation e dichiarazioni pubbliche.

La linea iraniana: “cessate il fuoco” non equivale a fine guerra

Nonostante i riferimenti di Trump a un possibile “cessate il fuoco”, il portavoce dell’esercito iraniano ha puntualizzato che, dal punto di vista di Teheran, la guerra non può dirsi conclusa. La tensione resta elevata e l’Iran proseguirebbe nell’aggiornamento delle proprie liste di obiettivi, mantenendo una postura di allerta. Per la leadership iraniana, il confronto rappresenta una questione ancora aperta, con forze e apparati impegnati a prepararsi a quello che viene percepito come un conflitto permanente con gli Stati Uniti e i loro alleati. Questa impostazione mette in luce la difficoltà di arrivare a una soluzione diplomatica stabile in una crisi segnata da attacchi diretti, pressioni economiche e manovre geopolitiche su scala globale.

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