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Trump sul presunto attacco alla cena dei media: “Non ho avuto paura”

Trump sul presunto attacco alla cena dei media: "Non ho avuto paura"

Trump intervista dopo attentato media

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha concesso la prima intervista in TV dopo l’attacco alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, avvenuto il 25 aprile 2026 al Washington Hilton. Nel colloquio con “60 Minutes” su CBS, Trump ha ripercorso le fasi più concitate e ha spiegato come l’episodio abbia inciso su di lui e sulla sua famiglia, tra shock iniziale e riflessioni sulla sicurezza.

Cosa è successo durante gli spari: la versione del presidente

“Non ho avuto paura”, ha sostenuto Trump, richiamando la sua abitudine a muoversi in un contesto che descrive come “un mondo pazzo”, dove la violenza può irrompere all’improvviso. Ha raccontato di aver inizialmente minimizzato il frastuono proveniente dalla sala, convinto si trattasse di un incidente banale: “All’inizio pensavo fosse caduto un vassoio”. Solo dopo aver capito che erano spari, ha colto la reale gravità. Ha aggiunto inoltre che, nei primi istanti, avrebbe rallentato l’azione del Secret Service per capire meglio cosa stesse accadendo: “Poi mi hanno detto di mettermi a terra, e l’ho fatto, così come la First Lady”.

Secret Service in azione: tempi e precisione dell’intervento

Trump ha evidenziato la prontezza degli agenti del Secret Service, intervenuti in pochi istanti e capaci di fermare l’aggressore nonostante la sua rapidità. Con una battuta, ha detto: “È stato velocissimo, la NFL dovrebbe ingaggiarlo”, riferendosi alla lega di football americano. Al di là dell’ironia, ha riconosciuto la competenza operativa delle forze dell’ordine e il lavoro svolto per mettere in sicurezza lui e i presenti nel mezzo del caos.

Chi è Cole Tomas Allen e cosa conteneva il suo manifesto

Nel corso dell’intervista, Trump si è soffermato anche sull’autore dell’attacco, Cole Tomas Allen, definendolo “una persona malata” che si sarebbe radicalizzata nel tempo. Secondo il presidente, l’attentatore era inizialmente cristiano, ma avrebbe poi maturato posizioni anticristiane attraversando un periodo complesso. Allen, ha aggiunto Trump, avrebbe lasciato un manifesto con minacce esplicite contro di lui e contro altri membri dell’amministrazione. “Il motivo per cui esistono persone così è che ci sono movimenti come ‘No Kings’”, ha affermato, collegando l’episodio a un clima politico che giudica esasperato e ingiustamente ostile.

Tensione in studio con Norah O’Donnell: accuse respinte

Trump ha avuto un confronto duro con la giornalista Norah O’Donnell, accusandola di dare spazio a passaggi del manifesto in cui l’aggressore lo attribuiva a presunti reati gravissimi. “Dovresti vergognarti per aver letto queste parole”, ha detto, negando con fermezza e respingendo le etichette di stupratore o pedofilo. Ha ribadito di essere stato “completamente scagionato” da ogni accusa, mentre O’Donnell ha replicato che stava riportando fedelmente le parole dell’attentatore senza intento diffamatorio. Nonostante la tensione, l’intervista è proseguita con critiche di Trump ai media, che considera orientati politicamente e troppo permissivi verso una linea liberal.

Eventi istituzionali e misure di protezione: cosa cambia dopo l’attacco

In chiusura, Trump ha chiarito di non voler consentire che un singolo gesto violento blocchi appuntamenti istituzionali come la cena dei corrispondenti. “Non voglio che una persona fuori di testa possa cancellare qualcosa del genere”, ha dichiarato, sostenendo che l’evento dovrebbe tornare a svolgersi entro 30 giorni con sicurezza rafforzata. Pur riconoscendo la gravità dell’accaduto, ha difeso la sua presenza e l’utilità di questi incontri per la democrazia, come spazio di confronto e dialogo tra governo e stampa.

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