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Petroliera turca colpita nel Mar Nero vicino Istanbul: esplosione e drone misterioso

Petroliera turca colpita nel Mar Nero vicino Istanbul: esplosione e drone misterioso

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Nelle prime ore del mattino, le acque del Mar Nero sono state teatro di un episodio di forte allarme: una petroliera gestita da una compagnia turca è stata interessata da un’esplosione al largo di Istanbul. Come riferito dal ministro dei Trasporti turco Abdulkadir Uraloglu, la segnalazione è arrivata poco dopo la mezzanotte, quando l’unità ha comunicato al centro nazionale di emergenza un’esplosione nella sala macchine.

La nave, con bandiera estera ma operatività riconducibile a una società turca, aveva imbarcato greggio proveniente dalla Russia e si trovava a circa 14 miglia dal Bosforo, uno dei corridoi marittimi più delicati e strategici del pianeta. Le prime verifiche fanno pensare a un danno concentrato proprio nella sala macchine, elemento che rafforza l’ipotesi di un’azione intenzionale più che di un incidente tecnico.

Pista “mezzo navale autonomo”: cosa ipotizzano le autorità

Gli inquirenti turchi ritengono più probabile un attacco compiuto tramite veicolo di superficie senza equipaggio, almeno in questa fase escludendo la dinamica tipica di un drone aereo. Secondo il ministro Uraloglu, l’urto sarebbe avvenuto a livello dell’acqua, un dettaglio coerente con l’impiego di un mezzo autonomo o telecomandato.

Questo schema operativo si colloca in un quadro in cui le tecnologie navali unmanned vengono utilizzate sempre più spesso in aree ad alta tensione internazionale, soprattutto lungo rotte che risentono del conflitto Russia-Ucraina. Non viene scartata l’idea che l’episodio possa rientrare in dinamiche di guerra ibrida e in azioni di sabotaggio che mirano a colpire infrastrutture e traffici energetici.

Personale illeso: 27 marittimi turchi senza conseguenze

Malgrado la potenza della deflagrazione, nessuno dei 27 membri dell’equipaggio, tutti cittadini turchi, risulta ferito. Il ministro ha precisato che i soccorsi sono stati attivati rapidamente e che l’evoluzione dell’emergenza viene seguita minuto per minuto.

Dalle comunicazioni radio emergono danni alla sala macchine e alla parte superiore dello scafo, con segnalazioni di infiltrazioni d’acqua. L’intervento tempestivo delle unità turche avrebbe però contenuto la situazione, riducendo per ora il rischio di affondamento e scongiurando conseguenze ambientali immediate.

Petroliera “Altura”: trasportava 140mila tonnellate di greggio russo

La nave coinvolta è la petroliera “Altura”, riconducibile alla compagnia Pergamon Shipping con base a Istanbul. A bordo vi erano circa 140.000 tonnellate di petrolio caricato dal porto russo di Novorossijsk, uno dei principali snodi dell’export energetico nel bacino del Mar Nero.

Al momento dell’evento, l’unità si trovava a circa 24 chilometri dall’ingresso settentrionale del Bosforo, un punto cruciale per il traffico commerciale internazionale. La vicinanza a questa rotta amplifica il peso strategico dell’accaduto, dato il flusso costante di navi e l’importanza della linea energetica.

Sanzioni e “shadow fleet”: un profilo che complica il quadro

Un aspetto centrale riguarda lo status della petroliera, già colpita da sanzioni internazionali. L’Unione Europea l’ha inserita nella lista nera il 24 ottobre 2025; a seguire sono arrivate misure analoghe da Svizzera, Ucraina e Regno Unito nei mesi successivi.

La “Altura” viene inoltre indicata come parte della cosiddetta “flotta ombra”, un insieme di navi impiegate per movimentare petrolio eludendo restrizioni e controlli. Questo elemento accresce le domande sulle possibili motivazioni, perché l’episodio potrebbe intrecciarsi con la pressione esercitata sulle esportazioni energetiche russe.

Passaggi societari e legami esteri: la cronologia della nave

La vicenda recente della petroliera è segnata da diversi cambi di intestazione. In passato era conosciuta come “Besiktas Dardanelles”; nel 2024 è stata acquisita dalla Kayseri Shipping con sede a Panama e rinominata “Kayseri”. Poi, nel novembre 2025, è passata alla Pergamon Maritime di Istanbul, assumendo il nome “Altura”.

Secondo quanto riportato, la precedente struttura societaria sarebbe stata collegata a soggetti già sanzionati a livello internazionale, tra cui Hector Varela De Leon e contesti associati a interessi iraniani. Tali riferimenti contribuiscono a delineare un ambiente geopolitico complesso attorno all’episodio.

Intervento rapido e controlli in corso nelle acque turche

Dopo l’esplosione è stato attivato un segnale di emergenza e la petroliera ha ricevuto assistenza da unità navali in prossimità dell’area. Sono entrate in azione le navi di soccorso Rescue 11 e Rescue 12, insieme a una motovedetta della sicurezza costiera turca.

Le autorità hanno confermato la mobilitazione di tutte le risorse utili e la prosecuzione delle operazioni per mettere in sicurezza la nave e prevenire criticità ambientali. L’area resta sorvegliata mentre continuano le indagini per chiarire origine e responsabilità dell’attacco.

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