Giorno24.it

Pietracatella: madre e figlia uccise con ricina, indagine per duplice omicidio premeditato

Pietracatella: madre e figlia uccise con ricina, indagine per duplice omicidio premeditato

Casa sequestrata Pietracatella ricina

Quello che, in un primo momento, appariva come una drammatica intossicazione alimentare sta assumendo i contorni di un caso ben più inquietante: un presunto duplice omicidio. Sara Di Vita, 15 anni, e sua madre Antonella Di Jelsi, 50 anni, morte subito dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso, secondo gli ultimi riscontri investigativi, sarebbero state contaminate da ricina all’interno della loro abitazione di Pietracatella. La Procura ha quindi aperto un nuovo procedimento contro ignoti, ipotizzando l’omicidio volontario premeditato: una svolta che cambia radicalmente la lettura dell’intera vicenda.

Ricina individuata: esami specialistici e riscontri tossicologici

L’ipotesi del veleno è emersa dopo accurate analisi tossicologiche su campioni biologici prelevati dalle vittime. Gli accertamenti sono stati condotti sia in Italia sia presso laboratori altamente specializzati in Svizzera e negli Stati Uniti, segno della delicatezza e della complessità del quadro. Le verifiche avrebbero evidenziato tracce di ricina nel sangue di madre e figlia, spostando con decisione il baricentro dell’indagine verso l’avvelenamento. Le analisi, tuttavia, proseguono per rafforzare la ricostruzione, definire tempi e modalità dell’esposizione e consolidare gli elementi probatori.

Prima del decesso: cosa è accaduto nei giorni vicini al Natale

Gli eventi risalgono ai giorni immediatamente precedenti le festività natalizie, periodo in cui la famiglia avrebbe consumato diversi pasti in casa. Tra il 27 e il 28 dicembre, madre e figlia sono state colpite da un malore improvviso, con nausea, vomito e un rapido aggravamento delle condizioni. Manifestazioni cliniche inizialmente sovrapponibili a una comune intossicazione alimentare che, nel giro di poco, si sono trasformate in un quadro devastante: collasso degli organi e morte sopraggiunta in poche ore.

Accessi al pronto soccorso e interrogativi sulla gestione clinica

Prima del ricovero definitivo, le due donne si erano presentate più volte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, venendo inizialmente dimesse. In seguito, l’evoluzione fulminea dei sintomi ha portato a un peggioramento repentino e al decesso ravvicinato. Nello stesso contesto, il padre della famiglia, anche lui con disturbi compatibili con un’intossicazione, è stato trasferito allo Spallanzani di Roma e dimesso dopo alcuni giorni: su di lui, però, gli esami tossicologici non avrebbero rilevato presenze anomale o sostanze sospette, un dettaglio che rende la vicenda ancora più difficile da interpretare.

Due piste parallele: responsabilità mediche e ipotesi di avvelenamento

Fin dalle prime fasi, l’inchiesta si è articolata su due linee investigative distinte. Da un lato, la Procura ha iscritto cinque medici nel registro degli indagati per omicidio colposo e profili di responsabilità sanitaria, con l’obiettivo di verificare eventuali omissioni o errori nella gestione clinica. Dall’altro, l’emersione della ricina ha determinato l’apertura di un secondo fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti. Ora i due percorsi dovranno essere coordinati per ricomporre in modo completo la sequenza dei fatti.

Alimenti sequestrati e verifiche sui cibi presenti in casa

La Squadra Mobile di Campobasso ha eseguito sequestri nell’abitazione di Pietracatella, prelevando barattoli, conserve e residui alimentari, inclusi materiali recuperati dai rifiuti. Nelle prime analisi, tali campioni non avevano mostrato irregolarità evidenti, alimentando il dubbio su come possa essere avvenuta la contaminazione. Un ulteriore ostacolo è rappresentato dal fatto che non tutti i cibi consumati nei giorni cruciali sono stati recuperati, rendendo più complessa la ricostruzione dettagliata della catena di esposizione.

Ricina: natura della sostanza e meccanismo di azione

La ricina è un veleno estremamente potente ricavabile dai semi della pianta di ricino. Se ingerita, può provocare disturbi iniziali come nausea, vomito e diarrea, seguiti da lesioni gravi agli organi fino al collasso dell’intero organismo. La sua pericolosità deriva dal fatto che blocca la sintesi proteica nelle cellule, portando rapidamente a conseguenze letali. Pur essendo talvolta citata in ambito mediatico e cinematografico, nella realtà è una sostanza difficile da individuare senza test mirati e procedure di laboratorio specifiche.

Abitazione ancora sigillata e conseguenze per i familiari

L’abitazione di Pietracatella rimane sotto sequestro, mentre gli investigatori continuano a raccogliere e incrociare elementi utili. Nel frattempo, il padre e l’altra figlia si sono trasferiti temporaneamente altrove, travolti da una tragedia che ha scosso l’intera comunità. Il paese resta profondamente colpito e incredulo davanti a una storia che, con il passare delle settimane, mostra contorni sempre più inquietanti.

Inchiesta aperta: caccia a chi avrebbe somministrato il veleno

Le indagini proseguono per identificare chi possa aver introdotto la ricina e con quali modalità. Restano numerose domande senza risposta: dal possibile movente alla dinamica di contaminazione nell’ambiente domestico, fino ai tempi esatti dell’esposizione. La richiesta di proroga per il deposito delle relazioni autoptiche evidenzia una fase investigativa complessa, ancora in pieno sviluppo, mentre gli inquirenti puntano a ricostruire ogni dettaglio e ad arrivare al responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *