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Economia e Lavoro

I giovani scioperano per il salario minimo

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La democrazia è fondamentale, il tentativo di ridimensionarla, di reintrodurre pratiche violente di carattere fascista, o addirittura nazista, va combattuto con grandissima decisione, non dobbiamo avere timore, paura, delle reazioni che in ogni caso i criminali che sono in campo cercheranno di produrre». Sergio Cofferati, ex segretario generale della Cgil, ex sindaco di Bologna e da due mesi tesserato in un circolo genovese del PD dopo anni di assenza, scandisce forte il suo messaggio antifascista alla commemorazione per il 54° anniversario della strage di piazza Fontana a Milano.

Cofferati, lei era un giovane operaio nel 1969. Cosa ricorda di quei mesi?

«Ho un ricordo molto vivo: Milano in quel periodo viveva delle fortissime lotte operaie che gli attentati dell’epoca cercavano di mettere a margine. Io avevo cominciato a lavorare alla Pirelli di Milano il 9 giugno di quell’anno, appena cinque mesi prima della strage. Ed ero qui quando fecero esplodere la bomba. Ricordo di aver partecipato a iniziative spontanee e organizzate per cercare di scoprire quello che era successo e per dare solidarietà alle famiglie delle vittime. C’erano, in parallelo, moltissime manifestazioni studentesche alla Statale. Operai e studenti protestavano per vedersi riconosciuti dei diritti, per loro, per le generazioni future. Esattamente come oggi. Manifestazioni che gli attentati hanno cercato di bloccare o comunque di snaturare anche cercando di attribuire le responsabilità ad alcune persone che poi le indagini hanno rivelato non essere coinvolte: parlo degli anarchici. Con il tempo, con il lavoro della magistratura, si è arrivati a un’altra verità. Cioè che la responsabilità fosse dei nazifascisti».

Nel ‘69 lo statuto dei lavoratori, oggi il salario minimo: come andrà a finire?

«Mi pare che il governo non abbia nessuna intenzione di arrivare a una soluzione legislativa. Credo, comunque, che sia fondamentale non recedere e insistere per arrivare a una conclusione, spero in tempi ravvicinati. È un tema su cui le opposizioni progressiste fanno bene a insistere. Soprattutto per i più deboli, per i più poveri e i più giovani».

Anche i giovani di oggi come quelli di allora protestano. Ma vengono chiamati “eco-vandali”. Li stiamo ignorando?

«Penso che i giovani che manifestano per il clima abbiano ragione. I temi che loro presentano – a volte con grande vivacità e spesso con modalità che non vengono apprezzate – sono giusti ed è bello che loro si impegnino così tanto. Bisogna però che gli adulti diano loro retta, bisogna che quelle loro richieste diventino richieste di tutti. E che la politica, nelle sedi opportune, provi a dare delle risposte».

Dopo la sua uscita dal Pd nel 2015 in dissenso con Matteo Renzi, a settembre ha ripreso la tessera per «aiutare la Segretaria». Come vede il partito, adesso?

«Credo che il Pd di Elly Schlein stia provando a svolgere il compito richiesto a un partito di sinistra, a un partito che ha avuto una storia di partecipazione. La segretaria è una persona intelligente, con una grandissima passione. Per questo – oltre che per raggiungere gli obiettivi di cui parlavo poco fa – è importante aiutarla e lasciarla lavorare».

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