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Una borsa scambiata per un’arma dietro la morte dei 7 cooperanti a Gaza

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Sarebbe stata una borsa scambiata per un’arma al centro della catena di errori che l’1 aprile ha portato al bombardamento e all’omicidio dei sette operatori umanitari della ong World central kitchen (Wck) da parte dell’esercito israeliano a Gaza. È quanto emerge dai risultati dell’indagine…

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Guerra Ucraina

Guerra in Ucraina: chi è fuggito e le due vite di Andrii Rosliuk

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Si può davvero coinvolgere un lettore nella vicenda di un uomo che non ce l’ha fatta? In una storia in cui il protagonista non trionfa, o comunque non nel modo in cui siamo abituati a immaginare un personaggio vincente, un eroe. “Le due vite di Andrii Rosliuk” (Arkadia Editore, 2026), di Olivia Crosio, racconta proprio questo: una storia «allegra e piena di vita» che ruota attorno a un uomo che, alla fine, non riesce a vincere la sua battaglia. Ed è anche un romanzo desiderato dal suo stesso protagonista. Andrii Rosliuk e sua madre Nataliia lasciano l’Ucraina a causa della guerra e della malattia di lui: salgono su un autobus e vengono portati in Italia, a Milano, dove Andrii tenterà un trapianto di midollo. Si lasciano alle spalle famiglia, amicizie, progetti e speranze, ma anche dettagli che sanno di casa: le polpette preferite di Andrii, la sua auto rossa con il cambio automatico e una particolare bottiglia di whisky.

A Milano comincia una seconda vita, abitata da angeli. Nataliia, convinta di essere una donna pratica, finisce per scorgerli ovunque e, come se non bastasse, inizia anche ad avere sogni premonitori. E poi tram, metropolitana, ancora tram. Con la sua energia, «il piccolo folletto ucraino» conquista cuori e cucine. Nel frattempo Andrii combatte. Il legame con la vita di prima resta nei frequenti battibecchi: ogni volta lei rimane piccata, lui si pente. La sera Andrii, informatico di successo che continua a lavorare nonostante tutto, riceve telefonate da amiche e amici rimasti in Ucraina. Tutti lo aspettano: non vedono l’ora di bere con lui quella certa bottiglia di whisky. E quei colpi contro il muro significano che Iryna e Myla, nella stanza accanto, hanno preparato la cena anche per lui. Le cure proseguono fino a un nuovo ricovero. Ed è allora che Andrii decide che, prima di addormentarsi, forse è meglio affidare a qualcuno il compito di scrivere la sua storia, perché «comunque vada a finire, sarà stato bellissimo».

Il romanzo è un viaggio non soltanto geografico, ma anche esistenziale e psicologico, lontano dalla retorica stucchevole della guerra e della malattia che renderebbero automaticamente buoni e mansueti. Il protagonista ama la vita perché sa che la malattia che lo accompagna lo ha rafforzato nello spirito e nell’intelletto; non è una figura da compatire né uno strumento per sensibilizzare chi legge sulla causa ucraina, ma un uomo realizzato, pieno di vitalità, simbolo di una resistenza totale. Andrii sa bene che ogni giorno di resistenza in Ucraina è un giorno di speranza. Dal romanzo di Crosio emerge anche quanto l’Ucraina soffra l’assenza di una fierezza adeguata verso la propria memoria storica e linguistica. A volte sembra che troppi ucraini vogliano rinchiudere l’identità in un’idea nazionale stretta, locale e folklorica o, peggio, in teorie arcaizzanti o mistiche. Nel contempo, l’Ucraina, soprattutto dall’inizio dell’invasione russa, cerca di definire con decisione una vera identità linguistica.

Da questo punto di vista, “Le due vite di Andrii Rosliuk” offre speranza a chi dovrà continuare a scrivere la storia di Andrii: per vivere in pace e per costruire l’immagine di una nazione e di uno Stato capaci di consolidare autocoscienza e sicurezza all’interno del Paese. Una nazione sicura di sé, inoltre, risulta più pronta e più capace di accogliere e selezionare ciò che arriva dall’esterno.

L’articolo Chi ha lasciato l’Ucraina a causa della guerra. Le due vite di Andrii Rosliuk proviene da Il Riformista.

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Medio Oriente, Tajani riunisce gli ambasciatori: italiani evacuati e allerta Hormuz

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Medio Oriente, Tajani riunisce gli ambasciatori: italiani evacuati e allerta Hormuz

Tajani riunione Farnesina crisi Medio Oriente

Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha promosso una nuova riunione con gli ambasciatori delle aree più esposte della crisi in Medio Oriente, così da aggiornare il quadro su sicurezza dei cittadini italiani e dinamiche geopolitiche. Il vertice rientra nel monitoraggio continuo della Farnesina, che coordina le sedi diplomatiche italiane nei territori maggiormente interessati da conflitti e tensioni regionali.

Durante il confronto sono stati esaminati gli ultimi sviluppi nei principali scenari di crisi, con focus sulla tutela dei connazionali presenti nei Paesi coinvolti e sulla tenuta delle rotte internazionali più sensibili. Tajani ha ribadito la linea italiana: assistenza ai cittadini, contatto costante con le autorità locali e dialogo operativo con gli alleati e i partner internazionali.

Drone su Erbil: allerta diplomatica e nuovi rischi in Iraq

Tra i temi principali affrontati c’è stata la situazione in Iraq, tornata particolarmente complessa dopo l’attacco con drone al consolato degli Emirati Arabi Uniti a Erbil. L’episodio si colloca in un contesto già segnato da azioni ripetute contro infrastrutture militari e obiettivi strategici, mantenendo alto il livello di allerta nel Paese.

Stando a quanto indicato dalla Farnesina, i cittadini italiani presenti in Iraq risultano oggi in numero molto contenuto. Chi aveva espresso la necessità di partire ha ricevuto supporto dalle autorità consolari e diplomatiche, ed è già stato accompagnato fuori dal Paese in condizioni di sicurezza.

Rientro dalle Maldive: oltre 6.600 connazionali già partiti

Il ministro ha inoltre ottenuto un aggiornamento dall’ambasciatore italiano a Colombo sulla condizione dei connazionali nelle Maldive, dove nelle ultime settimane è stata gestita un’operazione di rimpatrio articolata e impegnativa, con priorità alla protezione dei viaggiatori.

Secondo le informazioni raccolte dalla rete consolare, almeno 6.600 italiani hanno già lasciato l’arcipelago grazie a voli charter organizzati dalla Farnesina e a tratte commerciali disponibili. L’ambasciatore, attualmente nella capitale Malé, prosegue nel coordinamento dell’assistenza con la console onoraria e il personale sul posto, assicurando continuità operativa.

È stato predisposto anche un presidio permanente all’aeroporto internazionale della capitale, per sostenere chi deve ancora imbarcarsi e garantire procedure di partenza ordinate durante le fasi finali del rientro.

Libano: raid estesi e crisi umanitaria con 700 mila sfollati

Resta molto grave la situazione in Libano, dove la guerra continua a produrre conseguenze pesanti per la popolazione civile. Bombardamenti e incursioni aeree colpiscono ormai vaste aree del Paese, inclusa la periferia sud di Beirut, alimentando pressione sulla sicurezza e sulle infrastrutture.

Le stime più recenti indicano che gli sfollati interni hanno raggiunto circa 700.000 persone, segnale di una crisi umanitaria in rapido peggioramento. Nel quadro di forte instabilità, i militari italiani della missione di peacekeeping UNIFIL continuano i pattugliamenti adottando misure di protezione rafforzate.

L’ambasciata italiana a Beirut rimane operativa nei limiti consentiti dalle condizioni di sicurezza e prosegue nel supporto ai cittadini italiani presenti. L’aeroporto internazionale, pur tra criticità e rallentamenti, resta aperto e mantiene attivi i collegamenti con l’Italia, garantendo canali di mobilità essenziali.

Stretto di Hormuz: transiti ridotti e possibili effetti su energia e commerci

Nel corso della riunione è stato dedicato spazio anche allo strategico Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico energetico globale. In quest’area la navigazione risulta fortemente condizionata, con solo poche navi autorizzate a passare ogni giorno, aumentando incertezza sulla sicurezza marittima.

La contrazione dei transiti alimenta preoccupazioni per la libertà di navigazione e per le possibili ricadute sui mercati energetici internazionali. Il corridoio è infatti fondamentale per l’invio di petrolio e gas verso Europa e Asia, con potenziali impatti sui prezzi e sulla stabilità delle forniture.

Tajani ha confermato che l’esecutivo italiano segue l’evoluzione della crisi con la massima attenzione, mantenendo un coordinamento costante con partner europei e internazionali per valutare misure a tutela della navigazione e della stabilità economica, con monitoraggio continuo degli scenari.

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Crisi in Medio Oriente, Meloni: “Italia fuori dall’attacco contro l’Iran”

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Crisi in Medio Oriente, Meloni: "Italia fuori dall'attacco contro l'Iran"

Meloni Senato crisi Iran Medio Oriente

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha illustrato alle Camere la linea dell’esecutivo di fronte alla nuova escalation in Medio Oriente, maturata dopo l’azione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Intervenendo nell’aula del Senato, la premier ha descritto l’attuale quadro geopolitico come “un’emergenza tra le più intricate degli ultimi decenni”, rimarcando che lo scenario internazionale impone scelte responsabili, freddezza di analisi e tempi rapidi nella politica.

Meloni ha richiamato l’attenzione su una fase di forte turbolenza del sistema internazionale, segnata dall’erosione del diritto internazionale e da un aumento di iniziative unilaterali. In questo contesto, la crisi mediorientale resta un banco di prova decisivo per la sicurezza globale, con possibili effetti a catena su economia, energia e assetti strategici anche in Europa e in Italia.

Dibattito alle Camere: la maggioranza rivendica trasparenza e metodo

Nel discorso a Palazzo Madama, la presidente del Consiglio ha replicato alle contestazioni delle opposizioni, che avevano accusato l’esecutivo di non aver aggiornato in tempi utili il Parlamento sulla crisi. Meloni ha ribadito che “l’esecutivo non si sottrae al controllo parlamentare”, ricordando che i ministri competenti sono intervenuti più volte in questi giorni nelle sedi istituzionali.

La premier ha anche contestato la narrazione di un’Italia isolata o appiattita sulle decisioni altrui. A suo avviso, la diplomazia italiana ha mantenuto prudenza operativa e canali di dialogo, proseguendo nel coordinamento con i partner europei e con diversi interlocutori regionali in Medio Oriente.

Il governo, ha aggiunto, sta attraversando “uno dei passaggi di svolta più complessi della storia recente”, in una fase in cui sarebbe utile una maggiore unità politica interna per tutelare gli interessi strategici nazionali.

Raid Usa-Israele e fragilità delle regole internazionali

Uno dei punti centrali dell’intervento ha riguardato l’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro il regime iraniano. La presidente del Consiglio ha spiegato che l’azione va letta dentro una più ampia crisi dell’architettura internazionale, nella quale crescono gli interventi unilaterali al di fuori dei binari del diritto internazionale.

Pur riconoscendo i pericoli dell’escalation e la delicatezza della congiuntura, Meloni ha precisato senza margini di dubbio che l’Italia non partecipa all’operazione e non intende parteciparvi. La priorità del governo resta evitare l’allargamento del conflitto, continuando a puntare su negoziati e iniziativa diplomatica.

Parallelamente, la premier ha sottolineato che il dossier sul nucleare iraniano rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza globale. In base alle valutazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Iran avrebbe proseguito con l’arricchimento dell’uranio fino al 60%, una soglia prossima a quella necessaria per un impiego militare. Un Iran in possesso di armi atomiche, ha avvertito Meloni, comprometterebbe il sistema di non proliferazione e potrebbe alimentare una nuova corsa mondiale agli armamenti nucleari.

Linea italiana: niente coinvolgimento bellico e priorità alla de-escalation

Tra i messaggi più netti rivolti al Parlamento c’è quello relativo al ruolo militare dell’Italia. Meloni ha voluto chiarire ogni dubbio affermando che “non siamo in guerra e non intendiamo entrarci”.

Secondo la presidente del Consiglio, l’esecutivo continuerà a muoversi sul terreno diplomatico per favorire una de-escalation e per verificare eventuali spazi di ritorno a una trattativa internazionale sul programma nucleare iraniano. Tuttavia, la riapertura del negoziato appare complessa finché proseguiranno gli attacchi iraniani verso i Paesi del Golfo e altri attori regionali.

Meloni ha inoltre inquadrato la crisi regionale in una traiettoria più ampia, indicando una data spartiacque per la destabilizzazione: il 7 ottobre 2023, quando l’attacco di Hamas contro Israele sarebbe stato reso possibile, secondo la premier, anche dal sostegno economico e militare dell’Iran a diversi gruppi armati dell’area.

Basi Usa in Italia: accordi, limiti e ruolo del Parlamento

Nel suo intervento la presidente del Consiglio ha trattato anche l’ipotesi di un impiego delle basi militari statunitensi presenti in Italia. Meloni ha ricordato che tali installazioni derivano da accordi bilaterali con Washington, avviati nel 1954 e poi aggiornati nel tempo da esecutivi di diverso colore politico.

La premier ha specificato che non è pervenuta alcuna richiesta dagli Stati Uniti per utilizzare basi italiane in operazioni contro l’Iran. Qualora la richiesta arrivasse, la decisione sarebbe formalmente del governo, ma Meloni ha ribadito che una scelta di questa portata verrebbe comunque portata all’attenzione del Parlamento.

A giudizio della presidente del Consiglio, l’Italia si sta comportando in modo coerente con altri partner europei, citando anche la Spagna, che ha dichiarato di attenersi ai propri accordi bilaterali con gli Stati Uniti senza consentire attività militari oltre tali cornici.

Diplomazia europea: consultazioni e risposta condivisa alla crisi

Sul fronte diplomatico, Meloni ha riferito di aver favorito un raccordo continuo con alcuni tra i principali alleati europei. La presidente del Consiglio ha parlato di contatti con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con il primo ministro britannico Keir Starmer e con il presidente francese Emmanuel Macron.

Lo scopo di questi colloqui è allineare le analisi sulla crisi e coordinare le risposte politiche ed economiche rispetto alle conseguenze globali del conflitto, che possono riflettersi sulla sicurezza e su mercati energetici e alimentari.

Il governo italiano intende proseguire questo lavoro con gli alleati per costruire strategie comuni e sostenere iniziative diplomatiche utili a ristabilire stabilità nel Medio Oriente.

Connazionali all’estero: tutela, evacuazioni e rientri assistiti

Una parte rilevante dell’intervento ha riguardato la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree interessate dal conflitto. Meloni ha spiegato che il governo ha attivato una vasta operazione di assistenza ed evacuazione per i connazionali rimasti bloccati nella regione.

Grazie a voli dedicati e convogli predisposti con la collaborazione di diversi Paesi del Golfo, più di 25 mila italiani sono rientrati dall’avvio della crisi. La priorità è stata data a chi era in transito e alle persone considerate più fragili.

La presidente del Consiglio ha ringraziato pubblicamente i governi del Golfo, il ministero degli Esteri, l’intelligence e la Protezione Civile per il lavoro svolto nella gestione dell’emergenza.

Vittime civili in Iran: condanna e richiesta di verità

Uno dei passaggi più sentiti del discorso ha richiamato la strage avvenuta nella scuola femminile di Minab, nel sud dell’Iran, dove un attacco ha causato la morte di molte bambine.

Meloni ha espresso una condanna netta per quanto accaduto e ha chiesto che le responsabilità della tragedia vengano chiarite rapidamente. La premier ha insistito sul fatto che, anche durante operazioni militari, deve restare centrale la protezione dei civili, in particolare dei minori.

Questo riferimento ha ottenuto un raro applauso trasversale in aula, condiviso da maggioranza e opposizione.

Prezzi energia e carburanti: vigilanza su rincari e misure anti-speculazione

La crisi in Medio Oriente sta già influenzando i mercati energetici internazionali, con potenziali effetti sui prezzi alla pompa. Meloni ha assicurato che il governo segue l’evoluzione con attenzione e ha predisposto strumenti per contrastare eventuali dinamiche speculative.

La presidente del Consiglio ha rivolto un avvertimento alle aziende del comparto: chi sfrutterà la crisi per aumentare i prezzi senza giustificazione potrà essere colpito da una tassa straordinaria sugli extraprofitti da speculazione.

Tra le opzioni in valutazione rientra anche l’eventuale attivazione delle cosiddette accise mobili, per ridurre l’impatto dell’aumento del petrolio sui consumatori.

Libano e Unifil: tutela del contingente italiano e messaggi a Israele

Meloni ha richiamato anche la situazione in Libano, dove Israele ha intensificato le operazioni contro Hezbollah negli ultimi giorni. La premier ha riferito di aver contattato direttamente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per esprimere la contrarietà dell’Italia a un’ulteriore escalation.

Nel Paese sono schierati oltre mille militari italiani nella missione ONU Unifil, incaricata di contribuire alla stabilità lungo il confine tra Libano e Israele.

La presidente del Consiglio ha ribadito che la sicurezza dei contingenti internazionali deve essere assicurata in ogni momento e ha chiesto a Israele di garantire la protezione delle truppe impegnate nella missione.

Difesa europea e nuove minacce: dal fianco Sud al rischio nucleare

In chiusura, Meloni ha sostenuto che le tensioni degli ultimi anni rendono necessario rafforzare la capacità di difesa dell’Europa. Per la premier, la sicurezza del continente va affrontata in modo integrato, tutelando sia il fronte orientale sia quello meridionale dell’Unione Europea.

Il pericolo di un Iran dotato di armi nucleari, ha ribadito la presidente del Consiglio, costituirebbe una minaccia immediata per l’Europa e per l’Italia, anche considerando lo sviluppo di missili a lungo raggio potenzialmente capaci di raggiungere territorio europeo.

Per questo, ha concluso Meloni, l’Europa deve costruire una strategia di difesa più coordinata, più integrata e pronta a rispondere alle sfide geopolitiche di un ordine internazionale sempre più instabile.

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