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Sotto il carcere spunta un tunnel sotterraneo, c’è anche un letto

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Una galleria sotterranea “fai da te” e un letto. È quanto è stato trovato letteralmente sotto il carcere della Santé a Parigi. A fare la scoperta è stato un tecnico del gas, intervenuto “in un pozzo per connessioni elettriche” al livello del numero civico 93 della Rue de la Santé, che costeggia…

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Guerra Ucraina

Ecco tutti i 28 punti del piano di pace Usa per l’Ucraina

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Pubblicato il contenuto dei 28 punti del piano di pace di Trump per l’Ucraina. A rivelarlo punto per punto è ancora una volta Axios che nelle scorse ore aveva per primo pubblicato la notizia dell’esistenza della nuova iniziativa diplomatica del tycoon. Il sito Usa specifica che il documento in questione è una bozza verificata da un funzionario ucraino, un funzionario statunitense e una fonte a conoscenza della proposta e conferma che esso è stato presentato ieri a Zelensky dal segretario dell’esercito Usa Dan Driscoll. Il piano, si apprende inoltre, è stato preparato dall’inviato di Trump Steve Witkoff “su input” del segretario di Stato Usa Marco Rubio e del genero del presidente Jared Kushner. Consultati nella fase di stesura anche l’inviato russo Kirill Dmitriev e il consigliere per la sicurezza nazionale di Zelensky, Rustem Umerov.

Il piano “non è facile” per l’Ucraina, ammette una fonte Usa citata da Axios, la quale aggiunge che la Casa Bianca ritiene che la guerra debba finire e se così non sarà, è probabile che Kiev perda ancora più territori. Le prime indiscrezioni filtrate sui media anticipavano le pesanti condizioni che il piano comporterebbe per Kiev. La pubblicazione del testo integrale della bozza – un testo che potrebbe cambiare in base alle discussione delle parti, fanno sapere da Washington – lo conferma.

Il tema delle concessioni territoriali viene trattato ai punti 21 e 22 in cui si legge che Crimea, Luhansk e Donetsk saranno riconosciute come “territori russi di fatto, anche dagli Stati Uniti”. E ancora: “Kherson e Zaporizhzhia saranno congelate lungo la linea di contatto, il che comporterà un riconoscimento di fatto lungo la linea di contatto”. Secondo la proposta pubblicata “la Russia rinuncerà ad altri territori concordati che controlla al di fuori delle cinque regioni” e “le forze ucraine si ritireranno dalla parte dell’Oblast di Donetsk attualmente sotto il loro controllo, e questa zona di ritiro sarà considerata una zona cuscinetto neutrale e demilitarizzata, riconosciuta a livello internazionale come territorio appartenente alla Federazione Russa. Le forze russe non entreranno in questa zona demilitarizzata”. Dopo aver concordato i futuri accordi territoriali, sia la Russia che l’Ucraina “si impegnano a non modificarli con la forza” e “qualsiasi garanzia di sicurezza non si applicherà nel caso di una violazione di questo impegno”.

Stando alla bozza pubblicata, Kiev, la cui sovranità viene “confermata” al punto 1, dovrebbe rinunciare all’ingresso alla Nato (ma non all’Unione Europea) e inserire tale promessa nella sua Costituzione. L’Alleanza atlantica dovrebbe accettare di includere nei propri statuti una clausola che impedisca l’ammissione in futuro dell’Ucraina. Previste in base alla proposta Usa anche la riduzione dell’esercito ucraino a 600mila unità (dalle 800/850mila attuali) e la firma di un patto di non aggressione tra la Russia, l’Ucraina e l’Europa. “Tutte le ambiguità degli ultimi 30 anni saranno considerate risolte”, si legge nel testo ottenuto da Axios. Che prosegue: “si svolgerà un dialogo tra Russia e Nato, mediato dagli Stati Uniti, per risolvere tutti i problemi di sicurezza e creare le condizioni per la deescalation al fine di assicurare la sicurezza globale e aumentare le opportunità per la futura cooperazione e sviluppo economico”. Entro 100 giorni dall’accordo l’Ucraina dovrà tenere nuove elezioni.

Kiev riceverà “garanzie di sicurezza certe” (la bozza del punto 5 non contiene dettagli ma al punto 9 si parla dello stazionamento di jet europei in Polonia). Le garanzie verranno invalidate se l’Ucraina invaderà la Russia o lancerà missili contro Mosca o San Pietroburgo “senza motivo”. In caso di un’invasione russa dell’Ucraina “oltre ad una risposta militare coordinata sarebbero ripristinate tutte le sanzioni globali”. Il piano Usa prevede che la Russia venga reintegrata nell’economia globale e nel G8 e che una parte dei suoi fondi congelati vengano impiegati per la ricostruzione dell’Ucraina. Mosca dovrà inoltre stabilire per legge la sua politica di non aggressione nei confronti dell’Europa e dell’Ucraina.

Tra le altre misure contenute nella proposta della Casa Bianca l’accettazione da parte della Federazione dell’estensione della validità dei trattati sulla non proliferazione e il controllo delle armi nucleari, incluso lo START I, e la supervisione dell’Aiea della centrale di Zaporizhzhia. L’elettricità prodotta sarà distribuita equamente tra Russia e Ucraina. Kiev da parte sua dovrà accettare di essere uno Stato non nucleare in conformità con il Trattato di non proliferazione. Infine, verrà concessa un’amnistia a tutte le parti coinvolte nel conflitto.

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Guerra Ucraina

Zelensky vede i generali americani: “Presto parlerò con Trump”

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Il presidente ucraino Zelensky cammina su un filo sottile come una lama pur non avendo le stimmate dell’equilibrista. Ogni parola con Trump sul nuovo piano di pace statunitense potrebbe essere un passo falso, un cedimento fatale. Deve trattare con cautela, consapevole che un solo errore peserebbe sulle vite di milioni di persone. Tra aperture ufficiali e dissensi interni, quello che ha i connotati di un passo verso la diplomazia si è già trasformato in un campo minato di giudizi durissimi, parole che suonano come campanelli d’allarme e dubbi sulla reale volontà del Cremlino.

Zelensky si è mostrato aperto alla possibilità di parlare con Trump del nuovo piano, ma all’interno del suo stesso governo il giudizio sulla proposta è stato senza appello: “oscena”, “assurda”, “inaccettabile”. In altre parole, il presidente ucraino sembra pronto a discutere, ma non senza condizioni, mentre il suo entourage mette già in chiaro i limiti di ogni compromesso. E Vladimir Putin attacca la leadership di Kiev: “Siede su water d’oro, non pensa ai soldati”, dice riferendosi allo scandalo corruzione emerso di recente.

Ieri a Kiev Zelensky ha ricevuto il segretario dell’Esercito americano, Driscoll, insieme a una delegazione militare Usa, e ha esaminato la bozza del dossier concepito per rilanciare la diplomazia dopo quasi quattro anni di guerra. Pur concedendo spazio a possibili aperture, e forse addirittura al rispetto di scadenze rigorose, Zelensky ha ribadito le cosiddette “fondamenta imprescindibili” per il popolo ucraino, sottolineando che qualsiasi negoziato deve includere l’Ue. “I nostri team lavoreranno sui punti del piano per porre fine alla guerra. Siamo pronti per un lavoro costruttivo, onesto e operativo. La pace è necessaria e apprezziamo gli sforzi del presidente Trump e del suo team per ripristinare la sicurezza in Europa”, ha dichiarato. Ma all’interno del governo, la linea è ben diversa. Funzionari ucraini, dopo aver esaminato una versione preliminare del piano attribuita a Dmitriev, stretto collaboratore di Putin, e all’inviato speciale di Trump, Witkoff, hanno parlato di provocazione studiata per disorientare gli alleati di Kiev. “Non c’è alcun segnale che il Cremlino sia pronto a negoziati seri. Putin vuole solo guadagnare tempo ed evitare nuove sanzioni americane”, ha dichiarato Oleksandr Merezhko, presidente della commissione parlamentare per la politica estera. Il vice ministro degli Esteri Kyslytsya ha definito l’iniziativa “del tutto irrealistica”. Ma Trump insiste e starebbe lavorando a un “piano dettagliato e accettabile da entrambe le parti per porre fine alla guerra”, ha detto la portavoce Karoline Leavitt in una dichiarazione alla Bbc.

Intanto l’attacco missilistico su Ternopil continua a generare caos: 14 dispersi, 27 morti e soccorritori ancora al lavoro tra le macerie. L’azione si inserisce in una delle notti più violente degli ultimi mesi, con 136 droni e 52 missili russi che hanno colpito almeno 16 località, nonostante l’abbattimento della maggior parte. Mosca rivendica di aver conquistato Kupyansk, e di aver fatto progressi a Zaporizhzhia e Pokrovsk, mentre Kiev nega e sostiene di aver respinto 28 assalti, segno della distanza tra propaganda e realtà. Intanto un raid ucraino avrebbe colpito la raffineria di Ryazan, e tre centrali ucraine hanno dovuto ridurre la produzione dopo bombardamenti nelle aree circostanti. Sul fronte umanitario, la Russia ha restituito mille corpi che sostiene essere di soldati ucraini, il più grande rimpatrio da mesi, mentre a Lyman (Donetsk) un drone ha colpito un mezzo umanitario ferendo un volontario americano.

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Guerra Ucraina

Le barricate dell’Ue contro il piano Usa: “La pace ci sarà solo con Kiev e l’Europa”

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Sembra essersi spostata su Bruxelles, la nebbia che per giorni ha avvolto Pokrovsk, la città ucraina nel Donetsk, in Donbass, mediatizzata al punto da aver fatto perdere di vista altre situazioni su uno scacchiere ben più vasto, che vede anzitutto i cieli ucraini costantemente illuminati a giorno dai bombardamenti russi e la Casa Bianca articolare in sordina un piano di pace che, per porre fine alla guerra, farebbe rinunciare Kiev anche a quel 14,5% di territorio che ancora controlla. Soprattutto, come discusso ieri nel Consiglio Esteri Ue, la pace auspicata da Trump non prevede alcun coinvolgimento europeo, se non a posteriori, per garantirla.

Europa dunque in allarme: passata dagli ultimatum di Mosca a uno stand by forzato a causa del mancato accordo per finanziare Kiev sull’uso con i fondi russi congelati; e con un piano di pace alternativo pensato assieme a Zelensky, che il presidente ucraino ha portato con sé in Turchia senza seguito in Russia né a Washington. Ma cosa è emerso ieri a Bruxelles? Anzitutto che la Banca centrale russa avrebbe iniziato a vendere parte delle sue riserve auree per sostenere le spese di guerra, e ciò ha convinto i 27, con l’Ungheria contraria, a insistere sul sostegno al “servitore del popolo” dall’immagine ammaccata dallo scandalo tangenti. E ad alzare i toni dopo la mossa Usa. Occorre chiedersi “perché la Russia sta di nuovo mostrando un volto positivo, hanno paura del prestito di riparazione”, basato sui beni congelati alla Banca centrale russa, dice l’Alto Rappresentante Ue, Kallas. “Stanno finendo i soldi e vogliono dimostrare che sono forti, ma non è così, ciò ci spinge a continuare a sostenere l’Ucraina e far più pressione su Mosca” col 20esimo pacchetto di sanzioni. Incrocia le vie della diplomazia con il portafoglio, la Svezia, invitando i 27 a guardarsi allo specchio. “Dall’invasione, i Paesi e l’Ue hanno sostenuto Kiev con 187 miliardi di euro e abbiamo importato petrolio e gas dalla Russia per 201 miliardi, e se si aggiunge il resto, il totale è di 311 miliardi, saldo negativo per Kiev di 124 miliardi, una vergogna”, l’affondo della ministra svedese, Malmer Stenergard. Non un mera provocazione, ma un alert a chi, dentro l’Ue, con i tubi dei gasdotti sostanzialmente chiusi a est, continua a far arrivare il metano di Mosca in Gnl. Francia in primis, Belgio e Spagna, Paesi Bassi e Portogallo; l’Italia ha azzerato l’import di Gnl russo.

Copenaghen ha la presidenza di turno Ue e il ministro Rasmussen ha bocciato “la cessione di territori” a Putin senza che “un accordo negoziato dagli ucraini”. Urge, ha detto, “evitare qualsiasi situazione in cui iniziamo a cedere alle richieste”. Al termine del Consiglio, Kallas ha spiegato d’aver visto “i ministri molto compatti”. Almeno su un punto: freddezza sul piano Usa, a cui ieri ha aperto anche il Segretario di Stato Vaticano Parolin, rimarcando: l’Europa dovrebbe partecipare (al piano Usa, ndr), far sentire la sua voce e non rimanere esclusa. “Nessun piano può funzionare se europei e ucraini non danno il consenso, abbiamo già visto questo scenario, noi abbiamo un piano in 2 punti – la linea Kallas – indebolire la Russia e sostenere l’Ucraina, poi colpire la flotta ombra di Mosca che ha un impatto importante sugli introiti”. Il ministro francese Barrot è tornato sul pericolo russo: “La pace non può essere la capitolazione degli ucraini, ma giusta e duratura e per prevenire una nuova aggressione, sosteniamo la cooperazione militare e il finanziamento a Kiev basato sui prestiti di riparazione”. Tema solo sfiorato ieri. Parigi vorrebbe “partire da una tregua sulla linea di contatto, poi negoziati anche sui territori, ma è Putin che rifiuta”. Per il capo-diplomazia tedesco, Wadephul, “l’Europa dovrà essere coinvolta”, ma “prima la Russia deve porre fine all’aggressione”, poi trattare. Con Kiev dentro. Roma ha ridimensionato il piano Usa a “indiscrezioni”. Sostiene Tajani: “Se gli americani continueranno a svolgere questo ruolo, noi sosterremo l’azione Usa, fermo restando che l’Europa dovrà essere parte della trattativa, anche perché l’Ucraina rappresenta anche una barriera di sicurezza per l’Europa”.

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