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Mondo

Sette operatori umanitari uccisi a Gaza mentre distribuivano aiuti

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Sette persone che lavoravano per la ong statunitense World central kitchen (Wck) dello chef e ristoratore ispano-americano José Andres sono state uccise in un presunto raid aereo dell’esercito israeliano all’alba di oggi nel centro di Gaza, secondo una prima ricostruzione. Lo ha annunciato lo…

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Guerra Ucraina

“Non c’è negoziato senza l’Europa. E l’Italia è cruciale”

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Monsignor Visvaldas Kulbokas, nunzio apostolico in Ucraina, il presidente Zelensky è appena stato in Italia, dove ha incontrato la presidente Meloni e Papa Leone XIV. Come vede l’avanzare delle trattative per la pace?

“Sento molte voci che dicono che questa è la prima volta in quattro anni di guerra che si stanno facendo delle vere trattative serie. Questa è una guerra che si combatte in Europa ed è questo il continente che sente di più sulla propria pelle le conseguenze del conflitto. Non è possibile costruire la pace quando ci sono solo due o tre attori a lavorarci”.

Papa Leone ha parlato dell’Italia come mediatore per la pace

“Anche qui a Kiev si percepisce il tentativo dell’Ambasciata italiana e della Farnesina di fare da trait d’union tra Stati Uniti ed Europa. Noto questo sforzo italiano a a fare da ponte tra le varie posizioni e questo sarebbe un grosso vantaggio. Ne ha parlato anche Papa Leone sul volo di ritorno dal Libano e non penso che fosse solo un invito, era forse già un apprezzamento per ciò che l’Italia facendo”.

L’Italia riuscirà nell’impresa?

“Speriamo che possa esserci un buon risultato. È certamente un bene che l’Italia si stia impegnando perché conosce l’Ucraina e la Russia: questa conoscenza delle due parti, dal punto di vista culturale, economico e politico, mette l’Italia in condizione di poter contribuire alla pace. Ci sono delle potenzialità non sfruttate a pieno e penso che possa essere utile mettere in campo tutte le risorse”.

L’Europa però è stata isolata da Trump e Putin, è una mossa saggia?

“Non entro nelle questioni politiche. Posso però dire che mentre le istituzioni continuano a discutere e a litigare, la gente continua a morire. Sono stato in una riunione con l’ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’Onu ed è stato segnalato che a Kiev il numero di morti e feriti tra i civili in questo 2025 è cresciuto cinque volte in più rispetto all’anno scorso. Più ci si avvicina alla linea di combattimento, più ci si trova di fronte a intere città che stanno lentamente morendo”.

Il Vaticano è in qualche modo coinvolto direttamente nelle trattative?

“Non siamo coinvolti nelle discussioni politiche, ci occupiamo più degli aspetti umanitari e spirituali. Preghiamo per la pace ed è un aspetto fondamentale, perché quando il diritto internazionale cede e cede anche la comunità delle nazioni, cosa ci rimane? Si spera che Dio ci aiuti! Sarebbe eccessivo lasciare tutto solo nelle mani di Dio, ma per questa guerra così difficile pongo la speranza nel Signore e non più nelle persone umane”.

Il Papa con Zelensky ha parlato ancora di pace giusta e duratura.

“Esatto, questo è il nostro auspicio e per raggiungerla è necessario che tutti siano coinvolti nel processo di pace. Come ha detto il Santo Padre non è realista un accordo senza l’Europa”.

Questa guerra sta danneggiando anche il dialogo tra cristiani?

“Il Papa durante il suo viaggio in Turchia e Libano ha insistito tanto sul fatto che la religione e la fede non possono giustificare le guerre. Penso che sia stato un modo molto diplomatico per sottolineare che la preghiera e le fede devono costruire la pace e non le guerre”.

Questo Natale può essere un punto d’arrivo per le trattative di pace?

“Lo spero! Ho conosciuto due difensori dei diritti umani ortodossi che la scorsa Pasqua sono diventati cattolici. Perché? Hanno risposto: Perché abbiamo visto i bombardamenti della Domenica delle Palme. Ecco, le bombe influiscono sulle scelte religiose di alcune persone. Quando cadono i missili la gente si interroga ancora di più sul senso della guerra. E qui purtroppo ormai non sappiamo più com’è la vita senza la guerra, ci siamo troppo abituati al male e alla morte”.

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Guerra Ucraina

“Cedere il Donbass non porterà la pace. Putin vuole l’Ucraina”

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Ci sono presuli per cui la definizione di “vescovi di frontiera” non è metaforica. Tra di loro c’è senz’altro monsignor Maksym Ryabukha, il vescovo greco-cattolico di Donetsk. Trovandosi nel cuore del conteso Donbass, il territorio della sua diocesi è occupato per metà dai russi. A lui abbiamo chiesto come la popolazione locale sta vivendo questi giorni di trattative sul piano di pace e la recente visita a Roma di Volodymyr Zelensky per incontrare Leone XIV e Giorgia Meloni.

Eccellenza, avete paura che il Donbass possa essere sacrificato nel piano di pace? Putin lo ha rivendicato come storicamente russo.

“Putin non si fermerà al solo Donbass: a lui interessa tutta l’Ucraina. Questa sua richiesta è solo temporanea per ottenere un cessate il fuoco e poi riorganizzarsi per combattere di nuovo. Il mio popolo non crede che un accordo simile possa portare ad una pace giusta e duratura perché ignorerebbe le persone che vivono nei territori occupati e la persecuzione dei cristiani che lì viene attuata”.

Che reazione c’è stata nella sua diocesi a questo nuovo incontro tra Leone XIV e il presidente Zelensky?

“La figura di Leone XIV in questo momento così delicato rappresenta una grande speranza per tutti noi. I nostri governanti non sono molto religiosi e meno che mai cattolici. Eppure, come dimostra questo terzo incontro, vedono il Papa come un punto di riferimento per cercare insieme una pace giusta e gli sono grati per l’impegno a far rimpatriare i nostri bambini rapiti dalla Russia. Questo non è solo un atto di umanità ma anche di speranza perché rappresenta il ritorno del futuro nel nostro Paese”.

Il Papa ha ribadito la disponibilità della Santa Sede a dare spazi per svolgere dei negoziati. Il popolo di Donetsk come vivrebbe questa possibilità?

“Se succedesse, sicuramente le reazioni degli ucraini delle nostre regioni sarebbero due: applaudirebbero e pregherebbero. Il popolo ucraino sente nel Papa un sostegno paterno ed è difficile non fidarsi di un padre, no?”.

Di recente Leone XIV ha incoraggiato un ruolo dell’Italia nell’intermediazione per la fine del conflitto. Come giudicate uno scenario simile?

“Per noi ucraini questa è una proposta molto bella. Abbiamo apprezzato molto l’atteggiamento che il governo italiano ha dimostrato verso l’Ucraina con una posizione sempre molto chiara su questa guerra. Oltre alla capacità dell’Italia di agevolare il dialogo tra Ue e Usa sul conflitto, apprezziamo soprattutto il fatto che il vostro Paese è sempre stato dalla parte del nostro popolo aggredito”.

Natale si avvicina: come vi preparate a questa festa nell’esarcato di Donetsk mentre altrove è in discussione il futuro del vostro territorio?

“Il tempo di Natale per noi è anche un tempo speciale di speranza. Perché a Natale nella nostra cultura la famiglia si ritrova tutta insieme e questo ci ridà il senso di solidità della nostra vita. Da noi si dice che le mura ti sanificano”.

Zelensky ha regalato al Papa un presepe ucraino. Nelle vostre regioni riuscite ancora a fare il presepe?

“Non solo prepariamo presepi in tutte le parrocchie rimaste in vita e nelle case, ma facciamo anche i presepi viventi. Poi ci sono spettacoli che rappresentano la notte di Betlemme e la gente si immedesima nelle difficoltà della sacra famiglia. Nonostante le bombe, le uccisioni, la perdita di case e così via non rinunciamo al Natale, lo consideriamo un momento toccante in cui i bambini imparano le canzoni tradizionali e vanno per le strade a cantarle. In questi giorni di trattative, l’avvicinamento al Natale ci rende ancora più chiaro che, a parte Dio, non abbiamo nessuno che ci può garantire la vita e la dignità”.

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Guerra Ucraina

Asse Usa-Russia. C’è il piano di Putin: “Avanziamo veloci”

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Carta straccia. Per il Cremlino le proposte di cessate il fuoco messe a punto da Volodymyr Zelensky e dai “Volenterosi” europei sono soltanto questo. Del resto neanche Donald Trump sembra averne una considerazione migliore. Altrimenti si guarderebbe bene dal definire “una perdita di tempo” le proposte dal presidente ucraino e dall’usare “parole forti”, leggi mandare a quel paese il trio composto da Emmanuel Macron Keir Starmer e Friedrich Mertz. La risposta russa al lavorio negoziale dalla triade arriva per bocca del ministro degli esteri russo Sergey Lavrov: “L’Europa – spiega Lavrov – sta cercando in tutti i modi di sedersi al tavolo delle trattative, ma le idee che coltiva non saranno utili ai negoziati”. Parole rafforzate da Vladimir Putin che da una parte esprime solidarietà a un Nicolas Maduro ormai nel mirino di Trump e dall’altra ricorda agli europei che “l’iniziativa strategica è nelle nostre mani avanziamo ritmo sostenuto”. Come dire inutile proporre compromessi perchè in breve anche quel 25 per cento del Donetsk controllato da Kiev sarà nostro. Altrettanto minacciosi sono gli avvertimenti di Lavrov: “Stanno fantasticando di inviare le loro truppe in Ucraina come forze di pace, ma devono capire che le cosiddette forze di pace diventeranno immediatamente i nostri obiettivi legittimi”. Ma l’aspetto più inquietante delle dichiarazioni di Lavrov emerge quando rivela che sono state trasmesse agli Usa proposte concernenti le garanzie di sicurezza collettiva assolutamente in linea con quelle già presentate il 17 dicembre 2021. Una dichiarazione in cui spiega che tutte “le incomprensioni con gli Usa sono state eliminate” durante l’ incontro dell’ inviato Steve Witkoff del 2 dicembre. Quanto basta per capire che Washington e Mosca sono pronte a discutere piani molto più ampi e complessi di quelli incentrati su semplici concessioni territoriali riguardanti il Donetsk e il resto del Donbass. La prospettiva metterebbe i cosiddetti “Volenterosi” europei nella spiacevole situazione di chi guarda il dito anziché la luna. Il perchè è evidente. Mentre la triade franco-tedesco-britannica si concentra sul come impedire alla Russia di annettersi il 25 per cento del Donetsk ancora in mano a Kiev il Cremlino si prepara invece a trattare con Washington una totale revisione dell’architettura di sicurezza europea disegnata dopo il 1989. Le bozze proposte a Usa, Nato ed Europa nel dicembre 2021 – definite a suo tempo un ultimatum dalla Casa Bianca – chiedevano infatti il ritiro della Nato da tutti i Paesi entrati nell’Alleanza dopo il 1997 (ovvero da tutta l’Europa centro-orientale e dalle nazioni del Baltico ndr), il veto all’entrata di Georgia e Ucraina nella Nato e l’impegno reciproco di Stati Uniti e Russia a non schierare missili a medio raggio capaci di colpire i rispettivi territori. Sotto gli occhi dei “Volenterosi”, si preparerebbe insomma un’autentica rivoluzione copernicana capace di cancellare e stravolgere tutte le certezze impostesi dopo la caduta del Muro di Berlino.

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