Mondo
Quali sono le regole per fumare erba in Germania adesso che la cannabis è legale
Dal primo aprile 2024 la cannabis ad uso ricreativo è legale in Germania. La decisione era stata adottata a marzo dal Bundestag, il parlamento tedesco, ma la norma è diventata operativa solo adesso.
Dove è legale fumare cannabis in Europa
La Germania non è il primo Paese europeo ad aver…
Guerra Ucraina
Quei 28 punti “scritti in russo”, i dubbi delle cancellerie europee. E Trump cede: “Non definitivi”
Il tempo scorre. Donald Trump vuole chiudere il dossier sulla guerra in Ucraina in tempo per godersi il tacchino del giorno del Ringraziamento. Difficile. Eppure la determinazione americana appare complicata da arginare. L’Europa prova a mostrarsi compatta dicendo di accogliere con favore gli sforzi americani e che i 28 punti sono una “base che richiederà ulteriore lavoro”. Ma dietro le quinte il clima nelle cancellerie europee è pessimo.
Funzionari americani, ha scritto il Guardian, hanno spiegato agli alleati Nato di essere pronti a spingere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ad accettare l’accordo di pace, pena un’intesa peggiore in futuro. Dan Driscoll, segretario Usa dell’esercito, ha fatto il punto sull’intesa con gli ambasciatori dell’Alleanza atlantica durante un incontro a Kiev venerdì scorso. Dopo aver sentito al telefono la Casa Bianca e aver parlato con Zelensky, ha detto agli europei che “nessun accordo è perfetto, ma va concluso il prima possibile”.
Il problema è che i 28 punti non piacciono a nessuno. Il clima durante la riunione di Kiev era pessimo: “È stato un incubo”, ha detto uno dei diplomatici, “È stata la solita discussione del non avete carte da giocare”. Il riferimento non è casuale e rimanda allo scontro del febbraio scorso tra Trump e Zelensky nello Studio Ovale.
Gli ambasciatori europei hanno messo in discussione l’accordo e il fatto che gli Usa abbiano trattato con Mosca senza informarli. La sensazione è di non avere solo un pessimo accordo, ma che sia totalmente sbilanciato nei confronti di Vladimir Putin. Come l’ipotesi che Mosca venga reintegrata nell’economia globale, torni nel G8 e sigli un’intesa di cooperazione con l’America. E infatti l’unico che accoglie positivamente l’iniziativa è Putin. Non a caso sono filtrati sospetti che a scrivere il piano sia stata direttamente Mosca. Il Guardian ha notato che alcune frasi presenti nella proposta sembrano essere state tradotte direttamente dal russo. In diverse parti il testo ha formulazioni strane, più adatte alla lingua di Putin che a quella di Trump. La Casa Bianca si è difesa spiegando che l’intesa è frutto di un lavoro di coppia, scritta dal rappresentante di Putin, Kirill Dmitriev, e dall’inviato speciale di Trump Steve Witkoff e che i due l’avrebbero elaborata durante un incontro a Miami.
I 28 punti che agitano europei e ucraini mettono in discussione proprio il ruolo di Witkoff. E questo perché oltre a delineare un sistema di sicurezza per Kiev cervellotico con divieto di ingresso nella Nato, ma allo stesso tempo un meccanismo di protezione simile all’articolo 5, complica uno dei dossier più delicati a cui l’Ue sta lavorando: il finanziamento a Kiev. Da mesi Bruxelles cerca un’intesa per usare 140 miliardi di beni russi congelati come fonte per sostenere l’Ucraina, ma le posizioni da allineare sono tante e ora i 28 punti entrano come un bulldozer sul negoziato. Si suggerisce di usare quegli asset per la ricostruzione del Paese, ma a partire da progetti a guida americana. Progetti dai quali gli Stati Uniti tratterebbero il 50% dei profitti. La rabbia contro il mediatore scelto da Trump monta. Un funzionario ha confessato che Trump non può scongelare i beni detenuti dall’Europa e che “Witkoff ha bisogno di uno psichiatra”. Da giorni funzionari europei lavorano a un piano alternativo che eviti a Kiev una capitolazione completa. Il vertice Ue, Usa e Ucraina previsto per oggi a Ginevra testerà la flessibilità del piano. Lo stesso tycoon ha ammesso che la proposta “non è definitiva”.
Intanto anche al Congresso Usa cresce lo scetticismo. Senatori di entrambi gli schieramenti hanno espresso dubbi sul piano. Roger Wicker, potente presidente della commissione per le Forze Armate, si è lamentato dicendo che “l’Ucraina non dovrebbe essere costretta a cedere il suo territorio a uno dei più sfacciati criminali di guerra del mondo, Vladimir Putin”.
Guerra Ucraina
Zelensky all’angolo cerca sponde. A Ginevra pressing per la svolta
La speranza che la guerra finisca, la paura che sia stato tutto inutile, la consapevolezza che per arrivare a condizioni migliori servano sponde. In Ucraina le giornate difficili sono quotidianità da quasi quattro anni ma probabilmente mai come queste sono quelle che segnano un bivio fondamentale. “La vera pace è sempre basata su una sicurezza garantita e sulla giustizia”, dice Volodymyr Zelensky. E il piano di Donald Trump, che sembra piuttosto essere il piano congiunto Usa-Russia, non fornisce all’Ucraina particolare sicurezza ma sicuramente poca giustizia. E il fatto che lo stesso Trump ieri sera abbia detto che no, il piano presentato non è necessariamente quello definitivo, e che non si tratta di “un’offerta prendere o lasciare”, accende una fiammella di speranza per Kiev.
Ci sono infatti punti su cui Kiev non può, o perlomeno fatica molto, a cedere. Le cessione di territori così come presentata è troppo ampia. Le condizioni su esercito e disarmo pongono le condizioni per una nuova possibile invasione russa in futuro. E l’amnistia sui crimini di guerra non può certo piacere a chi ha difeso la propria terra da un’invasione che ha registrato molti tragici episodi di crimini contro l’umanità. Il presidente ucraino, dopo il drammatico discorso di venerdì, sembra più convinto che le condizioni possano cambiare in meglio e per questo ha scelto una delegazione per i colloqui con gli alleati che “sappia proteggere gli interessi nazionali ucraini e sappia esattamente cosa è necessario per impedire alla Russia un terza invasione”, in modo da assicurare “che da nessuna parte in Europa o nel mondo possa prevalere il principio che i crimini contro i popoli e contro l’umanità possano essere premiati o perdonati”.
E allora, ecco la sponda dell’Europa, impegnata nel doppio ruolo di stare vicina a Kiev e nel contempo iniziare una forte moral suasion nei confronti della Casa Bianca. Un’Europa spiazzata perché, secondo quanto riferisce il Financial Times, nessuno tra i leader del Vecchio Continente si aspettava un piano tanto duro per Kiev e così favorevole a Mosca, tanto che in molti hanno fatto notare come la bozza dell’accordo sembri scritta in russo e poi, successivamente, tradotta in inglese.
Nel team ucraino che si interfaccerà da oggi a Ginevra con gli emissari americani e russi ci saranno il suo principale collaboratore, Andriy Yermak, Rustam Umerov, segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’Ucraina che guiderà la delegazione di cui faranno parte anche il capo dell’intelligence della difesa Kyrylo Budanov, il capo di stato maggiore Andrii Hnatov, il capo del servizio di intelligence estero Oleh Ivashchenko, il viceministro degli esteri Sergiy Kyslytsya, il vicesegretario dell’Nsdc Yevhen Ostryansky, il vicepresidente del servizio di sicurezza Oleksandr Poklad e il consigliere di Yermak Oleksandr Bevz. Una squadra scelta per “colloqui ai massimi livelli”, spiega Umerov, consapevole del fatto che la posta in gioco è altissima per Kiev. Certa anche che da sola, non può raggiungere nessun obiettivo.
Per questo il ministro degli Esteri Andrii Sybiha, così come Zelensky in maniera ufficiosa, ha discusso con i principali partner europei del piano Usa. Una telefonata “tempestiva e significativa”, con leader ed emissari degli stati europei che sostengono l’Ucraina per discutere “in dettaglio gli elementi delle proposte di pace presentate dagli Stati Uniti e del nostro lavoro congiunto per aprire la strada a una pace giusta”, ha detto Sybiha. Decisivo, dunque, il ruolo dell’Europa, che a sa volta non vuole essere scavalcata brutalmente da Washington. “La Russia è quella che avanza le richieste. La Russia è quella che minaccia. E ora, se pensiamo offriamo loro qualcosa, allora in realtà ottengono qualcosa che prima non avevano”, spiega l’Alto rappresentante per gli affari Esteri dell’Ue Kaja Kallas, ripostando l’intervento che fece alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2022 quando era premier dell’Estonia. Kallas ha aggiunto una citazione dell’ex ministro degli Esteri sovietico Andrej Gromyko, che descrivendo le tattiche di negoziazione dell’Urss fissava tre punti. “Primo: pretendere il massimo. Non chiedere, ma pretendere. Secondo: presentare ultimatum, minacciare. Terzo: non concedere nulla durante i negoziati. Perché ci saranno sempre persone in Occidente che ti offriranno qualcosa. E alla fine, qualcosa che prima non avevi”, avverte Kallas. Perché, evidentemente, la storia può ripetersi ancora. E ancora.
Guerra Ucraina
I quattro no europei dei leader al G20. La cautela di Meloni: Usa e Ue collaborino
Dal nostro inviato a Johannesburg
I confini che “non devono essere modificati con la forza”, le eccessive “limitazioni proposte alle forze armate ucraine” e la necessità di avere il “consenso dei membri dell’Ue e della Nato” per “l’attuazione degli elementi relativi all’Unione europea e all’Alleanza atlantica”. Sono i tre passaggi chiave dello statement che segue la riunione dei cosiddetti Volenterosi per l’Ucraina che ieri si sono seduti attorno a un tavolo a margine del G20 di Johannesburg. E che nella dichiarazione finale hanno messo nero su bianco le enormi perplessità degli europei sul piano di pace di Donald Trump, definito “una bozza che costituisce una base” ma che “richiederà ulteriore lavoro”. Nel linguaggio felpato della diplomazia è un deciso “no”. Che è di merito, ma che ha anche una funzione negoziale, visto che l’acquisizione di buona parte del Donbass e il riconoscimento della Crimea sono notoriamente questioni su cui Mosca è indisponibile a trattare e su cui Kiev dovrà evidentemente fare molte concessioni. Peraltro c’è una quarto punto del piano che l’Ue non ha gradito e sono i 100 miliardi che l’Europa dovrebbe mettere sul tavolo per la ricostruzione dell’Ucraina. Un non detto che non è un dettaglio.
Una dichiarazione adottata dopo un primo vertice ristretto tra il tedesco Friedrich Merz, il francese Emmanuel Macron e il britannico Keir Starmer e al termine del successivo incontro allargato proposto da Ursula von der Leyen e Antonio Costa (rispettivamente presidenti di Commissione e Consiglio Ue), a cui hanno partecipato europei e non solo. Tra i primi Merz, Macron, Starmer, Giorgia Meloni e lo spagnolo Pedro Sanchez, oltre a Olanda, Finlandia, Norvegia e Irlanda. Tra i secondi il canadese Mark Carney e la giapponese Sanae Takaichi. Tutti d’accordo sul fatto che il piano di pace Usa sia di fatto la capitolazione dell’Ucraina e, visto che il confine est dell’Europa è a una manciata di chilometri da Kiev, a cascata anche dell’Europa. Una posizione su cui converge l’Italia, seppure con la cautela di una Meloni convinta che l’Ue debba continuare a lavorare unita al piano proposto da Trump senza creare una contrapposizione tra Bruxelles e Washington. E proprio questo ha detto venerdì sera a Johannesburg nei suoi incontri con von der Leyen e Costa. L’obiettivo, insomma, è il risultato. E alimentare contrapposizioni come secondo Palazzo Chigi auspicano alcuni europei è controproducente perché la diplomazia ha le sue regole. “L’Italia è pronta a collaborare con i suoi partner europei e americani per raggiungere una pace giusta”, spiega la premier durante il suo intervento nella prima sessione dei lavori del G20. Ancora pù netti Merz (“sul piano serve il consenso incondizionato di Kiev”) e Macron (“senza misure deterrenti i russi torneranno”).
Meloni che ha bilaterali col premier cinese e Li Qiang e col canadese Carney parla anche della “riduzione del debito ai Paesi africani”, del Wto “da rivedere” e di piano Mattei. Tutte questioni importanti, ma che finiscono per perdersi all’ombra della trattativa sull’Ucraina. L’ipotizzato viaggio dei leader europei a Washington per discutere la questione con Trump sembra non essere più in agenda, mentre oggi a Ginevra è prevista una riunione Ue-Usa su cui si stanno spostando i riflettori delle diplomazie mondiali. Ci saranno il segretario di Stato americano Marco Rubio, l’inviato diplomatico Steve Witkof e il segretario dell’esercito Usa Daniel Driscoll. Oltre ovviamente ai rappresentanti di Germania, Francia, Regno Unito e Italia. Che sarà rappresentata dal consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Fabrizio Saggio, che proprio ieri ha lasciato in anticipo il G20. Sul tavolo anche la bozz del contropiano di pace che, riferisce Reuters, ieri sera è stato inviato anche a Kiev e Washington.
Insomma, le nubi nere che sovrastano il ventesimo G20 un forum inaugurato nel 1999 a livello di ministri delle Finanze e nel 2008 a livello di capi di Stato e di governo non sono solo quelle che per metà pomeriggio battono Johannesburg con una pioggia incessante mista a grandine. A mettere nero su bianco che il format del vertice è “a rischio” e “potrebbe essere giunto alla fine di un ciclo” è infatti Macron. Un affondo rivolto agli Stati Uniti, visto che Trump ha preferito non esserci e farsi rappresentare da uno sparuto gruppo di funzionari dell’ambasciata Usa a Pretoria. Le tensioni sull’Ucraina tra l’amministrazione americana e gli europei fanno il resto. Tanto che oggi si chiuderà il primo G20 africano forse l’ultimo ma i riflettori resteranno tutti puntati su Washington, Kiev e Mosca.
-
Cronaca3 settimane ago
Rastrellamenti da parte dei Carabinieri fra Santo Stefano e Corbetta
-
Cronaca3 settimane ago
Tragedia sui binari: uomo muore investito dal treno
-
Cronaca3 settimane ago
Droga e armi all’origine del maxi rallestramento compiuto ieri dai Carabinieri
-
Cronaca3 settimane ago
Investimento sui binari: 25enne trasportato con urgenza in ospedale
-
Serie A3 settimane ago
La coca, il doping e quel consiglio di Lippi che non ascoltò: con Mutu ci siamo persi un campione
-
Cultura e fashion5 giorni ago
L’Associazione UCRAINA PIÙ – MILANO, in collaborazione con l’associazione LILT, organizza un incontro sull’orientamento all’interno dei servizi sanitari in Lombardia.
-
Guerra Ucraina2 settimane ago
“Complotto per dirottare un MiG-31 contro una base Nato”: cosa c’è dietro l’accusa di Mosca
-
Cronaca4 settimane ago
“Noi bianchi non dobbiamo giocare, con voi, ci sporchiamo”: Daspo e squalifica per under 19

