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Mondo

Il gatto si aggrappa alla portiera dell’auto durante l’alluvione: il salvataggio della polizia

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Le immagini che arrivano dalla città di Dubai, negli Emirati Uniti, colpita da una violenta perturbazione che ha provocato vittime e allagamenti. Gli agenti sono riusciti a raggiungere il felino in barca e lo hanno messo in salvo

Un’auto semi-sommersa e un gattino aggrappato alla portiera che chiede aiuto. La polizia di Dubai, colpita nelle ultime ore da una violenta ondata di maltempo, ha tratto in salvo il felino in difficoltà. Come mostrano le immagini che arrivano dagli Emirati Arabi, i soccorritori hanno raggiunto con una barca la vettura, ormai per metà sotto l’acqua, riuscendo a prendere in braccio l’animale, per poi lasciarlo libero e al sicuro a bordo.

Totalmente bagnato e spaventato, il gattino bianco e nero è in buone condizioni nonostante la brutta disavventura. Quello che è avvenuto a Dubai è un fenomeno mai visto, di una violenza spropositata: sulla città sono caduti ben 142 millimetri di pioggia, con allagamenti, edifici danneggiati, strade bloccate e disagi all’aeroporto. Secondo gli esperti non era mai caduta così tanta pioggia negli ultimi 75 anni. Al momento, secondo l’ultimo bilancio fornito dal Comitato nazionale per la gestione delle emergenze, le vittime confermate sono 19.

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Guerra Ucraina

Liberi 314 prigionieri. Ma Putin e Zelensky arenati sul Donbass

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Dai tavoli ovattati di Abu Dhabi alle strade gelate di Kiev, la guerra in Ucraina continua a muoversi su due binari paralleli: quello della diplomazia, che prova a rimettere insieme i fili di un negoziato fragile, e quello del conflitto sul terreno, che resta durissimo. I colloqui trilaterali tra Ucraina, Russia e Stati Uniti negli Emirati Arabi Uniti si sono conclusi dopo due giorni definiti “costruttivi” da Kiev. Zelensky ha ammesso che i negoziati “non sono facili”, ma ha confermato che proseguiranno, “forse addirittura in America”. Al centro, scambi di prigionieri, quello di ieri ha coinvolto 314 persone, e le condizioni per un cessate il fuoco. Mosca insiste sul riconoscimento del Donbass come territorio russo. Una linea respinta con nettezza da Zelensky: “I territori sono nostri, anche se temporaneamente occupati. La Russia non deve avere alcun premio”. Ottimista Trump: “Stiamo lavorando per porre fine alla guerra. Siamo molto vicini a farlo. Ci siamo quasi riusciti”. E Witkoff sottolinea: “Proseguiremo i colloqui nelle prossime settimane”.

Mentre ad Abu Dhabi si parlava di pace, a Kiev il leader ucraino riceveva il premier polacco Tusk. La visita ha prodotto la firma di una dichiarazione di intenti per la produzione congiunta di armi e munizioni. L’intesa apre anche allo sviluppo di nuove tecnologie di difesa e alla disponibilità di caccia MiG-29. Sul fronte militare, Kiev rivendica un successo tecnologico: la disattivazione dei terminali Starlink non autorizzati avrebbe privato le forze russe di comunicazioni e controllo dei droni, costringendo a sospendere attacchi in varie aree. Persino blogger militari russi parlano di “una grave vulnerabilità per Mosca”.

La guerra, però, continua a colpire soprattutto i civili. A Kiev oltre 1.100 edifici resteranno senza riscaldamento per mesi dopo un attacco russo a una centrale; blackout e razionamenti colpiscono varie regioni, mentre Zelensky invoca colpi alle postazioni di lancio russe e rivendica attacchi ucraini su obiettivi militari nemici.

Sul piano internazionale, l’Europa riflette sul proprio ruolo. A Bruxelles prende corpo l’idea di nominare un inviato speciale dell’Ue per l’Ucraina. Una mossa che segnala la volontà di non restare ai margini dei negoziati, mentre la Francia esplora canali di dialogo con Mosca e Macron valuta una telefonata a Putin. Da Mosca, però, il ministro degli Esteri Lavrov liquida queste aperture come “diplomazia patetica. Senza contare che ci sono leader europei che ci chiamano e chiedono di non rendere ufficiali le conversazioni”.

Intanto emergono nuove crepe nel sistema delle sanzioni. Un’inchiesta del Financial Times descrive una rete di pagamenti paralleli che consentirebbe alla Russia di aggirare le restrizioni occidentali attraverso “rubli fittizi”, contante e criptovalute, per un volume di transazioni stimato in decine di miliardi di euro. Tiene banco anche la polemica sugli attacchi hacker legati a Milano-Cortina: Mosca, tramite la Zakharova, accusa Tajani di calunnia, mentre la Farnesina ribadisce l’assenza di pregiudizi e sottolinea che i tentativi di cyberattacco “sono stati rivendicati da gruppi filo-russi”.

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Guerra Ucraina

La partita nucleare Mosca-Washington: “Riscrivere l’intesa”

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La brutta notizia è che ieri è ufficialmente scaduto il New START, il trattato che nelle sue varie forme dal 1972 (lo firmarono Richard Nixon e Leonid Brezhnev a Mosca) ha limitato il numero di testate nucleari che Stati Uniti e Unione Sovietica (e in seguito la Russia) possono impiegare su sottomarini, missili balistici intercontinentali e bombardieri, con importanti meccanismi di trasparenza reciproca. La buona notizia, secondo uno scoop di Axios, è che i negoziatori americani e russi, a margine dei colloqui sull’Ucraina a Abu Dhabi, starebbero per concordare una proroga del trattato. “Abbiamo concordato con la Russia di agire in buona fede e di avviare una discussione sulle modalità con cui l’accordo potrebbe essere aggiornato”, ha riferito un funzionario statunitense.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che la Russia è “pronta al dialogo con gli Stati Uniti sulla limitazione delle armi strategiche offensive, a condizione che Washington risponda in modo costruttivo”. Nulla è ancora certo e l’eventuale accordo dovrà essere approvato da Donald Trump e Vladimir Putin. Anche se legalmente non vincolante, perché il trattato non è prorogabile (ne servirebbe uno nuovo), l’accordo indicherebbe comunque una volontà di dialogo delle due superpotenze nucleari. E tuttavia, il presidente Usa sembra già smentire questa possibilità. “Invece di prorogare il trattato New START (un accordo mal negoziato dagli Stati Uniti che, tra l’altro, viene gravemente violato), dovremmo incaricare i nostri esperti in materia nucleare di elaborare un nuovo trattato, migliorato e modernizzato, che possa durare a lungo nel futuro”, ha scritto su Truth.

È una conferma della non risposta che finora Trump ha dato alle aperture russe. Nel vertice in Alaska dello scorso anno, con una mossa tatticamente efficace nel segno del disgelo tra Mosca e Washington, Putin aveva già offerto un’estensione “informale” del New START. Ma ancora di recente, in un’intervista al New York Times, di fronte alla prospettiva della scadenza del trattato, il presidente Usa ha commentato: “Se scade, scade. Ne faremo uno migliore”.

Come è stato riconosciuto anche dagli esperti in materia, qualsiasi nuovo trattato, senza l’inclusione della Cina e di un aggiornamento alle nuove armi che Pechino e Mosca stanno sviluppando, nascerebbe già obsoleto. Il rapporto annuale del Pentagono sulla potenza militare cinese menziona 600 testate nucleari, destinate a superare le 1.000 entro il 2030. Attualmente, la Russia dispone di 4.309 testate nucleari e gli Usa di 3.700. Per questo Pechino, nella sua rincorsa, non è affatto interessata a trattare. “Non parteciperemo ai negoziati sul disarmi nucleare in questa fase”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian. Il problema posto da Trump è reale. “Non si negozierebbe di nuovo lo stesso trattato”, ha dichiarato Rafael Grossi, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), in un’intervista al New York Times. “Esistono nuove tecnologie che non sono contemplate dal trattato: missili ipersonici, armi nucleari sottomarine, armi spaziali. E ci sono molti altri Paesi che, per un motivo o per l’altro, ora ritengono di avere bisogno di un proprio arsenale nucleare”.

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Guerra Ucraina

Soldati Ue e Usa a garanzia: Kiev pronta al compromesso. E adesso Parigi apre a Putin

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Il benvenuto a Kiev per il segretario generale della Nato Mark Rutte è stato un allarme per un possibile attacco aereo in città. Un segnale concreto e inequivocabile del clima che si respira in Ucraina in questi giorni, alla viglia del nuovo round di negoziati ad Abu Dhabi tra le delegazioni americane, russe e ucraine. Con Mosca che sembra rimanere sulle proprie posizioni intransigenti, anche se Trump dichiara: «Putin ha mantenuto la sua parola sull’accordo di non colpire l’Ucraina per una settimana». E sottolinea che l’intesa era «da domenica a domenica». Il presidente ha quindi aggiunto di volere che Putin metta fine alla guerra. Da parte sua Kiev invoca un dialogo costruttivo, mentre gli Stati Uniti studiano garanzie di sicurezza tali da mettere Putin spalle al muro. Infine il presidente francese Macron punta riaprire un canale di comunicazione diretto con lo Zar.

«Dobbiamo cercare il dialogo, ma nessuno si arrenderà», il manifesto di Zelensky in vista dei colloqui che iniziano oggi, sottolineando comunque che l’Ucraina sosterrà le misure di de-escalation promosse dagli Stati Uniti. Con Donald Trump che sbandiera ottimismo. «Penso che stiamo andando molto bene con Ucraina e Russia. Lo dico per la prima volta. Credo che forse avremo delle buone notizie», ha detto il presidente degli Stati Uniti. Anche se Rutte spiega che gli ultimi attacchi russi «sono un brutto segnale, gli attacchi contro i civili innocenti sono inaccettabili». Rutte ha ribadito che gli ucraini sono pronti a collaborare e a raggiungere un compromesso per fermare la guerra mentre i russi continuano ad andare avanti sulla linea del conflitto. Per questo, spiega, servono «solide garanzie di sicurezza. Stati Uniti, Europa e Canada hanno confermato la disponibilità a fornire le assicurazioni di cui l’Ucraina ha bisogno: truppe sul terreno, aerei in volo, navi nel Mar Nero. Gli Stati Uniti saranno la rete di protezione». Parole forti, soprattutto mentre migliaia di civili soffrono il gelo dopo i raid contro le strutture energetiche e la temperatura a -20 gradi. E proprio questo potrebbe essere il punto chiave di un accordo che l’Occidente in blocco costringerà la Russia a mandare giù. «La presenza di soldati occidentali è inaccettabile, saranno un obiettivo», dicono i lacchè di Putin un giorno sì e l’altro pure ma Mosca farà fatica a dire ancora no. Secondo il Financial Times, l’Ucraina avrebbe concordato con i partner occidentali che eventuali violazioni da parte russa degli accordi su un futuro cessate il fuoco, avranno una risposta netta e su più livelli. Sulla base degli accordi tra Stati Uniti, Europa e Ucraina, entro 24 ore da ogni violazione, le risposte andrebbero dall’avvertimento diplomatico ad azioni militari. In caso di continuazione delle ostilità, la seconda fase di intervento vedrebbe l’intervento delle forze della Coalizione dei Volenterosi.

E se l’attacco non si fermasse ancora, ecco partire una risposta militare coordinata da parte di una forza sostenuta dall’Occidente compresi l’esercito americano. Con l’appoggio totale di Usa e Ue (anche von der Leyen sarà presto a Kiev), ecco concretizzarsi quelle solide garanzie che porterebbero Kiev ad accettare anche un compromesso al ribasso.

Manca all’appello, come sempre, la Russia, mai incline a un accordo che non sia sinonimo di vittoria totale. Non a caso, il presidente francese Macron, tra i più accaniti oppositori del regime del Cremlino, si sta preparando a riprendere il dialogo. «Si sta lavorando in questa direzione», conferma monsieur le president. «Penso che sarebbe utile, ma non credo che la Russia sia attualmente disposta a concludere un accordo di pace». Quel che filtra da Mosca, infatti, rimane poca roba. «Non si tratta di negoziati tradizionali ma di un lavoro estremamente difficile in condizioni estremamente difficili». Un modo come un altro di prendere tempo. Anche se adesso la misura sembra davvero colma. Per tutti.

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