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Guerra Ucraina

Nato, l’Alleanza festeggia ma temporeggia sull’Ucraina: “Nei prossimi giorni annunci”. I dubbi sul fondo da 100 miliardi per Kiev

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Settantacinque anni di Nato. Per festeggiare la ricorrenza della creazione dell’Alleanza Atlantica, i ministri degli Esteri dei Paesi membri si sono riuniti a Bruxelles: tra gli obiettivi dell’incontro, fare il punto sul sostegno militare all’Ucraina in guerra. La situazione al fronte per Kiev è difficile, come emerso anche dalle testimonianze di ufficiali ucraini e dagli allarmi del presidente Volodymyr Zelensky. Lo ha ribadito anche Jens Stoltenberg, che ha provato a rilanciare l’urgenza di fornire più aiuti all’esercito ucraino. Ma oltre alle parole, non si è andati molto oltre, con i propositi del segretario generale della Nato di creare un fondo da 100 miliardi di euro che ha registrato reazioni tiepide.

Nato e sostegno all’Ucraina, le parole di Stoltenberg

I moniti di Stoltenberg lanciati nei punti stampa a margine della ministeriale – e c’è da scommetterci anche nel corso delle riunioni – sono stati diversi. La Russia continuerà ad avanzare e a creare maggiori pericoli se i membri della Nato “non saranno in grado di mobilitare maggiore sostegno per l’Ucraina”. A raccontare le criticità dell’esercito di Kiev è stato il ministro ucraino Dmytro Kuleba, a cui ha fatto eco Stoltenberg. “Gli alleati comprendono l’urgenza, specie sulle munizioni e le difese aeree, ora guarderanno ai propri magazzini, ci saranno degli annunci nei prossimi giorni, le cose si stanno muovendo ora”, spiega il segretario.

Il politico norvegese, il cui mandato scade nei prossimi mesi e che potrebbe essere sostituito dal premier olandese Mark Rutte, ha nuovamente allontanato l’ipotesi di un coinvolgimento diretto della Nato nel conflitto tra Russia e Ucraina. Sulla discussa proposta di Emmanuel Macron di inviare soldati occidentali a Kiev, Stoltenberg è stato chiaro: “Non abbiamo intenzione di avere truppe da combattimento della Nato in Ucraina. Non ci sono richieste in tal senso ma gli ucraini chiedono equipaggiamento, munizioni, armi, e noi glieli stiamo fornendo”. Certo, l’Ucraina vorrebbe avere un flusso di rifornimenti più costante, più ingente e più celere. Ma le richieste di Zelensky si scontrano con la burocrazia e soprattutto con le tempistiche necessarie alle discussioni interne nei Paesi dell’Alleanza.

Nella conferenza tenuta insieme al ministro Kuleba, prima del Consiglio Nato-Ucraina, Stoltenberg ha anche parlato del percorso di Kiev verso l’adesione: “Gli alleati hanno concordato che l’Ucraina sarà un membro della Nato e noi stiamo andando in questa direzione, oggi discuteremo come rafforzare il nostro sostegno, creando un quadro di forniture più robusto e prevedibile, nonché equo fra gli alleati: gli aiuti a Kiev non sono carità ma un investimento nella nostra sicurezza”. Il segretario della Nato vorrebbe fare di più.

Stoltenberg e il fondo da 100 miliardi

Alla vigilia della ministeriale, infatti, è emersa l’idea di Stoltenberg di mettere su un fondo quinquennale di 100 miliardi per sostenere militarmente l’Ucraina in maniera strutturale. Un’idea fatta trapelare appositamente dalle fonti diplomatiche della Nato per avviare le discussioni non solo tra i leader dell’Alleanza ma anche delle opinioni pubbliche. La proposta del fondo da 100 miliardi non ha fatto saltare di gioia molti ministri, secondo quanto riporta Politico alcuni avrebbero addirittura “alzato gli occhi al cielo”.

L’obiettivo di Stoltenberg è quello di provare a garantire un aiuto militare a Kiev duraturo che vada oltre le schermaglie politiche all’interno dei Paesi membri. L’esempio, e anche il rischio principale, è quello degli Stati Uniti, dove un pacchetto di 60 miliardi di dollari è bloccato al Congresso dai repubblicani. Uno scenario che potrebbe diventare la normalità, soprattutto in caso di vittoria alle elezioni di Donald Trump. Per questo il segretario vuole superare questi pericoli e far sì che la Nato abbia un peso specifico maggiore nel supportare l’esercito ucraino. In realtà oggi sono proprio i Paesi dell’Alleanza Atlantica ad aiutare Kiev, ma tramite accordi singoli e mediante il formato Ramstein a guida statunitense. Stoltenberg vuole che la Nato vada oltre con questo piano quinquennale.

Ma il progetto ha già incontrato resistenze. Secondo una fonte diplomatica della Nato, sentita dall’Ansa, “le possibilità che il fondo per l’Ucraina sia veramente approvato sono scarse. Qui ogni idea che entra in una stanza di alto livello non ne esce viva”. L’Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, si è detta pronta a lavorare su quest’idea, mentre emergono i primi mugugni ufficiali. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó ha dato una visione negativa: “Non penso sia scontato che questo pacchetto alla fine sarà sostenuto, stiamo parlando di 100 miliardi di dollari, sono molti soldi, e nelle attuali condizioni economiche e con il cambiamento dell’atmosfera in Europa, con le proteste dei contadini e le dichiarazioni dei difensori della sovranità sulla loro posizione”.

I 75 anni della Nato, i commenti di Biden e Stoltenberg

Le discussioni sono in atto e chissà se nei prossimi giorni arriveranno veramente gli annunci promessi da Stoltenberg. Intanto, però, la ministeriale della Nato è servita anche a festeggiare i 75 anni del Trattato Atlantico. Il segretario generale ha ribadito come oggi la Nato sia “più grande, più forte e più unita che mai”, per poi parlare dei due pilastri dell’Alleanza, quello statunitense e quello europeo: “Non credo negli Stati Uniti da soli come non credo nell’Europa da sola”. “L’Europa ha bisogno degli Usa per la sua sicurezza e gli Usa, grazie alla Nato, hanno più amici e partner di ogni altra potenza, e questo moltiplica la loro forza”, ha aggiunto il norvegese. “Io credo nell’America e nell’Europa insieme unite nella Nato, perché insieme siamo più forti e più sicuri. Al principio avevamo 12 membri, oggi siamo 32. Dunque qualcosa di giusto lo stiamo facendo”, ha detto Stoltenberg.

Anche il presidente degli Usa Joe Biden ha mandato un messaggio per la ricorrenza con una nota: “Dobbiamo ricordare che il sacro impegno che assumiamo verso i nostri alleati – difendere ogni centimetro del territorio della Nato – rende anche noi più sicuri e fornisce agli Stati Uniti un baluardo di sicurezza senza eguali in nessun’altra nazione al mondo. E come i nostri predecessori, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare – cosa dobbiamo fare – per creare un futuro più pacifico”.

Russia, il messaggio alla Nato

Di tutt’altro tenore le dichiarazioni arrivate da Mosca. A parlare sono stati i portavoce del Cremlino e del ministero degli Esteri russo, che hanno attaccato l’Alleanza Atlantica e i loro leader. Per Dmitri Peskov, le relazioni tra Russia e Nato “sono ormai scivolate a livello di un confronto diretto”. “I Paesi della Nato, l’Alleanza stessa, è già coinvolta nel conflitto in Ucraina. La Nato continua il suo movimento verso i nostri confini, l’espansione delle sue infrastrutture militari verso i nostri confini” ha affermato il portavoce di Vladimir Putin.

A fargli eco anche Maria Zakharova, che – commentando le parole di Stoltenberg – ha sostenuto: “La Nato ha fatto della Russia l’obiettivo della sua politica aggressiva e l’Ucraina viene utilizzata dall’alleanza solo come strumento anti-russo”.

L’articolo Nato, l’Alleanza festeggia ma temporeggia sull’Ucraina: “Nei prossimi giorni annunci”. I dubbi sul fondo da 100 miliardi per Kiev proviene da Il Riformista.

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Guerra Ucraina

Come cambia la guerra tra Russia e Ucraina dopo l’ok all’uso di armi americane e tedesche in casa di Putin

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Il fronte ucraino è in pericolo, e la Nato inizia a esserne sempre più consapevole. Già prima dell’ultimo incontro informale dei ministri degli Esteri a Praga, il segretario generale Jens Stoltenberg aveva spiegato che fosse necessario un cambio di passo, non solo aumentando il numero di armi all’Ucraina ma anche autorizzando quest’ultima a colpire su suolo russo. Un tema delicato su cui la Nato, l’Europa e gli Stati Uniti sanno che si può giocare molto. Ma nel tempo, dopo le perplessità di molti Stati membri, la strada sembra ormai tracciata. E mentre Emmanuel Macron studia una coalizione per inviare istruttori militari in Ucraina, il segnale sull’uso delle armi occidentali è arrivato da Washington, con il segretario di Stato Anthony Blinken che ieri ha detto parole chiare.

Semaforo verde americano

“Il segno distintivo del nostro impegno e sostegno all’Ucraina in questi oltre due anni è stato quello di adattarci e aggiustarci come necessario per soddisfare ciò che sta realmente accadendo sul campo di battaglia, per assicurarci che l’Ucraina abbia ciò di cui ha bisogno, quando deve farlo, deliberatamente ed efficacemente”, ha spiegato il capo della diplomazia Usa. E dopo aver confermato il semaforo verde di Joe Biden all’uso di armi statunitensi nell’area di Belgorod, al di là del confine ucraino, Blinken ha anche ricordato che tra gli obiettivi di Washington c’è anche l’adesione di Kiev alla Nato. Gli Stati Uniti hanno comunque limitato l’utilizzo delle proprie armi. Secondo i media d’Oltreoceano, la Casa Bianca ha voluto garanzie nette sul fatto che non saranno lanciati missili Atacms in Russia. E nei giorni passati, funzionari Usa hanno chiesto agli ucraini di non colpire le stazioni radar del sistema nucleare russo.

La guerra è a una svolta

Ma in ogni caso, il via libera Usa è un segnale nient’affatto secondario. E non è un caso che nelle stesse ore sia arrivato anche l’ok della Germania sull’impiego delle proprie armi su suolo russo. Per la guerra, e in particolare per il sostegno occidentale a Kiev, sembra dunque arrivato un notevole punto di svolta. Che se non è detto sia fondamentale sotto il piano bellico, di sicuro lo è a livello politico. Gli Stati europei ne sono consci. E il Cremlino ha fatto subito capire che questa novità potrebbe avere delle conseguenze serie. “Sappiamo che si sta già tentando di colpire il territorio russo con armi di fabbricazione americana. Questo ci basta e dimostra in modo più che eloquente il grado di coinvolgimento degli Stati Uniti in questo conflitto”, ha detto il portavoce Dmitry Peskov.

L’avanzata russa di maggio

E mentre ieri i media rilanciavano la notizia dell’incendio di una parte del palazzo di Vladimir Putin sui monti Altai – complesso in cui venne ospitato anche Silvio Berlusconi – il ministro della Difesa, Andrei Belousov, ha annunciato che solo a maggio le truppe russe hanno conquistato 28 centri abitati ucraini e che “il nemico si è ritirato di 8 o 9 chilometri in varie sezioni importanti della regione di Kharkiv“. Proprio a Kharkiv, le autorità ucraine hanno dato ieri la notizia della morte di altre sei persone per un attacco missilistico russo in una zona residenziale. E l’impressione è che Putin non voglia affatto frenare la propria avanzata, a maggior ragione per l’avvicinarsi del G7 in Italia e del summit per la pace in Ucraina in Svizzera. Un summit a cui la Cina ha già fatto sapere di non voler partecipare per l’assenza di Mosca.

Lo scambio di prigionieri

Un timido segnale di apertura tra Russia e Ucraina è arrivato ieri con il primo scambio di prigionieri dopo tre mesi: 75 ucraini (tra cui 19 soldati che avevano difeso l’isola dei Serpenti) e 75 russi. Il negoziato, come riportato dalle stesse parti, è stato mediato dagli Emirati Arabi Uniti. I canali di comunicazione restano dunque aperti, quantomeno per lo scambio dei prigionieri di guerra. Ma dal punto di vista militare, la situazione appare chiara. L’esercito russo continua ad ammassare truppe nella zona di Kharkiv, anche se Washington sostiene che il fronte a est e nordest “si sta stabilizzando”.

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