Guerra Ucraina
“Le linee del fronte ucraino presto potrebbero crollare”. L’allerta dei generali di Kiev per la nuova avanzata russa
Guerra Ucraina
Asse Usa-Russia. C’è il piano di Putin: “Avanziamo veloci”
Carta straccia. Per il Cremlino le proposte di cessate il fuoco messe a punto da Volodymyr Zelensky e dai “Volenterosi” europei sono soltanto questo. Del resto neanche Donald Trump sembra averne una considerazione migliore. Altrimenti si guarderebbe bene dal definire “una perdita di tempo” le proposte dal presidente ucraino e dall’usare “parole forti”, leggi mandare a quel paese il trio composto da Emmanuel Macron Keir Starmer e Friedrich Mertz. La risposta russa al lavorio negoziale dalla triade arriva per bocca del ministro degli esteri russo Sergey Lavrov: “L’Europa – spiega Lavrov – sta cercando in tutti i modi di sedersi al tavolo delle trattative, ma le idee che coltiva non saranno utili ai negoziati”. Parole rafforzate da Vladimir Putin che da una parte esprime solidarietà a un Nicolas Maduro ormai nel mirino di Trump e dall’altra ricorda agli europei che “l’iniziativa strategica è nelle nostre mani avanziamo ritmo sostenuto”. Come dire inutile proporre compromessi perchè in breve anche quel 25 per cento del Donetsk controllato da Kiev sarà nostro. Altrettanto minacciosi sono gli avvertimenti di Lavrov: “Stanno fantasticando di inviare le loro truppe in Ucraina come forze di pace, ma devono capire che le cosiddette forze di pace diventeranno immediatamente i nostri obiettivi legittimi”. Ma l’aspetto più inquietante delle dichiarazioni di Lavrov emerge quando rivela che sono state trasmesse agli Usa proposte concernenti le garanzie di sicurezza collettiva assolutamente in linea con quelle già presentate il 17 dicembre 2021. Una dichiarazione in cui spiega che tutte “le incomprensioni con gli Usa sono state eliminate” durante l’ incontro dell’ inviato Steve Witkoff del 2 dicembre. Quanto basta per capire che Washington e Mosca sono pronte a discutere piani molto più ampi e complessi di quelli incentrati su semplici concessioni territoriali riguardanti il Donetsk e il resto del Donbass. La prospettiva metterebbe i cosiddetti “Volenterosi” europei nella spiacevole situazione di chi guarda il dito anziché la luna. Il perchè è evidente. Mentre la triade franco-tedesco-britannica si concentra sul come impedire alla Russia di annettersi il 25 per cento del Donetsk ancora in mano a Kiev il Cremlino si prepara invece a trattare con Washington una totale revisione dell’architettura di sicurezza europea disegnata dopo il 1989. Le bozze proposte a Usa, Nato ed Europa nel dicembre 2021 – definite a suo tempo un ultimatum dalla Casa Bianca – chiedevano infatti il ritiro della Nato da tutti i Paesi entrati nell’Alleanza dopo il 1997 (ovvero da tutta l’Europa centro-orientale e dalle nazioni del Baltico ndr), il veto all’entrata di Georgia e Ucraina nella Nato e l’impegno reciproco di Stati Uniti e Russia a non schierare missili a medio raggio capaci di colpire i rispettivi territori. Sotto gli occhi dei “Volenterosi”, si preparerebbe insomma un’autentica rivoluzione copernicana capace di cancellare e stravolgere tutte le certezze impostesi dopo la caduta del Muro di Berlino.
Guerra Ucraina
L’Ue prova a fare quadrato su Kiev. E Merz “invita” Trump a Berlino
Quella dell’Ucraina è ormai una partita che si svolge su diversi piani, con l’Europa che sta provando in tutti i modi a proporre un contraltare negoziale a un Donald Trump che – portato a casa l’accordo sulle terre rare e dunque la certezza di una presenza statunitense strutturata in Ucraina per i decenni a venire – è ormai interessato solo a chiudere velocemente il conflitto. Senza troppo curarsi né delle ragioni in campo, né degli interessi dell’Europa. “Entro Natale”, per essere precisi. Scadenza che nelle ultime 48 ore hanno attribuito alla Casa Bianca diversi media statunitensi e che ieri è stata confermata a favore di telecamere da Volodymyr Zelensky. “Gli Stati Uniti – ha detto il leader ucraino – premono per un nostro ritiro dal Donbass, ma qualsiasi compromesso sulle terre dovrà essere deciso con una consultazione popolare”.
Una tempistica che i leader europei – che con Trump hanno avuto ripetute riunioni nelle scorse settimane – considerano evidentemente plausibile. Non è un caso, dunque, l’attivismo di queste ore. Dopo i colloqui degli ultimi giorni, ieri è stata la volta di una videocall tra i leader dei 35 Paesi che sostengono la cosiddetta coalizione dei Volenterosi. E nelle stesse ore si è tenuta una videoconferenza tra i ministri della Difesa di Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Polonia, tutti d’accordo sulla necessità di rafforzare la difesa europea a sostegno dell’Ucraina. Sempre ieri a Leopoli, città ucraina a circa settanta chilometri dal confine con la Polonia, si è invece chiusa la due giorni dei ministri degli Affari europei dell’Ue per discutere dell’ipotesi d’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea già nel 2027. Mentre domani a Parigi sarebbe in programma un incontro a livello di alti funzionari tra Stati Uniti, Ucraina, Francia, Germania e Regno Unito per discutere il piano di pace americano. Per lunedì a Berlino, invece, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato un vertice europeo su Kiev a cui potrebbe partecipare anche Trump. Che, però, non dovrebbe essere della partita. Mentre nella capitale tedesca lunedì dovrebbe esserci Giorgia Meloni, che ieri ha partecipato alla videocall dei Volenterosi. Una riunione – spiegano informalmente da Palazzo Chigi – in cui si è ribadita la “necessità di vedute” e “convergenza” tra partner europei e americani, insistendo sulla necessità di definire “robuste garanzie di sicurezza” per impedire future aggressioni all’Ucraina da parte della Russia.
Un appuntamento, quello di lunedì, in cui non si affronterà solo la questione dell’eventuale impiego di truppe sul campo in un futuro scenario di tregua o si discuterà della ricostruzione dell’Ucraina. Sul tavolo, infatti, c’è anche la delicatissima questione dell’utilizzo degli asset russi congelati, punto centrale del Consiglio europeo della prossima settimana. L’Ue sta lavorando per evitare l’ostacolo dell’unanimità e, stando a quanto fanno trapelare i principali referenti italiani a Bruxelles, l’intesa c’è. Resta qualche dubbio da parte italiana che, in caso di accordo, sarà però messo da parte. Anche perché – secondo le intelligence di Parigi, Berlino e Londra – la questione asset sarebbe decisiva per le sorti del conflitto tra Mosca e Kiev, visto che uno stop dell’Ue su questo fronte avrebbe come conseguenza un ulteriore rilancio del Cremlino. Che, dice il segretario della Nato Mark Rutte, come “obiettivo nei prossimi cinque anni” ha quello di “utilizzare la forza militare contro l’Alleanza atlantica”.
Sullo sfondo, restano le beghe interne alla maggioranza di governo sul decreto che proroga per il 2026 l’invio di forniture militari all’Ucraina. Provvedimento che – al netto delle immancabili agitazioni sul tema – sarà approvato entro l’anno come sempre successo fino a ora. Se la Lega non lo votasse, dice il deputato e portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi, “non ci sono dubbi che sarebbe un serio problema politico”. Allo stesso modo, non ci sono dubbi sul fatto che alla fine la Lega lo voterà come ha sempre fatto.
Guerra Ucraina
Donbass, pressing Usa. Zelensky all’angolo. E Donald è “frustrato”
La portavoce della Casa Bianca riferisce di un Donald Trump “estremamente frustrato” con Russia e Ucraina: non vuole ulteriori colloqui, vuole vedere vere azioni verso la pace”. Cresce la tensione sul mancato cessate il fuoco tra Mosca e Kiev dopo l’ennesima giornata di scintille e proposte bocciate. Volodymyr Zelensky, incontrando i giornalisti a Kiev, ha confermato che le trattative di pace sono incagliate principalmente sul destino del Donbass, il Donetsk in particolare. Gli Usa vorrebbero che le forze ucraine si ritirassero e che quel fazzoletto di terra martoriato divenisse una “zona economica libera”. A Mosca però non viene chiesto altrettanto nella parte che occupa attualmente. Uno squilibrio potenzialmente fatale. Zelensky è sotto pressione immensa da parte degli Usa e allora, sulla questione territoriale, evoca le urne: “Sarà il popolo a decidere, con le elezioni o un referendum”. Una proposta, quella della consultazione popolare, che Mosca definisce “un dito medio alla Casa Bianca” tramite il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitri Medvedev, solleticando la rabbia del presidente Trump.
L’accelerazione è sempre più evidente e nelle ultime 24 ore sono emersi molti dettagli. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, in conferenza stampa a Berlino col segretario generale della Nato Mark Rutte, ha precisato che, quando ha sentito al telefono il presidente americano insieme ai suoi pari di Parigi e Londra, la Casa Bianca non aveva ancora ricevuto l’ultima versione del piano, che rispecchia la posizione euro-ucraina. Dentro c’è un’ipotesi di “concessioni territoriali” che l’Ucraina “potrebbe accettare”. Ora, ha detto Merz, i negoziati – nell’idea degli europei – continueranno nei prossimi giorni e nel corso del fine settimana e poi potrebbe esserci “una riunione” all’inizio della prossima settimana a Berlino – era stato lo stesso Trump a rivelare l’invito. “La partecipazione dell’amministrazione statunitense dipenderà in gran parte dai documenti su cui lavoreremo in questo periodo”, ha aggiunto Merz. Anche se Trump – spiega la Casa Bianca – si dice frustrato da Mosca e Kiev: “Non vuole più chiacchiere, ma azione. È stufo degli incontri solo per il gusto di fare incontri”.
L’altro nodo, ha detto Zelensky, è il destino della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa e cruciale per lo sviluppo economico dell’Ucraina. La parte economica sarà oggetto di un documento separato – Zelensky ne ha parlato di recente con il segretario al Tesoro Scott Bessent – così come le garanzie di sicurezza. A questo proposito Zelensky si è collegato in serata con una folta delegazione che comprendeva Marco Rubio, Pete Hegseth, Steve Witkoff, Jared Kushner, il comandante supremo della Nato e delle forze Usa in Europa, il generale Grynkewich, nonché lo stesso Rutte. Ed è stato concordato che i team lavoreranno attivamente per garantire che, nel prossimo futuro, vi sia “una chiara comprensione” di queste garanzie. L’ex premier olandese, ha ribadito che “la sicurezza dell’Ucraina è la nostra sicurezza” e che “noi siamo il prossimo obiettivo della Russia, non possiamo lasciarci dividere”. L’ipotesi che esista una versione riservata della strategia di sicurezza nazionale Usa che prevede una nuovo format extra-europeo, il C5 (Usa, Russia, Cina, India e Giappone), e l’intenzione di “separare” Italia, Austria, Polonia e Ungheria dall’Ue è arrivata come l’ennesima doccia fredda a Bruxelles. Ma un diplomatico europeo è più realista: “Negli ultimi anni tutti i governi statunitensi hanno cercato di dividere l’Ue quando si trattava dei propri interessi: questi qui sono semplicemente più onesti e cercano alleati ideologici”, commenta un diplomatico europeo.
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