Guerra Ucraina
La strategia russa dietro le bombe plananti: così le D-30Ns mandano in crisi Kiev
Guerra Ucraina
Orbán sta con Trump e spacca la Ue
Di fronte a un Putin che offre gas e petrolio nel bel mezzo di una crisi energetica, innescata dall’instabilità del Golfo Persico e aggravata per l’Europa dal semaforo verde di Trump all’acquisto di greggio russo già in mare, scricchiola la tenuta delle posizioni europee. E nell’Ue non c’è solo il premier ungherese a fare stavolta da controcanto. Orbán è convinto che il Vecchio Continente, senza il petrolio russo a basso costo, non possa superare gli choc causati da prezzi sull’ottovolante; taccia la Commissione europea di incaponirsi sulle sanzioni; scrive sui social che l’Ue si rifiuta di “affrontare la realtà”. E conferma il veto al prestito da 90 miliardi all’Ucraina puntando il dito contro Zelensky.
Il presidente ucraino ha stigmatizzato la scelta americana di sbianchettare le sanzioni alla Russia seppur temporanea, fino all’11 aprile, la deroga concessa dal Dipartimento del Tesoro potrebbe fruttare a Mosca circa 10 miliardi di dollari e invitato gli europei a mantenere la pressione su Putin per far finire la guerra. Per Orbán, è ora “di respingere il ricatto ucraino, Zelensky non darà ordini qui”, dice convinto che solo così “domani marceremo per la pace”.
Il fulcro geografico della crisi resta Hormuz; i mercantili ostaggio dei pasdaran. Quello politico si sposta a Bruxelles. I leader in costante call dovranno decidere il 19 e 20 marzo il da farsi nel Consiglio europeo. Linea comune da Italia, Francia e Germania ribadita ieri da António Costa, che presiede il consesso. Durissimo con Washington, ha detto che Trump dopo il G7 ha spaccato l’Occidente e fatto un regalo a Mosca: “La decisione unilaterale Usa ha ripercussioni sulla sicurezza europea”. Il gruppo è convinto che l’aumento della pressione economica sulla Russia sia “decisivo” affinché Putin accetti un negoziato serio. Viceversa, sostiene pure Von der Leyen, concedergli un introito facile rimpolpa le casse (e l’invasione).
Sovverte i pronostici, il premier belga. Che ieri, non senza sorpresa, ha sfilacciato il fronte. E creato un dilemma. Poiché l’Europa “non è in grado di minacciare Putin inviando armi all’Ucraina, e non possiamo soffocarlo economicamente senza il sostegno al 100% degli Usa, resta un solo metodo: fare un accordo”. Bart De Wever esorta a creare un mandato Ue per negoziare: “Se non siamo al tavolo sarà un cattivo accordo per noi”. La faglia tenuta finora sotto controllo da una complessa tela di mediazioni rischia il terremoto? Per ora gli sherpa hanno convinto la Slovacchia a non opporsi al rinnovo delle sanzioni individuali dell’Ue contro quasi 2.700 persone, imprenditori e oligarchi russi, entità e società ritenute coinvolte nell’aggressione a Kiev. Gli ambasciatori dei 27 ieri hanno dato via libera alla proroga di altri 6 mesi. Resta in stallo il 20° pacchetto punitivo, vero banco di prova delle determinazione a insistere. Domani se ne discuterà al Consiglio Esteri assieme al prestito da 90 miliardi all’Ucraina. Al G7 straordinario si cercherà una exit strategy energetica. Serrare i ranghi. Da posizioni sfaccettate; con anche i vicepremier italiani agli antipodi. Per il ministro degli Esteri Tajani, le restrizioni a Mosca vanno “assolutamente mantenute”. Per il segretario della Lega Salvini, Italia ed Europa devono “prendere in considerazione la stessa scelta pragmatica degli Stati Uniti”.
Guerra Ucraina
Guerra in Ucraina: chi è fuggito e le due vite di Andrii Rosliuk
Si può davvero coinvolgere un lettore nella vicenda di un uomo che non ce l’ha fatta? In una storia in cui il protagonista non trionfa, o comunque non nel modo in cui siamo abituati a immaginare un personaggio vincente, un eroe. “Le due vite di Andrii Rosliuk” (Arkadia Editore, 2026), di Olivia Crosio, racconta proprio questo: una storia «allegra e piena di vita» che ruota attorno a un uomo che, alla fine, non riesce a vincere la sua battaglia. Ed è anche un romanzo desiderato dal suo stesso protagonista. Andrii Rosliuk e sua madre Nataliia lasciano l’Ucraina a causa della guerra e della malattia di lui: salgono su un autobus e vengono portati in Italia, a Milano, dove Andrii tenterà un trapianto di midollo. Si lasciano alle spalle famiglia, amicizie, progetti e speranze, ma anche dettagli che sanno di casa: le polpette preferite di Andrii, la sua auto rossa con il cambio automatico e una particolare bottiglia di whisky.
A Milano comincia una seconda vita, abitata da angeli. Nataliia, convinta di essere una donna pratica, finisce per scorgerli ovunque e, come se non bastasse, inizia anche ad avere sogni premonitori. E poi tram, metropolitana, ancora tram. Con la sua energia, «il piccolo folletto ucraino» conquista cuori e cucine. Nel frattempo Andrii combatte. Il legame con la vita di prima resta nei frequenti battibecchi: ogni volta lei rimane piccata, lui si pente. La sera Andrii, informatico di successo che continua a lavorare nonostante tutto, riceve telefonate da amiche e amici rimasti in Ucraina. Tutti lo aspettano: non vedono l’ora di bere con lui quella certa bottiglia di whisky. E quei colpi contro il muro significano che Iryna e Myla, nella stanza accanto, hanno preparato la cena anche per lui. Le cure proseguono fino a un nuovo ricovero. Ed è allora che Andrii decide che, prima di addormentarsi, forse è meglio affidare a qualcuno il compito di scrivere la sua storia, perché «comunque vada a finire, sarà stato bellissimo».
Il romanzo è un viaggio non soltanto geografico, ma anche esistenziale e psicologico, lontano dalla retorica stucchevole della guerra e della malattia che renderebbero automaticamente buoni e mansueti. Il protagonista ama la vita perché sa che la malattia che lo accompagna lo ha rafforzato nello spirito e nell’intelletto; non è una figura da compatire né uno strumento per sensibilizzare chi legge sulla causa ucraina, ma un uomo realizzato, pieno di vitalità, simbolo di una resistenza totale. Andrii sa bene che ogni giorno di resistenza in Ucraina è un giorno di speranza. Dal romanzo di Crosio emerge anche quanto l’Ucraina soffra l’assenza di una fierezza adeguata verso la propria memoria storica e linguistica. A volte sembra che troppi ucraini vogliano rinchiudere l’identità in un’idea nazionale stretta, locale e folklorica o, peggio, in teorie arcaizzanti o mistiche. Nel contempo, l’Ucraina, soprattutto dall’inizio dell’invasione russa, cerca di definire con decisione una vera identità linguistica.
Da questo punto di vista, “Le due vite di Andrii Rosliuk” offre speranza a chi dovrà continuare a scrivere la storia di Andrii: per vivere in pace e per costruire l’immagine di una nazione e di uno Stato capaci di consolidare autocoscienza e sicurezza all’interno del Paese. Una nazione sicura di sé, inoltre, risulta più pronta e più capace di accogliere e selezionare ciò che arriva dall’esterno.
L’articolo Chi ha lasciato l’Ucraina a causa della guerra. Le due vite di Andrii Rosliuk proviene da Il Riformista.
Guerra Ucraina
Chi ha lasciato l’Ucraina a causa della guerra. Le due vite di Andrii Rosliuk
Si può appassionare il lettore alla vicenda di un uomo che non ce l’ha fatta? Ad una storia dove il protagonista non esce vincitore, o perlomeno come nel modo in cui siamo abituati un personaggio vincente, eroe. “Le due vite di Andrii Rosliuk” (Arkadia Editore, 2026), di Olivia Crosio, è la storia «allegra e piena di vita» di un uomo che non ce l’ha fatta. È anche un romanzo, voluto dal suo protagonista. Andrii Rosliuk e sua madre Nataliia lasciano l’Ucraina a causa della guerra e della malattia di lui. Vengono caricati su un autobus e portati in Italia, a Milano, dove lui tenterà un trapianto di midollo. Si lasciano dietro famiglia, amici, progetti e speranze, ma anche le polpette preferite di Andrii, la sua auto rossa con il cambio automatico e una certa bottiglia di whisky.
A Milano iniziano una seconda vita, popolata di angeli. Nataliia, che si credeva una donna concreta, ne vede ovunque e, come se non bastasse, inizia ad avere sogni premonitori. E poi tram, metropolitana, tram. Con la sua energia, «il piccolo folletto ucraino» s’impadronisce di cuori e cucine. Intanto Andrii lotta. La continuità con la loro vita precedente è data dai frequenti battibecchi, che lasciano ogni volta piccata lei, pentito lui. La sera Andrii, che è un informatico di successo e continua a lavorare nonostante tutto, riceve telefonate da amiche e amici rimasti in Ucraina. Tutti lo aspettano, non vedono l’ora di bere con lui quella certa bottiglia di whisky. E i colpi contro il muro stanno a significare che Iryna e Myla, nella stanza accanto, hanno la cena pronta anche per lui. Le cure di Andrii procedono fino a un ennesimo ricovero. E allora lui decide che, prima di addormentarsi, forse è meglio incaricare qualcuno di scrivere la sua storia, perché «comunque vada a finire, sarà stato bellissimo».
Un viaggio non solo geografico ma esistenziale e psicologico, scevro dalla retorica stucchevole sulla guerra e sulla malattia che ti rende solo buono e mansueto. Il protagonista è entusiasta della vita perché consapevole che la malattia di cui è affetto lo ha potenziato nello spirito e nell’intelletto; non è una figura da compatire, strumento di sensibilizzazione alla causa ucraina per chi legge, ma un uomo di successo, pieno di vita, simbolo di resistenza totale. E Andrii sa bene che ogni giorno di resistenza in Ucraina è un giorno di speranza. Dal romanzo di Crosio, emerge come si senta la mancanza da parte dell’Ucraina della giusta fierezza della propria memoria storica e linguistica. A volte si ha la sensazione che troppi ucraini vogliano chiudere la propria identità in un concetto nazionale stretto e limitato, di carattere locale e folklorico, o – peggio ancora – in teorie variamente arcaizzanti o mistiche. Nel contempo, l’Ucraina, soprattutto da quando è iniziata l’invasione russa, vuole stabilire una vera e propria identità linguistica.
In tal senso, “Le due vite di Andrii Rosliuk” dà speranza a chi deve continuare a scrivere la storia di Andrii, per vivere in pace, e per costruire l’immagine di una nazione e di uno Stato che consolidi la propria autocoscienza e sicurezza all’interno del Paese. Una nazione sicura di sé è anche più disposta e più capace di accogliere e selezionare quello che viene dall’esterno.
L’articolo Chi ha lasciato l’Ucraina a causa della guerra. Le due vite di Andrii Rosliuk proviene da Il Riformista.
-
Cultura e fashion4 settimane ago
Ucraina Più – Milano e Wikimedia Italia organizzano a Milano la prima editathon sul Rinascimento Fucilato ucraino
-
Cultura e fashion4 settimane ago
Onirica Milano: la città sospesa negli scatti di Manfredo Pinzauti
-
Cronaca2 settimane ago
Accusato di violenza sessuale su una ragazza di 14 anni, arrestato 50enne
-
Serie A2 settimane ago
L’invasore di Marassi e il pugno all’arbitro che gli fa saltare i denti. Ma sull’aggressore c’è un mistero
-
Cronaca4 settimane ago
Tragedia a Seguro, investito 89enne
-
Cultura e fashion3 settimane ago
Crans Montana, AREU premiata con la Rosa Camuna per i soccorsi
-
Cronaca6 giorni ago
Robecco dice addio a don Giuseppe Ceruti
-
Cultura e fashion2 settimane ago
Vaccinazioni in Lombardia: più prevenzione e ruolo chiave delle farmacie

