Mondo
Cosa si sa sulla misteriosa sindrome dell’Avana e sulla “guerra ombra” combattuta con armi a microonde
Perdite di memoria, vertigini, mal di testa e spossatezza generale. Nelle ultime ore la “sindrome dell’Avana” ha conquistato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, ma su questo misterioso disturbo da anni sono puntati gli occhi dei servizi d’intelligence statunitensi e non solo.
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Milano, principio d’incendio sul tram 27: cavo elettrico caduto, evacuati i passeggeri
Attimi di grande tensione nella mattina dell’11 marzo a Milano: un tram della linea 27 ha avuto un principio di incendio mentre era regolarmente in servizio con alcuni passeggeri a bordo. Il fatto è avvenuto poco dopo le 9 in via Marco Bruto, nella parte est della città tra Mecenate e Forlanini, lungo una delle direttrici tranviarie che collegano il centro con l’area dell’aeroporto di Linate.
Dalle prime verifiche, l’emergenza sarebbe scaturita dalla caduta di un cavo della rete aerea di alimentazione. L’urto e il contatto con i componenti elettrici sul tetto del mezzo avrebbero innescato una fiammata con fumo visibile anche dall’esterno. Sul convoglio viaggiavano circa venti persone che, per fortuna, non hanno riportato ferite né segni di intossicazione.
Cosa hanno visto i passeggeri: rumore, fumo e evacuazione immediata
Chi era a bordo riferisce di aver percepito all’improvviso un forte colpo, come una frenata brusca. Subito dopo, l’abitacolo si sarebbe riempito di fumo e il calore interno sarebbe aumentato rapidamente, spingendo il conducente ad aprire le porte e a favorire la discesa rapida dei passeggeri.
Alcuni testimoni hanno raccontato di scintille e piccole fiamme sulla parte alta del tram, in prossimità del pantografo, il sistema che consente di captare energia dalla linea elettrica. Nel frattempo, il cavo finito a terra avrebbe continuato a sprigionare scintille sull’asfalto, motivo per cui forze dell’ordine e personale Atm hanno delimitato subito l’area per impedire avvicinamenti pericolosi.
La circolazione nella zona è stata interrotta temporaneamente e le persone presenti sono state fatte arretrare per ragioni di sicurezza.
Vigili del fuoco sul posto: spegnimento e messa in sicurezza della linea
I vigili del fuoco sono arrivati in pochi minuti con diversi mezzi di soccorso. Le squadre hanno estinto il focolaio sviluppatosi sul tetto del tram e hanno lavorato per rendere sicura la tratta elettrica interessata dal guasto.
In via precauzionale è intervenuto anche il 118, ma nessun passeggero ha avuto necessità di assistenza sanitaria. Concluse le verifiche e la messa in sicurezza dell’infrastruttura, il tram è stato agganciato a un rimorchiatore e spostato dai binari per consentire gli accertamenti tecnici.
Parallelamente, i tecnici Atm hanno operato per ripristinare il servizio sulle linee coinvolte: in particolare la 27 e la 12, tornate progressivamente alla normalità nel corso della mattinata.
Nota Atm: episodio distinto e non collegato al caso del 27 febbraio
In un comunicato ufficiale, Atm (Azienda Trasporti Milanesi) ha chiarito che quanto accaduto non è in alcun modo connesso al grave evento del 27 febbraio, quando un tram della linea 9 era deragliato in viale Vittorio Veneto causando due vittime e numerosi feriti.
Secondo la società, l’incidente di questa mattina sarebbe riconducibile unicamente al cedimento di un cavo della rete aerea, che avrebbe provocato un contatto elettrico con i dispositivi collocati sul tetto del mezzo.
Il conducente, fanno sapere da Atm, avrebbe arrestato immediatamente il tram ai primi segnali di anomalia, permettendo l’uscita ordinata dei passeggeri e contenendo gli effetti dell’accaduto.
Quattro eventi ravvicinati: torna il confronto sulla sicurezza della rete di superficie
Quanto avvenuto in via Marco Bruto è il quarto episodio che coinvolge i tram milanesi in meno di due settimane, circostanza che ha riacceso l’attenzione sulla sicurezza del trasporto pubblico di superficie nel capoluogo lombardo.
Il 27 febbraio, il deragliamento del tram 9 in area Porta Venezia aveva portato a una tragedia con due morti e oltre cinquanta feriti. Nei giorni seguenti si sono verificati altri due casi: un tram senza passeggeri uscito dai binari nei pressi della stazione Centrale e, poco dopo, un mezzo della linea 15 deragliato a Rozzano senza conseguenze per chi si trovava a bordo.
Anche se le dinamiche risultano diverse, la sequenza di episodi così ravvicinati ha alimentato preoccupazione tra cittadini e pendolari che utilizzano quotidianamente il servizio Atm.
Pressione politica: la Lega chiede un Consiglio comunale dedicato ai tram
Sul piano politico, l’episodio ha generato reazioni immediate. La Lega ha chiesto la convocazione di un Consiglio comunale straordinario per discutere della situazione di Atm e della sicurezza della rete tranviaria milanese.
Per il capogruppo leghista Alessandro Verri, questo nuovo episodio rappresenterebbe un ulteriore segnale d’allarme e renderebbe necessario chiarire in modo completo lo stato delle infrastrutture, i piani di manutenzione e le risorse destinate agli interventi sulla rete.
Dal partito è arrivata anche la richiesta di verifiche più approfondite su mezzi e impianti; inoltre è stato chiesto al sindaco Giuseppe Sala di spiegare l’organizzazione del servizio e le misure adottate per tutelare la sicurezza dei cittadini che ogni giorno si spostano con tram e autobus.
Nonostante lo spavento e l’evacuazione d’emergenza, il bilancio resta senza feriti. L’episodio, però, riporta l’attenzione sulla necessità di controlli costanti su una delle reti tranviarie più estese d’Europa, con 17 linee, circa 160 chilometri di binari e oltre cinquemila corse quotidiane.
Guerra Ucraina
Guerra in Ucraina: chi è fuggito e le due vite di Andrii Rosliuk
Si può davvero coinvolgere un lettore nella vicenda di un uomo che non ce l’ha fatta? In una storia in cui il protagonista non trionfa, o comunque non nel modo in cui siamo abituati a immaginare un personaggio vincente, un eroe. “Le due vite di Andrii Rosliuk” (Arkadia Editore, 2026), di Olivia Crosio, racconta proprio questo: una storia «allegra e piena di vita» che ruota attorno a un uomo che, alla fine, non riesce a vincere la sua battaglia. Ed è anche un romanzo desiderato dal suo stesso protagonista. Andrii Rosliuk e sua madre Nataliia lasciano l’Ucraina a causa della guerra e della malattia di lui: salgono su un autobus e vengono portati in Italia, a Milano, dove Andrii tenterà un trapianto di midollo. Si lasciano alle spalle famiglia, amicizie, progetti e speranze, ma anche dettagli che sanno di casa: le polpette preferite di Andrii, la sua auto rossa con il cambio automatico e una particolare bottiglia di whisky.
A Milano comincia una seconda vita, abitata da angeli. Nataliia, convinta di essere una donna pratica, finisce per scorgerli ovunque e, come se non bastasse, inizia anche ad avere sogni premonitori. E poi tram, metropolitana, ancora tram. Con la sua energia, «il piccolo folletto ucraino» conquista cuori e cucine. Nel frattempo Andrii combatte. Il legame con la vita di prima resta nei frequenti battibecchi: ogni volta lei rimane piccata, lui si pente. La sera Andrii, informatico di successo che continua a lavorare nonostante tutto, riceve telefonate da amiche e amici rimasti in Ucraina. Tutti lo aspettano: non vedono l’ora di bere con lui quella certa bottiglia di whisky. E quei colpi contro il muro significano che Iryna e Myla, nella stanza accanto, hanno preparato la cena anche per lui. Le cure proseguono fino a un nuovo ricovero. Ed è allora che Andrii decide che, prima di addormentarsi, forse è meglio affidare a qualcuno il compito di scrivere la sua storia, perché «comunque vada a finire, sarà stato bellissimo».
Il romanzo è un viaggio non soltanto geografico, ma anche esistenziale e psicologico, lontano dalla retorica stucchevole della guerra e della malattia che renderebbero automaticamente buoni e mansueti. Il protagonista ama la vita perché sa che la malattia che lo accompagna lo ha rafforzato nello spirito e nell’intelletto; non è una figura da compatire né uno strumento per sensibilizzare chi legge sulla causa ucraina, ma un uomo realizzato, pieno di vitalità, simbolo di una resistenza totale. Andrii sa bene che ogni giorno di resistenza in Ucraina è un giorno di speranza. Dal romanzo di Crosio emerge anche quanto l’Ucraina soffra l’assenza di una fierezza adeguata verso la propria memoria storica e linguistica. A volte sembra che troppi ucraini vogliano rinchiudere l’identità in un’idea nazionale stretta, locale e folklorica o, peggio, in teorie arcaizzanti o mistiche. Nel contempo, l’Ucraina, soprattutto dall’inizio dell’invasione russa, cerca di definire con decisione una vera identità linguistica.
Da questo punto di vista, “Le due vite di Andrii Rosliuk” offre speranza a chi dovrà continuare a scrivere la storia di Andrii: per vivere in pace e per costruire l’immagine di una nazione e di uno Stato capaci di consolidare autocoscienza e sicurezza all’interno del Paese. Una nazione sicura di sé, inoltre, risulta più pronta e più capace di accogliere e selezionare ciò che arriva dall’esterno.
L’articolo Chi ha lasciato l’Ucraina a causa della guerra. Le due vite di Andrii Rosliuk proviene da Il Riformista.
Mondo
Medio Oriente, Tajani riunisce gli ambasciatori: italiani evacuati e allerta Hormuz
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha promosso una nuova riunione con gli ambasciatori delle aree più esposte della crisi in Medio Oriente, così da aggiornare il quadro su sicurezza dei cittadini italiani e dinamiche geopolitiche. Il vertice rientra nel monitoraggio continuo della Farnesina, che coordina le sedi diplomatiche italiane nei territori maggiormente interessati da conflitti e tensioni regionali.
Durante il confronto sono stati esaminati gli ultimi sviluppi nei principali scenari di crisi, con focus sulla tutela dei connazionali presenti nei Paesi coinvolti e sulla tenuta delle rotte internazionali più sensibili. Tajani ha ribadito la linea italiana: assistenza ai cittadini, contatto costante con le autorità locali e dialogo operativo con gli alleati e i partner internazionali.
Drone su Erbil: allerta diplomatica e nuovi rischi in Iraq
Tra i temi principali affrontati c’è stata la situazione in Iraq, tornata particolarmente complessa dopo l’attacco con drone al consolato degli Emirati Arabi Uniti a Erbil. L’episodio si colloca in un contesto già segnato da azioni ripetute contro infrastrutture militari e obiettivi strategici, mantenendo alto il livello di allerta nel Paese.
Stando a quanto indicato dalla Farnesina, i cittadini italiani presenti in Iraq risultano oggi in numero molto contenuto. Chi aveva espresso la necessità di partire ha ricevuto supporto dalle autorità consolari e diplomatiche, ed è già stato accompagnato fuori dal Paese in condizioni di sicurezza.
Rientro dalle Maldive: oltre 6.600 connazionali già partiti
Il ministro ha inoltre ottenuto un aggiornamento dall’ambasciatore italiano a Colombo sulla condizione dei connazionali nelle Maldive, dove nelle ultime settimane è stata gestita un’operazione di rimpatrio articolata e impegnativa, con priorità alla protezione dei viaggiatori.
Secondo le informazioni raccolte dalla rete consolare, almeno 6.600 italiani hanno già lasciato l’arcipelago grazie a voli charter organizzati dalla Farnesina e a tratte commerciali disponibili. L’ambasciatore, attualmente nella capitale Malé, prosegue nel coordinamento dell’assistenza con la console onoraria e il personale sul posto, assicurando continuità operativa.
È stato predisposto anche un presidio permanente all’aeroporto internazionale della capitale, per sostenere chi deve ancora imbarcarsi e garantire procedure di partenza ordinate durante le fasi finali del rientro.
Libano: raid estesi e crisi umanitaria con 700 mila sfollati
Resta molto grave la situazione in Libano, dove la guerra continua a produrre conseguenze pesanti per la popolazione civile. Bombardamenti e incursioni aeree colpiscono ormai vaste aree del Paese, inclusa la periferia sud di Beirut, alimentando pressione sulla sicurezza e sulle infrastrutture.
Le stime più recenti indicano che gli sfollati interni hanno raggiunto circa 700.000 persone, segnale di una crisi umanitaria in rapido peggioramento. Nel quadro di forte instabilità, i militari italiani della missione di peacekeeping UNIFIL continuano i pattugliamenti adottando misure di protezione rafforzate.
L’ambasciata italiana a Beirut rimane operativa nei limiti consentiti dalle condizioni di sicurezza e prosegue nel supporto ai cittadini italiani presenti. L’aeroporto internazionale, pur tra criticità e rallentamenti, resta aperto e mantiene attivi i collegamenti con l’Italia, garantendo canali di mobilità essenziali.
Stretto di Hormuz: transiti ridotti e possibili effetti su energia e commerci
Nel corso della riunione è stato dedicato spazio anche allo strategico Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico energetico globale. In quest’area la navigazione risulta fortemente condizionata, con solo poche navi autorizzate a passare ogni giorno, aumentando incertezza sulla sicurezza marittima.
La contrazione dei transiti alimenta preoccupazioni per la libertà di navigazione e per le possibili ricadute sui mercati energetici internazionali. Il corridoio è infatti fondamentale per l’invio di petrolio e gas verso Europa e Asia, con potenziali impatti sui prezzi e sulla stabilità delle forniture.
Tajani ha confermato che l’esecutivo italiano segue l’evoluzione della crisi con la massima attenzione, mantenendo un coordinamento costante con partner europei e internazionali per valutare misure a tutela della navigazione e della stabilità economica, con monitoraggio continuo degli scenari.
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