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Studentessa bocciata: i genitori insorgono contro la prof

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 Una studentessa è stata bocciata per le troppe assenze e i genitori, non ritenendo che fosse stata tenuta nella dovuta considerazione la condizione di salute dalle ragazza, hanno avuto un alterco con la prof. A denunciare l’accaduto è la dirigente scolastica di un istituto superiore statale di Nocera Inferiore.

Docente aggredito dai genitori di una studentessa bocciata per le troppe assenze – Ilcorrieredellacittà.com

La bocciatura ha provocato l’ira  dei genitori 

La docente di filosofia, come riporta Il Mattino, sarebbe stata aggredita verbalmente da uno dei genitori della ragazza costretta a ripetere il quarto anno a causa delle troppe assenze che sarebbero state dovute a motivi di salute. Una decisione che proprio non è andata giù ai familiari che sarebbe insorti contro la docente che dal canto suo ha precisato come la giovane avrebbe fatto numerose assenze, sarebbe stata presente in classe solo sporadicamente e anche quando presente, sarebbe uscita spesso prima della fine dell’orario scolastico. Una situazione che avrebbe impedito all’alunna di prendere parte anche alle attività inclusive promosse dalla scuola.

Una classe – repertorio – (ilcorrieredellacitta.com)

La prof ha denunciato ai Carabinieri l’aggressione subita

Ma la prof non ha certo deciso da sola di respingere la studentessa, ha infatti specificato che si è trattato di una decisione presa da parte dell’organo collegiale, il Consiglio di classe che ha esaminato il caso della ragazza alla luce delle numerose giustificazioni e non classificazioni proprio a causa delle assenze. Un esito che ha provocato il risentimento dei genitori della studentessa che hanno deciso di affrontare la professoressa a brutto muso. Un fatto che la vittima ha deciso di denunciare ai carabinieri.

Le precisazioni dei genitori della studentessa bocciata

D’altro canto i genitori della ragazza hanno voluto precisare le loro posizioni con una nota nella quale chiariscono: “Nostra figlia, nonostante seri problemi di Endometriosi e Adenomiosi, debitamente documentati è stata bocciata pochi giorni fa, pertanto sentiamo la necessità di fare alcuni chiarimenti.

Innanzi tutto respingiamo con decisione l’accusa di aggressione a pubblico ufficiale rivelata dalla dirigente perché mai e poi mai ci permetteremmo di far ricorso alla violenza. Questa storia è costellata da una serie di incontri e di pec, strumenti con cui abbiamo, invano, cercato di far valere le nostre ragioni, ma mai ci sogneremmo di aggredire nessuno.

Ci teniamo anche a chiarire che sappiamo che nostra figlia è stata bocciata per la mancanza di molte valutazioni, mero epilogo di una storia lunga e complessa, sappiamo anche che tantissime erano le assenze, ma sappiamo anche che nulla è stato fatto per cercare di aiutarci ad affrontare i problemi derivanti dalla patologia di nostra figlia e sappiamo addirittura che alcuni docenti si sono rifiutati di interrogarla a fine anno.

E’ opportuno precisare che quando abbiamo deciso di rendere pubblica la storia di nostra figlia ovviamente non volevamo una trattazione di fatto e di diritto della questione, avendo volontariamente omesso moltissimi elementi estremamente importanti e delicati, destinati ad adeguata trattazione da parte delle Istituzioni competenti e dirimenti per la valutazione del caso specifico. Abbiamo deciso di parlarne per due ragioni fondamentali.

Innanzi tutto volevamo sensibilizzare l’opinione pubblica su alcune malattie minori, ‘invisibili’ e spesso per ignoranza declassate a mero capriccio. Se dal 2014 c’è una Giornata Nazionale per l’Endometriosi (28 marzo) e se è inserita nell’elenco delle malattie invalidanti è perché si tratta di una condizione cronica e progressiva che può stravolgerti la vita. Si tratta di una malattia che colpisce almeno 3 milioni di donne in Italia e conta molte associazioni che se ne occupano ma, evidentemente, risulta ancora poco conosciuta.

Inoltre ritenevamo che questa storia poteva avere un interesse più generale in quanto dimostrava che, anche nel caso di un’alunna piuttosto brillante e motivata, la Scuola non era riuscita a trovare il modo di accompagnarla in un periodo molto difficile per i suoi problemi di salute. Noi non pretendevamo nulla, la DAD ci era stata proposta da loro e, dopo sole 48 ore, ci era stato detto che non era possibile. Il problema è che non ci hanno offerto nient’altro, nessun aiuto se non la proposta del ritiro. Eppure a ben guardare la legge considera l’inclusività un valore assoluto e prevede diversi strumenti da utilizzare in situazioni analoghe. Palese è stata l’impreparazione e l’approssimazione nella trattazione di tutta la vicenda.

La nostra forte delusione e la conseguente denuncia dell’accaduto deriva dal profondo rispetto che nutriamo nei confronti dell’Istituzione Scolastica e dalla consapevolezza del ruolo fondamentale e delicato da essa svolta. Per questo motivo riteniamo inaccettabile il comportamento di questa specifica scuola che, secondo la legge, avrebbe potuto e dovuto mettere in atto una serie di strumenti a garanzia del diritto allo studio dell’allieva. Mai abbiamo avuto intenzione di criminalizzare l’intera categoria dei docenti o dei dirigenti che non dovrebbero sentirsi colpiti per mero corporativismo. Infatti noi abbiamo biasimato i comportamenti di alcuni ma abbiamo sentito al nostro fianco tanti altri che, con sensibilità ed affetto, ci sono stati vicini.

Se tutto ciò è avvenuto con una alunna ‘brava’, una che fino all’anno scorso aveva in pagella voti altissimi e ancora al primo quadrimestre di quest’anno, a parte una sola insufficienza in filosofia superava in modo più che soddisfacente lo scrutinio di metà anno, mi chiedo che speranze hanno i ragazzi con maggiori difficoltà, quelli ancora più fragili che provengono da contesti e famiglie disagiate, quelli insomma per cui la scuola dovrebbe svolgere al meglio il suo ruolo. Sia chiaro che questo non è un incitamento a ‘regalare’ voti e promozioni, è piuttosto la dimostrazione che la scuola è una realtà a macchia di leopardo, che ci sono ancora troppi luoghi in cui la differenza tra quel che la Scuola dovrebbe essere secondo il nostro Ordinamento e ciò che la Scuola è effettivamente risulta ancora troppo ampio”.

 

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Lettera Toti, Giampedrone: “Messaggio a tutta la maggioranza”

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AMEGLIA – A quasi un mese di distanza l’assessore alla Protezione civile di Regione Liguria Giacomo Giampedrone tornerà a riabbracciare il presidente (sospeso) Giovanni Toti. Dopo l’ok della gip Paola Faggioni, è pronta a ripartire la seconda tornata di incontri richiesti da Toti, agli arresti domiciliari nella sua villetta di Ameglia dal 7 maggio scorso. L’appuntamento è fissato per il tardo pomeriggio di oggi, tra le 17.30 e le 18, in via Pisanello. Saranno al massimo due le ore a disposizione per confrontarsi sul futuro politico della Regione. Sul piatto i prossimi step che il presidente vorrà percorrere e che Giampedrone, da sempre tra i suoi fedelissimi, cercherà di assecondare, anche se lo stesso assessore a Primocanale ha spiegato che le dimissioni non sono al momento sul piatto. Sono previsti inoltre altri due incontri nella casa di Ameglia, che dovrebbero concretizzarsi tutti nel corso della settimana.

In ordine, probabilmente venerdì, è atteso quello con il vicepremier e ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Matteo Salvini; successivamente, sabato, toccherà all’assessore all’Urbanistica Marco Scajola, altro fedelissimo del presidente Toti. Sullo sfondo rimane la lettera di venerdì scorsa scritta dal presidente all’avvocato Stefano Savi, nella quale è stato citato il “peso della poltrona” e la parola “liberazione” come possibilità di “dare la parola agli elettori”. Un messaggio amaro, che secondo l’assessore Giampedrone, è indirizzato soprattutto al centrodestra di governo. “Chi lo deve capire, che dobbiamo andare avanti, è la nostra maggioranza e la linea politica che portiamo avanti – ha spiegato Giacomo Giampedrone -; io sono sicuro di trovare il presidente esattamente come l’ho lasciato venti giorni fa, certo con un Riesame negativo sulle spalle ma con la convinzione di aver lavorato nell’interesse dei liguri e della Liguria”. Lo definisce un dogma Giampedrone, su cui proseguire fino alla Cassazione.

Tradotto: resistere fino all’ultimo grado, che però potrebbe slittare non prima di settembre, ottobre. Il che comporterebbe ancora diversi mesi davanti, per Giovanni Toti, da trascorrere nella sua casa in provincia della Spezia. “Ci batteremo sul passaggio in Cassazione perché consentirebbe alla maggioranza politica di andare avanti fino a fine mandato” ha aggiunto l’assessore. L’ex sindaco di Ameglia ha voluto poi interpretare il messaggio sottinteso della lettera di Toti. “Se posso permettermi, penso che il presidente volesse far sapere a tutti i nostri alleati di andare avanti con ancora più convinzione di prima, perché abbiamo un mandato che ci hanno dato gli elettori che non può assistere a tentennamenti soprattutto in questa fase – ha aggiunto Giampedrone -. Io credo che la poltrona sia un peso veramente, dopo oltre 70 giorni di arresti domiciliari, ma lo sta facendo con un sacrificio per tutta la coalizione, per la nostra linea politica. E a lui va il più grande ringraziamento da parte mia e da parte di tutti, e credo che non sia scontato quello che sta facendo”.

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