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Sansa, se Primocanale cambia sofà lascia venire nel salottino anche il Pd?

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Scrive sui social il consigliere regionale Ferruccio Sansa rivolgendosi nientemeno che al “Centrosinistra”, entità peraltro di difficile configurazione e dai mobili confini: “Basta andare da Bruno Vespa e a Primocanale!” e ci piazza anche un punto esclamativo, come se pronunciasse questo diktat alzando il tono della voce. Aggiunge all’ingiunzione, illustrando le “bassezze” di questi “salotti della politica”, che, per quanto attiene nello specifico Primocanale, tv di cui sono stato direttore per dieci anni a alla quale collaboro come editorialista, si tratta di emittente locale che rispetto a Porta a Porta è “…in scala ridotta”, definendo catastalmente lo studio “un salottino Ikea”. Certo, il consigliere sopracitato da buon rappresentante della sinistra-chic è abituato a ben altri salotti…altro che gli Ikea che arredano le case popolari, magari anche quelle degli operai (categoria probabilmente ignota a Sansa, ma che ancora esiste e resiste).

Insomma, questo Ikea proprio non gli va giù e da tanti, tantissimi anni. Forse non si è trovato bene sui divani Ektorp? O ha avuto storie con la poltrona Poang? Sulla Herrakra si sarà storto un’anca o sulla Strandmon non si è addormentato dopo il lunch?

Spiega poi ai “salottieri senza Ektorp” che come Porta a porta è TeleMeloni, così il salottino genovese è TeleToti, anzi addirittura Casa Toti. ”E’ tempo di dire basta!” tuona, suggerendo a TeleEktorp-Primocanale-Casa-Toti-catasto-salottino, concluse le interviste al presidente arrestato prima che lo arrestassero, non avendo altri programmi, di “dedicarsi alle promozioni dei materassi e di lime per i calli”. Per quanto riguarda i materassi speriamo intervenga risolutamente Dolce Dormire. Sulle lime per i calli non sono al momento informato: magari se il consigliere Sansa potesse essere più preciso in uno dei suoi interventi politici in consiglio regionale, fornendo ai liguri attoniti anche gli indirizzi e le tariffe di tali artigiani del callo e del durone potremmo evitare di stenderci doloranti sui materassi dopo aver ascoltato il succo del suo pugnace programma di opposizione che, questo sì dobbiamo riconoscerlo, ha riconsegnato nel 2020 la Liguria al totismo.

Mi chiedo da giornalista pensionato e da ligure votante per la sinistra prima che un dì fosse scoperta dal Sansa, ma anche, lo confesso, da appassionato assoluto dell’arredo Ikea, a chi si rivolga con il “suggerimento televisivo” e soprattutto con quale autorità. Ingiunge al Centrosinistra nella sua totalità? O individua soprattutto, quale abituale frequentatore del “tinello politico” il Pd che grazie a un’ eccezionale intuizione politica lo indicò come capolista alle regionali del 2020 dopo una cena molto pesante, segnando così una delle più memorabili sconfitte post-belliche di tutta la sinistra unita (ben cinque liste!) e riaprendo la strada alla vittoria delle destre, addirittura in quelle che un tempo erano le imbattibili roccaforti del Pci? Non andate nel salottino! grida ai piddiini terrorizzati. Guai a voi!, insiste. Danneggiano i glutei di sinistra! Scegliete salotti Louis Quinze (Luigi XV) più adeguati ai bisogni e alle natiche dei rappresentanti delle masse proletarie! O si rivolge a tutte le cinque liste? Cioè anche alla sinistra di Pastorino e ai Cinquestelle di Tosi? Insomma, vorrei sapere se poi il “Decretum Sansae” più perentorio della scomunica di Pio XII contro “i comunisti” si estenda oltre i salottoni scuoiati della Regione per raggiungere con i suoi lampi di profondo disgusto il Parlamento e magari dare gli ordini anche al combattivo Luca Pirondini o al pacato Lorenzo Basso. Intanto Raffaella Paita ha già rispedito al mittente l’ordinanza di divieto assoluto di accosto agli arredi della Valpolcevera.

Ma ora sono fortemente preoccupato per il consigliere del Pd Armando Sanna, uno che di preferenze ne ha prese qualche tonnellata più del consigliere-arredatore. Ha scritto il compagno Sanna (unico a reagire tra i temerari del Pd) che per quanto lo riguarda continuerà a venire a Primocanale, sedendosi sugli Ektorp (comodissimi!) e contestando democraticamente le scelte dei totiani, e delle destre di governo, magari lavorando per le elezioni anticipate. Insomma facendo opposizione. Magari distinguendosi da alcuni compagni di viaggio silenti come formiche. Beh, “compagni” si fa per dire. Che cosa gli potrà accadere? Quali punizioni rischierà? Sarà esiliato a Ventotene sulle orme lasciate da Terracini e Spinelli (Altiero off course)? O costretto a ascoltare senza interruzioni quattro anni consecutivi di interventi non-stop dell’ auto-leader della gauche-caviar-permaflex?

Mi chiedo, come dicevo prima, con quale autorità e consenso Sansa non tanto abbia lanciato il suo anatema anti-Primocanale, cosa che fa da anni e è liberissimo di fare dalle prime ore del mattino a tarda notte, ma l’ordine di servizio ai militanti del Pd. Ero assente in questi giorni e forse mi è sfuggita la sua elezione con oceanico consenso a lider maximo della Sinistra ligure. Avranno informato almeno i dirigenti locali del partito della Schlein?

Eppure se ricordo bene, quando c’era Rai3-Telekabul diretta magistralmente da Sandro Curzi , tra il 1987 e il 1993, anche i liberali frequentavano quel salotto rosso con i democristiani e nessuno aveva preoccupazioni di infettarsi, anzi. E i comunisti doc apparivano nelle tribune politiche scudocrociate di Rai1, dall’epoca di Palmiro, strafottendosene della morbidezza dei sofà, ma costruendo un’opposizione di fatti. Forse quei salotti non saranno stati raffinati, però Curzi non nascondeva la sua fedele osservanza alla lezione del Pci. E la Rai1 andreottiana o morotea era sinceramente democristiana. E tutte e due le reti, dopo la politica, trasmettevano gli spot del callifugo Ceccarelli.

Ora mi auguro che alle decine e decine di bravissimi e appassionati amministratori locali del Pd e della sinistra, che si fanno dei mazzi tanti percependo minimi gettoni rispetto alle “paghette” di via Fieschi, ai consiglieri comunali delle vallate e dell’entroterra con le strade distrutte dalle frane , ai giovani e alle giovani dirigenti delle sezioni Pd che si accontentano delle sedie chiavarine rattoppate alla meglio per arredare i locali dove si parla davvero di politica, sia sfuggita la storica scomunica del “lider sul sofà col callo dolorante”. Probabile, perché questi compagni hanno da lavorare oltre che dedicarsi alla politica e poco tempo a disposizione per le chiacchiere. Mi auguro che il direttore di Primocanale li inviti, loro sì, tanti e tante volte, nei salotti della politica televisiva nei prossimi mesi pre-elettorali, magari portandosi uno sgabello da casa, a raccontare quello che fanno, come, con che mezzi, con che aiuti da parte della Regione e, soprattutto, dell’opposizione che giustamente vorrebbe cambiare tutto oltre i salottini. Soltanto loro in tv a Primocanale, tra un durone e un occhio di pernice, a spiegare quello che pretendono dalla Sinistra che non arreda alloggi (per mia fortuna ne sto incontrando tanti, ragazzi e ragazze!) e che, lo spero di cuore, lo spazio sia riservato tutto a loro e non agli altri, alle loro storie, ai loro obbiettivi, alle loro battaglie.

Chissà che affidando le decisioni del futuro a questi “rinnovatori della politica” la sinistra, che si sta riprendendo anche a Genova, speriamo liberandosi presto degli Inutili Onnipresenti, non riesca a riscattare la Liguria pluri-bastonata.

E ora, stanco ma sereno, mi riposo data l’età su una poltrona dell’Asta del Mobile. Cambiare ogni tanto cuscini dà sempre brividi positivi a un anziano…..Magari provi anche lei, consigliere.

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Italia

Il futuro del centrodestra e i primi sondaggi. Domani alle 21

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GENOVA – Dopo la lettera-sfogo al suo legale Giovanni Toti vorrebbe tenere duro e restare alla guida della Liguria fino alla pronuncia della Cassazione, anche se di fatto ammette di essere pronto a fare un passo indietro anche se questo non dipenderà solo da lui. L’unica certezza è che non si ricandiderà alle Regionali che potrebbero tenersi a ottobre o in primavera: il toto-nomi è già iniziato ma soprattutto sono iniziate le grandi manovre all’interno della coalizione per definire le prossime mosse.

Toti ha lanciato un messaggio e ora tocca ai suoi alleati prendere delle decisioni che siano il più possibile condivise anche perché il tempo stringe e il margine di errore è ridotto al minimo.

Domani sera alle 21 al Programma Politico di Primocanale riuniremo attorno a un tavolo i vertici del centrodestra per capire meglio gli scenari attuali e iniziare a ipotizzare quelli futuri.

In diretta da Terrazza Colombo inizieremo anche a svelare parte dell’articolato sondaggio che Primocanale ha commissionato alla società Tecné. Sarà interessante scoprire cosa ne pensano i liguri in questo momento cosi particolare, gli identikit dei candidati ideali e le preferenze su alcuni nomi.

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Italia

Inchiesta, incontro tra Toti e Salvini: per ora nessuna data fissata

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AMEGLIA – Non c’è in programma nessun incontro, né per lunedì né per i prossimi giorni, tra il presidente di Regione Liguria ora sospeso Giovanni Toti, ai domiciliari dopo l’inchiesta che ha terremotato la Liguria dal 7 maggio, e il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini.

A farlo sapere sono fonti vicine al ministro, interpellate al riguardo, che hanno precisato che non sono previsti incontri del leader della Lega con il governatore. La notizia aveva iniziato a girare in vista dell’arrivo di Salvini a Genova questo lunedì per “L’Italia dei Sì 2023-2032 – Progetti e grandi opere in Italia”, la presentazione itinerante dei progetti infrastrutturali per il Paese del vicepresidente del Consiglio nella cornice del Salone di Prima Classe, presso la Stazione Marittima di Ponte dei Mille.

La richiesta di un vis a vis era stata fatta direttamente dal presidente, l’istanza era stata infatti depositata al giudice dall’avvocato Stefano Savi nei giorni scorsi. Non è ancora chiaro quando e se l’incontro ci sarà: i confronti serviranno in prima battuta a fissare la linea da seguire per mandare avanti la Regione dopo la decisione del Riesame che ieri ha deciso di lasciare Toti agli arresti domiciliari. Ma non è escluso che si possa iniziare a parlare anche del futuro del governatore e delle sue eventuali dimissioni.

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Italia

Dalle parole di Toti al rigassificatore, centrodestra in fibrillazione

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GENOVA – Se ci trovassimo su un Boeing 777, di quelli intercontinentali, la turbolenza del volo sarebbe da cintura allacciata e forse anche da qualche mascherina d’ossigeno per filtrare l’aria. L’inchiesta giudiziaria che ha terremotato la Liguria a partire dal 7 maggio scorso, si sta riversando a valanga anche sulla tenuta politica, dentro e fuori la sede della Regione. Gli arresti domiciliari nei confronti del presidente Giovanni Toti, confermati anche dal Riesame, hanno gettato un enorme punto interrogativo sul futuro legislativo (la fine del mandato naturale è fissata per settembre 2025 ndr). Scongiurate le elezioni anticipate durante i primi due mesi da quando l’inchiesta è stata resa pubblica, con una risposta granitica di tutti i rappresentanti di centrodestra, la lettera di ieri dell’ex forzista ha aperto un nuovo capitolo sull’ipotesi dimissioni.

Il presidente, dalla sua villetta di Ameglia, ha scritto direttamente al suo legale Stefano Savi, ma di certo l’intendo era quello di arrivare al cuore della sua maggioranza e dei cittadini. Ha parlato di una poltrona che è maggiormente “un peso che un onore”. E di una “liberazione la possibilità di ridare la parola agli elettori”. Parole amare, scoraggiate, e anche arrabbiate che hanno il sapore di un primo passo verso le dimissioni. Giovanni Toti però, si rimette alla volontà dei suoi alleati, a partire da quella del ministro Matteo Salvini, che lo stesso presidente ha chiesto di poter incontrare. A lui si aggiungono i due suoi più fedeli assessori, Giacomo Giampedrone e Marco Scajola. A quel punto, di fronte alla volontà di fare un passo indietro, la politica nazionale e ligure deciderà se chiedere un ulteriore sforzo a Toti o se rimettersi agli elettori, con elezioni anticipate già nell’autunno di quest’anno.

Sullo sfondo, ad alterare gli equilibri interni alla giunta, in fibrillazione dopo il pronunciamento del Riesame, lo strappo sul rigassificatore del presidente ad interim Alessandro Piana. “Il parere politico della Regione è contrario, la nostra posizione è cambiata dopo le dichiarazioni dei sindaci” ha dichiarato nelle scorse ore Piana. Il motivo? “L’incontro avvenuto con i primi cittadini del territorio”, che avrebbe riportato sulla retta via la posizione della maggioranza (in realtà soprattutto quella della Lega ndr) in tema di rigassificatore nelle acque di Vado. Da quel mondo, ancora molto vicino al presidente Toti – che si era intestato la battaglia per il trasferimento del Golar Tundra da Piombino al Savonese -, le parole del facente funzione sono risuonate come un pugno nell’occhio. La linea da perseguire è quella di non spaccare la maggioranza, già chiamata alla prova della tenuta politica ed emotiva di assessori e consiglieri, con il rischio che “l’ordine unico” possa diventare “ordine sparso”. 

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