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Salute, diga, stadio, Iren: intervista esclusiva a Marco Bucci

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Intervista a 360 gradi al sindaco di Genova Marco Bucci. Tanti i temi affrontati: dalla sua condizione di salute dopo il recente intervento alla situazione dei lavori della nuova diga foranea di Genova passando per il futuro dello stadio Luigi Ferraris fino alla situazione di Iren.

Cominciamo dalle sue condizioni di salute

Delle mie condizioni ho parlato sin dal primo giorno. Ora siamo in via di guarigione, praticamente la ferita è a posto. Il 22 luglio inizierò la radioterapia. Poi fortunatamente i medici del Galliera hanno trovato il modo per evitare la chemioterapia facendo la terapia immunitaria con anticorpi monoclonali. Evitare la chemio è la cosa importante quindi prevedo di continuare a lavorare, non devo fare lavori pesanti quindi va bene così

La situazione è oggettivamente complicata. Con la massima franchezza le dico che siamo preoccupati: io raccolgo per lavoro tante voci e tante sono preoccupate. Dentro il porto in modo particolare ma anche nell’imprenditoria, tra i lavoratori, i sindacati. Ci sono così tante partite aperte. Lei condivide queste preoccupazioni? Come se ne esce?

Condivido alcune cose e altre no. Il successo di Genova negli ultimi sette anni è dovuto sia al grande lavoro dell’amministrazione, ma è anche dovuto al lavoro degli imprenditori, di quelli che hanno partecipato al porto. Non vedo alcun motivo per cui la città si debba fermare, anzi. È un momento in cui la città deve continuare ad andare avanti. Abbiamo un sacco di soldi da spendere, di finanziamenti da mettere a terra e abbiamo un sacco di lavoro da fare per noi e per le future generazioni. Sarebbe sciocco fermarsi. Non ci sono i motivi per farlo, quindi tutti quanti noi ci tiriamo su le maniche, città e amministrazioni, e continuiamo a lavorare. Certamente alcune amministrazioni si sono rallentate, ma è  nostro dovere cercare invece di accelerare e di far sì che le cose vadano avanti. Ho visto nelle ultime settimane alcuni miglioramenti e quindi stiamo ritornando con la velocità con cui facevamo prima le cose, non è ancora tutto com’era prima, ma la direzione è quella giusta e ci stiamo lavorando.

Perché sono rallentati? Per la paura di prendersi delle responsabilità?

Ci sono delle domande da farsi. C’è un piccolo esame di coscienza per tutti. Certamente va fatta una ricerca, chiamiamola così, di tutto quello che è stato fatto per vedere se è stato fatto bene o se è stato fatto male. Nel primo caso si va avanti. Dal mio punto di vista penso che le cose siano state fatte bene e devono andare avanti ancor più velocemente adesso

C’è una sola cosa che Bucci non sopporta e sono i ritardi. La diga foranea di Genova viene illustrata da fonti giornalistiche come un’opera che in questo momento avrebbe già accumulato un anno di ritardo. E così? Dobbiamo aspettarci un ritardo così corposo?

Mi dispiace dover smentire quello che dicono certi giornali, però purtroppo è il mio dovere, sono commissario oltre che sindaco e quindi devo dire la verità. È troppo facile andare a prendere delle veline o delle lettere senza sapere quello che ci sta dietro e trarre conclusioni. La realtà è ben diversa. Certamente la diga è un progetto complesso, di alta tecnologia, un grande investimento. La prima cosa importante è che bisogna associare i due lotti, A e B, per poter fare immediatamente l’allargamento della seconda parte, cioè quella da Sampierdarena verso ponente. Questo consentirebbe a tutti di avere i benefici della diga e non soltanto a un pezzo del porto: questo non è un ritardo, ma è anzi un anticipo di quattro anni rispetto al cronoprogramma originale. C’è poi la questione economica: è stato fatto un contratto con gli appaltatori che definisce certe tempistiche, certe spese. Poi, come tutti i lavori, ci sono cose che vanno bene, cose che hanno ritardi, cose che vengono anticipate, una continua dialettica tra la parte appaltante e le aziende che devono lavorare. Questo continuo lavoro assieme alla fine serve per ottimizzare i risultati ed è giusto che ci sia: noi vogliamo fare tutto al prezzo pattuito in origine, le aziende vogliono più soldi per fare tutta l’opera entro il novembre del 2026. Si tratta di un normale braccio di ferro che ci porterà a stabilire le condizioni giuste e la proposta operativa più adeguata.

E la durezza di certe comunicazioni sta nella logica delle trattative?

Esattamente, è l linguaggio tipico di certe situazioni: certe comunicazioni vanno prese tenendo in conto il contesto. Ho una settantina di cantieri in città e la durezza delle lettere è esattamente la stessa. Non c’è nessuna differenza tra quelle che abbiamo sulla diga rispetto a quello che abbiamo in città. Ora come ora il nostro obiettivo è novembre 2026 per la parte A e per la parte B, quindi per tutte e due. Se questo dovesse succedere, sono quattro anni di anticipo, non un ritardo-

Troverei inevitabile, in questo scenario, un aumento dei costi perché ci vuole comunque più personale per fare tutto insieme

No, gli aumenti dei costi sono dovuti alle materie prime, sono dovute le tempistiche, al mare che non ci aiuta. Ci sono tanti problemi che vengono messi uno dopo l’altro, ma fa parte del lavoro normale. Quindi se noi riusciamo a finire tutto nel 2026 anticipiamo di quattro anni la diga. Se finiamo nel 2027, anticipiamo di tre anni la diga. Non voglio andare oltre, ma capite cosa sta dicendo? Pensare a ritardi da questo punto di vista è veramente guardare il dito e non guardare la luna, per usare un’espressione famosa.

Ci sono state tante illazioni anche su altre cose che sono fuori dalle inchieste di cui stiamo parlando in queste settimane, tipo l’anticorruzione che avrebbe messo gli occhi sulla diga. C’è preoccupazione nei corridoi? Ci sono un sacco di ricostruzioni che sono state fatte. Può smentire o confermare?

Non conosco queste ricostruzioni. Io prima non ero commissario, che era il presidente Signorini, però da quando sono arrivato io posso garantire che non c’è nessun problema. Nella struttura commissariale abbiamo personaggi e persone, come l’ex procuratore Di Lecce, di altissimo profilo che possono garantire che le cose vengano fatte in un certo modo. Tanto è vero che per quanto riguarda l’antimafia e l’anticorruzione abbiamo dei protocolli speciali che sono quelli che per il ponte ci hanno garantito un grande risultato e che anche sulla diga, sul cantiere di Sestri, su altri progetti importanti come il tunnel avremo esattamente lo stesso protocollo.

Le opere che sono attorno alla grande diga foranea di Genova, la viabilità portuale, il tunnel e tutte le altre opere, rischiano di ritardare? È un domino che deve stare tutto insieme perché altrimenti le cose non funzionano?

Devono state abbastanza insieme. Certamente sono tutte interdipendenti una dall’altra. Faccio solo un esempio: la sopraelevata portuale finirà nel dicembre 2024 e sarà inaugurata a gennaio 2025, tutti i camion passeranno dall’autostrada direttamente dentro il porto, senza passare Lungomare Canepa e quindi interferire con la città. Grandissimo risultato. Il tunnel è importante perché ci consente di avere non solo ovviamente la viabilità ma anche il materiale per poter fare i riempimenti delle calate. Avere tutti questi progetti assieme non fa altro che darci la possibilità di avere un grandissimo risultato dal punto di vista ambientale, è un risultato a cui noi teniamo molto. Certamente prevede il coordinamento di questi tre grandi progetti assieme.

In porto si sono insediati il nuovo commissario, l’ammiraglio Seno e il dottor Benedetti. Anche a Palazzo San Giorgio, a voler ascoltare le ricostruzioni dei corridoi, c’è una situazione complicata. Piacenza si è dimesso da commissario, è tornato a fare il segretario generale, qualcuno dice che forse non sarebbe il caso. Non è semplice la situazione che si è generata

I signori del no ci sono sempre da tutte le parti, siamo abituati a conviverci. Quelli che conosco io stanno lavorando bene, il segretario Piacenza ha sempre lavorato e continuerà a lavorare. Con il commissario Seno siamo d’accordo su tantissime cose, incluso ad esempio la necessità di avere il Piano regolatore. Noi non dobbiamo pensare all’ordinaria amministrazione, non capisco nemmeno cosa voglia dire: dobbiamo fare ciò che serve alla città, tutto è ordinario e straordinario allo stesso tempo.

Abbiamo detto che non parliamo dell’inchiesta e sono d’accordo, ne parlo poco volentieri anch’io: però prendiamo per esempio Ente Bacini, che ieri ha annunciato fatturati record, oppure Amico, altra eccellenza genovese. Non c’è il rischio di gettare il bambino con l’acqua sporca?

Cosa vuole dire acqua sporca? Non sappiamo niente, non possiamo sospettare di tutto, potremmo sospettare anche di quello che succede in questo ufficio? Non esageriamo. Ente Bacini funziona e ha funzionato bene: adesso probabilmente ci sono da analizzare alcune cose importanti, per esempio magari allargare i Bacini visto che c’è la coda delle navi che vogliono entrare. Però sono temi in cui il Sindaco aiuta ma non decide, sono temi da Autorità portuale.

Parliamo di Iren, sempre nell’ambito dell’inchiesta la società ha deciso il licenziamento per giusta causa di Paolo Emilio Signorini e ha confermato la configurazione operativa fissata il 7 maggio: nessun ‘genovese’ ha più nessuna delega.

Noi adesso siamo impegnati a trovare il nuovo amministratore delegato, ci siamo dati una data che è entro la fine del mese di agosto. Chiaramente il sindaco di Genova è l’azionista numero uno e dovrà prendere le sue decisioni condivise con gli altri sindaci e ovviamente approvate dal consiglio di amministrazione perché noi come sindaci possiamo solo dare indicazioni, non possiamo prendere decisioni: quelle spettano al Cda visto che Iren è una società quotata in Borsa.

A che punto siamo con il nuovo Palasport? 

E’ veramente molto bello. L’8 di luglio ci sarà il taglio del nastro. Sarà ancora più bello e sarà un modo per tutti per vedere cosa c’è, anche i parcheggi che serviranno per tante altre manifestazioni. Abbiamo l’agibilità per 200 persone, non di più perché manca ancora il certificato antincendio che verrà fatto prima del Salone Nautico. A ottobre avremo un grande evento sportivo di cui stiamo già parlando ma non anticipo nulla. Dico solo che si tratta di un grande evento a livello nazionale e in quella occasione ci sarà l’inaugurazione ufficiale.

Lo stadio? Le società dicono ci siamo quasi ma quel quasi non va avanti.

Sì, in effetti mi aspettavo forse qualcosa di più. Non sono deluso ma mi aspettavo una velocità più elevata. Come sapete stiamo lavorando anche con altre aziende per far sì che ci sia un’offerta sostenibile entro la fine dell’anno. Perché il ministro mi ha chiesto proprio questo per poter partecipare alla selezione dei cinque stadi che faranno i campionati europei del 2032. Dobbiamo avere la certezza entro la fine dell’anno.

Lei ha qui una cartina di Genova. A Cannes ha presentato la visione di Genova 2030, un plastico in cui si vedeva la Genova del futuro. Riusciremo a vedere la città che lei ha immaginato?

Penso proprio di sì. Vedo molto consenso su queste opere. Il plastico fa vedere quello che noi pensiamo debba succedere in futuro, quindi chiedo ai cittadini di venire in Comune a vedere il plastico e vedranno quanto verde c’è in città, ad esempio, visto che abbiamo il 73% di verde nel Comune di Genova e questo vuol dire che la nostra qualità dell’aria è di un certo livello. Questo plastico fa vedere tante cose della città che dal livello zero dove viviamo noi non si vedono. L’Agenda 2030 del plastico vuol dire una grande metropoli internazionale nella quale i nostri figli vivranno, sarà una delle città più belle d’Europa, dove i nostri figli troveranno sicuramente un lavoro che li accontenterà da un punto di vista economico e soprattutto della qualità della vita che sono gli obiettivi principali per cui noi lavoriamo. Abbiamo bisogno dei ‘signori del sì’ e che ci dicano anche magari di fare una sterzata, non è che tutti i progetti son perfetti. Sullo Skymetro ad esempio abbiamo ricevuto un altro suggerimento importante dal Consiglio Superiore dei lavori pubblici e lo stiamo mettendo in pratica. I suggerimenti sono ben accetti ma il ‘no’ non funziona, altrimenti non si arriva in porto, ecco, noi marinai non arriveremo mai in porto se penseremo solo al ‘no’.

 

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