Italia
Riforma sanità, la proposta del centrosinistra: “Tre macro aree e più servizi vicini ai cittadini”
A pochi giorni di distanza dalla presentazione del nuovo sistema sanitario regionale, le opposizioni in via Fieschi hanno scelto il piazzale antistante l’ingresso dell’ospedale policlinico San Martino di Genova per proporre la loro idea di riforma. Il centrosinistra, nelle scorse settimane, aveva già criticato il nuovo sistema che, accusano, porterebbe a un “risparmio esiguo che non giustificherebbe la rivoluzione preannunciata”.
Riforma sanità, Bucci a Terrazza: “Al posto delle Asl una super azienda regionale”
La controproposta si basa su nove punti specifici. Tra questi come spiegano Andrea Orlando ed Enrico Ioculano ci sono la necessità di effettuare uno studio dei fabbisogni della popolazione sullo stato di salute della comunità regionale, il rafforzamento delle tre Aree operative ottimali (AOO) Ponente, Area Metropolitana, Levante, creare un coordinamento unificato degli ospedali San Martino, Galliera, Villa Scassi, Gaslini, Evangelico, Sestri Ponente, Pontedecimo e futuro ospedale di Erzelli e di Comunità e un nuovo patto con i medici di medicina generale per una sanità di prossimità”. “Nei prossimi giorni consegneremo formalmente il nostro documento proprio a Bucci, perché la sua riforma è approssimativa, centralista e soprattutto priva di ciò che serve davvero alla Liguria: risorse, un piano funzionale credibile, personale e un rafforzamento vero della medicina territoriale” spiega il capogruppo del Partito democratico in Regione Armando Sanna.
L’opposizione: “Stop all’accentramento proposto da Bucci”
“Una riforma di prossimità, che parte dal basso e che guarda ai territori e soprattutto ai bisogni di chi si deve curare. Sì a una sanità condivisa e capillare che sappia intercettare i cambiamenti di una regione che è la più anziana d’Europa e affronta un calo demografico costante. No all’accentramento dannoso proposto da Bucci. Servono risorse, ascolto e una visione d’insieme”, così i gruppi di opposizione in consiglio regionale Partito Democratico, Alleanza Verdi e sinistra, Movimento 5 Stelle e Lista Orlando Presidente hanno introdotto la loro controriforma della sanità illustrata davanti all’Ospedale San Martino. Il documento sarà consegnato al presidente Bucci e condiviso pubblicamente con le forze sociali, associazioni del settore, enti locali e sul territorio spiega l’opposizione
La proposta: “Serve coordinamento unificato degli ospedali”
“Presentiamo una proposta che parte dall’idea di una sanità che guarda ai cittadini e a tutto il territorio ligure, per questo proponiamo il rafforzamento delle Aree operative ottimali sovra aziendali rispetto all’attuale articolazione, divise su tre macro aree: Ponente, Levante e Area metropolitana. Questi ambiti territoriali saranno in grado di garantire un servizio di maggiore prossimità e assicurare prestazioni sanitarie di elevata complessità, con una distribuzione geografica compatibile a una piena accessibilità dei cittadini. L’unica Asl non riuscirebbe a garantire una distribuzione ottimale del servizio, soprattutto in un territorio complesso com’è quello ligure”.
Per questo l’opposizone punta su una fase di transizione graduale “che parta da uno studio dei fabbisogni della popolazione su cui basare il modello di sanità di cui la Liguria ha davvero bisogno, e non viceversa. Siamo la regione più anziana d’Europa e questo è un dato di cui non si può non tenere conto, visto che l’invecchiamento comporta un aumento delle patologie croniche e degenerative e la necessità di continuità assistenziale. Bisogna costruire un modello di prossimità che guarda ai territori e alle loro peculiarità. L’unica Asl rischia di costringere i cittadini a prestazioni diagnostiche o di analisi in zone molto distanti dalla propria residenza, fenomeno a cui già oggi assistiamo e che, senza specifiche chiare, con la riforma di Bucci, rischia di amplificarsi”.
La controproposta si basa su un documento “che parte dal basso e che coinvolge associazioni, personale, enti locali. Siamo per un coordinamento unificato degli ospedali San Martino, Galliera, Villa Scassi, Gaslini, Evangelico, Sestri Ponente, Pontedecimo e futuro ospedale di Erzelli e di Comunità, per migliorare i percorsi e i servizi ospedalieri. Una riforma che non può prescindere dall’unione di sanità e welfare integrando piano socio sanitario e piano sociale integrato. Serve un nuovo patto con i medici di medicina generale per una sanità di prossimità e più vicina ai cittadini. La riforma di Bucci va nella direzione opposta: accentra e allontana la sanità dai territori. Lavoreremo in consiglio regionale affinché non avvenga: la presentazione della nostra controriforma il primo passo”, i Gruppi di opposizione PD, M5S, AVS, LOP.
La riforma in sintesi
Sì a uno studio dei fabbisogni della popolazione sullo stato di salute della nostra comunità regionale, dei bisogni insoddisfatti e dell’inappropriatezza, che precede il modello da assumere, non viceversa;
Sì al rafforzamento delle tre Aree operative ottimali (AOO) Ponente, Area Metropolitana, Levante: costituiscono articolazioni sovra aziendali rispetto all’attuale articolazione;
Sì a costruire un modello di prossimità. No all’accentramento;
Sì ad avviare un processo di transizione graduale ed efficace. No a una riforma approssimativa costruita in corsa e di corsa;
Sì a un coordinamento unificato degli ospedali San Martino, Galliera, Villa Scassi, Gaslini, Evangelico, Sestri Ponente, Pontedecimo e futuro ospedale di Erzelli e di Comunità. No alla fusione;
Sì a riportare la delega all’edilizia ospedaliera sotto l’assessorato alla Sanità. No al sistema dei commissari;
Sì a una riforma della sanità che avanzi insieme al Piano socio sanitario e al Piano sociale integrato, per migliorare l’integrazione dei servizi alla persona
Sì a un nuovo patto con i medici di medicina generale per una sanità di prossimità
Restituire centralità ai sindaci
Italia
All’assessore Giampedrone la delega per la fase B della Diga: lascia quella all’Ambiente
Il presidente della Regione Liguria e Commissario Straordinario per la nuova Diga Foranea di Genova Marco Bucci ha assegnato all’assessore alle Infrastrutture Giacomo Raul Giampedrone la delega per svolgere le funzioni di coordinamento e impulso per la realizzazione della Fase B dell’opera, di cui Regione Liguria è soggetto attuatore e stazione appaltante.
Lo prevede la delibera di Giunta approvata oggi, in cui si evidenzia come il nuovo incarico a Giampedrone sia stato conferito in ragione della delega alle Infrastrutture, esercitata per il terzo mandato consecutivo. Spetterà a Giampedrone la stipula del contratto con l’operatore economico aggiudicatario della gara, avvalendosi delle Direzioni generali competenti in materia di infrastrutture e di stazione unica appaltante regionale.
“E’ con grande orgoglio e senso di responsabilità che ho accettato questo incarico da parte del presidente Bucci – dichiara Giampedrone – che voglio ringraziare per l’ennesima dimostrazione di fiducia nei confronti del mio operato. L’opera di cui parliamo è destinata a proiettare sempre di più il capoluogo ligure verso il futuro. La nuova Diga è strategica non solo per la Liguria ma anche per il Paese, riconosciuta a livello nazionale tra le dieci opere pubbliche di particolare complessità e rilevante impatto: da questa infrastruttura portuale dipende il futuro sviluppo dei traffici del porto di Genova verso il nord ovest e l’Europa”.
Cambia l’assessore all’Ambiente
Nel contempo, Giampedrone lascia la delega all’Ambiente e alla Tutela del Territorio, che gli era stata assegnata durante il primo mandato della Giunta Toti: “Un atto che abbiamo ritenuto fosse dovuto e indispensabile” – ha concluso Giampedrone – “per evitare ogni possibile forma di incompatibilità futura con questo nuovo incarico”.
La delega all’Ambiente e alla Tutela del Territorio, secondo voci di corridoio, dovrebbe essere assegnata all’assessore Paolo Ripamonti, che detiene già fra le altre quelle a Sicurezze ed Energia.
Italia
Sondaggio Tecné su aumento tasse, Cavo: “I genovesi bocciano Salis”
Proseguono i sondaggi di Primocanale, commissionati a Tecné, sui temi principali legati al Comune di Genova. La domanda, rivolta ai genovesi, riguarda l’aumento delle tasse attuato da Palazzo Tursi. “Poteva risparmiare su altre cose, ma non aumentare tutte le tasse” è quello che pensa il 76% dei cittadini che comprende quindi elettori di centrodestra ma anche molti vicini a Salis. E solo il 21% la giustifica sostenendo che “deve ripianare i debiti fatti dalle giunte passate”. Solo il 3% non risponde.
Non si è fatta attendere il commento della deputata ligure, presidente del consiglio nazionale di Noi Moderati e capogruppo in consiglio comunale di Nm-Orgoglio Genova Ilaria Cavo: “I genovesi bocciano senza mezze misure l’incapacità di risolvere i problemi senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini”. Secondo Ilaria Cavo il sondaggio Tecnè non lascia spazio alle interpretazioni: “Silvia Salis ha deluso anche una larga parte di chi l’ha votata. È rimasto solo un genovese su cinque a credere alla sua narrazione secondo cui la colpa è sempre della giunta precedente” ha commentato.
“Abbiamo contrastato duramente l’aumento dell’Imu, poi tolto ma compensato dall’aumento dell’Irpef, l’eliminazione della gratuità per i mezzi pubblici, l’aumento dei biglietti dei musei, l’introduzione della tassa sugli imbarchi. Lo abbiamo fatto in aula consiliare, sui mezzi di comunicazione, insieme a tutta l’opposizione. Ora il 76 per cento dei genovesi dice no alla scelta di aumentare il prelievo fiscale come unica strategia amministrativa. Dopo otto anni in cui la giunta di centrodestra aveva dimostrato di garantire i servizi e anche interventi straordinari senza toccare il portafoglio dei genovesi, i primi mesi di giunta Salis mostrano con incontestabile nettezza la differenza di proposta politica. Si è purtroppo avverato quello che abbiamo sempre detto: dietro l’apparenza, le interviste patinate, la parvenza di novità, si nasconde la più vecchia e tradizionale sinistra che impone tasse senza garantire servizi. Ci auguriamo che prendere atto dello scontento dei genovesi porti l’amministrazione nel prossimo futuro a trovare soluzioni alternative rispetto alle scelte fatte con le delibere di fine anno” ha chiosato Cavo.
Italia
Sondaggio tasse: 76% dei genovesi boccia gli aumenti della giunta Salis
“Poteva risparmiare su altre cose, ma non aumentare tutte le tasse” e’ quello che pensano il 76% dei cittadini che comprendono quindi elettori di centro destra ma molto proprio della Salis. E solo il 21% la giustifica sostenendo che “deve ripianare i debiti fatti dalle giunte passate”
Solo il 3% non risponde.
QUI TUTTI I RISULTATI DEI SONDAGGI TECNE’
Su questa domanda del sondaggio Tecne’ / Primocanale si evidenzia una vera epropria debacle per la neo sindaca del centrosinistra; e’ un risultato che condanna nettamente la politica fiscale della giunta guidata da Silvia Salis, un vero e proprio malcontento rispetto alle recenti scelte su imposte locali e tariffe.
Il tema delle tasse sulla casa ha sicuramente influito nelle risposte. Sul fronte Imu, l’amministrazione ha riportato l’aliquota sugli immobili locati a canone concordato dall’1,06% allo 0,78%, un livello già applicato in passato. È stata inoltre introdotta l’esenzione per le abitazioni principali dichiarate inagibili, misura che riguarda però una platea limitata di contribuenti.
impattante anche la rimodulazione dell’addizionale comunale Irpef. L’aliquota sale all’1,2% per tutti i redditi superiori ai 15.000 euro, mentre viene estesa l’esenzione totale dal versamento ai redditi fino a questa soglia (prima fissata a 14.000 euro). In termini pratici, chi dichiara fino a 15.000 euro annui non pagherà l’addizionale, con un risparmio che può arrivare fino a 145 euro l’anno.
Per tutti gli altri contribuenti, però, l’effetto è opposto: chi supera i 15.000 euro di reddito dovrà fare i conti con un incremento d’imposta compreso tra 30 e 78 euro annui, a seconda della fascia reddituale.
Nel giudizio complessivo degli elettori probabilmente pesa anche un altro provvedimento: l’abolizione della gratuità dei mezzi pubblici, che aveva rappresentato uno degli elementi più apprezzati delle politiche precedenti in tema di mobilità e sostegno al reddito.
Il sondaggio Primocanale/Tecné in questo caso consegna un’immagine molto contraria e rafforzata dal fatto che i cittadini ritengono che anziché aumentare le tasse avrebbe potuto risparmiare su altre cose; questo si aspettavano anche i suoi elettori. Una netta maggioranza di cittadini coneice che guarda con preoccupazione all’aumento della pressione fiscale e alla riduzione delle agevolazioni in un contesto economico già segnato dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita. Un segnale politico chiaro per Palazzo Tursi chiamato ora a misurarsi con il consenso reale.
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