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Rapallo, la giunta Ricci va avanti: determinante la tessitura di Ilaria Cavo

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La buriana sul Comune di Rapallo è rientrata, la possibile caduta della giunta di Elisabetta Ricci é stata scongiurata grazie ai tanti tavoli che si sono tenuti in questi giorni. Certo è stato, tra una trattativa e l’altra, il ruolo della deputata e presidente nazionale del consiglio di Noi Moderati Ilaria Cavo. A sancire la fine dello scontro, un comunicato congiunto di tutte e quattro le forze di maggioranza. La sindaca Ricci quindi, resta in sella, nonostante le divergenze, oramai passate, con il coordinatore di Forza Italia Carlo Bagnasco. 

“La giunta Ricci va avanti. I coordinatori regionali di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati riuniti nel tardo pomeriggio, hanno raggiunto l’accordo per la prosecuzione dell’amministrazione di Rapallo nel segno dell’unità della coalizione di centro destra, del rispetto dei cittadini che l’ hanno votata e della responsabilità politica e civica. La volontà di mediazione e di continuità tanto da parte di Forza Italia quanto della sindaca Elisabetta Ricci ha portato a una sintesi in grado di corrispondere alle esigenze espresse da Forza Italia, che avrà un ruolo rafforzato, quanto della sindaca e dei suoi consiglieri impegnati a continuare a dare risposte alla città in un rinnovato clima di collaborazione e unità. A Elisabetta Ricci e alla sua giunta va un rinnovato sostegno nel ringraziarla, unitamente a Carlo Bagnasco, per la disponibilità di queste ore a chiudere la crisi e proseguire con nuovo slancio e costruttività”. Queste le parole dei coordinatori regionali Matteo Rosso (FdI) , Edoardo Rixi (Lega), Carlo Bagnasco (Fi), Ilaria Cavo (Noi Moderati).

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Guerra nel Golfo, a rischio le risonanze magnetiche? Le conseguenze che non ti aspetti

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L’attacco sferrato da Israele e Usa ai danni dell’Iran ha raggiunto e superato la sua prima settimana, proseguono infatti i bombardamenti israeliani su Teheran con conseguente risposta. La caduta del regime teocratico con la morte della guida suprema Ali Khamenei ha aperto alla scelta del suo successore, ma l’ayattolah Mojtaba (figlio di Khamenei ndr) non convince, con uno scontro tra i pasdaran e il clero. Nel frattempo lo spazio aereo nel Medio Oriente è stato in parte riaperto, con i voli da e per i paesi arabi nuovamente attivi, almeno in parte. Resta praticamente chiuso, in modo strategico, lo stretto di Hormuz.

I rapporti tra Italia e Iran

In questo momento la situazione evidenza una sorta di intasamento proprio in quella zona, con molte navi impossibilitate a passare. “Il porto di Dubai è il più importante container del Medio Oriente e uno dei principali snodi logistici a livello mondiale, conta circa 15 milioni di contenitori – spiega il professore di Shipping e Trasporti, esperto di logistica, Gian Enzo Duci -. Il Qatar è uno dei principali clienti di Fincantieri e l’Italia ha un rapporto stretto per quanto riguarda l’addestramento militare. Il personale qatariano ha rapporti con l’Italia, Ansaldo ha un ruolo importante in Iran”. Negli anni, per esempio, il presidente Zampini veniva accolto come un capo di Stato, l’Iran quando c’erano le condizioni ha sempre avuto un rapporto stretto con l’Italia. Gli esperti di geopolitica non escludono che, qualora in Iran riuscissero a prevalere libertà e democrazia, potrebbero ripartire proprio gli scambi tra i due paesi.

Le ricadute economiche in Liguria

Nel frattempo negli Emirati Arabi c’è grande preoccupazione per le sorti dell’economia, perché dipendono molto dall’immigrazione e se la percezione sarà di insicurezza, a Dubai si potrebbero perdere molti posti di lavoro. I fari sono puntati anche sulle ricadute economiche e portuali che la guerra nel Golfo sta facendo emergere. “Con lo stretto di Hormuz chiuso per lungo tempo gli effetti li vedremo al supermercato, dal Golfo Persico per esempio esce un terzo dell’elio a livello mondiale, dal Qatar, le risonanze hanno bisogno dell’elio – commenta Duci -. Questo cosa significa? Che le persone farebbero più fatica a fare una risonanza, i tempi si dilaterebbero e magari costerebbero anche di più. Non solo, in questo momento i prezzi dei fertilizzanti sono schizzati del 30% negli ultimi giorni, di conseguenza frutta e verdura rischiano di aumentare. Insomma, si assisterebbe a una crescita dei costi a 360° gradi”.

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Italia

Guerra del Golfo tra ricadute economiche e italiani negli Emirati, alle 21 “Cosa succede in città”

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Torna l’appuntamento settimanale con “Cosa succede in città”, il nostro nuovo format in onda ogni venerdì sera. Il programma verte sui principali temi legati all’attualità, partendo come sempre dai tanti spunti che il territorio della Liguria ci offre.

Di cosa parleremo stasera

Questa settimana andremo oltre i confini non solo liguri ma anche italiani ed europei, con la guerra del Golfo che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso. L’attacco sferrato da Israele e Stati Uniti all’Iran di sabato scorso ha portato alla caduta del regime teocratico dell’ayattolah Ali Khamenei. Nello scontro però, sono oramai coinvolti tutti i paesi del Golfo, compresi gli Emirati Arabi che sono diventati una meta molto ambita non solo per il turismo ma anche per gli affari. Tra Dubai e Adu Dhabi vivono infatti oltre 30 mila italiani. Sono tanti in questi giorni invece i genovesi e i liguri bloccati in vacanza per la chiusura dello spazio aereo. Questa sera affronteremo il tema non solo dal punto di vista del diritto internazionale ma anche delle ricadute sul tessuto economico e sociale. Dal petrolio al gas, quale potrà essere il futuro con la chiusura quasi totale dello stretto di Hormuz? Cercheremo di dare risposte a questo. Ma non solo: avremo la testimonianza di alcuni rappresentanti del popolo iraniano e di alcuni italiani che oramai da diversi anni vivono negli Emirati Arabi.

Il fil rouge di “Cosa succede in città”

Il leit motiv, ogni venerdì sera, sarà quindi legato all’attualità. Osserveremo in settimana i fatti principali, cercheremo di analizzarli e di trattarli con gli esperti del settore, per dare una lettura seria e approfondita di quello che ci circonda. A commentare e interagire con gli ospiti il nostro “opinionista pungente” Matteo Cantile, il suo stile british tra il serio e il faceto contribuirà ad animare il dibattito in studio. Spunti di riflessione e di confronto con i vari professionisti permetteranno di rendere sempre – come si suol dire – “sul pezzo” il programma. Insomma, chi non vuole restare informato su cosa succede nella propria regione, nella propria città? E allora, per farlo e per approfondire gli argomenti, ecco “Cosa succede in città”. Coinvolti tutti i principali Comuni della Liguria. Ogni venerdì sera, a partire dalle 21, su Primocanale e sul nostro sito on demand Primocanale.it.

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Attacco all’Iran, l’esperta: “Come una pallina impazzita, non si sa dove i rimbalzi ci porteranno”

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Il mondo con il fiato sospeso per la Guerra del Golfo scoppiata sabato scorso, mentre proseguono gli attacchi da parte di Israele e Usa all’Iran, e la risposta di quest’ultimo nei confronti dei Paesi del Medio Oriente. Nel frattempo sembrerebbe essere stato scelto come Guida Suprema, successore di Ali Khamenei, il figlio Moijtaba, 56 anni, che ha gestito in questi anni le repressioni nelle piazze. Nel solco, al momento, di una feroce teocrazia. Dura la reazione di Israele, che ha minacciato l’ayattolah di nuovo attacco. Una situazione di incertezza estrema, con la reazioni di Emirati e altri Paesi del Golfo, pronti a rispondere con i missili diretti all’Iran.

“In questo momento la situazione mi sembra aperta a qualsiasi tipo di scenario” ha commentato a Primocanale la professoressa ordinaria di Diritto internazionale all’Università di Genova Ilaria Queirolo. Nessun paragone con l’incursione in Venezuela e la cattura del dittatore Maduro, in questo caso non si tratta di un intervento lampo. “Anche avendo avuto la morte del gruppo centrale di potere, quindi non solo dell’ayatollah ma proprio del gruppo centrale di potere, lo Stato ha reagito e sta reagendo, quindi significa che un intervento lampo già non è stato – spiega Ilaria Queirolo -. Così come non è stato un intervento particolarmente mirato, ovvero io vado, faccio solo quel tipo di intervento, elimino i leader di cui non condivido l’azione e poi mi fermo, perché abbiamo già visto che così non è e sono stati colpiti una serie di obiettivi anche civili, quindi ci sono già una serie di effetti collaterali”. Le reazioni infatti ci sono state, Israele ha già dichiarato di non volersi fermare finché non avrà operato la soluzione finale, ossia l’eliminazione di quello che è un pericolo che lui ritiene essenziale proprio per la propria esistenza, cioè lo Stato in questo momento islamico, lo Stato iraniano.

I sondaggi ci dicono che gli americani non approvano, mentre Netanyahu ha consenso da parte dei suoi. Secondo lei l’Europa che ruolo può avere?

“Sicuramente la popolazione americana non è completamente d’accordo con l’intervento, ma soprattutto con questo interesse spasmodico per la politica estera che Trump aveva dichiarato invece che avrebbe del tutto eliminato proprio durante la sua campagna elettorale. Non lo ritengono importante. Cosa molto diversa invece è con Israele, che ha certo delle opposizioni interne al governo Netanyahu, ma con il nemico, tra virgolette, iraniano, sicuramente c’è una sensibilità maggiore anche a livello di popolazione”.

Mi chiedo come può essere apprezzato anche con il rischio che però l’Iran risponda e possa fare delle vittime comunque israeliane?

“In questo momento Israele non si trova da solo a combattere contro l’Iran, ma ha l’alleato più potente dal punto di vista militare che si possa trovare. Quindi chiaramente Netanyahu è nella cosiddetta situazione perfetta perché ha gli Stati Uniti dalla sua parte. Spesso Israele si è trovata da sola a dover fare questo tipo di interventi contro gli Stati limitrofi o gli Stati del golfo. Sicuramente cercherà di portare avanti la sua linea il più possibile, avendo le spalle per una volta davvero molto coperte”.

Parliamo di noi: l’Italia si sta comportando nel modo giusto? Mi pare di capire che sia in una posizione di attesa, sta aspettando?

“L’Italia non credo che possa prendere una posizione diversa da quella che sta assumendo. Chiede una de-escalation, che è l’unica cosa che si può fare. Ora andare da parte dell’Italia ad attaccare – non attaccare militarmente questo chiaramente – ma a criticare un alleato strategico militare come gli Stati Uniti, che tra l’altro è leader dell’alleanza atlantica, è molto difficile. Ribadire però che esistono delle regole di diritto internazionale a cui l’Italia si rifà e che l’Italia ritiene fondamentali sì, questo dovrebbe essere fatto. Ribadire che il multilateralismo non è morto, che le Nazioni Unite sono il luogo in cui discutere di queste volontà perché neanche la Nato è stata preavvertita dell’attacco. È vero che la Nato è un’organizzazione difensiva e quindi difende dagli attacchi che uno dei Paesi membri subisce, però è chiaro che in un’associazione di difesa ma politica militare se uno Stato intende attaccarne un altro dovrebbe avvertire e noi abbiamo avuto la prova provata che questo non è accaduto. Occorre quindi grande cautela, non possiamo porci in un mondo internazionale come Paese che fa j’accuse contro gli Stati Uniti, ma nello stesso tempo non possiamo neanche non sottolineare gli elementi di criticità fortissimi che questo intervento ha provocato e provocherà”.

Professoressa, le chiedo un’ultima cosa. Questo atto porterà alla liberazione? È una possibilità la democrazia, anche se è un termine che forse fa fatica ad associarsi purtroppo a un Paese come l’Iran, però è un ribaltamento del regime. Abbiamo visto a Genova e in tante piazze italiane festeggiare, l’abbiamo visto a Teheran in Iran, ma abbiamo visto anche piangere Khamenei. Secondo lei arriverà qualcosa di meglio o potrebbe anche arrivare qualcosa di più drammatico come abbiamo visto per esempio in Siria, in Libia in questi anni?

“Purtroppo le esperienze precedenti non ci rassicurano sul fatto che senz’altro avverrà qualcosa di meglio. Quando si lancia una pallina impazzita in un tavolo da biliardo davvero non si sa dove i ribalzi potranno portare. In questo momento una certezza è che la popolazione civile è grandemente sotto stress, sia quella iraniana sia quella di una serie di altri Paesi come vediamo dalle testimonianze. Tutte le volte che inizia un conflitto armato dovrebbe essere davvero l’estrema ratio e non a caso c’erano dei negoziati in corso, e non a caso i negoziati erano stati non interrotti ma sospesi e prevedevano un ulteriore round. Ecco, una volta che invece i Paesi decidano di intervenire con l’uso della forza armata contro un altro Paese le conseguenze temo siano imprevedibili”.

Quanto durerà la guerra?

“Non è possibile fare una previsione”.

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Tendenza

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