Italia
Mov5s alla resa dei conti: sì o no a Grillo, dentro o fuori il campo largo
Qualcuno lo definisce l’appuntamento con la storia quello che sta andando in scena in questi giorni nel Movimento Cinque Stelle, alle prese con la Costituente che potrebbe cambiare le sorti del suo fondatore e del movimento stesso. Questa sera sarà il D-Night, quando all’evento “Nova” a Roma verrà svelato l’esito dei quesiti sottoposti agli iscritti sulla piattaforma.
Beppe Grillo vs Giuseppe Conte: l’ultima sfida
Nel mirino non c’è solo il futuro del padre fondatore Beppe Grillo, ma anche quello del centrosinistra, o cosiddetto campo progressista. La domanda sul garante è chiara e netta e recita così: Eliminare il ruolo del garante. Risposta: sì, no, astenuto. Il comico genovese potrebbe dire addio al suo Movimento, d’altronde a urne aperte – durante le Regionali in Liguria – aveva dichiarato con un video che il Mov5s era “evaporato“, morto (metaforicamente). Oramai non è più un segreto la rottura totale tra lui e Giuseppe Conte. E la convivenza sembra impossibile. C’è attesa quindi per l’esito di questo quesito, che è seguito da altre domande, relative al ruolo che dovrà avere il presidente. Agli iscritti si chiede inoltre se bisogna introdurre come requisito per la candidatura a presidente l’assenza di iscrizioni ad altri partiti politici nei dieci anni precedenti e se bisogna garantire pluralità e trasparenza nelle candidature al ruolo di presidente. In queste ore Giuseppe Conte si è giocato, come si suol dire, il tutto per tutto e ha ribadito il ruolo del suo partito. Per l’ex premier il Mov5s deve rimanere nel campo progressista e qualora la Costituente dovesse dare indicazione differente, Conte potrebbe decidere di fare un passo indietro. Insomma, un dentro o fuori che indirizzerebbe da una parte o dall’altra i pentastellati. Al suo posto qualcuno ipotizza già che la poltrona più prestigiosa potrebbe passare alla vice, ex sindaca di Torino, Chiara Appendino. Con lei, quello che sembra certo, è un allontanamento da un’alleanza con il Partito Democratico e le altre forze di centrosinistra.
Cosa si chiede nei quesiti
Al centro del dibattito, e dello scontro tra Grillo e Conte, c’è altresì il superamento del limite dei due mandati, che da anni è diventato ulteriore terreno di crisi per i pentastellati. La base, anche in Liguria, si era già espressa a favore di un proseguo del lavoro sui territori, con conseguenti candidature, per provare a fidelizzare maggiormente con i cittadini, a causa del poco radicamento nei comuni. Il neo capogruppo del Mov5s in consiglio regionale Stefano Giordano definisce la Costituente in corso “un momento fondamentale per rinnovare e condividere il percorso con la base”. Secondo Giordano è importante poter intervenire sul dibattito e dare il proprio contributo per aree tematiche e per il futuro del Movimento. Dal ruolo del garante all’eliminazione dei due mandati, passando per il tema più dirimente, quello legato alle alleanze con le altre forze politiche. Il quesito rivolto agli iscritti chiedere di esprimersi sulle coalizioni in termini di indicazioni: chi deve deciderlo, il presidente o il consiglio nazionale del Mov5s? Da questo esito, dicevamo, passerà il futuro di Giuseppe Conte.
Il futuro del centrosinistra (anche genovese)
Elezioni amministrative, il Pd scuote il M5s: “Chiaritevi”
Alla finestra, soprattutto nella giornata odierna, ci sono gli altri partiti di centrosinistra, in primis il Pd di Elly Schlein, che si è sempre detta “testardamente unitaria”. Le ipotesi, per i pentastellati, sono due: restare nel campo progressista o tornare a correre in solitaria, provando a recuperare quell’elettorato che oramai non crede più nel Movimento. Anche se la storia insegna che, spesso, è difficile ritornare alle origini, quando l’evoluzione è compiuta. C’è quindi attesa in quel campo progressista, soprattutto a Genova, dove nei prossimi mesi si tornerà al voto per scegliere il nuovo sindaco, dopo il passaggio di Marco Bucci da Tursi a De Ferrari. Cosa farà il Mov5s nel capoluogo ligure? Come già anticipato nelle scorse settimane da Primocanale, è più di una ipotesi quella di una corsa in solitaria dei 5s, per poi unirsi (magari) al ballottaggio, come avvenuto a Bari o Firenze. “Genova deve scegliere per metodo e fare politica sui contenuti, vogliamo lavorare su idee e proposte – spiega a Primocanale il consigliere regionale Stefano Giordano -. La discussione sui candidati a sindaco non mi appartiene, credo si debba partire da basi comuni. Prima di nomi parliamo di programmi”. Arriva poi la stoccata a quel Movimento del “Vaffa”, duro e puro: “Bisogna aprirsi al confronto con le forze politiche, se non si fa questo significa che non si è in grado di governare. Con i diktat non si costruiscono soluzioni. Bisogna avere la capacità di confrontarsi e la maturità per farlo”. Insomma, un M5s dialogante ma che tenga salda l’identità, che non deve essere frantumata. “Dico no a chi sottrae idee e poi le fa diventare proprie – aggiunge Giordano -. Il percorso di Conte è trasparente e il confronto è nella storia del Mov5s. Il Movimento è del Movimento se no non si chiamerebbe comunità”. E per chiudere, il neo consigliere regionale Stefano Giordano, spera nell’auspicio del suo endorsement a Conte: “Bene il percorso di Giuseppe, e quello che verrà deciso a Roma”. Il resto si vedrà.
Italia
Il docufilm sul Covid, una lezione per la giunta che deve rifare la sanità
C’era un’ importante presenza di medici, primari, cattedratici, specialisti, pubblici e privati venerdì sera sulla terrazza-studio di Primocanale. San Martino e il Galliera, ma anche Montallegro e benemerita Gigi Ghirotti. Medici e infermieri, quelli per capirci, che stanno nelle corsie a correre da un letto all’altro, giorno e notte, a raccogliere ansie e dolori, speranza e sollievo, paura e tristezza. Rischiando ora anche botte e aggressioni. E non chiediamoci perché scappano dall’Italia! Tutti i giorni che Dio manda in terra con i malati. Insieme a questi camici bianchi, la politica. Indispensabile quando si parla di salute e insieme alla salute di sanità. Pubblica innanzitutto , ma anche privata perché negli anni della pandemia anche la sanità privata ha fatto decisamente la sua parte.
C’erano anche quei medici, i “tecnici” termine definito dalla politica, che entreranno a far parte del cerchio chiamato dal presidente Bucci a aiutare l’assessore alla Sanità/Salute della nuova giunta regionale. Logicamente anche lui presente. Questo Consiglio superiore della Sanità regionale inventato da “u’ prescidente cu crierà…” che, probabilmente, se l’idea dovesse funzionare, sarà imitato da altri suoi colleghi.
Così, quando le ultime immagini hanno messo la parola “Fine” al docufilm “Breathe, fino all’ultimo respiro” che il giovane regista Edoardo Rossi con Tiziana Oberti ha realizzato per Primocanale Production, dedicato agli anni agghiaccianti del Covid, mi è venuto dopo la commozione un moto di stizza. Sì, ha scritto bene Franco Manzitti su come ci siamo dimenticati rapidamente di quello che abbiamo passato. Aggiungo anche una rabbia per come ci siamo dimenticati di quello che ci avevano promesso e, per ora, si è visto realizzato poco o niente.
Quella nuova sanità che dovrebbe ritornare “vicina alla gente” o, come si dice in politichese “sul territorio” e che è stata demolita sistematicamente da una ventina di anni in nome di una forsennata corsa al taglio, che aveva come unico scopo quello elettorale, di far vedere che la politica di governo ( dei governi) risparmiava. Ottima e benemerita filosofia quella del risparmio, o meglio, del “non spreco” . Deleteria quella del taglio in assoluto, qua e là dove si deve e dove , vabbé già che ci siamo…
Col risultato che la sanità pubblica si è consumata innanzitutto nei suoi principi ideali, quelli che l’avevano inventata. L’universalità. Oggi molti non potendo pagare non si curano come dovrebbero.
Perché i piccoli ospedali del territorio certamente avevano grossi problemi a sostenere reparti magari chirurgici, ma funzionavano egregiamente (c’erano anche piccole gloriose eccellenze) nella prima cura e anche nel pronto soccorso non grave. Invece ecco che tutto si è concentrato su quei tre grandi ospedali, San Martino, Galliera, Villa Scassi che sono scoppiati. Facendo scoppiare anche medici e infermieri chiamati a riparare i danni di scelte politiche soprattutto nazionali, ma in parte anche locali.
La Pandemia, lo ricorda bene anche il docufilm di Primocanale, è stata una lunghissima stagione di dolori, lutti e promesse. Bontà a parte, distribuita con generosa leggerezza, intendo le promesse di rifare la sanità pubblica a cominciare dal territorio, cioè riavvicinandola ai quartieri.
Non voglio ora pensare a minacce speriamo lontanissime di ritorni di altre pandemie, ipotesi spesso evocata, ma alla normale sanità di una regione vecchia, carica di necessità di assistenza.
L’altra sera pensavo che agli ospiti che affollavano la serata di Primocanale toccherà gran parte di questo compito: ricostruire la sanità della Liguria. Opera difficilissima, ma argomento sul quale si giocherà, speriamo per noi, nel bene, la nostra necessità di salute e, mi pare evidente, si realizzerà o no la tenuta della nuova giunta regionale. Che sulla sanità pubblica, ma anche sull’indispensabile rapporto corretto con quella privata, si giocherà tutto. Un grande peso certamente per l’assessore Nicolò chiamato all’ incarico, ma anche per questo Consiglio Superiore che, auguriamoci, sia davvero superiore, a sgambetti e ripicche spesso evocate dai soliti maligni, ma soprattutto nelle scelte e nel disegno della tutela della salute.
Tecnici benissimo, ma anche una politica forte, incisiva, che non pensa solo alle urne che prima o poi si aprono. Con una opposizione che ha un ruolo altrettanto importante quanto l’ attuale maggioranza. Incalzando senza demolire per demolire, ma propositiva e con una funzione di controllo severo e di possibile correzione degli sbagli.
E speriamo che immagini, storie, personaggi e persone raccontati nell’ “Ultimo respiro” servano proprio a stimolare questa grande sfida decisiva.
Italia
Importiamo milioni di indigenti. L’unico affare è per chi li sottopaga
Italia
Tour di Orlando in Liguria, segnale di permanenza in Liguria
È un impegno che non si è mai sradicato dalla Liguria, nonostante sia stato battuto al fotofinish da Marco Bucci. Così Andrea Orlando, uscito sconfitto alle Regionali del 27 e 28 ottobre, aveva giurato di proseguire il suo impegno nella regione, e così sembra voler fare.
I primi segnali del deputato dem
Il deputato del Partito Democratico non ha ancora sciolto le riserve sul suo prossimo futuro, ma le ultime iniziative fanno pensare a una possibile permanenza in Liguria. L’ex ministro ha tempo fino al 26 dicembre per decidere se restare all’opposizione di Bucci o se tornare a Roma, al fianco di Elly Schlein. La segretaria dem insiste per riportarlo nella capitale: per lui pare essere pronto un ruolo di rilievo nell’agenda programmatica. Nel frattempo però, mentre ragiona sul da farsi, Orlando ha deciso di ripartire con un tour sul territorio. Un messaggio che sembra risuonare forte e chiaro: “Liguria non ti lascio”. Nel frattempo Orlando è atteso in consiglio regionale martedì prossimo, 26 novembre, per l’avviso della nuova legislatura e il giuramento di Marco Bucci.
La tappa nell’entroterra a Davagna
Ed è proprio con un reel su Facebook che Andrea Orlando riparte dalla Liguria. “Abbiamo iniziato a girare, siamo oggi qui a Davagna, abbiamo inaugurato un Postamat, ricominciamo a girare i comuni, a incontrare gli amministratori, le comunità. Incontreremo le persone che abbiamo incontrato in campagna elettorale e magari dedicheremo loro più tempo di quello che siamo riusciti a fare, sarà molto importante non perdere questo rapporto con il territorio, perché la battaglia continua. Con le elezioni non siamo riusciti a determinare la svolta decisiva, dobbiamo lavorare per costruirla e determinarla in futuro. Gli obiettivi restano gli stessi: superare un sistema di potere che asfissia la Regione, difendere la sanità pubblica e lavorare per la reindustrializzazione della nostra regione, difendere le aree interne. Lo diciamo qui da Davagna, ma sono tante le realtà alle quasi bisogna guardare perché rischiano lo spopolamento, la marginalità. Ecco, questo è il nostro impegno, che continua”.
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