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Inchiesta, Cavo non si fidava dei fratelli Testa e rifiutò le loro proposte: “Toni impositivi”

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GENOVA – “Se non vuoi la nostra collaborazione nessun problema basta essere chiari” scrive il 2 gennaio 2020 Italo Maurizio Testa a Ilaria Cavo. Sono passati dieci giorni dall’incontro avvenuto presso il Roadhouse di Capriate nella bergamasca dove lei, su invito del deputato di Cambiamo Alessandro Sorte, aveva incontrato i gemelli Arturo e Italo Testa, indagati per voto di scambio con l’aggravante del 416bis nel filone della corruzione elettorale della maxi inchiesta della Procura di Genova. Ma i Testa a Cavo non piacquero per niente, come emerge dal verbale dell’audizione della deputata di Noi Moderati-Italia al centro davanti al pm Federico Manotti: “Volevano esplicitamente essere spesati di vitto e alloggio e mi fecero intendere che a fronte di un importante sostegno quantificabile, secondo loro, in circa 400 voti sarebbe stato possibile, successivamente alle elezioni, che richiedessero dei posti di lavoro”.

Cavo ha parlato di “toni impositivi” anche nei successivi messaggi ricevuti. Per questo li ha stampati e portati in Procura. Maurizio Testa chiede insistentemente a Cavo se ha deciso, se vuole il loro aiuto. Lei prende tempo, parla con il suo avvocato che le consiglia di star lontana da quelle persone. Lo dice a Toti ma “senza entrare nei dettagli” precisa lei. Toti le consiglia di parlare con il deputato Sorte che aveva avviato i contatti e che le dice che ha frainteso, ma Cavo non ci sta e taglia ogni rapporto sul nascere. A un certo punto Maurizio Testa, evidentemente dopo aver parlato con Sorte le scrive: “Buongiorno Ilaria, Alessandro (Sorte, ndr) mi ha detto che non si fa nulla. Ok, ti auguriamo tanta fortuna lo stesso, daremo comunque una mano ad un’altra amica”. Cavo ha detto ai pm di non sapere “a chi si riferissero” né di esserselo chiesta “in quanto l’ho inteso come ulteriore forma di pressione e non come un dato attuale e reale”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Cozzani chiese ai Testa di convogliare i voti, oltre che per Cavo, anche per altri due candidati di Cambiamo: Lilli Lauro (anche lei non indagata) e Stefano Anzalone, che è invece indagato nell’inchiesta. Il 12 settembre, nel corso della cena elettorale organizzata dai Testa con la comunità riesina a favore di Cambiamo (a cui Cavo non aveva voluto partecipare), Toti aveva comunque chiesto a Maurizio Testa i voti per Cavo “nonostante le incomprensioni”. “Perché lo ha fatto – ha detto Cavo ai pm – lo può dire solo il presidente. Posso ipotizzare che si sia approcciato a questo incontro come ai vari incontri della campagna elettorale in cui si chiede sostegno per i candidati della lista e delle persone a lui vicine”.

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