Italia
Il vento politico su Genova: il sondaggio sui partiti alla chiusura del 2025
Se si votasse oggi per le politiche, il centrosinistra nella sua formazione più ampia – dal Movimento 5 Stelle ad Azione, passando per il Partito Democratico, AVS e gli altri alleati – avrebbe nel Comune di Genova circa venti punti di vantaggio sul centrodestra. Una distanza molto ampia tra i due principali schieramenti, ma comunque inferiore ai quasi 27 punti che separavano centrosinistra e centrodestra alle elezioni europee del 2024.
Tra le Europee del 2024, la rilevazione di settembre 2025 e quella più recente, Fratelli d’Italia mostra una crescita continua a Genova, passando dal 21,6% al 22,8% fino al 24,2%. È questo l’elemento che traina l’avvicinamento del centrodestra. Lega e Forza Italia restano sostanzialmente stabili, rispettivamente attorno al 6,5%. Nel complesso, l’area FdI–Lega–FI–NM passa dal 34,4% delle Europee al 36,8% di settembre fino al 38,0% attuale.
Sul versante opposto, il centrosinistra mantiene una maggioranza molto ampia, ma registra una redistribuzione interna significativa. Il Partito Democratico scende dal 31,1% delle Europee al 29,8% di settembre, al 27,7% attuale. Il Movimento 5 Stelle, al contrario, cresce dal 12,0% al 13,6% fino al 14,5%. Complessivamente, il campo progressista allargato passa dal 61,2% delle Europee al 59,5% di settembre fino al 58,2% di oggi: circa tre punti in meno, metà dei quali concentrati negli ultimi mesi.
Se, invece, si guardano i risultati delle elezioni regionali e delle comunali, ci si accorge che, sia nel confronto tra Orlando e Bucci sia in quello tra Salis e Piciocchi, la distanza tra centrosinistra e centrodestra si è attestata intorno agli otto punti.
Numeri così diversi non raccontano una città che cambia opinione, ma elezioni che parlano linguaggi diversi. Questa differenza rispecchia il modo in cui i cittadini partecipano alla politica. Il voto non cambia perché l’elettorato modificaimprovvisamente orientamento, ma perché cambia il significato attribuito all’atto stesso del votare.
Le elezioni comunali e regionali non sono una replica in scala ridotta delle politiche: sono un’altra cosa. Qui il voto perde la sua dimensione prevalentemente identitaria e assume un carattere più concreto e più “umano”.
È questa umanizzazione del confronto a cambiare le regole del gioco. La presenza di un candidato sindaco o di un candidato presidente della Regione introduce una diversa grammatica della decisione. L’elettore non si limita a collocarsi lungo un asse ideologico: valuta profili, stili, affidabilità, si interroga su chi possa interpretare meglio un ruolo di governo concreto.
Questo aiuta a spiegare perché, nelle elezioni locali e regionali, le distanze tendano a ridursi. Il centrodestra, pur partendo da una posizione più debole nel clima politico generale della città, riesce a restare competitivo perché intercetta un voto meno ideologico e più orientato alla valutazione dei candidati. Il centrosinistra vince, ma non dilaga: il consenso non si somma automaticamente, viene selezionato, ponderato, talvolta trattenuto.
Quando invece l’elezione viene percepita come nazionale, il quadro cambia. La dimensione personale si attenua, la prossimità perde peso e il voto torna a caricarsi di un significato prevalentemente simbolico. In queste occasioni Genova esprime in modo più netto il proprio orientamento politico complessivo. Il giudizio si sposta dai contesti locali al quadro generale, dai candidati alle leadership nazionali, dai problemi amministrativi alla rappresentazione della politica nel suo insieme. È qui che il divario tra centrosinistra e centrodestra tende ad ampliarsi.
Ma anche all’interno delle elezioni percepite come nazionali esiste una variabile ulteriore. Quando il confronto smette di essere solo tra partiti e si trasforma in una scelta tra leadership riconoscibili, la distanza torna a ridursi. È quanto accade quando la cifra del confronto diventa quella tra Giorgia Meloni e Silvia Salis, come documentato nei giorni scorsi da Primocanale sulla base della rilevazione che ha commissionato a noi di Tecnè. In questo scenario, trainato dalla forza e dalla centralità della Presidente del Consiglio, il centrodestra recupera terreno fino ad avvicinarsi a una situazione di quasi pareggio.
Il dato sull’astensione completa il quadro. La partecipazione non è più un fatto acquisito, ma una scelta condizionata dal significato che l’elezione assume agli occhi dei cittadini. Si vota quando il voto appare utile e riconoscibile; ci si ritrae quando la proposta politica torna a essere astratta o distante. Non a caso, gli “astensionisti” non sono sempre gli stessi: una quota stimabile tra il 15 e il 20% mostra un comportamento intermittente, entrando ed uscendo dalla partecipazione a seconda di come la domanda politica incontra l’offerta.
In questo senso, Genova è una città in cui ogni elezione costruisce il proprio pubblico, attiva forme diverse di partecipazione e produce esiti coerenti con quella specifica logica. Le elezioni locali e regionali riducono le distanze perché rendono la politica più concreta e meno ideologica; quelle nazionali le ampliano perché riattivano identità politiche più strutturate; quando infine il confronto nazionale si personalizza, le distanze tornano a ridursi. È in questo gioco di registri, più che in una presunta volatilità dell’elettorato, che va letta oggi la dinamica politica genovese.
Nota metodologica Sondaggio
Campione probabilistico di 1.001 casi, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente nel comune di Genova. Variabili di controllo: sesso, età, istruzione professione – Estensione territoriale: territorio comunale. Interviste effettuate tra il 22 e il 23 dicembre 2025 con metodo cati – cawi. Totale contatti: 7.232 (100,0%); rispondenti 1.001 (13,8%) – rifiuti e sostituzioni: 6.231 (86,2%). Margine di errore: + -3,1% Soggetto che ha realizzato il sondaggio: Tecnè srl – Committente: P.T.V. Programmazioni Televisive S.p.A. – Il documento relativo al sondaggio sul sito: sondaggipoliticoelettorali.it o agcom.it
*Carlo Buttaroni, presidente Tecnè
Italia
Sondaggio tasse: 76% dei genovesi boccia gli aumenti della giunta Salis
“Poteva risparmiare su altre cose, ma non aumentare tutte le tasse” e’ quello che pensano il 76% dei cittadini che comprendono quindi elettori di centro destra ma molto proprio della Salis. E solo il 21% la giustifica sostenendo che “deve ripianare i debiti fatti dalle giunte passate”
Solo il 3% non risponde.
QUI TUTTI I RISULTATI DEI SONDAGGI TECNE’
Su questa domanda del sondaggio Tecne’ / Primocanale si evidenzia una vera epropria debacle per la neo sindaca del centrosinistra; e’ un risultato che condanna nettamente la politica fiscale della giunta guidata da Silvia Salis, un vero e proprio malcontento rispetto alle recenti scelte su imposte locali e tariffe.
Il tema delle tasse sulla casa ha sicuramente influito nelle risposte. Sul fronte Imu, l’amministrazione ha riportato l’aliquota sugli immobili locati a canone concordato dall’1,06% allo 0,78%, un livello già applicato in passato. È stata inoltre introdotta l’esenzione per le abitazioni principali dichiarate inagibili, misura che riguarda però una platea limitata di contribuenti.
impattante anche la rimodulazione dell’addizionale comunale Irpef. L’aliquota sale all’1,2% per tutti i redditi superiori ai 15.000 euro, mentre viene estesa l’esenzione totale dal versamento ai redditi fino a questa soglia (prima fissata a 14.000 euro). In termini pratici, chi dichiara fino a 15.000 euro annui non pagherà l’addizionale, con un risparmio che può arrivare fino a 145 euro l’anno.
Per tutti gli altri contribuenti, però, l’effetto è opposto: chi supera i 15.000 euro di reddito dovrà fare i conti con un incremento d’imposta compreso tra 30 e 78 euro annui, a seconda della fascia reddituale.
Nel giudizio complessivo degli elettori probabilmente pesa anche un altro provvedimento: l’abolizione della gratuità dei mezzi pubblici, che aveva rappresentato uno degli elementi più apprezzati delle politiche precedenti in tema di mobilità e sostegno al reddito.
Il sondaggio Primocanale/Tecné in questo caso consegna un’immagine molto contraria e rafforzata dal fatto che i cittadini ritengono che anziché aumentare le tasse avrebbe potuto risparmiare su altre cose; questo si aspettavano anche i suoi elettori. Una netta maggioranza di cittadini coneice che guarda con preoccupazione all’aumento della pressione fiscale e alla riduzione delle agevolazioni in un contesto economico già segnato dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita. Un segnale politico chiaro per Palazzo Tursi chiamato ora a misurarsi con il consenso reale.
Italia
Le grandi sfide della Genova targata Salis nel 2026: dal buco Amt al termovalorizzatore
Dopo due anni di campagne elettorali e di ribaltamenti di fronte (si è votato per Regione e Comune nel 2024 e nel 2025 ndr), il 2026 sarà un anno di sfide, ma non nelle urne. A livello nazionale lo scontro si accenderà soprattutto intorno al referendum sulla giustizia (si vota il 22 e 23 marzo ndr), tra fautori e detrattori, che sarà un antipasto delle Politiche 2027, tra centrodestra e centrosinistra. Tutto ciò per quanto riguarda la politica romana, sul fronte locale invece ci sono partite decisive per il futuro di Genova.
Sondaggio Primocanale/Tecné su Amt: ecco cosa ne pensano i genovesi
Il buco di Amt e la necessità di incrementare le corse
Il trasporto pubblico locale è al centro del dibattito, con la crisi di Amt che imperversa, dopo il ribaltamento dei vertici. Prima della fine dell’anno è stato approvato un piano di risanamento che ha accolto integralmente le misure cautelari e protettive richieste dall’azienda. Il decreto concede ad Amt una protezione temporanea dai creditori, sospendendo per 120 giorni – prorogabili per ulteriori 120 – qualsiasi pronuncia di liquidazione giudiziale (l’ex fallimento) e le azioni esecutive individuali. Si tratta di uno “scudo” essenziale per consentire all’azienda di proseguire le trattative con i creditori e tentare un risanamento senza il rischio di procedure immediate. Parallelamente però, c’è stato un taglio significativo delle corse, con difficoltà maggiori soprattutto nelle zone collinari. Nel frattempo un sondaggio di Primocanale, commissionato a Tecné, ha messo in evidenza l’opinione dei genovesi sul buco di bilancio della partecipata. Secondo il 58% degli intervistati “è reale ed è effettivamente disastroso”, mentre per il 31% “i numeri delle perdite sono esagerati per giustificare aumenti delle tasse e attacchi alla precedente amministrazione”. L’azienda e il Comune, insieme ai sindacati, sono chiamati a far ripartire Amt, non solo dal punto di vista economico ma anche gestionale, con le difficoltà oggettive ed evidenti, che ricadono quotidianamente sui cittadini. Il primo intervento sarà quello legato all’aumento delle corse, in netto calo rispetto alla necessità degli utenti. Si dovrà ripartire dalle assunzioni, come già confermato dopo diversi incontri tra Comune, sindacati e azienda.
Termovalorizzatore, c’è lo stop di Avs: “Non lo appoggeremo mai”
Il termovalorizzatore si farà o no?
Dalla situazione di Amt a quella di Amiu, con i cambiamenti nel nuovo cda, relativamente alla necessità di risolvere il problema impiantistico per la gestione. L’azienda, insieme a Palazzo Tursi, dovrà intervenire per evitare il “caos spazzatura”, anche per lavorare alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Sullo sfondo, ma in primo piano (ossimori a parte), la realizzazione del termovalorizzatore. Il comune di Genova ha chiesto tempo a Regione Liguria per l’avviso esplorativo finalizzato alla ricerca di operatori interessati alla realizzazione e alla gestione di un impianto terminale per la gestione dei rifiuti. Tra le ipotesi la realizzazione di un termovalorizzatore a Scarpino. Non è escluso nemmeno il polo della Val Bormida. Politicamente si tratterà di una bella patata bollente per la sindaca di Genova Silvia Salis, che si trova a fronteggiare i “no” tranchant di una buona parte dei partiti del campo progressista. Non ci sarebbe, al momento, nessun margine di trattativa per Avs e Movimento Cinque Stelle, scettici alcuni esponenti della list civica Silvia Salis Sindaca e del Partito Democratico, spaccato in due tra favorevoli e contrari. Numeri alla mano, per Salis se si andasse alla conta non sarebbe semplice poter confidare sull’appoggio della sua maggioranza, considerando la posizione netta di alcuni partiti. Il centrodestra invece avrebbe già ribadito, in più circostanze, di assicurare alla giunta i voti mancanti per consentire la realizzazione del termovalorizzatore. Sul progetto Salis ha preso tempo, nonostante non abbia mai negato l’intenzione di non escluderlo a priori. “Come già ribadito, ogni scelto sul futuro impiantistico sarà assunta da Amiu e dai suoi soci solo a valle dei risultati dello studio commissionato a Ramboll, che servirà a delineare in modo chiaro gli effetti sulla Tari con quattro scenari possibili per il territorio comunale: l’attuale assetto, la realizzazione del solo termovalorizzatore, la realizzazione dei soli impianti intermedi oppure la realizzazione congiunta del termovalorizzatore e degli impianti intermedi” commentava qualche giorno fa la sindaca di Genova Silvia Salis.
Skymetro cancellato: il Comune dovrà restituire 32 milioni di euro allo Stato
La mobilità in Valbisagno
Non solo Amt e Amiu, tra le partite aperte e spinose, vi è certamente quella relativa alla mobilità in Valbisagno, dopo lo stop allo Skymetro, già annunciato in campagna elettorale dalla coalizione progressista. Per trovare soluzioni differenti il Comune ha affidato al Politecnico di Milano uno studio alternativo che dovrà presentare un progetto nuovo. La data di “scadenza” è prevista per il 30 gennaio 2026. La ricerca verterà su un’apposita determina dirigenziale e si baserà sui dati raccolti nell’ambito del progetto ‘Movyon‘. L’obiettivo dell’amministrazione è partecipare al prossimo bando nazionale sul fronte del trasporto pubblico, finanziato dal fondo dove sono confluite le risorse destinati inizialmente allo skymetro. E se il trasporto pubblico sta attraversando un periodo complicato, quello della Valbisagno necessita di un’ulteriore attenzione per un problema annoso e al momento non risolvibile. Palazzo Tursi sarà chiamata quindi a presentare un’alternativa che consenta di migliorare, in tempi celeri, gli spostamenti di una fetta consistente di cittadini genovesi.
Il futuro dello stadio: riqualificazione sì o no?
Il futuro dello stadio Luigi Ferraris continua a catalizzare l’attenzione non solo degli sportivi, ma dell’intera città. A Genova si apre una fase decisiva: il Comune dovrà accelerare per provare a chiudere l’accordo sul progetto di restyling dell’impianto, che dovrebbe essere gestito congiuntamente da Genoa e Sampdoria. L’obiettivo condiviso è chiaro: modernizzare il “tempio” del calcio genovese prima del 2030, mantenendo la proprietà pubblica dello stadio anche se le incognite sono tante. Nel dibattito istituzionale si è inserito anche il presidente di Regione Liguria, Marco Bucci, che nelle scorse ore ha manifestato la disponibilità dell’ente regionale a collaborare. “L’offerta per mettere a posto lo stadio c’è, dipenderà dall’amministrazione comunale se farla o no – ha dichiarato Marco Bucci –. Ho sentito che ci sono discrepanze sui numeri, ma bisogna capire come si va avanti: noi ci siamo e siamo pronti a sederci al tavolo per collaborare”. Parole che confermano l’interesse della Regione a sostenere un progetto ritenuto centrale non solo dal punto di vista sportivo, ma anche urbano ed economico. Resta però un nodo cruciale: il piano economico-finanziario. L’attuale impostazione prevede un contributo di 26,6 milioni di euro da parte del Comune di Genova in cambio di una concessione di 99 anni. Un equilibrio che, alla luce delle divergenze emerse sui numeri, appare destinato a essere rinegoziato. La trattativa si annuncia complessa e vedere Genova tra le città scelte per gli Europei del 2032 diventa sempre più complicato.
Italia
Centrodestra critica la mozione sui presidi fissi della Polizia Locale in Valbisagno
La mozione presentata dalla maggioranza di centrosinistra per istituire presidi fissi della Polizia Locale negli incroci più critici della Bassa Valbisagno ha aperto una frattura interna allo stesso schieramento e sollevato forti perplessità da parte dei gruppi di opposizione, che ne contestano la sostenibilità economica e l’effettiva realizzabilità.
La mozione e le divisioni interne
Nel consiglio del Municipio Bassa Valbisagno di ieri, una parte della maggioranza di sinistra ha portato in aula una mozione che prevede l’istituzione di presidi fissi della Polizia Locale nei punti più critici del territorio, in prossimità dei plessi scolastici e nelle fasce orarie di maggiore afflusso. Una proposta che, secondo quanto emerso nel dibattito, ha mostrato fin da subito crepe all’interno della stessa maggioranza, tanto che alcuni consiglieri hanno annunciato la propria astensione al momento del voto.
Costi e problemi organizzativi
I consiglieri di centrodestra hanno riconosciuto che ogni iniziativa finalizzata a migliorare la sicurezza stradale è, in linea di principio, positiva, ma hanno sottolineato come la proposta non tenga conto delle ricadute concrete. Per garantire presidi fissi sarebbe necessario impiegare decine di nuovi agenti per ciascun municipio, con costi definiti insostenibili e con evidenti difficoltà operative nella gestione del personale. Proprio questi aspetti, secondo l’opposizione, rendono la mozione più teorica che praticabile.
Il confronto con l’Osservatorio sulla sicurezza
Durante il confronto in aula, i gruppi di opposizione hanno ricordato come la stessa maggioranza abbia in precedenza bocciato una loro proposta per l’istituzione di un Osservatorio sulla Sicurezza Stradale. Un’iniziativa che, hanno rimarcato, è stata invece approvata all’unanimità in altri municipi, anche con il voto favorevole di esponenti del centrosinistra. Un precedente che, secondo i consiglieri di centrodestra, evidenzia una mancanza di coerenza nell’approccio al tema della sicurezza stradale.
La richiesta di approfondimento in commissione
Alla luce della portata delle risorse necessarie, l’opposizione ha chiesto che la mozione sui presidi fissi venisse prima discussa in commissione, alla presenza dell’assessore alla viabilità, per valutarne nel dettaglio costi e modalità di attuazione. Proprio per questa ragione i consiglieri di centrodestra hanno scelto l’astensione, ribadendo la necessità di un’analisi più approfondita prima di assumere impegni difficilmente sostenibili.
Educazione stradale come punto condiviso
Diversa la posizione su un’altra mozione, approvata nel corso della stessa seduta, che prevede la promozione di iniziative di educazione e sicurezza stradale nelle scuole, con l’obiettivo di sensibilizzare i più giovani al rispetto del Codice della Strada. Su questo punto il centrodestra ha votato a favore, rivendicando coerenza e responsabilità. “La sicurezza stradale non ha colore politico: servono proposte concrete, non slogan”, hanno sottolineato i capigruppo di Lega, Vince Genova, Fratelli d’Italia, Noi Moderati-Orgoglio Genova e Forza Italia in una nota congiunta.
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