Italia
I sogni e le speranze del sindaco Marco Russo per il 2026 di Savona
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Savona saluta il 2025 ed entra nel nuovo anno, un anno pieno di speranze per il sindaco della città Marco Russo.
Sindaco Russo, che 2025 è stato per Savona? – “E’ stato un anno di cambiamento, intenso e anche sofferto, perché ci sono stati passaggi di sofferenza per la città dettati appunto da questo cambiamento. Abbiamo aperto l’anno con la conclusione del percorso di candidatura a Capitale Italiano della Cultura, un percorso entusiasmante con tanti effetti positivi sulla città. Un rinnovato orgoglio per riscoprire una città che ha un grande valore che tendevamo un po’ a dimenticare.”
Un anno anche sofferto – “Si, perché abbiamo vissuto la trasformazione del sistema di raccolta dei rifiuti, che ha generato tanta lacerazione, tanto disagio, tanta sofferenza, tanta tensione nella città. Avremo ancora tante cose da migliorare, però è anche vero che è stato un passaggio che ci ha consentito di dimezzare la quantità di rifiuti indifferenziati che la città produceva: quindi un passo avanti importante che ha generato tensione, ma anche, come dire, una necessità di cambiamento che non era più differibile. Abbiamo anche attivato i comitati di quartiere, con un’elezione che ha visto tanti cittadini partecipare, una riattivazione di procedure di collegamento tra amministrazione e città, in particolare nei quartieri; abbiamo effettuato la trasformazione digitale del nostro ente con i fondi del PNRR. Insomma, ci sono tanti elementi di innovazione che hanno contraddistinto questo anno con tutte le complessità che questo comporta.”
Il ruolo di Savona, dal patrimonio artistico al porto – “I locali conoscono il patrimonio di Savona, ma spesso se ne dimenticano. Io insisto su questo: la candidatura a Capitale della Cultura è stato un percorso che ci ha fatto riscoprire le potenzialità della nostra città, ed esserne consapevoli è la premessa per poterle presentare all’esterno. Sicuramente questa candidatura ha mostrato la città di Savona sotto un occhio diverso da quello a cui si era abituati dopo tanti anni contraddistinti da caratteristiche diverse della città. C’è stato tutto un altro aspetto che è molto importante: finalmente la nostra città ha un progetto, un progetto di territorio, che coinvolge i comuni della provincia, che coinvolge tutti gli enti. Questo è un passaggio fondamentale perché è sempre mancato nella nostra città il fatto di remare tutti in una direzione coerente. Oggi siamo consapevoli che possiamo comporre un quadro.
Una Savona più ambiziosa secondo il sindaco – “Qualche anno fa sarebbe stato impensabile la candidatura a Capitale Italiana della Cultura per Savona: siamo arrivati tanto così ad accarezzare l’idea di riuscirci, questo vuol dire che abbiamo capito che possiamo fare progetti ambiziosi, ci possiamo misurare con gli altri territori e possiamo cogliere con gli altri le sfide della contemporaneità, quindi di quello che le città oggi hanno bisogno di affrontare per crescere. E poi siamo riusciti a dare ai nostri investimenti sul PNRR una vocazione differenziata ma coerente, questa è l’infrastruttura di una nuova stagione di sviluppo in cui io credo molto. è stato davvero un percorso che ci ha lasciato in eredità tantissimo valore che dobbiamo sapere essere in grado di portare avanti.”
Le sfide del 2026 – “I cambiamenti che abbiamo impostato quest’anno devono consolidarsi e andare a regime, penso alla raccolta differenziata: noi non siamo soddisfatti di come oggi è la città, perché è ancora una fase di transizione: il 2026 dovrà essere l’anno nel quale si dovrà migliorare la qualità del servizio, la qualità della pulizia della città, dell’igiene. La stessa cosa vale per i parcheggi: noi abbiamo avviato una nuova forma di gestione dei parcheggi che si offre a politiche integrate tra autobus e parcheggi. Avvieremo la nuova illuminazione, a partire da gennaio: cambiamo tutta l’illuminazione della città a 10.500 punti luce che vengono trasformati a led: oltre a un risparmio energetico importante, c’è anche un fattore di efficacia dell’illuminazione”
Le opere in cantiere – “Partiranno le opere, abbiamo stanziato i soldi l’anno scorso: verranno attivati gli asfalti, le aree cani, le aree verdi,.. daremo anche un contributo alla riqualificazione della città, che deve accompagnare lo sviluppo: da un lato portiamo avanti i progetti PNRR, gli investimenti grandi, ma dall’altro lato dobbiamo anche curare l’aspetto estetico. Noi abbiamo bisogno di una maggiore serenità della città, abbiamo bisogno di riconciliare i cittadini con lo spazio fisico in cui abitano, questa è la chiave fondamentale di ogni città. Questo si fa dando le prospettive, quindi cominciando a guardare un po’ al di là dell’immediato, ma dall’altra anche facendoli vivere in un ambiente migliore.”
Trasporto pubblico locale: lei teme che il sistema di trasporto pubblico regionale possa collettivizzare le perdite di AMT? “No, la mia posizione non è timorosa, è molto chiara perché distingue due aspetti: un soggetto che coordini gli investimenti, che coordini le strategie di mobilità, che favorisca l’integrazione ferro-gomma, che non può essere trattata in ogni territorio, secondo me può essere utile. Il soggetto che è nato in realtà è ancora molto indefinito, bisogna capire chi ne fa parte, come si coinvolge, ma se ha questa funzione secondo me è una funzione utile. Sono decisamente più perplesso invece sull’azienda unica: noi abbiamo una società sana che si è costruita una propria solidità anche con anni di sacrifici, però credo che sia utile mantenere un soggetto che possa costruire in rapporto col territorio, un servizio di mobilità più efficiente: secondo me questi due elementi sono fondamentali entrambi. In sintesi, se per agenzia di mobilità si intende poi arrivare all’azienda unica ho delle riserve, se invece manteniamo un soggetto che svolga quella funzione di coordinamento, io credo che invece possa essere un aspetto molto utile.”
Riscossa del centrosinistra in Liguria, lei pensa che oggi ci sia la possibilità di replicare questo modello anche altrove? “Ovviamente io mi auguro di sì, sono convinto che ce ne siano le potenzialità: le esperienze di Savona e di Genova possono essere d’aiuto nel convincersi che se si parte da un progetto e se si considera questo progetto come un terreno di dialogo, di confronto, da costruire insieme coi cittadini, si aprono delle prospettive molto importanti. Sono sempre stato convinto che non si deve partire dalla composizione di partiti ma dal progetto che aggrega i partiti, questa mi sembra una chiave importante che può essere di stimolo anche ad altre realtà che possono in questo modo reimpostare un nuovo progetto politico e quindi anche una nuova alleanza col territorio nel quale si trovano.”
Si dice che fare il sindaco sia una delle cose più difficili in politica ma anche più appaganti, per lei è così? “Assolutamente sì, l’attività di sindaco è estremamente impegnativa, assorbente. Fare il sindaco drena molte energie, ma se ne ricevono di più, perché gli stimoli che un sindaco riceve dall’incontro con le persone, dai progetti che segue, dalla possibilità di dare una prospettiva alla propria città, danno delle energie che superano quelle che ti prende. Sull’aspetto più direttamente politico, sono convinto che oggi le esperienze sui territori possano essere delle esperienze di avanguardia politica; quindi i modelli politici più che recepirli dal nazionale al locale, come forse era tradizionalmente inteso, oggi è sempre più importante elaborarli sul territorio e quindi offrirli come spunti per un ragionamento più ampio. L’attività di sindaco ti dà la possibilità di una creatività politica e di una innovazione politica. che può essere anche un contributo interessante all’elaborazione politica più generale.”
Italia
Sondaggio tasse: 76% dei genovesi boccia gli aumenti della giunta Salis
“Poteva risparmiare su altre cose, ma non aumentare tutte le tasse” e’ quello che pensano il 76% dei cittadini che comprendono quindi elettori di centro destra ma molto proprio della Salis. E solo il 21% la giustifica sostenendo che “deve ripianare i debiti fatti dalle giunte passate”
Solo il 3% non risponde.
QUI TUTTI I RISULTATI DEI SONDAGGI TECNE’
Su questa domanda del sondaggio Tecne’ / Primocanale si evidenzia una vera epropria debacle per la neo sindaca del centrosinistra; e’ un risultato che condanna nettamente la politica fiscale della giunta guidata da Silvia Salis, un vero e proprio malcontento rispetto alle recenti scelte su imposte locali e tariffe.
Il tema delle tasse sulla casa ha sicuramente influito nelle risposte. Sul fronte Imu, l’amministrazione ha riportato l’aliquota sugli immobili locati a canone concordato dall’1,06% allo 0,78%, un livello già applicato in passato. È stata inoltre introdotta l’esenzione per le abitazioni principali dichiarate inagibili, misura che riguarda però una platea limitata di contribuenti.
impattante anche la rimodulazione dell’addizionale comunale Irpef. L’aliquota sale all’1,2% per tutti i redditi superiori ai 15.000 euro, mentre viene estesa l’esenzione totale dal versamento ai redditi fino a questa soglia (prima fissata a 14.000 euro). In termini pratici, chi dichiara fino a 15.000 euro annui non pagherà l’addizionale, con un risparmio che può arrivare fino a 145 euro l’anno.
Per tutti gli altri contribuenti, però, l’effetto è opposto: chi supera i 15.000 euro di reddito dovrà fare i conti con un incremento d’imposta compreso tra 30 e 78 euro annui, a seconda della fascia reddituale.
Nel giudizio complessivo degli elettori probabilmente pesa anche un altro provvedimento: l’abolizione della gratuità dei mezzi pubblici, che aveva rappresentato uno degli elementi più apprezzati delle politiche precedenti in tema di mobilità e sostegno al reddito.
Il sondaggio Primocanale/Tecné in questo caso consegna un’immagine molto contraria e rafforzata dal fatto che i cittadini ritengono che anziché aumentare le tasse avrebbe potuto risparmiare su altre cose; questo si aspettavano anche i suoi elettori. Una netta maggioranza di cittadini coneice che guarda con preoccupazione all’aumento della pressione fiscale e alla riduzione delle agevolazioni in un contesto economico già segnato dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita. Un segnale politico chiaro per Palazzo Tursi chiamato ora a misurarsi con il consenso reale.
Italia
Le grandi sfide della Genova targata Salis nel 2026: dal buco Amt al termovalorizzatore
Dopo due anni di campagne elettorali e di ribaltamenti di fronte (si è votato per Regione e Comune nel 2024 e nel 2025 ndr), il 2026 sarà un anno di sfide, ma non nelle urne. A livello nazionale lo scontro si accenderà soprattutto intorno al referendum sulla giustizia (si vota il 22 e 23 marzo ndr), tra fautori e detrattori, che sarà un antipasto delle Politiche 2027, tra centrodestra e centrosinistra. Tutto ciò per quanto riguarda la politica romana, sul fronte locale invece ci sono partite decisive per il futuro di Genova.
Sondaggio Primocanale/Tecné su Amt: ecco cosa ne pensano i genovesi
Il buco di Amt e la necessità di incrementare le corse
Il trasporto pubblico locale è al centro del dibattito, con la crisi di Amt che imperversa, dopo il ribaltamento dei vertici. Prima della fine dell’anno è stato approvato un piano di risanamento che ha accolto integralmente le misure cautelari e protettive richieste dall’azienda. Il decreto concede ad Amt una protezione temporanea dai creditori, sospendendo per 120 giorni – prorogabili per ulteriori 120 – qualsiasi pronuncia di liquidazione giudiziale (l’ex fallimento) e le azioni esecutive individuali. Si tratta di uno “scudo” essenziale per consentire all’azienda di proseguire le trattative con i creditori e tentare un risanamento senza il rischio di procedure immediate. Parallelamente però, c’è stato un taglio significativo delle corse, con difficoltà maggiori soprattutto nelle zone collinari. Nel frattempo un sondaggio di Primocanale, commissionato a Tecné, ha messo in evidenza l’opinione dei genovesi sul buco di bilancio della partecipata. Secondo il 58% degli intervistati “è reale ed è effettivamente disastroso”, mentre per il 31% “i numeri delle perdite sono esagerati per giustificare aumenti delle tasse e attacchi alla precedente amministrazione”. L’azienda e il Comune, insieme ai sindacati, sono chiamati a far ripartire Amt, non solo dal punto di vista economico ma anche gestionale, con le difficoltà oggettive ed evidenti, che ricadono quotidianamente sui cittadini. Il primo intervento sarà quello legato all’aumento delle corse, in netto calo rispetto alla necessità degli utenti. Si dovrà ripartire dalle assunzioni, come già confermato dopo diversi incontri tra Comune, sindacati e azienda.
Termovalorizzatore, c’è lo stop di Avs: “Non lo appoggeremo mai”
Il termovalorizzatore si farà o no?
Dalla situazione di Amt a quella di Amiu, con i cambiamenti nel nuovo cda, relativamente alla necessità di risolvere il problema impiantistico per la gestione. L’azienda, insieme a Palazzo Tursi, dovrà intervenire per evitare il “caos spazzatura”, anche per lavorare alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Sullo sfondo, ma in primo piano (ossimori a parte), la realizzazione del termovalorizzatore. Il comune di Genova ha chiesto tempo a Regione Liguria per l’avviso esplorativo finalizzato alla ricerca di operatori interessati alla realizzazione e alla gestione di un impianto terminale per la gestione dei rifiuti. Tra le ipotesi la realizzazione di un termovalorizzatore a Scarpino. Non è escluso nemmeno il polo della Val Bormida. Politicamente si tratterà di una bella patata bollente per la sindaca di Genova Silvia Salis, che si trova a fronteggiare i “no” tranchant di una buona parte dei partiti del campo progressista. Non ci sarebbe, al momento, nessun margine di trattativa per Avs e Movimento Cinque Stelle, scettici alcuni esponenti della list civica Silvia Salis Sindaca e del Partito Democratico, spaccato in due tra favorevoli e contrari. Numeri alla mano, per Salis se si andasse alla conta non sarebbe semplice poter confidare sull’appoggio della sua maggioranza, considerando la posizione netta di alcuni partiti. Il centrodestra invece avrebbe già ribadito, in più circostanze, di assicurare alla giunta i voti mancanti per consentire la realizzazione del termovalorizzatore. Sul progetto Salis ha preso tempo, nonostante non abbia mai negato l’intenzione di non escluderlo a priori. “Come già ribadito, ogni scelto sul futuro impiantistico sarà assunta da Amiu e dai suoi soci solo a valle dei risultati dello studio commissionato a Ramboll, che servirà a delineare in modo chiaro gli effetti sulla Tari con quattro scenari possibili per il territorio comunale: l’attuale assetto, la realizzazione del solo termovalorizzatore, la realizzazione dei soli impianti intermedi oppure la realizzazione congiunta del termovalorizzatore e degli impianti intermedi” commentava qualche giorno fa la sindaca di Genova Silvia Salis.
Skymetro cancellato: il Comune dovrà restituire 32 milioni di euro allo Stato
La mobilità in Valbisagno
Non solo Amt e Amiu, tra le partite aperte e spinose, vi è certamente quella relativa alla mobilità in Valbisagno, dopo lo stop allo Skymetro, già annunciato in campagna elettorale dalla coalizione progressista. Per trovare soluzioni differenti il Comune ha affidato al Politecnico di Milano uno studio alternativo che dovrà presentare un progetto nuovo. La data di “scadenza” è prevista per il 30 gennaio 2026. La ricerca verterà su un’apposita determina dirigenziale e si baserà sui dati raccolti nell’ambito del progetto ‘Movyon‘. L’obiettivo dell’amministrazione è partecipare al prossimo bando nazionale sul fronte del trasporto pubblico, finanziato dal fondo dove sono confluite le risorse destinati inizialmente allo skymetro. E se il trasporto pubblico sta attraversando un periodo complicato, quello della Valbisagno necessita di un’ulteriore attenzione per un problema annoso e al momento non risolvibile. Palazzo Tursi sarà chiamata quindi a presentare un’alternativa che consenta di migliorare, in tempi celeri, gli spostamenti di una fetta consistente di cittadini genovesi.
Il futuro dello stadio: riqualificazione sì o no?
Il futuro dello stadio Luigi Ferraris continua a catalizzare l’attenzione non solo degli sportivi, ma dell’intera città. A Genova si apre una fase decisiva: il Comune dovrà accelerare per provare a chiudere l’accordo sul progetto di restyling dell’impianto, che dovrebbe essere gestito congiuntamente da Genoa e Sampdoria. L’obiettivo condiviso è chiaro: modernizzare il “tempio” del calcio genovese prima del 2030, mantenendo la proprietà pubblica dello stadio anche se le incognite sono tante. Nel dibattito istituzionale si è inserito anche il presidente di Regione Liguria, Marco Bucci, che nelle scorse ore ha manifestato la disponibilità dell’ente regionale a collaborare. “L’offerta per mettere a posto lo stadio c’è, dipenderà dall’amministrazione comunale se farla o no – ha dichiarato Marco Bucci –. Ho sentito che ci sono discrepanze sui numeri, ma bisogna capire come si va avanti: noi ci siamo e siamo pronti a sederci al tavolo per collaborare”. Parole che confermano l’interesse della Regione a sostenere un progetto ritenuto centrale non solo dal punto di vista sportivo, ma anche urbano ed economico. Resta però un nodo cruciale: il piano economico-finanziario. L’attuale impostazione prevede un contributo di 26,6 milioni di euro da parte del Comune di Genova in cambio di una concessione di 99 anni. Un equilibrio che, alla luce delle divergenze emerse sui numeri, appare destinato a essere rinegoziato. La trattativa si annuncia complessa e vedere Genova tra le città scelte per gli Europei del 2032 diventa sempre più complicato.
Italia
Centrodestra critica la mozione sui presidi fissi della Polizia Locale in Valbisagno
La mozione presentata dalla maggioranza di centrosinistra per istituire presidi fissi della Polizia Locale negli incroci più critici della Bassa Valbisagno ha aperto una frattura interna allo stesso schieramento e sollevato forti perplessità da parte dei gruppi di opposizione, che ne contestano la sostenibilità economica e l’effettiva realizzabilità.
La mozione e le divisioni interne
Nel consiglio del Municipio Bassa Valbisagno di ieri, una parte della maggioranza di sinistra ha portato in aula una mozione che prevede l’istituzione di presidi fissi della Polizia Locale nei punti più critici del territorio, in prossimità dei plessi scolastici e nelle fasce orarie di maggiore afflusso. Una proposta che, secondo quanto emerso nel dibattito, ha mostrato fin da subito crepe all’interno della stessa maggioranza, tanto che alcuni consiglieri hanno annunciato la propria astensione al momento del voto.
Costi e problemi organizzativi
I consiglieri di centrodestra hanno riconosciuto che ogni iniziativa finalizzata a migliorare la sicurezza stradale è, in linea di principio, positiva, ma hanno sottolineato come la proposta non tenga conto delle ricadute concrete. Per garantire presidi fissi sarebbe necessario impiegare decine di nuovi agenti per ciascun municipio, con costi definiti insostenibili e con evidenti difficoltà operative nella gestione del personale. Proprio questi aspetti, secondo l’opposizione, rendono la mozione più teorica che praticabile.
Il confronto con l’Osservatorio sulla sicurezza
Durante il confronto in aula, i gruppi di opposizione hanno ricordato come la stessa maggioranza abbia in precedenza bocciato una loro proposta per l’istituzione di un Osservatorio sulla Sicurezza Stradale. Un’iniziativa che, hanno rimarcato, è stata invece approvata all’unanimità in altri municipi, anche con il voto favorevole di esponenti del centrosinistra. Un precedente che, secondo i consiglieri di centrodestra, evidenzia una mancanza di coerenza nell’approccio al tema della sicurezza stradale.
La richiesta di approfondimento in commissione
Alla luce della portata delle risorse necessarie, l’opposizione ha chiesto che la mozione sui presidi fissi venisse prima discussa in commissione, alla presenza dell’assessore alla viabilità, per valutarne nel dettaglio costi e modalità di attuazione. Proprio per questa ragione i consiglieri di centrodestra hanno scelto l’astensione, ribadendo la necessità di un’analisi più approfondita prima di assumere impegni difficilmente sostenibili.
Educazione stradale come punto condiviso
Diversa la posizione su un’altra mozione, approvata nel corso della stessa seduta, che prevede la promozione di iniziative di educazione e sicurezza stradale nelle scuole, con l’obiettivo di sensibilizzare i più giovani al rispetto del Codice della Strada. Su questo punto il centrodestra ha votato a favore, rivendicando coerenza e responsabilità. “La sicurezza stradale non ha colore politico: servono proposte concrete, non slogan”, hanno sottolineato i capigruppo di Lega, Vince Genova, Fratelli d’Italia, Noi Moderati-Orgoglio Genova e Forza Italia in una nota congiunta.
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