Italia
Fondi Iit, il Pd alla Camera: “La destra volta le spalle e dice no al ripristino”
L’Istituto Italiano di Tecnologia torna al centro del dibattito romano, con lo scontro tra i parlamentari liguri e il centrodestra. Sul piatto della manovra, nelle scorse settimane, un taglio da 15 milioni di euro, denunciato dalla senatrice del Partito Democratico Beatrice Lorenzin.
Manovra di bilancio, tagli all’Iit: la politica ligure sulle barricate
L’attacco al centrodestra: “Rigettato il nostro odg”
“La maggioranza alla Camera ha bocciato la nostra richiesta di ripristino dei fondi all’Iit. Ecco il risultato delle promesse del viceministro Edoardo Rixi e della destra che guida la Regione: alla prima occasione che la maggioranza di governo aveva di ripristinare quei fondi, invece di votare il nostro impegno attraverso un Ordine del Giorno al decreto Semplificazioni all’esame della Camera, ha deciso di voltare le spalle a quella che è un’eccellenza nel settore tecnologico, scientifico e dell’innovazione ligure e di tutto il Paese” spiegano in una nota i deputati Pd Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino, dopo la discussione dell’odg da loro presentato alla Camera.
Le risorse non sono state ripristinate
Arriva poi l’attacco alla destra che, hanno sottolineato i deputati, pensa di sostenere ricerca e università togliendo risorse. “Tagli su tagli che stanno incidendo pesantemente sull’Iit ma anche sull’Università di Genova. Torneremo a chiedere il ripristino di quei fondi perché non ci fermeremo a questo primo no. Sostenere la ricerca è essenziale per costruire il futuro del Paese” hanno concluso Ghio, Pandolfo e Pastorino.
Italia
Sondaggio Tecné su aumento tasse, Cavo: “I genovesi bocciano Salis”
Proseguono i sondaggi di Primocanale, commissionati a Tecné, sui temi principali legati al Comune di Genova. La domanda, rivolta ai genovesi, riguarda l’aumento delle tasse attuato da Palazzo Tursi. “Poteva risparmiare su altre cose, ma non aumentare tutte le tasse” è quello che pensa il 76% dei cittadini che comprende quindi elettori di centrodestra ma anche molti vicini a Salis. E solo il 21% la giustifica sostenendo che “deve ripianare i debiti fatti dalle giunte passate”. Solo il 3% non risponde.
Non si è fatta attendere il commento della deputata ligure, presidente del consiglio nazionale di Noi Moderati e capogruppo in consiglio comunale di Nm-Orgoglio Genova Ilaria Cavo: “I genovesi bocciano senza mezze misure l’incapacità di risolvere i problemi senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini”. Secondo Ilaria Cavo il sondaggio Tecnè non lascia spazio alle interpretazioni: “Silvia Salis ha deluso anche una larga parte di chi l’ha votata. È rimasto solo un genovese su cinque a credere alla sua narrazione secondo cui la colpa è sempre della giunta precedente” ha commentato.
“Abbiamo contrastato duramente l’aumento dell’Imu, poi tolto ma compensato dall’aumento dell’Irpef, l’eliminazione della gratuità per i mezzi pubblici, l’aumento dei biglietti dei musei, l’introduzione della tassa sugli imbarchi. Lo abbiamo fatto in aula consiliare, sui mezzi di comunicazione, insieme a tutta l’opposizione. Ora il 76 per cento dei genovesi dice no alla scelta di aumentare il prelievo fiscale come unica strategia amministrativa. Dopo otto anni in cui la giunta di centrodestra aveva dimostrato di garantire i servizi e anche interventi straordinari senza toccare il portafoglio dei genovesi, i primi mesi di giunta Salis mostrano con incontestabile nettezza la differenza di proposta politica. Si è purtroppo avverato quello che abbiamo sempre detto: dietro l’apparenza, le interviste patinate, la parvenza di novità, si nasconde la più vecchia e tradizionale sinistra che impone tasse senza garantire servizi. Ci auguriamo che prendere atto dello scontento dei genovesi porti l’amministrazione nel prossimo futuro a trovare soluzioni alternative rispetto alle scelte fatte con le delibere di fine anno” ha chiosato Cavo.
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Sondaggio tasse: 76% dei genovesi boccia gli aumenti della giunta Salis
“Poteva risparmiare su altre cose, ma non aumentare tutte le tasse” e’ quello che pensano il 76% dei cittadini che comprendono quindi elettori di centro destra ma molto proprio della Salis. E solo il 21% la giustifica sostenendo che “deve ripianare i debiti fatti dalle giunte passate”
Solo il 3% non risponde.
QUI TUTTI I RISULTATI DEI SONDAGGI TECNE’
Su questa domanda del sondaggio Tecne’ / Primocanale si evidenzia una vera epropria debacle per la neo sindaca del centrosinistra; e’ un risultato che condanna nettamente la politica fiscale della giunta guidata da Silvia Salis, un vero e proprio malcontento rispetto alle recenti scelte su imposte locali e tariffe.
Il tema delle tasse sulla casa ha sicuramente influito nelle risposte. Sul fronte Imu, l’amministrazione ha riportato l’aliquota sugli immobili locati a canone concordato dall’1,06% allo 0,78%, un livello già applicato in passato. È stata inoltre introdotta l’esenzione per le abitazioni principali dichiarate inagibili, misura che riguarda però una platea limitata di contribuenti.
impattante anche la rimodulazione dell’addizionale comunale Irpef. L’aliquota sale all’1,2% per tutti i redditi superiori ai 15.000 euro, mentre viene estesa l’esenzione totale dal versamento ai redditi fino a questa soglia (prima fissata a 14.000 euro). In termini pratici, chi dichiara fino a 15.000 euro annui non pagherà l’addizionale, con un risparmio che può arrivare fino a 145 euro l’anno.
Per tutti gli altri contribuenti, però, l’effetto è opposto: chi supera i 15.000 euro di reddito dovrà fare i conti con un incremento d’imposta compreso tra 30 e 78 euro annui, a seconda della fascia reddituale.
Nel giudizio complessivo degli elettori probabilmente pesa anche un altro provvedimento: l’abolizione della gratuità dei mezzi pubblici, che aveva rappresentato uno degli elementi più apprezzati delle politiche precedenti in tema di mobilità e sostegno al reddito.
Il sondaggio Primocanale/Tecné in questo caso consegna un’immagine molto contraria e rafforzata dal fatto che i cittadini ritengono che anziché aumentare le tasse avrebbe potuto risparmiare su altre cose; questo si aspettavano anche i suoi elettori. Una netta maggioranza di cittadini coneice che guarda con preoccupazione all’aumento della pressione fiscale e alla riduzione delle agevolazioni in un contesto economico già segnato dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita. Un segnale politico chiaro per Palazzo Tursi chiamato ora a misurarsi con il consenso reale.
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Le grandi sfide della Genova targata Salis nel 2026: dal buco Amt al termovalorizzatore
Dopo due anni di campagne elettorali e di ribaltamenti di fronte (si è votato per Regione e Comune nel 2024 e nel 2025 ndr), il 2026 sarà un anno di sfide, ma non nelle urne. A livello nazionale lo scontro si accenderà soprattutto intorno al referendum sulla giustizia (si vota il 22 e 23 marzo ndr), tra fautori e detrattori, che sarà un antipasto delle Politiche 2027, tra centrodestra e centrosinistra. Tutto ciò per quanto riguarda la politica romana, sul fronte locale invece ci sono partite decisive per il futuro di Genova.
Sondaggio Primocanale/Tecné su Amt: ecco cosa ne pensano i genovesi
Il buco di Amt e la necessità di incrementare le corse
Il trasporto pubblico locale è al centro del dibattito, con la crisi di Amt che imperversa, dopo il ribaltamento dei vertici. Prima della fine dell’anno è stato approvato un piano di risanamento che ha accolto integralmente le misure cautelari e protettive richieste dall’azienda. Il decreto concede ad Amt una protezione temporanea dai creditori, sospendendo per 120 giorni – prorogabili per ulteriori 120 – qualsiasi pronuncia di liquidazione giudiziale (l’ex fallimento) e le azioni esecutive individuali. Si tratta di uno “scudo” essenziale per consentire all’azienda di proseguire le trattative con i creditori e tentare un risanamento senza il rischio di procedure immediate. Parallelamente però, c’è stato un taglio significativo delle corse, con difficoltà maggiori soprattutto nelle zone collinari. Nel frattempo un sondaggio di Primocanale, commissionato a Tecné, ha messo in evidenza l’opinione dei genovesi sul buco di bilancio della partecipata. Secondo il 58% degli intervistati “è reale ed è effettivamente disastroso”, mentre per il 31% “i numeri delle perdite sono esagerati per giustificare aumenti delle tasse e attacchi alla precedente amministrazione”. L’azienda e il Comune, insieme ai sindacati, sono chiamati a far ripartire Amt, non solo dal punto di vista economico ma anche gestionale, con le difficoltà oggettive ed evidenti, che ricadono quotidianamente sui cittadini. Il primo intervento sarà quello legato all’aumento delle corse, in netto calo rispetto alla necessità degli utenti. Si dovrà ripartire dalle assunzioni, come già confermato dopo diversi incontri tra Comune, sindacati e azienda.
Termovalorizzatore, c’è lo stop di Avs: “Non lo appoggeremo mai”
Il termovalorizzatore si farà o no?
Dalla situazione di Amt a quella di Amiu, con i cambiamenti nel nuovo cda, relativamente alla necessità di risolvere il problema impiantistico per la gestione. L’azienda, insieme a Palazzo Tursi, dovrà intervenire per evitare il “caos spazzatura”, anche per lavorare alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Sullo sfondo, ma in primo piano (ossimori a parte), la realizzazione del termovalorizzatore. Il comune di Genova ha chiesto tempo a Regione Liguria per l’avviso esplorativo finalizzato alla ricerca di operatori interessati alla realizzazione e alla gestione di un impianto terminale per la gestione dei rifiuti. Tra le ipotesi la realizzazione di un termovalorizzatore a Scarpino. Non è escluso nemmeno il polo della Val Bormida. Politicamente si tratterà di una bella patata bollente per la sindaca di Genova Silvia Salis, che si trova a fronteggiare i “no” tranchant di una buona parte dei partiti del campo progressista. Non ci sarebbe, al momento, nessun margine di trattativa per Avs e Movimento Cinque Stelle, scettici alcuni esponenti della list civica Silvia Salis Sindaca e del Partito Democratico, spaccato in due tra favorevoli e contrari. Numeri alla mano, per Salis se si andasse alla conta non sarebbe semplice poter confidare sull’appoggio della sua maggioranza, considerando la posizione netta di alcuni partiti. Il centrodestra invece avrebbe già ribadito, in più circostanze, di assicurare alla giunta i voti mancanti per consentire la realizzazione del termovalorizzatore. Sul progetto Salis ha preso tempo, nonostante non abbia mai negato l’intenzione di non escluderlo a priori. “Come già ribadito, ogni scelto sul futuro impiantistico sarà assunta da Amiu e dai suoi soci solo a valle dei risultati dello studio commissionato a Ramboll, che servirà a delineare in modo chiaro gli effetti sulla Tari con quattro scenari possibili per il territorio comunale: l’attuale assetto, la realizzazione del solo termovalorizzatore, la realizzazione dei soli impianti intermedi oppure la realizzazione congiunta del termovalorizzatore e degli impianti intermedi” commentava qualche giorno fa la sindaca di Genova Silvia Salis.
Skymetro cancellato: il Comune dovrà restituire 32 milioni di euro allo Stato
La mobilità in Valbisagno
Non solo Amt e Amiu, tra le partite aperte e spinose, vi è certamente quella relativa alla mobilità in Valbisagno, dopo lo stop allo Skymetro, già annunciato in campagna elettorale dalla coalizione progressista. Per trovare soluzioni differenti il Comune ha affidato al Politecnico di Milano uno studio alternativo che dovrà presentare un progetto nuovo. La data di “scadenza” è prevista per il 30 gennaio 2026. La ricerca verterà su un’apposita determina dirigenziale e si baserà sui dati raccolti nell’ambito del progetto ‘Movyon‘. L’obiettivo dell’amministrazione è partecipare al prossimo bando nazionale sul fronte del trasporto pubblico, finanziato dal fondo dove sono confluite le risorse destinati inizialmente allo skymetro. E se il trasporto pubblico sta attraversando un periodo complicato, quello della Valbisagno necessita di un’ulteriore attenzione per un problema annoso e al momento non risolvibile. Palazzo Tursi sarà chiamata quindi a presentare un’alternativa che consenta di migliorare, in tempi celeri, gli spostamenti di una fetta consistente di cittadini genovesi.
Il futuro dello stadio: riqualificazione sì o no?
Il futuro dello stadio Luigi Ferraris continua a catalizzare l’attenzione non solo degli sportivi, ma dell’intera città. A Genova si apre una fase decisiva: il Comune dovrà accelerare per provare a chiudere l’accordo sul progetto di restyling dell’impianto, che dovrebbe essere gestito congiuntamente da Genoa e Sampdoria. L’obiettivo condiviso è chiaro: modernizzare il “tempio” del calcio genovese prima del 2030, mantenendo la proprietà pubblica dello stadio anche se le incognite sono tante. Nel dibattito istituzionale si è inserito anche il presidente di Regione Liguria, Marco Bucci, che nelle scorse ore ha manifestato la disponibilità dell’ente regionale a collaborare. “L’offerta per mettere a posto lo stadio c’è, dipenderà dall’amministrazione comunale se farla o no – ha dichiarato Marco Bucci –. Ho sentito che ci sono discrepanze sui numeri, ma bisogna capire come si va avanti: noi ci siamo e siamo pronti a sederci al tavolo per collaborare”. Parole che confermano l’interesse della Regione a sostenere un progetto ritenuto centrale non solo dal punto di vista sportivo, ma anche urbano ed economico. Resta però un nodo cruciale: il piano economico-finanziario. L’attuale impostazione prevede un contributo di 26,6 milioni di euro da parte del Comune di Genova in cambio di una concessione di 99 anni. Un equilibrio che, alla luce delle divergenze emerse sui numeri, appare destinato a essere rinegoziato. La trattativa si annuncia complessa e vedere Genova tra le città scelte per gli Europei del 2032 diventa sempre più complicato.
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