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Ora Salis rischia di perdere 20 milioni per Amt
Genova rischia di perdere 20 milioni di euro destinati al trasporto pubblico e alla riduzione dell’inquinamento se non presenterà nei tempi previsti il proprio piano di transizione ecologica. I fondi fanno parte dei 900 milioni stanziati nell’agosto 2025 con una delibera del Consiglio dei ministri a favore dei Comuni in infrazione ambientale per il superamento dei limiti di qualità dell’aria.
Per Genova erano stati previsti 20 milioni di euro sulla base di un progetto presentato da Amt nell’aprile del 2025. Il piano, trasmesso al Ministero tramite Anci per conto del Comune e della Città Metropolitana, puntava a incentivare il passaggio dall’auto privata al trasporto pubblico attraverso una maggiore attrattività del servizio e nuove politiche tariffarie, tra cui forme di gratuità per alcune categorie di utenti. Ma la nuova amministrazione comunale guidata da Silvia Salis ha deciso di cambiare rotta e di non adottare più la gratuita’ ritenuta una delle principali cause dei problemi finanziari di Amt. Così ora e’ tutto fermo.
Il percorso amministrativo per avere quei denari però non è ancora concluso. Dopo la delibera governativa mancava infatti il decreto interministeriale attuativo, arrivato nel gennaio scorso. Ora si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: da quel momento scatteranno 45 giorni di tempo per il Comune di Genova per presentare formalmente il proprio piano di transizione ecologica finalizzato alla riduzione dell’inquinamento tramite il potenziamento del trasporto pubblico. Se entro quel termine non verrà presentato alcun progetto, oppure se il piano non verrrà ritenuto idoneo, i finanziamenti andranno persi.
Il “modello Genova” di Amt
Il progetto presentato da Amt il 22 aprile 2025 delineava un cambiamento significativo delle abitudini di mobilità dei cittadini, con l’obiettivo di spostare una quota crescente di spostamenti dal mezzo privato al trasporto pubblico.
Il piano prevedeva un miglioramento dell’offerta grazie a diversi interventi: la crescita progressiva della flotta green, l’elettrificazione delle rimesse e l’avanzamento dei grandi progetti di mobilità cittadina come i quattro Assi di forza del trasporto pubblico, il prolungamento della metropolitana e la realizzazione dello Skymetro.
Uno degli elementi centrali era anche la nuova politica commerciale. Nel documento si parlava esplicitamente di forme di gratuità mirate, rivolte a diversi target di utenti: under 14, over 70 nelle fasce non di punta (dalle 9.30 in poi), oltre alla gratuità per metropolitana e impianti verticali.
Secondo il piano questo sistema avrebbe favorito un “triplo shift modale”:
• dal mezzo privato al trasporto pubblico,
• dalla gomma al ferro, grazie alla gratuità di metropolitana e impianti verticali rispetto agli autobus,
• dall’ora di punta alle fasce di morbida, grazie alle agevolazioni dedicate agli over 70. ( Tradotto: spostare una parte dei viaggi dalle ore più affollate a quelle meno trafficate dalle 9.30 in poi.
L’obiettivo, si legge nel piano riservato, era distribuire meglio i flussi di passeggeri durante la giornata e migliorare il comfort di viaggio.
Il piano B senza nuovi fondi
Amt e Comune avevano però previsto anche uno scenario alternativo nel caso negli anni successivi non fossero arrivati ulteriori finanziamenti statali.
Nel business plan allegato al progetto si ipotizzava infatti che, a partire dal 2026, la sostenibilità economica del sistema potesse essere garantita in due modi: con nuove contribuzioni pubbliche per mantenere la gratuità e gli attuali prezzi dei biglietti, oppure – in assenza di ulteriori fondi – con un contributo minimo anche da parte delle categorie oggi gratuite e con un progressivo aumento delle tariffe.
In questo scenario sarebbero state previste alcune misure:
• introduzione di un contributo per over 70, under 14 e utenti degli impianti verticali a partire dal 2026;
• aumento del costo degli abbonamenti annuali del 5% a partire dal 2028;
• crescita del numero di passeggeri grazie all’entrata in funzione dei nuovi sistemi di trasporto rapido di massa legati ai quattro Assi di forza, al prolungamento della metropolitana e allo Skymetro.
Il nodo politico
Il piano elaborato da Amt rappresentava di fatto il “modello Genova” per la mobilità sostenibile, basato su gratuità mirate e potenziamento del trasporto pubblico.
Oggi però quel progetto sembra essere stato accantonato e resta da capire quale sarà la proposta che il Comune presenterà entro i 45 giorni previsti dopo la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Nel frattempo resta anche un altro elemento di attesa: la pubblicazione del bilancio di Amt.
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Guerra nel Golfo, a rischio le risonanze magnetiche? Le conseguenze che non ti aspetti
L’attacco sferrato da Israele e Usa ai danni dell’Iran ha raggiunto e superato la sua prima settimana, proseguono infatti i bombardamenti israeliani su Teheran con conseguente risposta. La caduta del regime teocratico con la morte della guida suprema Ali Khamenei ha aperto alla scelta del suo successore, ma l’ayattolah Mojtaba (figlio di Khamenei ndr) non convince, con uno scontro tra i pasdaran e il clero. Nel frattempo lo spazio aereo nel Medio Oriente è stato in parte riaperto, con i voli da e per i paesi arabi nuovamente attivi, almeno in parte. Resta praticamente chiuso, in modo strategico, lo stretto di Hormuz.
I rapporti tra Italia e Iran
In questo momento la situazione evidenza una sorta di intasamento proprio in quella zona, con molte navi impossibilitate a passare. “Il porto di Dubai è il più importante container del Medio Oriente e uno dei principali snodi logistici a livello mondiale, conta circa 15 milioni di contenitori – spiega il professore di Shipping e Trasporti, esperto di logistica, Gian Enzo Duci -. Il Qatar è uno dei principali clienti di Fincantieri e l’Italia ha un rapporto stretto per quanto riguarda l’addestramento militare. Il personale qatariano ha rapporti con l’Italia, Ansaldo ha un ruolo importante in Iran”. Negli anni, per esempio, il presidente Zampini veniva accolto come un capo di Stato, l’Iran quando c’erano le condizioni ha sempre avuto un rapporto stretto con l’Italia. Gli esperti di geopolitica non escludono che, qualora in Iran riuscissero a prevalere libertà e democrazia, potrebbero ripartire proprio gli scambi tra i due paesi.
Le ricadute economiche in Liguria
Nel frattempo negli Emirati Arabi c’è grande preoccupazione per le sorti dell’economia, perché dipendono molto dall’immigrazione e se la percezione sarà di insicurezza, a Dubai si potrebbero perdere molti posti di lavoro. I fari sono puntati anche sulle ricadute economiche e portuali che la guerra nel Golfo sta facendo emergere. “Con lo stretto di Hormuz chiuso per lungo tempo gli effetti li vedremo al supermercato, dal Golfo Persico per esempio esce un terzo dell’elio a livello mondiale, dal Qatar, le risonanze hanno bisogno dell’elio – commenta Duci -. Questo cosa significa? Che le persone farebbero più fatica a fare una risonanza, i tempi si dilaterebbero e magari costerebbero anche di più. Non solo, in questo momento i prezzi dei fertilizzanti sono schizzati del 30% negli ultimi giorni, di conseguenza frutta e verdura rischiano di aumentare. Insomma, si assisterebbe a una crescita dei costi a 360° gradi”.
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Guerra del Golfo tra ricadute economiche e italiani negli Emirati, alle 21 “Cosa succede in città”
Torna l’appuntamento settimanale con “Cosa succede in città”, il nostro nuovo format in onda ogni venerdì sera. Il programma verte sui principali temi legati all’attualità, partendo come sempre dai tanti spunti che il territorio della Liguria ci offre.
Di cosa parleremo stasera
Questa settimana andremo oltre i confini non solo liguri ma anche italiani ed europei, con la guerra del Golfo che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso. L’attacco sferrato da Israele e Stati Uniti all’Iran di sabato scorso ha portato alla caduta del regime teocratico dell’ayattolah Ali Khamenei. Nello scontro però, sono oramai coinvolti tutti i paesi del Golfo, compresi gli Emirati Arabi che sono diventati una meta molto ambita non solo per il turismo ma anche per gli affari. Tra Dubai e Adu Dhabi vivono infatti oltre 30 mila italiani. Sono tanti in questi giorni invece i genovesi e i liguri bloccati in vacanza per la chiusura dello spazio aereo. Questa sera affronteremo il tema non solo dal punto di vista del diritto internazionale ma anche delle ricadute sul tessuto economico e sociale. Dal petrolio al gas, quale potrà essere il futuro con la chiusura quasi totale dello stretto di Hormuz? Cercheremo di dare risposte a questo. Ma non solo: avremo la testimonianza di alcuni rappresentanti del popolo iraniano e di alcuni italiani che oramai da diversi anni vivono negli Emirati Arabi.
Il fil rouge di “Cosa succede in città”
Il leit motiv, ogni venerdì sera, sarà quindi legato all’attualità. Osserveremo in settimana i fatti principali, cercheremo di analizzarli e di trattarli con gli esperti del settore, per dare una lettura seria e approfondita di quello che ci circonda. A commentare e interagire con gli ospiti il nostro “opinionista pungente” Matteo Cantile, il suo stile british tra il serio e il faceto contribuirà ad animare il dibattito in studio. Spunti di riflessione e di confronto con i vari professionisti permetteranno di rendere sempre – come si suol dire – “sul pezzo” il programma. Insomma, chi non vuole restare informato su cosa succede nella propria regione, nella propria città? E allora, per farlo e per approfondire gli argomenti, ecco “Cosa succede in città”. Coinvolti tutti i principali Comuni della Liguria. Ogni venerdì sera, a partire dalle 21, su Primocanale e sul nostro sito on demand Primocanale.it.
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