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Milano: a Palazzo Marino il percorso partecipativo per il tracciato M6
In Commissione consiliare congiunta Mobilità e Servizi Civici, Rapporti con i Municipi e Digitalizzazione è stato illustrato il percorso partecipativo dedicato alla definizione del tracciato della futura metropolitana M6 di Milano. Le assessore Arianna Censi, con delega alla Mobilità, e Gaia Romani, responsabile di Partecipazione e Decentramento, hanno presentato come il Comune intenda coinvolgere residenti e portatori di interesse nella progettazione di una delle opere più decisive per lo sviluppo della città.
L’avvio del confronto pubblico è legato anche a un ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale, proposto in prima firma dal consigliere Michele Albiani. L’obiettivo è affiancare allo studio di fattibilità un percorso di condivisione che consenta ai cittadini di informarsi e discutere gli scenari, rendendo la scelta finale più chiara, trasparente e partecipata.
Un dialogo aperto per supportare una decisione chiave
Il percorso partecipativo servirà a presentare alla cittadinanza gli scenari progettuali esaminati dagli uffici tecnici, insieme ai criteri di valutazione utilizzati e agli esiti degli studi preliminari. Nel corso degli incontri verranno messi in evidenza sia i possibili vantaggi sia i punti critici connessi alle diverse alternative di tracciato per la nuova linea.
In parallelo saranno promossi momenti di ascolto nei quartieri che potrebbero essere interessati dal passaggio della metropolitana. L’amministrazione punta a valorizzare il contributo di chi vive questi territori ogni giorno, raccogliendo osservazioni concrete, esperienze e suggerimenti utili a rafforzare la definizione dell’infrastruttura.
Come evidenziato dalle assessore Censi e Romani durante la Commissione, una nuova linea metropolitana è un intervento strategico in grado di incidere sulla struttura urbana e sulla qualità della vita lungo l’asse attraversato. Per questo il Comune ritiene essenziale accompagnare la progettazione con strumenti di partecipazione pubblica che consolidino la relazione tra istituzioni e cittadini.
Partecipazione in due tempi: dal confronto alla progettazione di dettaglio
Il percorso di partecipazione sarà organizzato in due passaggi principali. Nella prima fase verranno condivisi gli scenari progettuali e i criteri di analisi impiegati dagli uffici tecnici; contestualmente partirà una mappatura delle sensibilità territoriali e saranno raccolte proposte, contributi e osservazioni della cittadinanza. Quanto emerso rappresenterà un supporto informativo alla decisione dell’amministrazione sull’individuazione del tracciato della nuova linea.
La seconda fase inizierà dopo la definizione del tracciato definitivo e della prima tratta da realizzare. In questo momento il coinvolgimento pubblico si concentrerà su aspetti più operativi, come le sistemazioni superficiali nelle aree di cantiere e il miglior inserimento urbano delle nuove opere.
Punti di interscambio e aree di scelta: come si costruisce il tracciato
Nel definire il percorso della M6 saranno considerati alcuni snodi ritenuti decisivi. Da un lato ci sono i nodi “fissi”, cioè gli interscambi con le linee metro e ferroviarie già esistenti, elementi imprescindibili per integrare la nuova linea nel sistema di trasporto pubblico cittadino.
Accanto a questi verranno individuati nodi “mobili”, che diventeranno il fulcro del confronto con i territori. In corrispondenza di tali punti i cittadini potranno segnalare esigenze, proporre soluzioni e condividere indicazioni legate a mobilità e vivibilità urbana. I contributi raccolti saranno quindi analizzati e valutati dagli uffici tecnici competenti.
Trasporto pubblico, sostenibilità e accessibilità ai servizi
La nuova linea metropolitana si colloca in una strategia più ampia di potenziamento del trasporto pubblico locale, visto come leva per garantire un accesso equo ai servizi e alle opportunità che Milano offre.
Una rete capillare e facilmente fruibile contribuisce infatti a ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali e a migliorare l’organizzazione dei tempi di studio, lavoro, cura e vita quotidiana. In questa prospettiva, la futura M6 è un tassello centrale nelle politiche di mobilità sostenibile e nella riduzione degli impatti ambientali.
Milano e la mobilità: i cambiamenti più recenti e la prospettiva M6
Negli ultimi anni l’amministrazione comunale ha portato avanti un percorso articolato di trasformazione della mobilità urbana. Tra i risultati più rilevanti c’è l’apertura della metropolitana M4, che ha rafforzato il collegamento tra il centro e l’aeroporto di Linate.
Allo stesso tempo sono iniziati i lavori per il prolungamento della linea M1 fino a Baggio, mentre diverse misure hanno sostenuto la mobilità attiva e il contenimento delle emissioni. In questo quadro la nuova M6 si inserisce in una visione complessiva orientata a rendere Milano sempre più accessibile, sostenibile e vivibile.
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Sassari: a Palazzo Ducale la mostra “Storie Sottovoce” contro la violenza di genere
Nella scenografica Sala Duce di Palazzo Ducale a Sassari è stata aperta al pubblico la mostra “Storie Sottovoce”, un percorso artistico che intreccia ricordi, identità e riflessione civile sul tema della violenza di genere. L’iniziativa resta accessibile per l’intera settimana con ingresso gratuito, offrendo alla comunità un momento di incontro e consapevolezza su una delle emergenze sociali più attuali.
L’esposizione fa parte del programma di sensibilizzazione promosso dal servizio antiviolenza “Progetto Aurora”, gestito dalla cooperativa sociale Porta Aperta per il PLUS del Distretto di Sassari, Porto Torres, Sorso e Stintino, ed è inserita nel progetto più ampio “Free.Da – Liberə dalla violenza”, sostenuto dalla Fondazione con il Sud nell’ambito del secondo bando nazionale dedicato al contrasto della violenza di genere. È inoltre l’unica iniziativa della Sardegna selezionata in questa edizione del finanziamento.
Free.Da: rete di azioni per prevenire e contrastare la violenza di genere
Il progetto Free.Da – Liberə dalla violenza mette in campo una rete strutturata di interventi per prevenire e contrastare la violenza di genere in due aree della Sardegna: la provincia di Sassari e il territorio del Marghine-Planargia. Fulcro del programma sono due presìdi antiviolenza: Progetto Aurora, con sede a Sassari, e il Centro Antiviolenza di Macomer, oggi gestito dal Consorzio Network Etico Italia insieme alle cooperative sociali “Les Delices” e “Isola Verde”.
Sostenuto da un investimento totale di 270 mila euro, avviato a marzo 2023 e previsto per 36 mesi, il progetto coinvolge una partnership ampia che unisce enti pubblici, università, associazioni e terzo settore. Tra i soggetti aderenti figurano ANCI Sardegna, l’Università degli Studi di Sassari, l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, il Movimento Omosessuale Sardo, l’associazione NoiDonne 2005, la cooperativa sociale Edupé e il consorzio Sol.Co Nuoro.
Aiuti e servizi: supporto reale per donne e minori coinvolti
Tra le priorità di Free.Da rientra il rafforzamento dell’assistenza alle donne vittime di violenza e ai minori che vivono situazioni di violenza assistita. Il progetto ha permesso, tra le varie attività, il potenziamento del Centro Antiviolenza di Progetto Aurora, ampliando l’apertura settimanale da 23 a 45 ore e inserendo nuove figure professionali, tra cui un’assistente sociale.
Con le risorse del progetto è stato inoltre realizzato il nuovo sito web del servizio antiviolenza, online dal novembre 2025, pensato come strumento pratico di orientamento per chi cerca aiuto o desidera informarsi sui servizi attivi nel territorio.
Free.Da ha attivato anche percorsi di formazione linguistica, informatica e sviluppo delle soft skills, destinati alle donne seguite dai servizi antiviolenza e alle persone che frequentano le sedi del Centro Antidiscriminazioni del Movimento Omosessuale Sardo. In parallelo, sono stati avviati tirocini di inserimento socio-lavorativo per dieci donne impegnate nei percorsi di uscita dalla violenza.
Educazione e comunità: iniziative per cambiare la cultura
Accanto al supporto diretto, il progetto sviluppa attività di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza. Sono previste campagne di comunicazione, attività formative per professionisti e amministratori locali e programmi educativi nelle scuole di ogni ordine e grado, con l’obiettivo di prevenire e riconoscere la violenza.
Dal 2024 diversi istituti scolastici della provincia di Sassari e del Marghine-Planargia hanno aderito ai percorsi educativi del progetto. Il lavoro mira a promuovere rispetto delle differenze, educazione all’affettività e prevenzione della violenza, coinvolgendo studenti, insegnanti e famiglie in un confronto continuativo.
La strategia di comunicazione comprende anche la Carta Free.Da, che raccoglie i servizi territoriali utili alle vittime di violenza e di discriminazione, insieme a un adesivo informativo distribuito in numerose attività commerciali e luoghi di aggregazione. Il messaggio guida della campagna – “Abbraccia l’ascolto, unitə nel confronto” – sottolinea il valore del sostegno reciproco e di una rete solidale.
Silvia Pazzola e “Storie Sottovoce”: un racconto tra intimità e memoria collettiva
Il nucleo della mostra è la ricerca dell’artista Silvia Pazzola, fotografa e visual artist nata a Sassari nel 1985 e residente a Stintino. Dopo la laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari, Pazzola ha concluso un master in Post-Photography Visual presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze.
Con “Storie Sottovoce” l’artista compone un itinerario visivo che nasce da una dimensione privata e familiare e si amplia fino a diventare una riflessione condivisa sulla condizione femminile. Le opere prendono avvio da un gesto carico di simboli: gli abiti e la biancheria appartenuti alla nonna dell’artista, all’interno dei quali sono stati cuciti piccoli fogli con pensieri, sogni e desideri annotati dalla donna nel corso della sua vita.
In questa narrazione, Pazzola restituisce spazio e voce a una donna che immaginava un’esistenza oltre i ruoli assegnati dal proprio tempo. Le frasi custodite nei tessuti diventano tracce silenziose che parlano di aspirazioni, limiti e speranze delle donne di ieri, in cui molte persone possono riconoscere ancora oggi esperienze e fragilità condivise.
Tappe espositive: da Firenze alla Sardegna, fino a Sassari
Il progetto espositivo ha già attraversato diverse sedi. Nel 2025 è stata presentata a Firenze presso la Fondazione Studio Marangoni, per poi proseguire in Sardegna con appuntamenti in varie località, tra cui Osilo e Lodine. L’arrivo a Sassari segna la prima esposizione in una sede istituzionale, dopo una breve anteprima ospitata nel novembre 2025 dal concept store “Sorè” in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Progetto Aurora a Sassari: un presidio stabile contro la violenza
La mostra si colloca nel percorso di informazione e prevenzione portato avanti da Progetto Aurora, realtà di riferimento nel nord Sardegna per il contrasto alla violenza di genere. Attivo dal 2000, il servizio offre ascolto, consulenza e supporto a donne vittime di violenza domestica, maltrattamenti e stalking, oltre che ai loro figli e figlie minorenni.
Accreditato dalla Regione Sardegna e collegato al Numero Nazionale Antiviolenza 1522, il servizio assicura assistenza gratuita e anonimato a chi chiede aiuto. L’équipe multidisciplinare del Centro Antiviolenza, composta da psicologhe, assistenti sociali ed educatrici, accompagna le donne nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza con sostegno psicologico, consulenza legale e programmi per l’autonomia abitativa e lavorativa.
Negli anni, il servizio ha registrato oltre 3.600 segnalazioni, attivando centinaia di percorsi su misura per favorire sicurezza, tutela e ricostruzione dell’autonomia personale.
Quando l’arte diventa ascolto: una mostra che genera consapevolezza
“Storie Sottovoce” si propone quindi come molto più di un appuntamento culturale: attraverso arte, memoria e testimonianza personale, l’esposizione invita a interrogarsi sulle radici sociali e culturali della violenza di genere e sulla necessità di costruire una rete sociale capace di ascolto, sostegno e prevenzione.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 9 al 14 marzo, seguendo gli orari della Sala Duce di Palazzo Ducale: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, mentre il sabato è prevista la sola fascia mattutina. L’ingresso resta libero e gratuito.
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Dopo la laurea: 10 motivi per fare un master, guida di un ex studente top manager in 5 anni
Un master è davvero solo un’altra attesa prima di entrare nel mercato del lavoro, oppure può diventare un acceleratore di carriera verso ruoli di responsabilità? In altre parole: dopo aver già conseguito una laurea triennale e, spesso, anche una magistrale, ha senso valutare questo ulteriore percorso formativo?
Per chiarire un dubbio molto diffuso tra i neolaureati, il portale Skuola.net ha sfruttato l’avvio delle iscrizioni a uno dei programmi più apprezzati in Italia – il Master Publitalia in Marketing, Digital Communication, Sales Management – e ha intervistato un ex corsista di spicco: Matteo Casnati, oggi Country Business Manager per Malta, Albania e Sicilia in Monster Energy, leader nel settore degli energy drink.
10 criteri pratici per scegliere il master: l’esperienza di chi è diventato manager
Partendo dal suo percorso e dalla crescita professionale che lo ha portato a una posizione di rilievo a soli sei anni dal diploma del master, il sito ha trasformato l’intervista in una checklist in 10 punti utile a valutare un corso davvero efficace, raccontata da chi l’ha sperimentato direttamente.
I principi essenziali per decidere cosa fare dopo la laurea
1) Costruire contatti di valore, anche senza “spinte”:
Un elemento decisivo nella scelta di un master è la possibilità di creare in tempi rapidi un primo network professionale solido e credibile, anche partendo da zero e senza conoscere già “le persone giuste”.
2) Niente timidezza: condividi contatti e connettiti su LinkedIn:
Il networking non è una lista pronta all’uso consegnata il primo giorno: è un lavoro attivo che dipende dagli studenti. Si comincia dai compagni di classe e si continua con docenti e testimonial aziendali che entrano in aula durante il master.
Per questo serve superare l’imbarazzo e partecipare davvero: fare domande sensate, farsi ricordare e poi mantenere vivo il contatto, ad esempio su LinkedIn. Anche a distanza di anni, una connessione ben avviata può riaprirsi per chiedere un consiglio o un confronto professionale.
3) Avvicinarsi alle aziende prima della firma del contratto:
La forza del network è legata anche a quanto il master è connesso al mondo corporate: prima di iscriversi conviene valutare con attenzione reputazione dei docenti e qualità delle aziende partner coinvolte nel programma.
Non è solo una questione di nomi: conta molto anche l’impostazione didattica. Se l’università ti insegna soprattutto come studiare, un master di qualità ti porta ad applicare il metodo su casi reali. La teoria lascia più spazio a esercitazioni, progetti e lavoro di gruppo, sviluppando competenze operative che tornano utili subito in azienda.
4) Un master “strategico” può pesare più di una magistrale:
Fatto salvo il caso di alcune aree STEM dove la laurea magistrale è spesso imprescindibile, in molti altri percorsi un master può seguire direttamente la triennale e risultare persino più efficace per entrare rapidamente nel mercato del lavoro. È l’esempio di Casnati, che da una laurea in giurisprudenza ha costruito una carriera in marketing e sales.
5) I dati contano: pochi iscritti e placement vicino al 100%:
Per capire se un corso è davvero valido, è utile controllare due indicatori numerici: il numero di partecipanti (meglio se non oltre 30, per non finire “in massa”) e la percentuale di placement, che dovrebbe essere necessariamente molto vicina al 100% per rappresentare una garanzia concreta sul futuro lavorativo.
6) Il primo filtro è anche il più rivelatore: il colloquio di ammissione:
Oltre ai numeri, incide un aspetto spesso sottovalutato: la relazione umana con corpo docente e staff. Sono persone che possono diventare un riferimento, aiutando a orientare le scelte e supportando lo studente durante il percorso (e anche dopo la fine del master).
7) Strumenti da “insider” per negoziare meglio la retribuzione:
Un master non alza automaticamente lo stipendio d’ingresso, ma può darti leve reali per ottenerlo. Con benchmark di mercato e indicazioni dell’organizzazione, chi esce da un percorso serio impara a presentarsi in modo efficace ai colloqui, capendo quanto negoziare e quale pacchetto retributivo sia coerente con il proprio profilo.
9) Alumni e mentorship: segnali da cercare prima di iscriversi:
Un vantaggio spesso assente nei percorsi universitari tradizionali è la presenza di una community attiva. I master migliori costruiscono un ecosistema in cui gli ex studenti (alumni) supportano i corsisti come mentori: un circolo virtuoso che offre indicazioni pratiche e rende più semplice l’ingresso in azienda.
10) Il valore della presenza: l’aula resta superiore al full online:
Con l’aumento dell’offerta digitale, anche i master online vanno valutati con cautela: per un vero cambio professionale, i percorsi a distanza difficilmente possono sostituire la formazione in presenza.
Le relazioni più solide nascono dal vivo: la didattica digitale è utile soprattutto per competenze tecniche verticali o per moduli brevi e specialistici, ma non è l’ideale per costruire il network che può accompagnarti per tutta la carriera.
11) Meglio un master universitario o una business school esterna?
Se l’università rappresenta la sede naturale della formazione accademica, i master possono nascere anche fuori dagli atenei, spesso in contesti più vicini alle aziende. Quale soluzione scegliere?
Secondo l’esperienza riportata, i master di enti non accademici o di Business School tendono a essere più efficaci nell’inserimento immediato nel mondo del lavoro, grazie a una struttura più snella e a un legame più diretto con il tessuto imprenditoriale.
Perché il Master Publitalia rientra tra i percorsi “giusti”, secondo Casnati
Casnati evidenzia che il percorso da lui frequentato rispetta questi criteri: il Master Publitalia in Marketing, Digital Communication, Sales Management è organizzato da Publitalia ‘80, concessionaria pubblicitaria delle reti Mediaset, attiva dal 1988. È rivolto a laureati triennali e magistrali di qualsiasi facoltà e dichiara tassi di placement molto alti: 100% in ogni edizione.
Dopo 8 mesi d’aula, il programma prevede che almeno 6 mesi siano dedicati allo stage, in aziende di primo piano. Le lezioni in presenza si tengono nella storica sede Mediaset di Cologno Monzese, vicino Milano, con workshop e attività pratiche guidate da professionisti del settore.
È anche per questi motivi che, ogni anno, le candidature superano ampiamente i posti disponibili. Le selezioni per la prossima edizione sono aperte, ma resteranno disponibili ancora per poche settimane.
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