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Cultura e fashion

MUDEC Milano ospita “Borrowed Light” di Rohini Devasher, Artist of the Year 2024

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Al MUDEC di Milano arriva la mostra “Borrowed Light” di Rohini Devasher, artista indiana e Artist of the Year 2024 di Deutsche Bank. Dal 19 settembre al 2 novembre 2025, un percorso che intreccia arte, astronomia e filosofia, mettendo la luce al centro come fenomeno fisico e traccia del tempo.

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Milano-Cortina 2026, tregua olimpica e appello alla pace: il monito di Mattarella

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Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, torna al centro una tradizione che intreccia sport e politica internazionale: la tregua olimpica. Nel clima globale segnato da conflitti e tensioni, l’idea di sospendere le ostilità durante i Giochi assume il valore di un messaggio pubblico e simbolico, ma anche di una richiesta concreta rivolta agli Stati: creare uno spazio temporaneo di sicurezza e di dialogo, almeno per il tempo necessario a garantire lo svolgimento delle competizioni e la partecipazione degli atleti.

La voce di Papa Leone XIV e la fratellanza come orizzonte

Il primo richiamo, in questa fase di avvicinamento, è arrivato dal Pontefice, che ha evocato la cessazione delle ostilità e dei conflitti armati nel mondo, definendo le Olimpiadi un potente messaggio di fratellanza capace di riaccendere la speranza di un mondo in pace. L’intervento si inserisce in un filone costante della diplomazia vaticana: l’idea che i grandi eventi globali possano trasformarsi in piattaforme morali, in grado di richiamare l’attenzione non solo sui risultati sportivi, ma anche sulla responsabilità collettiva davanti alle guerre e alle sofferenze delle popolazioni civili.

Sergio Mattarella e l’“ostinata determinazione” per rispettare la tregua

A rafforzare l’appello è intervenuto il Capo dello Stato italiano, chiedendo “con ostinata determinazione” che la tregua olimpica venga rispettata ovunque e che la “forza disarmata dello sport” faccia tacere le armi. Nel suo ragionamento, i Giochi hanno un peso specifico nell’epoca delle comunicazioni globali: parlano a pubblici vastissimi, generano identificazione, creano narrazioni condivise e, proprio per questo, possono diventare uno strumento coinvolgente per invocare pace e comprensione reciproca.

La cornice della 145ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale e il valore simbolico della città

Le parole presidenziali sono state pronunciate durante la cerimonia d’apertura della 145ª sessione del CIO, passaggio formale e insieme altamente scenografico nella “settimana olimpica” milanese. La presenza delle istituzioni nella cornice del Teatro alla Scala ha sottolineato la volontà di trasformare l’avvicinamento ai Giochi in un racconto pubblico: non solo logistica e impianti, ma un discorso identitario che lega l’ospitalità italiana, la cultura e la dimensione universale dell’evento sportivo.

Un messaggio al “tempo difficile”: guerre, fratture e coscienze ferite

Nel passaggio più politico del suo intervento, Mattarella ha definito le Olimpiadi un grande evento globale che parla al nostro tempo, segnato da guerre, lacerazioni della vita internazionale, squilibri e sofferenze che “recarono oscurità” e “feriscono le coscienze dei popoli”. È in questo contesto che lo sport, nel suo racconto, diventa l’opposto delle barriere e dell’incomunicabilità: produce gioia e passione, richiama rispetto per l’altro, invita a misurarsi con i propri limiti senza trasformare la competizione in violenza.

La citazione di Martin Luther King Jr. e l’idea di una pace “praticata”

Nel discorso presidenziale, la frase “Dobbiamo essere la pace che desideriamo vedere nel mondo” viene usata come snodo etico: non basta invocare la pace, occorre incarnarla. Il richiamo funziona da ponte tra il piano simbolico e quello comportamentale: la tregua olimpica non è soltanto un voto espresso in sede internazionale, ma un invito a sospendere la logica del nemico e a riconoscere nell’altro un interlocutore. In questo senso, l’evento sportivo diventa una metafora in movimento di ciò che dovrebbe accadere anche fuori dagli stadi e dalle piste.

Le radici antiche dell’ekecheiria e la sicurezza del viaggio verso Olimpia

L’idea della tregua olimpica affonda nell’antica Grecia, quando la cosiddetta “ekecheiria” venne associata alla sospensione delle ostilità per consentire un viaggio sicuro ad atleti e spettatori diretti a Olimpia. In origine, quindi, la tregua è una misura di tutela prima ancora che un principio: garantisce l’accesso ai Giochi e riduce il rischio che la guerra impedisca l’incontro tra città-stato rivali. La sua forza storica, ancora oggi, sta nel trasformare un’esigenza pratica in un simbolo capace di attraversare i secoli.

Dal rilancio nel Novecento alla Assemblea generale delle Nazioni Unite

Nel secondo Novecento, con il moltiplicarsi dei conflitti regionali e la crescente dimensione globale delle Olimpiadi, la tregua è stata riproposta come appello internazionale. Un passaggio chiave arriva nel 1993 con la Risoluzione A/RES/48/11, che invita gli Stati membri a osservare la tregua nel periodo che va dal settimo giorno prima dell’apertura dei Giochi al settimo giorno dopo la chiusura. La Risoluzione diventa così un dispositivo diplomatico ricorrente: viene ripresentata a ogni Olimpiade come gesto formale e come segnale politico di adesione all’ideale di pace.

La risoluzione per Giochi Paralimpici Invernali 2026 e la richiesta italiana alle Nazioni Unite

In vista di Milano-Cortina, l’Italia ha presentato alle Nazioni Unite una richiesta formale di rispetto della tregua olimpica per l’intera finestra dei Giochi, includendo anche le Paralimpiadi. La risoluzione è stata adottata per consenso, con un ampio sostegno internazionale e in coordinamento con gli organismi olimpici. Il passaggio all’ONU non è soltanto un atto procedurale: è la traduzione istituzionale di un messaggio che, nelle intenzioni del Paese ospitante, deve accompagnare l’evento dall’inaugurazione fino all’ultima gara.

Le sedi dei Giochi come “geografia della speranza” tra città e montagne

Nel racconto presidenziale, la speranza veicolata dallo sport assume anche una dimensione territoriale: dalle sedi urbane alle località alpine. È un modo per dire che l’evento non appartiene a un solo luogo, ma a una rete di comunità che si prepara ad accogliere delegazioni e pubblico. La mappa dei Giochi, tra poli metropolitani e scenari dolomitici, diventa così parte del messaggio: una promessa di incontro tra culture, lingue e tradizioni in un contesto che, almeno durante la competizione, dovrebbe restare protetto dalla violenza.

Il filo istituzionale: sport, valori repubblicani e responsabilità dell’accoglienza

Nel passaggio finale del suo intervento, Mattarella collega i valori olimpici — lealtà, inclusione, fraternità — alla storia repubblicana italiana, ribadendo la responsabilità dell’accoglienza e la centralità dell’esempio degli atleti per le nuove generazioni. È un’impostazione che punta a “politicizzare” lo sport nel senso più alto del termine: non propaganda, ma costruzione di un linguaggio comune capace di unire invece di dividere. La tregua olimpica, in questa chiave, resta un simbolo imperfetto, ma necessario: non ferma le guerre da sola, però ricorda a tutti che l’alternativa alla violenza esiste ed è praticabile, almeno per un tempo e in un luogo condivisi.

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Metafisica/Metafisiche a Palazzo Reale: a Milano oltre 400 opere per la mostra-evento del 2026

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Milano – Un viaggio monumentale nella storia e nelle infinite diramazioni della Metafisica prende forma nel cuore della città. Da mercoledì 28 gennaio fino al 21 giugno 2026, Palazzo Reale ospita la grande mostra “Metafisica/Metafisiche”, un progetto espositivo di respiro internazionale che riunisce oltre 400 opere provenienti da più di 150 istituzioni tra musei, archivi, gallerie e collezioni private.

Curata da Vincenzo Trione, l’iniziativa mette in dialogo i maestri storici della Metafisica con gli artisti che, nel corso del Novecento e del XXI secolo, ne hanno raccolto e trasformato l’eredità, attraversando linguaggi, discipline e confini geografici.

Un progetto diffuso tra i grandi musei di Milano

La mostra rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026 ed è promossa dal Ministero della Cultura e dal Comune di Milano. La produzione coinvolge Palazzo Reale, Museo del Novecento, Palazzo Citterio (Grande Brera) e Gallerie d’Italia – Milano, con Electa come editore del catalogo ufficiale.

A Palazzo Reale il percorso principale si sviluppa in un allestimento imponente che include dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, plastici architettonici, video, fumetti, riviste e vinili, offrendo una visione totale della Metafisica come fenomeno culturale e non solo pittorico.

Dai fondatori agli echi contemporanei

Il cuore della mostra è dedicato al gruppo storico nato a Ferrara nel 1917, con opere di Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi.

Accanto a loro, un ampio panorama internazionale racconta come la Metafisica abbia influenzato generazioni di artisti: da Mario Sironi e Felice Casorati, a René Magritte, Max Ernst, Salvador Dalí fino a Andy Warhol.

Il dialogo arriva al presente con figure come Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Francesco Vezzoli, estendendosi a architettura, fotografia, cinema, teatro, moda e musica.

Metafisica e Milano: un dialogo lungo un secolo

Al Museo del Novecento, il progetto approfondisce il rapporto tra la Metafisica e Milano, città-laboratorio in cui de Chirico, Savinio e Carrà operarono intensamente. Disegni, bozzetti scenografici per il Teatro alla Scala, materiali d’archivio e fotografie d’epoca restituiscono un legame profondo tra arte e spazio urbano.

Alle Gallerie d’Italia – Milano è previsto un omaggio a Morandi attraverso le fotografie di Gianni Berengo Gardin, mentre Palazzo Citterio ospita una videoinstallazione sonora e sculture di William Kentridge.

Una città-museo tra passato e visione

Come sottolineato dall’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, il progetto disegna una vera e propria “mappa sentimentale” che collega piazza Duomo a Brera, invitando cittadini e visitatori a vivere Milano come museo diffuso, capace di connettere memoria storica e immaginazione contemporanea.

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Ice alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, scontro politico e informativa di Piantedosi alla Camera

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La possibile presenza in Italia di agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 continua ad alimentare un acceso dibattito politico e istituzionale. Tutto nasce dalle rivelazioni di Il Fatto Quotidiano, secondo cui funzionari dell’agenzia federale statunitense sarebbero coinvolti nella tutela delle delegazioni Usa durante l’evento olimpico. Da allora, prese di posizione, smentite, precisazioni e proteste si sono susseguite senza sosta, trasformando la questione in un caso politico nazionale.

A chiarire il perimetro dell’intervento è intervenuto anche un portavoce dell’Ice, che all’agenzia Afp ha spiegato come, durante i Giochi, l’Homeland Security Investigations fornirà supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e al Paese ospitante per individuare e mitigare eventuali rischi legati alle organizzazioni criminali transnazionali. È stato ribadito che l’Ice non svolgerà operazioni di controllo dell’immigrazione all’estero e che ogni attività di sicurezza resterà sotto l’autorità italiana.

La posizione del Viminale e l’incontro con l’ambasciatore Usa

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha più volte chiarito che l’Ice “in quanto tale” non opererà mai sul territorio italiano. Un concetto ribadito anche dopo l’incontro al Viminale con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman J. Fertitta. Durante il colloquio è stato confermato che gli eventuali esperti dell’Homeland Security Investigations saranno analisti non operativi, privi di qualsiasi potere di ordine pubblico, impegnati esclusivamente in attività di supporto informativo e di consultazione delle banche dati statunitensi.

Secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Interno, gli Stati Uniti allestiranno una sala operativa presso il proprio Consolato a Milano, dove opereranno rappresentanti di diverse agenzie americane in coordinamento con gli ufficiali di collegamento italiani. Nessuna pattuglia, nessuna attività sul territorio: la sicurezza pubblica, ha ribadito Piantedosi, sarà garantita esclusivamente da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Piantedosi riferirà alla Camera il 4 febbraio

Alla luce delle polemiche e delle richieste dei gruppi parlamentari, il ministro Piantedosi ha dato la propria disponibilità a rendere un’informativa urgente alla Camera dei deputati mercoledì 4 febbraio alle ore 17. Un passaggio che si preannuncia delicato, nel quale il titolare del Viminale dovrà chiarire definitivamente natura, limiti e modalità dell’eventuale presenza di funzionari Ice durante i Giochi olimpici.

Tajani: “Collaborazione tecnica, non ordine pubblico”

Sul tema è intervenuto più volte anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha cercato di smorzare i toni parlando di una collaborazione tecnica già vista in altri grandi eventi internazionali. Tajani ha sottolineato come non vi sia alcuna cessione di sovranità e che gli agenti americani non svolgeranno funzioni di ordine pubblico. Secondo il vicepremier, si tratta di pochi funzionari specializzati in antiterrorismo e cooperazione informativa, destinati a lavorare esclusivamente all’interno delle sale operative.

La dura opposizione del sindaco Sala

Di tutt’altro avviso il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha espresso una contrarietà netta e senza sfumature. Intervenendo ai microfoni di Rtl 102.5 e Sky TG24, Sala ha dichiarato di non sentirsi tutelato dal ministro dell’Interno e ha definito l’Ice “una milizia che uccide”, sostenendo che i suoi agenti non sarebbero allineati al modello democratico italiano di gestione della sicurezza. Per il primo cittadino, l’Italia dovrebbe avere il coraggio di dire no alla presenza ufficiale dell’agenzia americana sul proprio territorio.

Fontana e Malagò: fiducia nel Governo e fatti “tecnici”

A difesa dell’operato del Viminale è intervenuto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha espresso piena fiducia in Piantedosi e ha ricordato come, in occasione di grandi eventi, sia normale una cooperazione internazionale tra forze di sicurezza, sempre sotto il controllo delle autorità italiane.
Sulla stessa linea anche il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò, che ha definito la questione come un fatto esclusivamente tecnico, legato alla protezione di singole personalità statunitensi e non alla sicurezza generale delle Olimpiadi.

La petizione e la protesta politica

Intanto cresce la mobilitazione civile. Ha superato quota 15mila firme la petizione “Negare l’ingresso ai membri dell’Ice per Milano Cortina 2026”, lanciata su Change.org e promossa da Francesco Ascioti, segretario milanese di Azione. Secondo i promotori, la presenza dell’Ice rischierebbe di compromettere i valori universali dello spirito olimpico, alla luce delle accuse di violazioni dei diritti umani mosse all’agenzia negli Stati Uniti.

Anche le opposizioni parlamentari, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle fino ad Alleanza Verdi e Sinistra, hanno annunciato iniziative politiche e simboliche, come l’uso in Aula delle spillette “Ice Out”. Il deputato dem Matteo Mauri ha parlato di improvvisazione da parte del Governo e ha chiesto l’esclusione di qualsiasi presenza operativa dell’Ice sul territorio italiano.

Un nodo politico destinato a restare centrale

Nonostante le rassicurazioni ufficiali, la questione Ice resta un nodo politico sensibile, destinato ad accompagnare il percorso verso Milano-Cortina 2026. Tra esigenze di cooperazione internazionale, tutela della sovranità nazionale e sensibilità sui diritti umani, il Governo sarà chiamato a trovare un equilibrio capace di rassicurare alleati e cittadini. L’informativa del 4 febbraio in Parlamento rappresenterà un passaggio chiave per fare chiarezza definitiva su uno dei temi più controversi alla vigilia dei Giochi.

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