Giorno24.it

Spari vicino alla Casa Bianca: ucciso Nasir Best, minacciò Trump

Spari vicino alla Casa Bianca: ucciso Nasir Best, minacciò Trump

Sparatoria Casa Bianca Secret Service

Clima tesissimo a Washington. Un uomo armato ha ingaggiato una sparatoria vicino alla Casa Bianca contro gli agenti del Secret Service ed è stato ucciso nello scontro a fuoco. Il sospetto, indicato come il 21enne Nasir Best, era già noto alle autorità e in passato aveva mostrato segnali allarmanti, arrivando a definirsi “Dio” e a diffondere online messaggi minacciosi indirizzati al presidente Donald Trump.

Serata di forte apprensione nella capitale americana sabato 23 maggio, quando un episodio armato è esploso a ridosso dell’area della residenza presidenziale. Stando alla nota del Secret Service, l’attacco si è verificato poco prima delle 18 (ora locale), nei pressi di un checkpoint collocato nel perimetro della Casa Bianca.

L’uomo, poi identificato come Nasir Best, 21 anni, si sarebbe avvicinato al personale di sicurezza e avrebbe aperto improvvisamente il fuoco contro gli agenti.

Come si è sviluppato il conflitto a fuoco nell’area della Casa Bianca

La versione ufficiale diffusa dal Secret Service riferisce che gli agenti hanno reagito subito, rispondendo all’attacco con colpi d’arma da fuoco. Nel corso della sparatoria, Best è stato centrato ed è stato trasportato con urgenza in ospedale, dove in seguito è deceduto per le ferite.

L’agenzia federale ha chiarito che nessun agente del Secret Service è rimasto ferito durante l’operazione.

Il bilancio, tuttavia, avrebbe potuto essere più pesante: durante lo scambio di colpi, anche un passante è stato colpito da un proiettile.

«Non è ancora possibile stabilire se il passante sia stato raggiunto dal primo colpo sparato dal sospetto o durante il successivo conflitto a fuoco», hanno precisato i portavoce dell’agenzia.

Nelle prime comunicazioni ufficiali non sono state rese note le condizioni della persona ferita.

Trump aggiornato: nessuna conseguenza per il presidente

Quando è iniziato l’attacco, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si trovava regolarmente all’interno della Casa Bianca.

Secondo quanto riportato dalle autorità, il presidente non ha riportato alcun danno ed è stato informato tempestivamente sull’accaduto.

Il dispositivo di sicurezza che protegge l’area presidenziale ha evitato che l’episodio degenerasse, ma quanto avvenuto riporta al centro l’attenzione sui rischi legati alla sicurezza attorno ai luoghi istituzionali più sensibili degli Stati Uniti.

Identikit di Nasir Best: contatti precedenti e valutazione psichiatrica

Nel frattempo emergono elementi sempre più inquietanti sul profilo dell’attentatore.

Come riferito da fonti citate dalla CNN, Nasir Best era già conosciuto dagli agenti federali e avrebbe avuto diversi contatti con il Secret Service nel corso degli ultimi mesi.

Nel giugno 2025 il giovane avrebbe bloccato un accesso stradale verso la Casa Bianca, richiamando l’attenzione delle forze dell’ordine. In quella circostanza avrebbe detto di essere “Dio”: un comportamento ritenuto preoccupante che portò al fermo e al trasferimento presso l’Istituto Psichiatrico di Washington per accertamenti.

Qualche mese dopo, nel luglio dello stesso anno, Best sarebbe stato arrestato di nuovo dopo aver tentato di entrare in una delle aree di accesso della Casa Bianca.

Dopo quel secondo episodio, un giudice avrebbe disposto un’ordinanza restrittiva che gli impediva di avvicinarsi alla residenza presidenziale.

Post e contenuti online: frasi deliranti e minacce

Nel quadro delle indagini precedenti, gli investigatori avrebbero individuato vari contenuti pubblicati dal giovane sui social media.

Tra i messaggi emersi figurerebbero dichiarazioni deliranti e riferimenti altamente allarmanti. Secondo quanto trapelato, Best sosteneva di essere “il vero Osama bin Laden” e in alcuni post avrebbe espresso intenzioni ostili verso Donald Trump.

Alla luce della sparatoria, questi elementi potrebbero assumere un ruolo centrale nella ricostruzione investigativa del suo percorso e nell’analisi di eventuali criticità nei sistemi di monitoraggio dei soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi.

Casa Bianca e sicurezza: torna il confronto su minacce e fragilità

Quanto accaduto riaccende negli Stati Uniti la discussione sulla gestione delle persone con gravi fragilità psicologiche, sul controllo delle minacce online e sulla protezione dei simboli istituzionali del Paese.

Pur con un intervento rapido del Secret Service che ha scongiurato conseguenze peggiori, la vicenda mostra ancora una volta come il livello di allerta attorno alla Casa Bianca resti estremamente elevato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *