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Guerra in Medio Oriente: crisi energetica storica e proposte Confindustria per l’Italia

Guerra in Medio Oriente: crisi energetica storica e proposte Confindustria per l’Italia

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Nel corso dell’audizione sul Documento di Finanza Pubblica (DFP) davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria, ha richiamato l’attenzione sugli effetti economici della guerra in Medio Oriente. Ha osservato che, nel caso di una conclusione immediata delle ostilità, l’impatto sull’economia italiana resterebbe limitato, con una riduzione della crescita compresa tra lo 0,1% e lo 0,3%. Il quadro cambia però in modo significativo qualora il conflitto si prolungasse: una durata maggiore potrebbe spingere Italia ed Europa verso una crisi energetica tra le più severe mai viste. Per Fontana, questo esito assumerebbe una portata potenzialmente sistemica, con ricadute globali particolarmente pesanti.

Stretto di Hormuz: perché un blocco può sconvolgere energia e mercati

Tra i punti centrali dell’analisi di Confindustria c’è l’eventualità di una chiusura, anche solo parziale, dello Stretto di Hormuz, snodo strategico attraversato da una quota rilevante del petrolio mondiale. Fontana ha precisato che un’interruzione totale (100%) consentirebbe all’economia globale un margine di autonomia energetica stimato tra 6 e 11 mesi, ma al prezzo di una carenza critica di risorse per i Paesi maggiormente dipendenti da quella rotta. Inoltre, se la guerra dovesse continuare fino a giugno, l’aumento della spesa legata al petrolio potrebbe attestarsi attorno ai 7 miliardi di euro; la cifra potrebbe salire fino a 21 miliardi qualora il conflitto si trascinasse fino a dicembre, accentuando pressioni sui prezzi e incertezza.

Italia più esposta: debolezze strutturali e piano energetico duraturo

Fontana ha ribadito che l’Italia presenta una delle maggiori fragilità sul fronte energetico e che tale esposizione resterà un tema anche nei prossimi anni. L’attuale conflitto, ha aggiunto, rende ancora più evidente la necessità di costruire una strategia energetica nazionale solida e capace di reggere agli shock. Per essere efficace, questa strategia dovrebbe includere obiettivi misurabili e scadenze definite, sul modello del PNRR, così da ridurre il rischio di ritrovarsi impreparati in scenari simili. In parallelo, secondo Fontana, serve predisporre un piano di emergenza che permetta interventi tempestivi in caso di crisi improvvise.

Misure contro il caro energia: le richieste di Confindustria

Nel contesto dell’emergenza sui prezzi, Confindustria ha presentato una serie di proposte per attenuare l’impatto dei rincari energetici. Tra le misure prioritarie, Fontana ha indicato la necessità di uno “scostamento di bilancio” per finanziare aiuti alle imprese che subiscono forti aumenti di gas ed elettricità, prevedendo strumenti mirati per le aziende ad alta intensità energetica, come elettrivore e gasivore. Un altro intervento ritenuto decisivo riguarda la proroga del taglio delle accise sui carburanti, in scadenza il 2 maggio, al fine di garantire maggiore stabilità a famiglie e sistema produttivo. Confindustria ha inoltre chiesto di prolungare il credito d’imposta per l’autotrasporto merci ed estenderlo anche al trasporto passeggeri, includendo al tempo stesso sostegni specifici per i comparti aereo e marittimo.

Europa da ripensare e finanza pubblica anticiclica per reagire alle crisi

Fontana ha sottolineato anche i limiti dell’attuale impianto dell’Unione Europea nel fronteggiare le trasformazioni dell’economia globale. A suo giudizio, il mercato unico non risulta pienamente uniforme e mostra inefficienze quando si parla di politica industriale; per questo sarebbe necessario un profondo aggiornamento delle istituzioni europee per rafforzare la capacità di risposta alle crisi future. In aggiunta, ha proposto l’adozione di politiche fiscali di tipo anticiclico, sul modello dell’impostazione sperimentata con il PNRR: maggiore spesa pubblica nelle fasi recessive per stabilizzare l’economia e riduzioni quando le condizioni risultano più favorevoli.

Sviluppo sostenibile: riforme, export e accelerazione sulle rinnovabili

Accanto agli interventi emergenziali, Confindustria ha richiamato l’urgenza di sostenere la crescita nel lungo periodo attraverso riforme strutturali. Fontana ha evidenziato l’importanza di rendere realmente operative le misure per l’internazionalizzazione e di investire nel rafforzamento dell’industria italiana, con particolare attenzione al settore farmaceutico, considerato un asset strategico con oltre 69 miliardi di euro di export. In questa cornice, ha indicato la necessità di una semplificazione delle procedure per aumentare il peso delle energie rinnovabili nel mix nazionale, puntando all’obiettivo del 60% entro il 2030, così da migliorare resilienza e competitività del Paese.

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