A Milano è scattata una maxi operazione della Guardia di Finanza legata all’inchiesta sulla vendita dello stadio San Siro. Le perquisizioni, ordinate dalla Procura milanese e convalidate dal gip Roberto Crepaldi, riguardano gli uffici del Comune, la società M-I Stadio (concessionaria dell’impianto per Inter e Milan) e le abitazioni di diversi indagati tra ex amministratori, manager e consulenti vicini ai due club.
L’attività, seguita dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, segna un ulteriore passo in un fascicolo già articolato sulla gestione urbanistica del capoluogo lombardo, che nei mesi passati aveva portato anche a misure cautelari poi annullate in sede giudiziaria.
Indagine su San Siro: nove nomi nel mirino tra presunte irregolarità e atti riservati
Il cuore dell’inchiesta riguarda nove persone indagate per ipotesi, a vario titolo, di turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio. Nell’elenco compaiono figure note della politica e dell’amministrazione cittadina, come gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, oltre al direttore generale di Palazzo Marino, Christian Malangone.
Per gli investigatori, alcuni documenti amministrativi riservati connessi alla cessione dello stadio sarebbero stati diffusi e discussi con soggetti privati prima del passaggio formale di approvazione, con il rischio di condizionare la regolarità dell’iter pubblico.
Inter e Milan nell’inchiesta: coinvolti dirigenti, manager e società collegate
Nel fascicolo compaiono anche profili riconducibili all’area sportiva e imprenditoriale legata ai due club milanesi. Tra gli indagati risultano Alessandro Antonello, ex ad corporate dell’Inter, il manager Mark Van Huukslot e Giuseppe Bonomi, presidente di Sport Life City, società controllata dal Milan.
Iscritti nel registro anche Simona Collarini, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune e Rup della procedura di vendita dello stadio, oltre ai consulenti Fabrizio Grena e Marta Spaini, associati rispettivamente alle attività di Inter e Milan.
Sequestri informatici e verifiche su chat ed email: gli investigatori cercano riscontri
Le perquisizioni, estese pure a terzi non indagati tra advisor e realtà coinvolte, hanno portato al sequestro di telefoni e materiale digitale, oltre a documentazione informatica. Lo scopo è passare al vaglio chat e scambi via email già emersi nel filone della maxi inchiesta sull’urbanistica a Milano.
Da queste conversazioni, secondo il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, potrebbero arrivare elementi utili a ricostruire eventuali intese informali o ipotesi di collusione tra pubblico e privato nella gestione della procedura di vendita.
Cessione del Meazza: l’ipotesi è un vantaggio ai privati a scapito dell’interesse pubblico
Sotto la lente c’è la vendita del complesso immobiliare “San Siro”, che include lo stadio Giuseppe Meazza, per un valore stimato intorno a 197 milioni di euro. La pista investigativa è che l’operazione possa avere privilegiato interessi privati rispetto a quelli collettivi, anche facendo leva sulla normativa sugli stadi per facilitare interventi di sviluppo urbanistico nell’area.
L’indagine è nata da una serie di esposti depositati in Procura, tra cui quelli dell’ex vicesindaco Luigi Corbani e del promoter Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato “Sì Meazza”, da tempo critico sulla gestione dell’intera vicenda.
Il nuovo filone si intreccia con l’inchiesta urbanistica più ampia su Milano
Non a caso, alcuni indagati, tra cui Tancredi, Malangone e De Cesaris, risultano già presenti nel procedimento principale sulla gestione urbanistica del Comune di Milano. Questo sviluppo, quindi, si colloca in un contesto più vasto che punta a chiarire possibili criticità strutturali nei rapporti tra amministrazione pubblica e operatori privati.
Le contestazioni richiamano un arco temporale tra il 2017 e il 2025, periodo in cui si è articolato il percorso amministrativo legato alla dismissione e alla potenziale trasformazione dell’area di San Siro.
Le prese di posizione: richieste di trasparenza e critiche dall’opposizione
Sul fronte politico, il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha evidenziato l’esigenza di fare piena luce, definendo la vicenda un’occasione per “chiarezza e pulizia”, senza però legare l’inchiesta a eventuali effetti sugli appuntamenti sportivi internazionali.
Dai banchi dell’opposizione, il capogruppo della Lega in Consiglio comunale Alessandro Verri ha parlato di “troppe zone d’ombra” nella gestione della vendita, contestando la velocità con cui la delibera sarebbe stata portata avanti e l’impiego di passaggi procedurali che avrebbero ristretto il confronto democratico.
Palazzo Marino rinvia una conferenza: clima teso dopo le perquisizioni
Intanto il Comune di Milano ha deciso di rinviare una conferenza stampa prevista in mattinata a Palazzo Marino, formalmente dedicata alla conclusione dei lavori di restauro dell’edificio. La scelta è arrivata subito dopo la diffusione della notizia delle perquisizioni, confermando un clima di forte tensione all’interno delle istituzioni cittadine.

